CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Archivi per giugno, 2008

INTERRAMENTO FERROVIA A NICHELINO, QUALI I REALI BENEFICI? ESISTONO OPZIONI ALTERNATIVE?

Scritto da juribossuto.it il 30 giugno 2008

L’interramento del tracciato ferroviario che transita a Nichelino è all’ordine del giorno della discussione politica nel territorio stesso, evidenziandone al contempo nodi critici e punti positivi.

 

I costi dell’opera sarebbero accollati per circa il 50% dell’ente pubblico comunale, riservando parte degli oneri a “sponsor” privati che ne ricaverebbero la possibilità di edificare migliaia di alloggi presso la futura spina cittadina.

 

Il rischio dell’operazione è quello che le spese, circa 100 milioni di euro, siano infine tutte a carico della città, sia sotto forma di interventi diretti che tramite mancati introiti di oneri di urbanizzazione, poiché trasformati in partecipazione economica alla realizzazione del progetto

 

Chiedo dunque alla Giunta Regionale e all’Assessore competente quali siano i reali benefici dell’interramento del tracciato, diretti alla cittadinanza; se lo sviluppo edilizio negli anni ha previsto e programmato, al suo interno, soluzioni inerenti il trasporto, alternative a quella qui espressa; se sono possibili altre soluzioni progettuali, o se al vaglio di tecnici ed enti pubblici sono in esame opzioni alternative; se sono ipotizzabili interventi economici regionali in sostegno al progetto ideato dalla città di Nichelino, cosicché evitare al comune il salasso economico e la probabile massiccia costruzione di edifici privati

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TAV, RIMANE INEVASA LA QUESTIONE DEL RAPPORTO COSTI/BENEFICI DELL’OPERA

Scritto da juribossuto.it il 30 giugno 2008

Da un’attenta lettura del protocollo emerge che più che il via ad un tracciato il documento indichi le linee per uno studio per un eventuale nuovo progetto. Di certo non si può parlare di un avvio della Tav.

Quest’ultima fase dei lavori dell’Osservatorio ha l’impronta di un’operazione mediatica e non di un’attività volta a fare chiarezza sulle importanti questioni in gioco. Al di là dei toni trionfalistici di queste ore rimane infatti un grosso nodo non risolto dall’Osservatorio: stabilire attraverso il rapporto costi/benefici quale sia la vera utilità di un’opera come questa. Certo è curioso il prendere atto di come si sia partiti da un unico dato - quello di dover fare la Tav a prescindere.

Le dichiarazioni del ministro Matteoli, che ora promette più treni ai pendolari con lo scopo di persuadere i comuni, aprono ad un’ipotesi inquietante: ossia che si contrabbandino diritti e buoni servizi in cambio di adesioni inizialmente forzate e che si possa mettere in discussione un’opera impegnativa di mediazione sul territorio paragonandola di fatto ad un enorme cavallo di Troia che entra festeggiato nelle mura degli assediati.

Rimangono quindi tutte le perplessità in merito all’opera e al percorso ultimo attuato.

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CABIND, ENNESIMO CASO DI DELOCALIZZAZIONE – SOLLECITIAMO ATTIVAZIONE TAVOLO DI CRISI E CHIEDIAMO CHE LA POLITICA SI DOTI DI MAGGIORI STRUMENTI PER AFFRONTARE QUESTI CASI

Scritto da juribossuto.it il 18 giugno 2008

Abbiamo voluto portare la nostra solidarietà ai lavoratori in sciopero dopo l’inaspettata e crudele notizie della chiusura dello stabilimento. Davanti allo stabilimento, dove era presente anche il Circolo di Rifondazione della Valle, abbiamo incontrato sia i lavoratori che i rappresentanti sindacali, oltre che gli amministratori della Val Susa.

Siamo di fronte all’ennesimo caso di delocalizzazione produttiva che colpisce il territorio della valle e della cintura di Torino (vedi il contemporaneo caso Fapa di Beinasco) che la politica non riesce ad affrontare in maniera sistematica per mancanza di strumenti, anche legislativi. La delocalizzazione è spiegata addirittura dai documenti ufficiali dell’azienda: è legata al minor costo del lavoro che si trova in Polonia.

Come enti locali cercheremo di portare avanti una trattativa con la proprietà insieme ad un sostegno reale per i lavoratori. Il Consiglio Provinciale discuterà della crisi Cabind nella seduta del 26 giugno, poi vi sarà un’audizione con i vertici dell’azienda e con i sindacati. In Regione solleciteremo gli Assessori competenti Migliasso e Bairati affinché attivino al più presto un tavolo di crisi.

Parteciperemo inoltre alla manifestazione con corteo in Valle di venerdì prossimo in solidarietà con i lavoratori. Ci sembra un atto più che dovuto

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TAV, QUANTO CAOS SOTTO IL CIELO

Scritto da juribossuto.it il 17 giugno 2008

Sinceramente riuscire ancora a capire qualcosa sul progetto Tav è impresa complicata e difficile. In questi anni abbiamo assistito al susseguirsi di svariate, ipotesi. Dal passaggio acclamato, a furor di sindaci, in Valle Sangone; all’ultima ipotesi di interramento della linea nel sottosuolo corrispondente in superficie alla strada ferrata storica.

 

L’Osservatorio Tecnico ha prodotto, all’inizio del suo lavoro, una ponderata critica al primo bizzarro e micidiale tracciato. Dopo molti mesi rimane però in sospeso un doppio quesito che pongo alle varie istituzioni. Da una parte la convinzione della follia economico-ambientale del mega tunnel di base, che rimane nelle ipotesi progettuali e su cui chiedo conferma per quanto concerne l’impatto anche sulle acque, e dall’altra la più grande domanda a cui nessuno ancora ha voluto rispondere: la Tav in Valle serve per i fini che da sempre vengono annunciati con un pizzico di populismo o, come credo, è solo un grande business per alcuni ed una illusione di progresso per altri?

 

Mi sarebbe piaciuto che un lavoro equilibrato, come quello inizialmente intrapreso dall’Osservatorio, avesse avuto il buon cuore di rispondere ai pesanti dubbi sopra espressi. Temo non accadrà

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RIFLESSIONI SULLA RIFORMA DELLE COMUNITA’ MONTANE

Scritto da juribossuto.it il 16 giugno 2008

Le Comunità Montane da anni rappresentano la voglia di decentrare il sistema amministrativo, garantendo un  punto di riferimento e la rappresentanza delle valli montane nella gestione della cosa pubblica.

La loro istituzione, avvenuta in seguito alla nascita dei Consigli di Valle, ha segnato il riconoscimento della necessità di coordinare la azioni di sviluppo economico delle aree definite marginali rispetto ai grandi insediamenti abitativi: le città.

Per molti aspetti la costituzione degli organismi di valle, ricordano il sorgere delle circoscrizioni amministrative cittadine, ossia enti del comune attui ad avvicinare i cittadini alla pubblica amministrazione: sia nella formazione delle scelte riguardanti il territorio, sia nel seguire lo svolgere degli atti deliberati dai consigli comunali e poi dalle proprie assemblee.

Negli anni le Comunità Montane sono cresciute come professionalità e competenze, le quali, seppur ancora minime,sono state di fatto incrementate dalle realtà più attente e meglio organizzate sino a comprendere oltre i servizi associati, soprattutto quelli rivolti al sociale, anche vere e proprie progettualità di sviluppo del territorio.

I costi dell’apparato non sono elevati, come nei quartieri, seppur una razionalizzazione delle medesime, specialmente le più minute, può sembrare utile ad una loro maggior efficacia: guardando però sempre all’omogeneità delle arre accorpate. Ogni riferimento alla loro eliminazione totale, come sembra proporre oggi il Governo, temo si traduca non nell’annunciato risparmio, ma solo nell’ennesima occasione mancata di decentramento  reale.

Nell’attimo della riforma regionale riterrei utile affrontare un argomento che sembra nascosto nell’ombra del non detto: mi riferisco all’opportunità o meno di un’elezione diretta, ossia popolare, di consiglio e presidente delle Comunità Montane. Possibilità, a mio giudizio, non scartata a priori dalla stessa normativa nazionale e che consentirebbe di dare una efficacia maggiore all’organismo stesso.

I consigli eletti garantirebbero la presenza di tutti i comuni e, con il sistema proporzionale ed indicazione per liste alleate del presidente, anche la possibilità per tutte le liste di accedere all’assemblea in tempi che prescinderebbero dal destino dei singoli consigli comunali.

Inoltre allo stato attuale delle competenze dei comuni e delle comunità, non si avrebbero sovrapposizioni di cariche e neppure uno svilimento dei sindaci che, al contrario ne sarebbero rafforzati nell’opera amministrativa. Un po’ di ombra potrebbe al limite scendere sulle province, ma il riordino nazionale delle funzioni potrebbe porre rimedio anche a questo.

Poche riflessioni per un tema che sembra destinato a far parlare di se ancora per lungo tempo, quindi non risolutive, ma esclusivamente spunti su cui dibattere. Mannaie permettendo.

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MILITARI NELLE CITTA’, USO ANTICOSTITUZIONALE DELL’ESERCITO DA DOMANI SAREMO TUTTI MENO LIBERI

Scritto da juribossuto.it il 13 giugno 2008

Apprendiamo della scelta del Governo di usare l’esercito, affiancato alla polizia, per la vigilanza della strade della città. Riteniamo questa misura assai preoccupante frutto di un senso della insicurezza basato più su una costruzione artificiale che su sensazione reale. Fa raggelare  il sangue l’immagine delle nostre città che di colpo vanno a somigliare a Belfast degli anni ’70 o alle capitali sudamericane dopo i golpe militari.

 

Il problema sicurezza, laddove c’è, è ben lontano per fortuna da quello disegnato dal populismo in questi mesi e si può risolvere dotando la polizia sia di mediatori culturali che di strumenti di investigazione. Non certo spendendo importanti risorse per un uso dell’esercito anticostituzionale, non idoneo ai compiti per cui questi uomini sono sati addestrati.

 

L’esercito non può che avere un ruolo repressivo, già dubbio nella Sicilia della lotta contro la mafia ed ancora più incerto in quella che dovrebbe essere alla fine la battaglia populista contro micro-criminalità.

 

Di certo da domani saremo tutti un po’ meno liberi. Soprattutto  le persone che non commettono e non hanno mai commesso reati.

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CHIEDO UNA MORATORIA PER LA CITTA’ PER UN ANNO SOLO PROGETTI CONDIVISI

Scritto da juribossuto.it il 11 giugno 2008

Non mi ritengo un conservatore, neppure persona legata allo status quo immutabile. Da tempo si parla di una Torino che cambia, che si modifica; in passato si annunciava il Ge.Mi.To, ossia l’unione dei tre grandi capoluoghi del nord ovest.

 

Oggi si guarda a orizzonti fatti di città satellite, a sogni da metropoli. Forse il sogno di noi tutti sarebbe quello di una Torino viva, non solo da bere e consumare, ma che sappia mescolare sviluppo a condizioni di esistenza a dimensione umana per tutti i suoi cittadini.

 

Su questa premessa chiedo una “moratoria” per la città, un atto di pace che unisca la periferia al centro storico; chiedo che per un anno almeno i progetti di sviluppo cittadino tengano anche conto di chi abita a Torino: delle sue condizioni quotidiane di vita e delle sue speranze. Chiedo che si ridiscutano le sopraelevate di memoria bostoniana sia per il futuro progetto di metropolitana in Mirafiori Nord  sia per Corso Marche. Chiedo che la città torni a respirare, dando anche un segnale a Piazza San Carlo, gioiello di architettura, eterno cantiere ed attualmente vetrina commerciale imbarazzante. Per un anno progetti condivisi per la città ed i suoi abitanti, prospettive architettoniche libera da improbabili grattacieli o parchi divertimento quale il motoscafo parcheggiato davanti al Cavallo di Bronzo.

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