CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Come Dio comanda.

Scritto da juribossuto.it il 29 giugno 2009

Pensare: pensare a cosa è andato storto e perché. Riflettere, di continuo, su cosa significhi il risultato elettorale ultimo e quello delle politiche scorse. Meditare, guardarsi intorno mentre si passeggia per la città, osservare dinamiche, scrutare nei volti e nei gesti di coloro che si incrociano lungo le vie ed i corsi. Immergere il proprio cervello in mille domande a cui, regolarmente, tarda giungere anche solo una risposta.

Non basta leggere, non è sufficiente discutere: occorre immergersi invece nel movimento fluido intorno a noi, in quel movimento fatto di problemi quotidiani, paure, angosce e disperazione mista solitudine. L’ultimo film di Gabriele Salvatores (Come Dio comanda)  timidamente prova a scavare nel torbido dell’esistenza quotidiana; ne nasce un’opera contorta e dal sapore tipo “già visto”, ma  il bersaglio, Salvatores, lo centra in pieno.

Una rivelazione non piacevole per noi, comunisti e di sinistra, con cui occorre confrontarsi senza reticenze; una rivelazione che porta la verità: i strati più deboli della popolazione guardano con interesse a ideologie dal sapore neo fascista e riconoscono, ohibò, nel capo dell’italico governo un ruolo di leadership incontrasta ed utile; un “necessario” carisma tale da perdonare a lui tutto, festini e arricchimenti vertiginosi inclusi.

Eppure i segnali di un tal cambiamento politico e culturale, all’interno del nostro Paese, erano da tempo visibili nonché riconoscibili. Intere generazioni sono cresciute all’ombre della televisione e dei suoi istruttivi messaggi; la scuola (affidata a pochi docenti motivati ed appassionati) non è stata in grado di stare al passo con ciò che in casa, degli studenti, avveniva limitando, così, il suo agire a disperate prese d’atto dal proposito modello “salviamo il salvabile e freniamo i danni”; la politica ha giocato in parte a cogliere l’attimo ed in parte ad una pericolosa melina che  l’ha collocata in un angolo. Tutto questo mentre personalismi, e leader da operetta a sinistra, hanno concorso a disegnare un quadro a tinte fosche dal sapore di  nomenklatura alla ricerca di rassicurazioni individuali.

La deriva non sarà facilmente arginabile. Mentre noi militanti austeri (cantava Guccini) leggiamo, studiamo, dibattiamo e sosteniamo che le altrui paure sono frutto dell’ignoranza (vero); la gente del quotidiano lotta per difendere il lavoro, pagare l’affitto, resistere alle costose malattie: persone che tentano, al contempo, di capire perchè la conocorrenza umana sul mercato è così spietata ed ingovernabile; perchè il lavoro è pagato sempre meno e perchè c’è sempre qualcuno disposto ad essere retribuito meno di te.

Marx, qualche anno fa, parlava dell’esercito dei disoccupati, quale arma micidiale di speculazione sulla forza lavoro da parte del capitale. Oggi, temo, il gioco sia sostanzialmente lo stesso con la differenza che ne è morta la consapevolezza a riguardo. Ecco allora che l’immigrato diventa il nemico, il nemico da allontare e cacciare; ecco allora che l’impresa spezza il fronte dei lavoratori creando guerre tra sfruttati a suo esclusivo vantaggio.

In questa società atomizzata e del telelavoro, non può che vincere il messaggio semplice e rassicurante: patria ai patrioti. Ma quali patrioti!? Coloro che prendono i soldi e scappano all’estero? Coloro che si arricchiscono sulle spalle dei più? Coloro che truschinando qui e la hanno carta bianca nel distruggere famiglie e territorio?

E’ tempo di pontificare meno e confrontarsi di più. E’ tempo di umiltà e comprensione. E’ tempo di ricreare una compattezza che dia speranza in un mndo migliore. E’ tempo (soprattutto) di guardarsi intorno, capire ed alzare la testa!

  

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