CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Intervento in aula in merito al ddl “Snellimento delle procedure urbanistiche”.

Scritto da juribossuto.it il 21 luglio 2009

    Grazie, Presidente.

….. alcuni interventi hanno stimolato qualche riflessione aggiuntiva e mi pareva giusto aggiungere ancora qualcosa, integrare con perplessità, luci ed ombre. Ma specialmente l’ultimo intervento dove il definirci sinistra estrema è sempre una cosa che da una parte mi fa sorridere e da una parte rammaricare, nel senso che io amo definirci sinistra cosciente, perché può esistere anche una sinistra incosciente e può esistere una sinistra disattenta oppure una sinistra istituzionale, una extraparlamentare, quello che volete. Quello che noi tentiamo è di essere una sinistra cosciente, una sinistra che, in qualche modo, tenta di valutare le situazioni sociali, economiche e finanziarie di questo Paese e dire non solo dei no, ma avanzare anche delle proposte. Peccato che spesso le nostre proposte vengano dimenticate dagli organi di stampa e talvolta anche dai nostri colleghi e diventino spesso proposte vane.Quindi, i nostri dubbi e i nostri forse sono legati ad una coscienza che, a sua volta, guarda al territorio, all’economia, al lavoro, alla finanza, ai problemi sociali e soprattutto umani che ogni giorno i nostri cittadini affrontano sulle loro spalle e a loro spese.Crediamo quindi che il provvedimento che l’Assessore faticosamente ed in modo anche operoso ha portato oggi in Aula - e dico faticosamente perché, come hanno riconosciuto tutti, è stato il frutto di una serie di confronti, di modifiche e di aggiustamenti - sia un lavoro che vada apprezzato per questo motivo. Va apprezzato, vero, ma esclusivamente perché tenta di frenare i danni, a nostro dire, di un provvedimento annunciato ma mai praticato fino in fondo dal Governo, il quale spesso e volentieri ama fare operazioni d’immagine, giuste dal suo punto di vista, come ad esempio il G8 di oggi che si tiene a L’Aquila e come alcuni provvedimenti annunciati, che alcune volte si ritorcono contro, ma è raro in questo paese. E per debellare la crisi - questo recita il provvedimento - si pensa di derogare a tutto, quindi per debellare la crisi si deroga ad ogni legge, si deroga ad ogni norma, si deroga ad ogni norma anche di vivere collettivo, perché le tutele sono quasi sempre tutele che garantiscono la collettività; dovrebbero non garantire il singolo, ma garantirlo nel contesto sociale e collettivo in cui vive.Quindi, invece di affrontare la crisi sotto altri punti di vista, magari più produttivi e più utili come l’aiuto all’Università, alla ricerca, all’istruzione, ambiti tagliati ampiamente e buttati via (solo ieri si annunciavano 900 bidelli licenziati in questa regione, il che dà l’idea di come si aiuta), invece di fare opere di questo tipo oppure di aiutare i lavoratori con ammortizzatori in deroga, o aiutare i piccoli imprenditori che spesso la pagano più di tutti sia per quanto riguarda i ritardi nei pagamenti ma anche per quanto riguarda condizioni impossibili in cui lavorano (ad esempio gli artigiani, che sono assolutamente disoccupati); invece di fare azioni di questo tipo si pensa bene di arrivare ad azioni di deroga e ad azioni di ampliamento delle costruzioni, naturalmente che guardano ai privilegi. Infatti non tutti gli italiani hanno ville bifamiliari (io sono tra coloro che non ce l’hanno); non tutti gli italiani possono anelare a sperare di fare una dependance per i propri figli o nipoti e non tutti gli italiani possono sperare di poter ampliare la loro villa in Sardegna.Ricordo il coraggio della Giunta sarda, che purtroppo è caduta e ha perso anche le elezioni, che proprio su questi temi ha avuto difficoltà, sulla conservazione di un territorio che ogni giorno perde un pezzo, sulla conservazione di un territorio che in Italia è quanto mai depauperato, abbruttito e purtroppo violentato per gli effetti di questo termine. Non lo dico solo io, perché basta guardare le statistiche, basta andare nelle regioni più turistiche, basta andare in Sardegna e vedere com’era la Sardegna al sud e com’era al nord e come sta diventando il sud, dove ormai per vedere una spiaggia bisogna superare barriere di cemento, pagare o aderire a qualche club, altrimenti non si ha neanche il diritto di passare….. (brusii in aula)… Collega Vignale, al nord è così, poi lei avrà modo di ribadire. Al sud non era così, ma lo sta diventando. Ho fatto un esempio di classe, ma possiamo parlare anche della Liguria, che è più vicina e più alla portata dei portafogli di tutti.Noi crediamo che questa scelta sia una scelta sicuramente politica, ideologica, annunciata per superare la crisi, ma sia una scelta comoda, finta e che dia dei benefici è ancora tutto da calcolare e da valutare, perché tanti sono i modi per dare lavoro agli artigiani.Io, ad esempio, non contesto le demolizioni; se abbiamo dei quartieri brutti, se abbiamo delle aree degradate, se abbiamo degli edifici che qualcuno ha permesso tempo fa di edificare, che sono fatiscenti, brutti, malandati ed orribili, ben vengano le demolizioni. È lavoro anche quello, demolire e ricostruire è costoso ed oneroso, ma è lavoro. Ed è lavoro anche di una certa difficoltà, con tecniche di una certa sensibilità, di una buona professionalità.Quindi, sulle demolizioni nulla da eccepire se fatte con un criterio, perché poi alla fine siamo sempre di fronte a criteri, alla necessità di adottare dei criteri.Diverso è demolire per demolire o per fare pure speculazioni. Quello è già contemplato da leggi vigenti e da norme urbanistiche e derogare lo trovo sinceramente banale. Ricordo che parliamo di deroghe, quindi andiamo a prendere norme vigenti che già permettono ampiamente fino al 20% e che permettono di non ingessare - che è la grande paura di molti - il sistema urbanistico edilizio, però non bastano. Quindi, si fanno deroghe e si va verso una sorta di far west annunciato che questo provvedimento in qualche modo contiene.Attenzione, perché ci sono già gli strumenti per poterlo fare, quindi non è in deroga, perché la deroga deve andare pari pari con delle premialità, perché danno anche delle garanzie e dei benefici. Perché la deroga ad una legge deve portare dei benefici non al singolo, ma ad una collettività, altrimenti siamo di fronte ad un sistema che ricorda - io lo dico ogni volta e lo ribadisco ogni giorno di più - il sistema feudale-monarchico, che prevede la concessione per simpatia o il benessere soltanto di alcuni e non della collettività intera.Quindi, per quanto riguarda l’articolo 14, quando si parla, ad esempio, di piani di miglioramento urbanistici, di riqualificazioni urbanistiche, significa che la scommessa può essere parzialmente vinta, perché ogniqualvolta una città affronta il tema delicato della riqualificazione urbanistica, trova difficoltà economiche e normative, trova difficoltà a svincolare alcuni componenti e magari anche a convincere i privati a non guardare solo al business, al profitto, ma anche al beneficio collettivo.Quindi, essendo una legge che vuole intervenire in quel settore, dovrebbe anche occuparsi di sociale, perché riguarda anche il miglioramento del tessuto urbanistico collettivo, altrimenti siamo di fronte soltanto ad una legge che qualcuno definirebbe “pro palazzinari”, ossia un’operazione che a noi interessa fino ad un certo punto, perché andrebbe a beneficio di pochi e non della collettività.Sia chiaro - questo lo ribadisco ancora - non siamo dei trogloditi armati di clava che sono contrari ad ogni innovazione! Naturalmente, siamo a favore del lavoro, anche di una certa imprenditoria, ma soprattutto siamo a favore che anche la collettività tragga dei benefici e non soltanto alcuni, altrimenti non soltanto si farebbe un gioco non pulito ma (scusate il termine), anche un gioco che potrebbe diventare piuttosto “sporco”.Infine, semplificare va bene, quando la burocrazia vive di norme che alimentano se stessa, perché vuol dire che si crea una selva di norme che non fa altro che legittimare l’esistenza in vita di timbri, timbretti, controtimbri, facendo diventare matti tutti. Tuttavia, ricordiamo sempre che semplificare non vuol dire togliere le garanzie. Perché se la semplificazione significa “liberi tutti” nel senso che ognuno fa quello che vuole e che il sogno di coloro che si appellano alla libertà, molto individuale ed egoistica, che è quello di fare quello che si vuole, allora non semplifichiamo, ma promettiamo ai più forti di fare quello che vogliono a danno dei più deboli!Allora, ben venga quando semplificazione è garanzia, come è l’eliminazione della burocrazia fine a se stessa, mal venga la semplificazione, quando è privilegio del forte al danno dei deboli, come purtroppo spesso avviene in nome della semplificazione.

Grazie, Presidente. 

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