CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

RIFLESSIONI SULLA RIFORMA DELLE COMUNITA’ MONTANE

Scritto da juribossuto.it il 16 giugno 2008

Le Comunità Montane da anni rappresentano la voglia di decentrare il sistema amministrativo, garantendo un  punto di riferimento e la rappresentanza delle valli montane nella gestione della cosa pubblica.

La loro istituzione, avvenuta in seguito alla nascita dei Consigli di Valle, ha segnato il riconoscimento della necessità di coordinare la azioni di sviluppo economico delle aree definite marginali rispetto ai grandi insediamenti abitativi: le città.

Per molti aspetti la costituzione degli organismi di valle, ricordano il sorgere delle circoscrizioni amministrative cittadine, ossia enti del comune attui ad avvicinare i cittadini alla pubblica amministrazione: sia nella formazione delle scelte riguardanti il territorio, sia nel seguire lo svolgere degli atti deliberati dai consigli comunali e poi dalle proprie assemblee.

Negli anni le Comunità Montane sono cresciute come professionalità e competenze, le quali, seppur ancora minime,sono state di fatto incrementate dalle realtà più attente e meglio organizzate sino a comprendere oltre i servizi associati, soprattutto quelli rivolti al sociale, anche vere e proprie progettualità di sviluppo del territorio.

I costi dell’apparato non sono elevati, come nei quartieri, seppur una razionalizzazione delle medesime, specialmente le più minute, può sembrare utile ad una loro maggior efficacia: guardando però sempre all’omogeneità delle arre accorpate. Ogni riferimento alla loro eliminazione totale, come sembra proporre oggi il Governo, temo si traduca non nell’annunciato risparmio, ma solo nell’ennesima occasione mancata di decentramento  reale.

Nell’attimo della riforma regionale riterrei utile affrontare un argomento che sembra nascosto nell’ombra del non detto: mi riferisco all’opportunità o meno di un’elezione diretta, ossia popolare, di consiglio e presidente delle Comunità Montane. Possibilità, a mio giudizio, non scartata a priori dalla stessa normativa nazionale e che consentirebbe di dare una efficacia maggiore all’organismo stesso.

I consigli eletti garantirebbero la presenza di tutti i comuni e, con il sistema proporzionale ed indicazione per liste alleate del presidente, anche la possibilità per tutte le liste di accedere all’assemblea in tempi che prescinderebbero dal destino dei singoli consigli comunali.

Inoltre allo stato attuale delle competenze dei comuni e delle comunità, non si avrebbero sovrapposizioni di cariche e neppure uno svilimento dei sindaci che, al contrario ne sarebbero rafforzati nell’opera amministrativa. Un po’ di ombra potrebbe al limite scendere sulle province, ma il riordino nazionale delle funzioni potrebbe porre rimedio anche a questo.

Poche riflessioni per un tema che sembra destinato a far parlare di se ancora per lungo tempo, quindi non risolutive, ma esclusivamente spunti su cui dibattere. Mannaie permettendo.

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