CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Mutui e precarietà: intervento in aula martedì 18 nov.

Scritto da juribossuto.it il 27 novembre 2008

  Abbiamo letto sui giornali di oggi del problema che scuote il mondo delle cooperative, che vedono parecchi posti a rischio, con l’alternativa di ridurre un po’ il lavoro per ognuno di loro e, conseguentemente, anche lo stipendio, che già non è dei più elevati. Credo che il quadro che si delineerà - come risposta utile, giusta e anche come prospettiva - sia un quadro che vada tenuto sotto controllo continuamente, perché i dati che passano sotto i nostri occhi si modificano in una maniera piuttosto rapida e anche sorprendente.Ho scoperto (faccio un po’ di campanilismo) che in un territorio come quello dove abito io, che è Mirafiori nord, la Parrocchia e la Caritas aiutano 1.500 famiglie su 5.500. È un dato che mi ha strabiliato nel momento in cui lo riportavano, ma ha strabiliato anche coloro che hanno tirato giù dei conti, qualche sera fa, per arrivare a quel dato. Anche loro sono rimasti increduli.Queste sono famiglie che spesso non sono aiutate dai servizi sociali, oppure, se sono aiutate, è solamente in maniera non globale, in quanto le famiglie non riescono a soddisfare tutte le esigenze. Sono famiglie che si aggiungono a tante altre che non chiedono nulla, perché sono sicuro che se giriamo un po’ per i nostri territori scopriamo che, a fronte di 1.800 famiglie che chiedono aiuto, lo ripeto ancora una volta, ne abbiamo almeno 300 che non chiedono, che arrancano, che fanno fatica perché non è nella loro cultura chiedere. Magari perché non sanno come chiedere, non sanno dove chiedere. Perché dico che vanno monitorati i dati? Perché alcuni campanelli di allarme, purtroppo, li abbiamo già avuti in passato. La Giunta li ha accolti bene ma non sempre; purtroppo, lo abbiamo fatto anche noi.Li abbiamo avuti quando le statistiche del 2006 ci dicevano che ogni anno, in Piemonte, si prospettavano centomila posti di lavoro nuovi. Noi abbiamo raccolto un dato secondo cui il 10% erano posti di un giorno. Quindi dieci posti di un giorno per dieci contratti, per dieci posti di lavoro. Sono dati reperibili, non me li sto inventando in questo momento. Basta consultare l’Osservatorio del lavoro, basta andare sul sito della Provincia di Torino per scoprire quei dati. Pensate che reddito può comportare il lavorare un giorno ogni tanto per una persona. Non è alto!Un altro dato - lo ripeto per la seconda volta perché l’ho già detto in un altro Consiglio - è quello degli alloggi vuoti solo nel Comune di Torino. Alloggi vuoti consegnati alle banche; alloggi vuoti di famiglie che non sono riuscite ad onorare i mutui che erano (lo ripeto ancora e non mi stancherò mai di ripeterlo) 13 mila nel 2005. Non ho più avuto aggiornamenti, purtroppo, perché nessuno ci ha più fornito aggiornamenti, non da parte della Giunta perché questi sono dati che dovrebbe darci l’ABI, o la Commissione di emergenza abitativa del Comune di Torino, che ogni settimana va ad incrementare i numeri di casi di persone che non riescono più a far fronte agli affitti e ai mutui.Dobbiamo tentare di capire cosa è avvenuto, dobbiamo tentare di capire cosa è stato questo tracollo, che non è solo una bolla finanziaria, ma un sistema culturale che non ha aiutato e che spesso ha permesso di far piovere sul bagnato. Non voglio fare il profeta di sventura, perché sono i dati a dircelo. Siamo di fronte ad un’emergenza che il Pubblico non sempre è attrezzato per affrontare. Il fatto che debba intervenire il Banco alimentare o la Parrocchia di zona per far fronte a queste richieste è un dato a mio giudizio grave. Questo vuol dire che non bastano i soldi che abbiamo dato, e sono tanti, e che l’Assessore bene ha evidenziato, ma vuol dire che c’è una richiesta a cui non si dà risposta non per colpa nostra ma per colpa di una serie di misure complessive che ci sono sfuggite di mano.Forse non abbiamo tenuto conto di tutto. Non abbiamo tenuto conto del fatto che mentre alcune banche lavorano in un certo modo, altre provano ad inventarsi il microcredito, a favore di chi ha idee ma non soldi. I Governi si sono tolti gli strumenti addossando queste responsabilità all’Europa, a misure europee. Temo che la volontà implicita in questa scelta, magari un po’ nascosta, fosse un credo comune, quello del mercato che regolava tutto all’insegna di un liberismo sfrenato che ha sfiorato anche consistenti settori della sinistra. Dicevo prima che si sono tagliati le unghie e le mani, ma occorre dare un minimo di regia pubblica a quello che il mondo economico finanziario e dell’assistenza stanno facendo.Quindi, quando si dice che occorre fare qualcosa, non si fa altro che guardare a Paesi poco distanti e non rivoluzionari come la Spagna, dove si aiutano i disoccupati non sotto forma di assistenzialismo. È logico che se io vado ad offrire il lavoro… In passato era così, in passato il lavoro forzato nei campi di lavoro, quindi nelle colonie carcerarie, era concorrenziale al lavoro libero, ossia, per alcuni lavoratori era più utile lavorare nelle patrie galere che fuori, perché le condizioni delle carceri erano migliori di quelle del libero mercato del lavoro. Pensate, parliamo di 80 anni fa!Occorre in qualche modo rivedere o costruire il welfare della Regione Piemonte. Occorre rivedere tutto e metterci gli occhiali, che sono quelli dell’attualità, non quelli delle ideologie, perché non siamo noi gli ideologi e coloro che fanno sempre riferimento all’ideologia, ma forse altri settori. Infine - il mio intervento non è stato breve come avevo preannunciato - ricordo che gli immigrati sono i primi a cadere, perché, man mano che le industrie chiudono, naturalmente, licenziano gli immigrati, che, grazie alla legge Bossi-Fini, il giorno dopo, prendono armi e bagagli per tornarsene a casa. Pertanto, non è alimentando la guerra tra i deboli che si risolvono questi duri momenti di crisi.   

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