CABIND, ENNESIMO CASO DI DELOCALIZZAZIONE – SOLLECITIAMO ATTIVAZIONE TAVOLO DI CRISI E CHIEDIAMO CHE LA POLITICA SI DOTI DI MAGGIORI STRUMENTI PER AFFRONTARE QUESTI CASI
Abbiamo voluto portare la nostra solidarietà ai lavoratori in sciopero dopo l’inaspettata e crudele notizie della chiusura dello stabilimento. Davanti allo stabilimento, dove era presente anche il Circolo di Rifondazione della Valle, abbiamo incontrato sia i lavoratori che i rappresentanti sindacali, oltre che gli amministratori della Val Susa.
Siamo di fronte all’ennesimo caso di delocalizzazione produttiva che colpisce il territorio della valle e della cintura di Torino (vedi il contemporaneo caso Fapa di Beinasco) che la politica non riesce ad affrontare in maniera sistematica per mancanza di strumenti, anche legislativi. La delocalizzazione è spiegata addirittura dai documenti ufficiali dell’azienda: è legata al minor costo del lavoro che si trova in Polonia.
Come enti locali cercheremo di portare avanti una trattativa con la proprietà insieme ad un sostegno reale per i lavoratori. Il Consiglio Provinciale discuterà della crisi Cabind nella seduta del 26 giugno, poi vi sarà un’audizione con i vertici dell’azienda e con i sindacati. In Regione solleciteremo gli Assessori competenti Migliasso e Bairati affinché attivino al più presto un tavolo di crisi.
Parteciperemo inoltre alla manifestazione con corteo in Valle di venerdì prossimo in solidarietà con i lavoratori. Ci sembra un atto più che dovuto