CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Grinzane: una classe politica con il bignè in mano.

Scritto da juribossuto.it il 6 maggio 2009

Un fulmine a ciel sereno, frutto di una tempesta che molti, prima o poi, sapevano sarebbe giunta con la sua implacabile forza: con queste poche parole potremo descrivere cosa è stato, ed è, il caso Grinzane.Un fulmine a ciel sereno poiché giunto a sorpresa nei modi e nei tempi; una tempesta annunciata a causa delle brutte sensazioni di cui erano vittime molti operatori culturali, nell’attimo in cui veniva citato il Premio.Il ciclone Soria è certamente la massima rappresentazione di tutte le contraddizioni espresse, con forza, dal sistema quando i rapporti tra pubblico e privato si esprimono, senza troppi misteri, in termini di sudditanza del primo nei confronti del secondo.Durante l’audizione, svoltasi in sede di commissione regionale speciale, il revisore dei conti, in capo al Grinzane, affermava: “ facevamo controlli a campione verificando non la congruità delle spese, ma la correttezza della contabilità…….tutto sembrava in regola…….e poi il Grinzane era il Grinzane!”. Grande lo sconcerto tra coloro presenti all’audizione, unito anche ad una sorta di inconsapevole ipocrisia, dovuta alla conoscenza generalizzata di quel clima di superiorità “baronale” creato ad arte, da Soria, nei riguardi del mondo politico: clima devastante ottenuto tramite regali e pranzi di gala, magari uniti ad un piccolo assaggio del senso del potere elargito, a gran mani, dal padrone di casa.Un metodo certamente efficace al punto che, in pochi anni, il premio Grinzane ha generato decine di filiazioni nel mondo (conosciuto) accreditandosi sempre più all’estero: genesi di un Moloch davvero imbattibile.Mentre le locandine del premio letterario, facevano capolino nelle vetrine ricche di New York, suo padre assisteva ad un vorticoso, ed incredibile, giro di contributi provenienti anche da stati non europei (Cuba compresa): un vortice di denaro facile da distrarre poiché dalle più disparate provenienze, facilmente occultabile in più conti ed attività.Nella disattenzione generale altrettanto facile è stato versare migliaia di Euro, per consulenze, alla ultra ottantenne madre del patron, oppure il noleggiare un aereo per recarsi tutti a Parigi al fine di scegliere preziose tappezzerie per arredare gli immobili del Premio. Altrettanto facile, in questo quadro di cieca ammirazione, comprare alloggi ovunque addebitandone il costo all’associazione letteraria, ma rendendoli ad esclusivo uso privato.Ecco come nasce un grande patrimonio: tramite quella che sembrerebbe  una circonvenzione di incapaci a tutti gli effetti, in seguito alla quale andrebbe messa sotto tutela gran parte della classe politica (esclusi coloro che già all’opposizione di Ghigo redigevano accurate interrogazioni in merito, oltre a chi le ha fatte in questa legislatura) e chi comandato a fare i controlli dell’uso dei contributi pubblici erogati nel tempo. Le indagini sono in corso ed ipotesi non voglio farne, ma questa premessa non riesce a distogliere il mio pensiero da quella miriade di associazioni, territoriali, che bussano ai vari assessorati, in cerca di mecenati, e che trovano spesso poche manciate di denaro in cambio di capillari verifiche. La constatazione amara che per qualcuno i controlli vigono, mentre gli stessi sono in perenne manutenzione quando dovrebbero interessare i mostri sacri.La vicenda Grinzane è dannosa, negli effetti nefasti, sotto molteplici punti di vista: legittima i tagli alla cultura; svilisce il mondo culturale quasi annullandolo; getta ulteriore discredito sulla politica, danni non risarcibili da alcuna sentenza giuridica.I salotti buoni torinesi hanno nel tempo generato “intoccabili” ben pasciuti e protetti dalle istituzioni oramai in piena fase di decadenza medioevale: tra lustrini, sfarzo, bignè e tacchi a spillo è affondata la cultura con la “C” maiuscola, e proprio nel momento in cui tutti ne avrebbero un gran bisogno.La sensazione, che speriamo rimanga tale, è quella diretta a temere che l’affare Soria sia il primo grande tassello di un domino molto più vasto nelle dimensioni: un domino traballante, dove molti altri “pezzi” nobili del salottone asfittico, ed antropico, torinese potrebbero rovinosamente cadere a terra da un momento all’altro. Il tutto mentre chi deve dare indirizzi politici, o eseguirli, si  toglie con il tovagliolo la panna dalle labbra, dopo averla gustata e conquistata, a fatica, in un “solito” ricevimento esclusivo  riservato agli stolti ed ai distratti.   

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