17 Maggio 2013

EVVIVA LA LIBERTA’ DI OPINIONE,

MA GALERA PER CHI SI SPINGE TROPPO NELLA SUA ATTUAZIONE.

Da qualche tempo ho l’impressione che una mannaia si stia preparando a calarsi su ogni dissenso. In questi ultimi giorni la sensazione è andata aumentando sino a trasformarsi in certezza assoluta.

Non voglio entrare qui in considerazioni sulla modalità in cui si sta avviando parte della lotta No Tav, lo stesso movimento esprime posizioni a riguardo che mi sembrano ad ampio spettro, mi limito quindi solo ad esprimere dispiacere nell’assistere alla solita guerra tra “poveri”. Sulle barricate da una parte chi “non ne può più” e dall’altra lavoratori (sia in divisa che operai) esposti all’impossibile per una manciata di Euro (a fronte delle vagonate di milioni che qualcuno si appresta ad incassare per il Tav). Una situazione che per le forze dell’ordine mi ricorda la famosa guardia al bidone di benzina della retorica bellica fascista.

Mi soffermo invece, brevemente, sulle misure che le Istituzioni sembrano voler prendere ogni qualvolta la piazza esprima il suo più o meno marcato dissenso. In due giorni, due decisioni che fanno inorridire la Costituzione democratica.

La prima riguarda la decisione di perseguire penalmente chiunque abbia manifestato, sul web, considerazioni politiche “forti” sul Presidente Napolitano, durante i giorni della sua rielezione alla massima carica statale. La prima vittima pare sia il sito di Grillo per poi arrivare anche a facebook ed ai suoi “irriverenti” post. La stretta sul web periodicamente viene annunciata quale imminente e non si contano più le proposte di legge per attuarla.   

Qualche giorno addietro la censura è stata auspicata anche dalla Presidente Boldrini, in seguito all’attacco subito, di pessimo gusto a dir poco, ed ideato in rete da un giornalista vicino all’estrema destra. Rare, al contrario, le difese alla libera espressione in questi ultimi tempi, tra cui è spiccata quella del mancato Presidente della Repubblica Rodotà: evidentemente affiancare al proprio nome il termine “Presidente” non fa sempre bene ai propri originari concetti di partecipazione.

In chiusura l’accusa, formulata dalla Procura di Torino, di tentato omicidio contro gli ignoti che hanno dato il recente assalto al cantiere di Chiomonte. A Torino siamo da tempo tristemente abituati a veder contestato il reato di saccheggio e devastazione contro coloro che agitano le manifestazioni di piazza, ma il tentato omicidio semina a dir poco vivo stupore.

Lo stupore aumenta però se penso che la Legge dovrebbe essere uguale per tutti. Il mio pensiero muove alle azioni di un partito, di governo, che per anni ha proclamato la secessione dell’unità nazionale e l’uso delle armi per imporla. Non solo quel partito è stato tenuto immune da ogni conseguenza, ma addirittura alcuni suoi esponenti sono diventati ministri dello Stato che volevano smembrare, ricoprendo addirittura i dicasteri Giustizia ed Interni. Due ruoli impossibili per i quadri del vecchio P.C.I., catalogati quali eversivi, ma più che accessibili alla Lega Nord, la quale vorrebbe “solo” riportare l’Italia agli stati pre unitari.

Per essere più sicuri il Parlamento ha cancellato dal codice penale il reato di “Attentato all’unità nazionale” punibile, se ricordo bene, con l’ergastolo. Forse la distrazione della procura subalpina sui misfatti clientelari di parte della politica torinese (non tutta, ma una bella fetta), è dovuta al prevedere in futuro una cancellazione dei reati di peculato e falso ideologico, oppure di appropriazione indebita. Chissà.

Ora divulgo questo mio scritto intriso di preoccupazione in merito al restringersi della libertà di opinione, conscio del fatto che l’art. 21 della Costituzione mi tutelerà. Il fatto che abbia in tasca un biglietto aereo per il Messico assicuro sia casuale.

  


LAVORI IN VIA ALFIERI: CHI “PUO’ ” E CHI CONTINUERA’ AD INCIAMPARE ANCORA. Lettera a La Stampa

16 Maggio 2013

   Alcuni recenti articoli pubblicati su La Stampa hanno mappato il degrado in cui versa la nostra Città. Il centro cittadino dovrebbe essere la vetrina che si offre ai turisti che raggiungono Torino. Al contrario buche, rattoppi alla buona, materiale lapideo filettato ed a pezzi, cubetti di porfido che si sfaldano, “tacun” fatti con il bitume e transenne perenni fanno dell’ex capitale d’Italia una tipica metropoli allo sfascio.

   Se ci portiamo in periferia assistiamo al tracollo vero e proprio di Torino: voragini sulle strade; alberi ai lati dei viali espiantati e mai sostituiti; aree verdi e gioco abbandonate. Nello sfacelo possiamo ancora una volta appurare che siamo tutti uguali, ma qualcuno lo è di più.

   Mi riferisco, tra le altre cose, ai lavori in corso in via Alfieri dinnanzi al nuovo esclusivo palazzo residenziale inaugurato addirittura dal Sindaco qualche tempo fa. Un “condominio” bellissimo con un solo neo: il marciapiede su cui si affaccia, troppo banale ed uguale a tutti gli altri.

   Il costruttore “esclusivo” fa quindi la scelta giusta: spaccare tutto, chiudere la strada e rifarla nel tratto prospiciente alla dimora snob. Si apre così un cantiere di pochi importantissimi metri il cui costo delle opere pare sia equamente diviso tra imprenditore edile e comune stesso. Insomma chi tutto può avrà il moderno marciapiede in tema con il nuovissimo stabile, agli altri la possibilità di continuare a cadere tra buche e pietre poiché “non ci sono soldi” per loro.

   Una Torino a dimensione di facoltosi ed una per tutti gli altri (i più). Un’affermazione che giunge anche guardando l’orribile prefabbricato ricollocato all’inizio di piazza Castello: un pugno nello stomaco che solo alcuni possono infliggere ai visitatori di Torino ed ai suoi cittadini, mentre ad altri non è permessa trasgressione alcuna su insegne o dehors.

   C’è chi può e chi non può a Torino. Prendiamone atto con serenità poiché anche adirandosi a Torino nulla mai cambia (perlomeno in meglio).


CONSEGNATE 25 COSTITUZIONI AI CONSIGLIERI DELLA IX CIRCOSCRIZIONE TORINO

24 Aprile 2013

Questa mattina ho consegnato 25 copie della Costituzione della Repubblica Italiana al Presidente della Circoscrizione IX della Città di Torino, Giorgio Rizzuto.

Il mio non vuole essere assolutamente un atto di provocazione politica, ma solamente rimarcare, con questo, l’importanza di una Carta costituzionale che si annovera ancora oggi tra le più belle d’Europa e non solo.

La Costituzione, nata dopo il crollo del liberticida e disumano regime Fascista, ha sostituito ai manganelli i diritti assoluti; alla repressione del cittadino il diritto pieno alla dignità; alla dittatura un sistema democratico, seppur stravolto negli ultimi anni.

Una Legge fondamentale sorta dalla volontà anche dei tanti socialisti e comunisti che hanno preso parte alla lotta di Liberazione, prima, ed alla Costituente poi. La testimonianza vivente di una Storia, quella italiana repubblicana, molto differente dall’ordine del giorno votato dall’assemblea della Circoscrizione IX il 25 marzo scorso (nel quale oltre a voler criticare profondamente la sezione ANPI di area ha portato un attacco violentissimo alle componenti di Sinistra del C.L.N.).

Senza alcuna vis polemica nel consegnare queste copie della Costituzione, distribuite gratuitamente ai cittadini dall’URP del Consiglio Regionale Piemonte, voglio celebrare il 25 aprile e, contemporaneamente, fornire uno strumento utile ai Consiglieri della Circoscrizione IX che potranno sempre tenere a portata di mano la Carta fondamentale. Utile specialmente quando si formulano ordini del giorno la cui redazione necessita la conoscenza della nostra Storia recente.


Pensiero della sera……quasi della notte

22 Aprile 2013

Primo: vincere con il 50% che non vota è comunque un segnale per cui parlare di vittoria è a dir poco faciloneria; secondo chi non vota più M5S non dirige il suo voto siu altri, ma sempplicemente non va più a votare. Negli USA si governa con il 15% dei consensi, mi pare si vada in quella direzione e la cosa non mi rende felice. Ultimo se la Sinistra la rifondano i vari Re Mida al contrario(di cui siamo pieni dalle nostre parti)  siamo a posto…. (ossia coloro che toccano l’oro e lo trasformano in cacca).


Riassunto…della mattina….

22 Aprile 2013

ALLORA RIASSUMIAMO. BERSANI CHIEDE SOLO APPOGGIO A GRILLO E PRESENTA OTTO PUNTI NON SINDACABILI. GRILLO RIFIUTA. INTANTO BERLUSCONI CHIEDE GOVERNISSIMO. SI VOTA IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E GRILLO PROPONE RODOTA’ FACENDO INTENDERE CHE SI APRONO PRATERIE PER IL GOVERNO. IL PD IGNORA E VOTA NAPOLITANO FACENDO GONGOLARE BERLUSCONI. NAPOLITANO INVITA A FARE GOVERNISSIMO. ORA BERLUSCONI METTE I SUOI PALETTI E DICE “VEDREMO” SU IMU ED EQUITALIA. IL PD NON HA PIU’ IL SEGRETARIO. RENZI GONGOLA.
QUESTI I FRUTTI DI PERSONALISMI CHE NON HANNO PIU’ NULLA A CHE FARE CON LA POLITICA IN CASA PD. UNA DERIVA LIBERISTA E NESSUNA IDEA. A SINISTRA IL DESERTO.  BERLUSCONI CLONATO FARA’ I CAVOLI SUOI SU TUTTI NOI SINO AL 2059!!!!!!! BRAVI!!!!!! DIMENTICAVO: CHIAMPARINO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO: IL BUCO E’ SERVITO…….


Pensiero…….della mattina!!

21 Aprile 2013

Rodotà uomo libero e non soggetto alle lobbies economiche non è il nostro nuovo Presidente. Confesso che per un attimo l’ho creduto possibile.
Rimango ancora una volta allibito da quanto visto in questi giorni e soprattutto da un partito quale il PD che si dimostra sordo pure innanzi alla propria base. oltre ai cittadini in generale. A Torino come a Roma il popolo “rompe solo i coglioni”, sembra pensare il vertice “democratico”. Avanti tutta allora con i geni assoluti che hanno saputo, ad oggi, solo annientare la Sinistra tutta. Bravi!!!!


Pranzi con i “poveri”: nuova moda che guarda alle dame ottocentesche

9 Aprile 2013

 Guardando i servizi giornalistici degli inviati a Civitanova, in occasione dei funerali delle tre persone che si sono tolti la vita stretti dalle difficoltà economiche, mi è caduta l’attenzione su uno dei tanti cartelloni agitati in aria dai contestatori delle istituzioni presenti. Il mio occhio si è fermato su una signora, non più giovane, che rabbiosamente issava un foglio recante una scritta rivolta alla Presidente Boldrini. La scritta “gridava” un invito, ossia quello che la Boldrini dedicasse la sua attenzione al disagio italico anziché dare da mangiare all’Africa.  

   La telecamera Rai non ha voluto soffermarsi troppo sull’anziana donna, anzi è passata velocemente oltre quasi colta da imbarazzo, ma quell’espressione rabbiosa, e quello slogan, di fatto hanno bloccato l’immagine nella mente di chi guardava, a prescindere della scelte del regista televisivo.

   Il cartello lancia su Civitanova, e sul Paese, un’affermazione assurda, velenosa, bieca. Una sciabolata, sulla solidarietà, nata dal clima di guerra civile che qualcuno ha saputo scatenare ad arte, tramite la forza del qualunquismo e della desertificazione culturale. Il potere che vuol regnare in modo assolutistico sa, ne abbiamo ancora una prova, come fomentare la guerra del disagio contro il disagio.

La miseria dilagante in Italia, e non solo, non conosce etnie e provenienze nazionali o extracomunitarie. Anzi un po’ le riconosce poiché comunque essa si diffonde inizialmente tra i giovani ed anziani immigrati, per poi contaminare tutti (proletari e piccoli borghesi) in pochissimo tempo.

   Consegna amarezza quella signora con quel cartello, ma consegna tristezza anche la reazione del mondo politico innanzi allo scenario di povertà crescente.

  Non ha colpe in merito a Civitanova Marche la Presidente della Camera appena insediatasi, neppure quella, di aver seguito progetti sociali nel terzo mondo (per di più da normale cittadina non ancora eletta) che al contrario è un merito.

  Colpa e mancanza stanno, invece, nella visione ottocentesca che si rispecchia in atteggiamenti vicini a quelli praticati dai filantropi di qualche secolo addietro, sul modello dama di carità. Il termine di paragone si riferisce alle numerose cene, o pranzi, celebrati al tavolo dei “poveri” (così definiti ufficialmente).La stagione dei “banchetti” che uniscono i cosiddetti VIP ai diseredati è stata inaugurata dal sindaco di Torino, Fassino, nel Natale scorso. La stessa Boldrini prosegue questa nuova tendenza pochi giorni dopo essere stata eletta Presidente della Camera.

   La tavolata celebrativa con i poveri ha un sapore davvero antico ed oscuro. Si tratta di un metodo tra il ridicolo ed il patetico di affrontare il pauperismo, seppur in voga tra i nobili dei passati secoli e tra i capitani di industria che, in tal modo, si lavano la coscienza macchiata da sfruttamenti e numerosi licenziamenti.

   L’immagine del magnanime personaggio pubblico che siede a tavola al fianco dei poveri è intrisa di ipocrisia e falsità. Occorrerebbe agire combattendo i motivi, le ragioni, da cui nasce il disagio e non limitarsi a dispensare sorrisi e compassione davanti ad un piatto di pasta. Una ricetta lontana dal nostro orizzonte se prestiamo oggi attenzione all’elogio che i media fanno alla Lady di Ferro, appena scomparsa.

     Una Margaret Thatcher che “salvò” l’economia dell’Inghilterra a scapito di minatori e cittadini delle classi deboli, dimostrando al contempo una mai celata simpatia per Pinochet (il dittatore cileno stragista). La premier liberista che affossò inoltre sanità pubblica e trasporti, tra le tante vittime delle sue spietate privatizzazioni.

    Questo è l’atteggiamento, di media e politica, che merita anche più di una contestazione, e tanta indignazione, non l’aver dato un sostegno ai deboli di un altro continente.

  http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/08/stato-di-crisi-troppo-facile-prendersela-con-laura-boldrini/555079/


Imbarazzo totale…..

27 Marzo 2013

La settimana che anticipa Pasqua sembra all’insegna dell’imbarazzo. Dichiarazioni, atti politici hanno tutti in comune la capacità di regalare sconcerto ed un ulteriore pizzico di pessimismo sul futuro di questo Paese. 

Sin troppo facile iniziare dalle dimissioni del Ministro degli Esteri, il quale le annuncia a sorpresa dopo un intervento parlamentare in cui non si assume alcuna responsabilità sulla scelta di fare rientrare i marò in India. Una esternazione che giunge alcuni giorni dopo la riconsegna dei militari alle autorità indiane e tenuta nascosta al proprio Presidente del Consiglio sino all’ultimo minuto. Sin troppo facile decifrare le manovre politiche che si celano, neppure troppo, dietro a questa scelta a sorpresa; così come non risulta difficile evidenziare i silenzi del ministro sulla vicenda, che sempre più assume contorni pilateschi sia nei confronti dei soldati che verso le famiglie dei pescatori uccisi.

Ennesimo esempio di grande incapacità ad assolvere i propri compiti, consegnatoci da ministri alteri e dai nomi plurimi, ossia di nobili e regali origini. Personaggi che dall’alto dei loro scranni ministeriali hanno gettato sui cittadini riforme, quali la famosa del Lavoro, che ha prodotto solo un incremento della disoccupazione giovanile e dello sfruttamento generalizzato (mentre al contrario i figli dei ministri riscuotono stipendi milionari) oppure imposte inique non proporzionali, anti costituzionali, che hanno massacrato dipendenti, lavoratori e piccoli commercianti a gestioni familiare. Un governo che non ha mai lesinato insulti a chi non ne condivideva le scelte e soprattutto i disoccupati ed agli studenti.

Imbarazzante è anche il duello che contrappone Grasso, ex magistrato ora Presidente del Senato, a Caselli,Procuratore generale della Repubblica in Torino. Uno scontro che evidenzia tutta la divisione in seno alla magistratura ed i frutti dell’intromissione della politica nel fermare carriere oppure bloccare indagini. La dichiarazione del senatore PD, qualche anno fa, in cui sosteneva la possibilità di assegnare una medaglia a Berlusconi, per il suo impegno nella lotto contro la mafia, è significativa nel dare i confini della decenza a questa vicenda.

In uno scenario di questo tipo non potevano che essere immancabili le dichiarazioni del sindaco Fassino in merito alla Tav ed alle affermazioni rilasciate in Valle di Susa dalla deputata piddina Puppato nella giornata del corteo di Susa. Il sindaco ha rivestito immediatamente i panni del censore e di colui che riporta alla disciplina i dissidenti, In modo vagamente dittatoriale, tipico di chi crede di avere la verità in tasca, annunciando la semi scomunica per chi nel partito critica l’opera ferroviaria miliardaria ribadendo, al contempo, il grande dogma indiscutibile: “la Tav per il partito rimane un’opera strategica per il Piemonte”. Il partito, il PD, ha parlato con una solennità che pare non appartenere neppure più alla Santa Sede, basta pensare alla dialettica del neo eletto Papa Francesco, consegnandosi alla condanna eretica di chi dissente ed alla Verità assoluta ed incontrastabile.

Fassino naturalmente ha dimenticato di spiegare ai torinesi i motivi per cui il Tav è fondamentale per il nostro futuro, come sempre avviene quando si esprime la lobby del Si. Ricordando la vicenda della privatizzazione degli asili torinesi non ci stupiamo davanti a parole di questo genere, seppur abituarsi risulta davvero difficile, in cui si tralasciano ancora una volta metodi di trasparenza e scelte condivise, partecipate.

Naturalmente non poteva mancare la conferma di quanto scritto sin qui in merito all’imbarazzo, ascoltando ancora l’arch. Virano. Il responsabile dell’Osservatorio, preso atto della richiesta da parte di alcuni parlamentari di inaugurare una commissione di inchiesta sui cantieri e progetti Tav, ha dichiarato alla stampa che si possono chiedere organi di indagine parlamentare, ma che questi vengano approvati dalle Camere è da vedersi.

Su Virano interessante questo vecchio articolo: http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=VIRANO+Mario.

Infine il mesto e triste confronto oggi tra Bersani e la delegazione M5S. Triste e mesto in cui è emersa tutta l’inesperienza dei capogruppo Cinque Stelle e, al contempo, l’assenza di novità sociali nel discorso (di convincimento) del segretario PD. Ringrazio chi ci ha permesso di vedere come si svolgono le consultazioni, segrete sino a ieri, ma uno strazio totale, imbarazzante, in cui la battuta grillina “sembra di essere da Santoro” ha fatto da ciliegina sulla torta. Una torta insipida ed un poco indigesta.


Il formaggino di Torino ed i pescatori indiani: come si estingue la politica e l’umanità.

12 Marzo 2013

   La politica del formaggino rancido,perseguita dal PD torinese, pare prosegua con forza senza timori o retromarcia. Lo dimostra oggi l’attento Lo Russo che riconosce, sulle pagine de La Stampa, un dato: “Torino è percepita come un sistema di potere chiusi, fine a se stesso, non al servizio dei cittadini”.

   Incredibile affermazione che lascia di sasso lo steso scrivente. Altri inseguendo il capogruppo in Sala Rossa, elencano le aree chiuse della nostra città, indicandole nella cultura, associazionismo e finanza.

   Oggi sono passato innanzi ai giardini chiusi di via Carlo del Prete, il cui accesso, da qualche mese, avviene solo tramite i locali interni di una bocciofila e mi sono venute davanti agli occhi le parole di Lo Russo. Bocciofile, feste di via, alcune associazioni culturali, e relative concessioni, sembrano essere il perno del sistema Torino: zone da coccolare, anche a scapito di progetti sociali importanti, per poi attingere dalle stesse consenso e voti. Una cosa è proteggere i diritti di queste realtà, atto sacrosanto e legittimo, una cosa è irrorare favori per fini non sempre nobili, anzi gravemente perniciosi per la collettività intera.  

   Il formaggino sembra cambiare quindi pian piano confezione, vedremo se verrà modificato anche il suo sapore e le materie prime che lo compongono, oggi non certo sempre di prima scelta. L’effetto Grillo ha scosso e non poco il produttore di formaggini.

   In compenso su altri fronti è invece spiccata la voglia di assomigliare sempre più agli americani. Vi ricordate la strage del Cermis di qualche anno fa? Alcuni piloti americani, forse ubriachi, volarono in modo a dir poco pericoloso urtando la cabinovia del Cermis ed uccidendo decine di persone. La loro “bravata” non trovò giustizia in Italia poiché furono subito inviati negli USA. La stesa cosa sembra accadere oggi con il caso dei fucilieri della marina e la morte dei pescatori indiani: soldati rientrati in patria, per decisione ministeriale, e sottratti al luogo dove risiedevano le vittime.  

   Essendo un garantista non posso che essere felice che i due soldati abbiano trovato rifugio in Italia, ma se voi che leggete queste righe foste i parenti (ad esempio la moglie o i figli) di quei pescatori cosa ne pensereste? Perché i nostri media non hanno mai provato a darci l’immagine di quelle famiglie rimaste senza sostentamento economico ed affetti, in conseguenza della scomparsa dei loro padri o mariti. Forse l’addestramento non ha fornito ai marò la fermezza che permette di riconoscere il nemico dalla persona innocua, ma ad ogni modo i loro proiettili, i nostri proiettili, hanno tolto la vita a persone innocenti che in quel momento lavoravano (non si trovavano su un fuoribordo magari comprato evadendo il fisco) per procurare il pane ai loro cari. Non credo sia giusto che nel nome del nazionalismo, spesso utile a celare fatti ed accadimenti, ci si dimentichi almeno di chiedere perdono alle vittime di quegli spari. 

    Sinceramente fossi in loro, nei soldati, avendo dato la parola mi imbarcherei nell’aereo e farei ritorno in India: un atto di grande coraggio, umanità e coerenza che il governo non pare conoscere e che sembra essere un orizzonte lontano anche per noi distratti italiani.

 


Grillo vs Sinistra… e Fassino adotta la strategia dei formaggini!

5 Marzo 2013

Un mio amico, sostenitore PRC da molto tempo, mi ha scritto un paio di giorni addietro: “non ho mia sentito la Rivoluzione così vicina”.

Il suo riferimento era legato al recente risultato elettorale. Nel suo discorso mescolava lo sconforto per il risultato ottenuto da Ingroia, alla speranza per un M5S che travolga, portandoselo via, il sistema attuale.

Sono tanti a pensarla in questo modo. Per molti commentatori politici invece il fenomeno Grillo è solamente un mix di populismo, superficialità e protesta fine a se stessa; qualcuno indica addirittura il Movimento 5 Stelle quale una semplice espressione narcisista.

Per decenni la Sinistra ha sognato stravolgimenti di classe che regolarmente non sono avvenuti. Nelle sue varie evoluzioni, o meglio involuzioni, si è sempre caratterizzata nel gettare via il bambino tenendo l’acqua sporca. Tensioni, spaccature, scissioni unite a richiami immancabili al partito di massa, che lentamente evaporava, hanno segnato l’allontanamento della classe di riferimento che sembrava preferirgli la Lega, dando però contemporaneamente la fiducia alla Fiom. Qualche lavoratore ha guardato ancora al PD, un partito attento, tra una bocciofila ed una clientela, a non smentire il passato PCI nel solo momento di richiamare il suo popolo alla disciplina elettorale.(quella del voto utile).

Precarietà, povertà, solitudine e mancanza di riferimenti ideali hanno scavato solchi profondi sotto i piedi dei partiti storici della Sinistra. Questi perdevano credibilità ed autorevolezza tra fuoriuscite ed appoggi a governi locali e centrali inutili nei risultati politici. Uno sforzo politico, quando presente, che non si è manifestato all’esterno (raramente) con risultati tangibili di cambiamento.

I sistemi elettorali hanno certo delle colpe, il maggioritario soffoca ogni minoranza del Paese, ma non sono immuni da responsabilità neppure le classi dirigenti politiche della Sinistra, solitamente troppo impegnate in tatticismi spiccioli, ma distratte nel loro dovere di guardare nella società che le circonda.

Viene da chiedersi cosa credevano di poter fare, o realizzare, i tanti compagni che lasciavano Rifondazione per dare vita a partiti “di massa” autonomi. Così come viene da domandarsi quale miracolosa conseguenza potevano portar con se le varie vittorie (di Pirro) conseguenti a congressi, al coltello, che segnavano i conflitti politici interni facendoli languire verso l’infinito.

La legge Treu e le guerre mai portate ad una ritirata entro i confini di casa dell’esercito italiano, disegnavano i frutti di quelli che alcuni da tempo iniziavano a definire “i guasti dei baroni della Sinistra”. Una baronia non invadente come le altre, ma perniciosa e che specialmente in Torino consegna nomi e cognomi legati a vere e proprie dinastie finto rosse (sia nella politica che in associazioni e coop).

Oggi, dopo lo shock elettorale, Fassino si accorge che privatizzare l’acqua non è obbligatorio, malgrado l’esito referendario contrario, ma anzi nulla vieta di tenerla pubblica in Smat. La rabbia coglie da dentro se la mente torna a tutta la retorica pro privatizzazione fatta sino a ieri dalle giunte Chiamparino e Fassino. Le vicende legate alla recentissima decisione di fare gestire a privati nove asili cittadini fanno venire i brividi lungo la schiena. Una privatizzazione difesa con forza anche innanzi alle tante manifestazioni di lavoratori che ogni lunedì si presentavano davanti al palazzo di Città.

Proprio la storia degli asili e dei precari nidi e materne ha gettato un’ombra nera sulla Sinistra torinese. L’assessore che ha aperto questa nuova stagione di concessioni al privato è di SeL, partito schiacciato nelle dimensioni dall’ultimo voto, atto contro cui la Federazione si è battuta raccogliendo un migliaio di firme sulla richiesta di un consiglio comunale, aperto alla cittadinanza, mai accolta dalla giunta stessa.

Un diniego di stampo autoritario, una Federazione che purtroppo certifica la sua inutilità, a cui si somma una notizia non provata del tutto, ma che circola da tempo nei corridoi del palazzo comunale: la Città pare abbia stilato una lista nera contenente i nominativi di precarie da non fare assumere alle coop, subentrate nella gestione della materne e degli asili. Nel caso la “voce” venisse un domani confermata saremmo innanzi ad un’azione di puro stampo fascista, autoritario, indifendibile e bieco.

La decisione del Sindaco in merito all’acqua, guardando al vicino passato, sembra più che una scelta ideale, l’azione di un’azienda che produce formaggini la quale si accorge di un calo di vendite dovuto alla qualità dell’articolo. Questa, come ha fatto la giunta torinese, per tornare ad una fabbricazione vincente cambia la confezione del prodotto che rimane uguale nella sua composizione.

La rabbia maturata da molti scenari come quello appena descritto, ha creato un onda di indignazione pure che ha sommerso più di una generazione. L’alta marea ha coperto tutti, ancor più chi non ha saputo in questi anni interpretare i movimenti sociali ed i desideri che li animavano.

Non ho idea di dove porterà il fenomeno Grillo. Certamente ora ha assestato uno schiaffone a “cinque” dita ai poteri di sempre. Vedere in TV, la sera del lunedì elettorale, il volto teso di un Virano (responsabile realizzazione TAV) normalmente sempre beffardo e sicuro di se, è stata una soddisfazione impagabile. Basta questo ad un proletario per essere felice? Temo di no.

Il M5S pare non abbia al suo interno temi di classe e neppure lotte sociali nel suo DNA. Il tema dell’Euro trattato da Grillo fa scattare il dubbio che sorga da voglie populiste. Fu populismo anche la nascita della moneta unica nel 2002, poiché non si disse alla gente che in un sistema del genere è il Paese forte che traina, mentre gli altri possono solo stringere i denti. L’Europa del mercato unico, della banca centrale, del piegarsi alla volontà della finanza non poteva far presagire un futuro diverso da quello che viviamo oggi. Ignorare equità, solidarietà e diritti significa divario tra ricchi e poveri, sempre più poveri, con un Euro che certifica lo stato delle cose. Tornare alla Lira, però, sarebbe altrettanto micidiale (forse di più) per salari e piccoli risparmi. La soluzione deve essere un’altra e non facile come un referendum che consegnerebbe l’Italia ad un percorso argentino.

Sul tema della Costituzione si assiste ad altri svarioni, come l’eliminazione della libertà di mandato dei parlamentari (senza vincolo di mandato): una norma di democrazia, senz’altro usata male da molti, che se eliminata aprirebbe ancor più a lobbies e strapotere dei partiti.

Dimezzare parlamentari aumenta la casta, sempre più piccola, e riduce la rappresentanza popolare, non certo i costi da cui occorre partire con forza. Anche il tema risorgimentale tende, nel M5S, a ridurre tutto in un abbraccio ai vari movimenti scissionistici e non alla verità di quanto accadde (nel male e nel bene, tra ideali ed interessi economici di classe) in quell’epoca.

Ricordo bene la censura che mise a tacere Grillo in Rai molti anni fa. Comprendo la rabbia e l’astio che l’attore genovese, ora leader politico, ha maturato su questo regime fatto a sistema. Sarà questa rabbia rivoluzionaria?

Una domanda impossibile da evadere, certamente nulla potrà più essere come prima del 24 febbraio. I partiti della Sinistra, con percentuali mai così basse, devono fare entrare molta aria nuova al loro interno ed evitare il vittimismo autolesionistico del tipo: “la colpa per cui abbiamo perso è di chi ha votato Grillo”. Oppure: “la responsabilità è di Crozza”. La colpa, se la cerchiamo, è loro (nostra) e di nessun altro. L’entropia ideale, e non solo ideale, si è impossessata di partiti e loro dirigenti (spesso anche della base).

Quando ero giovane mi raccontavano che a Cuba mentre i barbudos combattevano sulla Sierra, il partito comunista dialogava con il dittatore Batista ed osteggiava il movimento del Che. Un errore che sembra ripetersi all’infinito in l’Italia e non solo. Bisogna stare attenti a non trasformarsi esclusivamente in storici del Comunismo, come abbiamo fatto sino ad ora, ma aver ben chiaro che avremmo dovuto essere gli attuatori del potere al popolo, il vero popolo: un proposito che appare molto distante anche oggi.


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