CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Archivi per settembre, 2009

Insegnanti di religione: la cattolicissima Gelmini licenzia ed il comune assume a scapito dei soliti precari.

Scritto da juribossuto.it il 30 settembre 2009

Tempo fa il gruppo consiliare regionale PRC ha depositato un’interrogazione (n.2847) in merito all’assunzione, da parte del comune di Torino, di insegnanti di religione, proposta dalla CISL e sostenuta da una parte della giunta torinese. A questa si affianca l’interpellanza che il gruppo comunale ha formalizzato in questi giorni. Auspico che dalle riunioni presenti, e prossime, tra la Città, ed i precari delle scuole ,materne e nido, siano utili a trovare una soluzione equa anche, soprattutto, per questi ultimi. Se le assunzioni diventassero attuali davvero, queste andrebbero in clamoroso contrasto con la massiccia presenza di precari che da anni, insieme agli altri lavoratori del settore, letteralmente sostengono le sorti del sistema scuole materne ed asili in Torino. Anteporre ai precari, perennemente in graduatoria ed utili più che mai all’occorrenza, insegnati che non hanno esperienza nel delicato settore dell’infanzia, ricordo che oramai per operare nelle scuole destinate ai piccoli è necessario idoneo titolo di laurea, credo sia azione errata oltre che ingiusta nei confronti degli altri lavoratori.A conferma si ricorda che gli insegnanti di religione non accedono alla cattedra mediante concorso pubblico, ma tramite segnalazione dell’arcivescovado locale: prassi che di fatto crea una sorta di corsia preferenziali, fornendo così il fianco a forti dubbi sulla legittimità giuridica e costituzionale della norma stessa, specialmente se una volta acquisito il ruolo, l’autorità ecclesiastica ritenesse di revocarne la nomina.Costruire corsie privilegiate, in questo caso a favore degli insegnanti di religione lasciati a casa dal cattolicissimo governo Berlusconi, a scapito di precari, che spesso convivono con l’assoluta assenza di speranza nel guardare al futuro con un po’ di serenità, significa solo spaccare e contrapporre il mondo degli insegnanti e dare corso, al contempo, ad una soluzione poco Cristiana.            


 

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Marcia dal “sapore” neo fascista verso la Sacra di San Michele: lettera al Prefetto.

Scritto da juribossuto.it il 29 settembre 2009

Illustrissimo Signor Prefetto, sottopongo alla Sua attenzione questa mia, poiché seriamente preoccupato dalle motivazioni che sono alle origini dell’evento che si svolgerà il prossimo 2 ottobre presso la Sacra di San Michele. L’evento a cui mi riferisco riguarda la salita notturna all’Abbazia di San Michele della Chiusa, promossa dall’Associazione “Centro Studi l’Araldo” nella data del 2 ottobre prossimo: una marcia che celebra il giorno dedicato agli Arcangeli e che fu scelto, quale data e ricorrenza, dal Capitano Corneliu Zelea Condreanu. Il Capitano Corneliu Zelea Condreanu è una figura quasi macabra che in Romania evoca, ancor oggi, nefasti ricordi antisemiti. Egli si poneva  a capo della”Guardia di Ferro” : una sorta di milizia xenofoba molto vicina, per alcuni versi, alle posizioni hitleriane, con cui ebbe più di un contatto politico. Oggi in Romania il movimento di Corneliu è dichiarato fuori legge nonché anticostituzionale a causa delle tesi che propugna. La stessa organizzazione che organizza l’evento celebrativo del 2 ottobre, associazione “centro Studi Araldo”, si pone da sempre quale riferimento culturale della fitta costellazione neo fascista italiana: fatto verificabile dall’analisi dei convegni dalla stessa associazione organizzati negli anni, in cui ha dato voce a personaggi inquisiti e condannati, con sentenza definitiva, per azioni terroristiche commesse sotto le bandiere dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari). E’ lontana da me ogni ipotesi dal sapore censorio, ma credo comunque che un atto vada compiuto per impedire quella che, sempre più, appare un’adunanza xenofoba e dalle spiccate nostalgie nazionalsocialiste. Mi ritengo inoltre preoccupato per l’immagine in cui cadrebbe la Sacra di San Michele, che ricordo essere il monumento simbolo della regione Piemonte, nonché per il messaggio politico culturale che da questa sembrerebbe essere lanciato ai piemontesi; preoccupazioni confluenti, inoltre, nei timori per eventuali conseguenze di ordine pubblico. Confidando in un Suo idoneo intervento in merito, colgo l’occasione per inviare cordiali saluti.   

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Abolita l’antica norma che tutelava i cittadini dagli abusi di potere pubblico.

Scritto da juribossuto.it il 29 settembre 2009

ORDINE DEL GIORNO

OGGETTO: abrogazione dell’art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944.  

Premesso che: ·        recentemente, tramite l’istituto del voto di fiducia, il Senato della Repubblica Italiana ha abrogato l’art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944; ·        l’articolo abrogato prevedeva che i cittadini sono esenti da sanzioni “quando il Pubblico Ufficiale o incaricato di Pubblico Servizio ovvero il Pubblico Impiegato abbia causato la reazione dei cittadini eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni”; ·        l’art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944 era di fatto un’esimente infatti nei casi previsti dal medesimo, ossia cittadino che agisca in modo penalmente rilvante in seguito ad arbitri da parte di personale pubblico, non si applicano in capo al soggetto dante causa le disposizioni dell’articolo 337 e 339 c.p.; ·        si assiste nel silenzio assoluto dei mass media, ad un lento ed inesorabile erodere del sistema giuridico di garanzia, ed a salvaguardia, dei cittadini innanzi ad eventuali soprusi attuati dal potere pubblico.                   

Il Consiglio regionale, impegna la Giunta:

 ·        a manifestare, nelle opportune sedi istituzionali, la propria contrarietà nei confronti dell’abrogazione dell’art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944; ·       

.         a formalizzare presso la conferenza Stato – Regioni la richiesta di iniziative comuni atte al ripristino della norma abrogata, auspicando la direzione che porti ad una riforma diritto penale di maggior tutela verso chi, nei limiti dei principi costituzionali, manifesti adeguatamente il suo dissenso verso l’operato politico di governi ed amministrazioni locali.

     

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Fondi all’Università privata a scapito della Pubblica: atto assurdo!

Scritto da juribossuto.it il 29 settembre 2009

In data 7 settembre ’09, la Giunta Regionale, DGR n. 10-12072, ha approvato una variazione di bilancio dall’accentuato sapore anacronistico. Tramite la delibera citata, sono stai tolti 500.000 Euro ai finanziamenti diretti alle università, destinati all’attuazione di programmi scientifici e formativi, per indirizzare la somma all’ Associazione “Amici dell’Università di Scienze Gastronomiche”.Ancora una volta la scelta è stata quella, anche in Piemonte, di sottrarre importanti fondi all’università pubblica per dirottarli alle sedi universitarie di nicchia e, soprattutto, private. Pur riconoscendo l’importanza anche culturale, oltre che enogastronomica, delle attività svolte dall’istituzione di Pollenzo, si ricorda che il corso di Laurea in Scienze Gastronomiche beneficia anche dei contributi destinati alla manutenzione delle sedi universitarie ed, inoltre, le rette di accesso al corso sono decisamente dal costo elevato (circa 15.000 Euro annui salvo smentite).Il contributo ulteriore erogato dalla Giunta, rischia di veder gridare vendetta a fronte dei venti lavoratori precari lasciati a casa dal Teatro Regio per mancanza di fondi; rischia di far gridare allo scandalo innanzi ai tanti precari della scuola che la riforma Gelmini lascia senza lavoro; rischia di far inorridire tutti coloro che assistono ogni giorno alla chiusura di fabbriche ed aziende.Mi aspetto che questa erogazione destinata ad una realtà che, nelle sue molteplici vesti ed azioni, spesso lavora per e con il Piemonte, sia ripristinata alla sua funzione originale. Mi aspetto che la stessa cura con cui si è onorato l’impegno con l’Associazione “Amici dell’Università di Scienze Gastronomiche”, sia mantenuta per i lavoratori (dal Regio alla scuola passando per le fabbriche) senza salario ed occupazione.    

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Accordo in Valle Susa PD- Liste civiche.

Scritto da juribossuto.it il 28 settembre 2009

La sera di sabato scorso un grido di gioia si è elevato, da alcuni amministratori No Tav , al giungere della notizia che l’accordo Pd – Liste civiche era siglato, insieme alla redazione di un programma assai eloquente: No Tav e sfiducia all’Osservatorio.

La stessa gioia è anche mia, e nasce dalla considerazione che qualcosa finalmente è cambiato, ed in meglio, nei rapporti tra territori e centro; così come qualcosa si è inesorabilmente rotto nell’atteggiamento, quasi integralista, che il Pd, da sempre più che favorevole alla Torino- Lione, ha avuto negli anni riguardo la vicenda Tav.

La scelta del pd locale di smarcarsi dalle logiche dei suoi dirigenti, regionali e nazionali, significa aver fatto i primi passi verso il ritrovamento della capacità di anteporre i diritti dei cittadini e del territorio alle logiche affaristiche: capacità assolutamente negata se avesse vinto la linea di chi preferiva accordi Pd- Pdl pur di assicurare la costruzione del mega tunnel di base in Valle Susa.

La firma dell’accordo in Valle Susa indica, al contempo, che Rifondazione non sbagliava nel mettere al centro delle sue battaglie la tutela dei soldi pubblici, unita a quella dell’ambiente ed alla rivendicazione della piena trasparenza, quale prassi, specialmente in merito alle scelte che cadono su collettività intere.

Ho sempre ritenuto assurdo che alleanze politiche importanti nascessero, e morissero, non sulla base di progetti sociali, ma solo sulla base del progetto TAV: un’opera che condiziona a tal punto giunte e governi da diventare ancor più sospetta.

In Valle Susa, sabato, si è aperto uno spiraglio di luce importante per chi crede ancora nella politica delle idee, a servizio dei cittadini; quella politica sorta dalle proposte illuministiche da cui sono nati i sistemi parlamentari: un’azione politica in cui le grandi opere non sottomettano territori e comunità, ma al contrario in cui le opere (piccole e grandi) tornino ad essere non una spartizione di soldi pubblici, ma un servizio reale reso al pubblico.

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Areoporto Sandro Pertini: lettera alla Presidente Bresso.

Scritto da juribossuto.it il 25 settembre 2009

Cara Presidente,  

Le scrivo con l’intento di informarLa adeguatamente in merito a quanto sta accadendo all’Aeroporto Città di Torino “Sandro Pertini”.

Ancora una volta,  la “liberalizzazione” del trasporto aereo pare abbia favorito principalmente le compagnie che si occupano dei Vettori aerei ed in buona parte i gestori degli aeroporti, rendendo il lavoro di assistenza precario e sempre più di bassa specializzazione. Il teorema da applicare, alla circostanza,  è relativamente semplice: Aviapartner (socio- Sagat) per sopravvivere deve ridurre i costi adottando, inevitabilmente, politiche aggressive  incentrate sulla conseguente precarizzazione del lavoro.Nel contesto sopra descritto, Sagat (società in prevalenza pubblica), per migliorare il livello dei propri profitti ed avvantaggiandosi di un intervento ad hoc dello Stato, ha messo in atto per la prima volta la procedura di mobilità (che sottintende il “licenziamento”). Nonostante bilanci fortemente in attivo della Sagat, è stato deciso di “scaricare” sulla collettività i costi di circa 40 lavoratori erodendo, contemporaneamente, ancora una volta le retribuzioni dei dipendenti. La vicenda è resa ancor più triste dal fatto che nello stesso momento in cui veniva assunta la decisione di incidere sul personale per ridurre le uscite di bilancio, il suo dirigenza pare abbia deliberato per se un consistente aumento di stipendio: un premio per “l’ottimo” lavoro svolto.Se a prima vista i due fenomeni di licenziamento del personale (Aviapartner e Sagat) possono sembrare scollegati, questi hanno al contrario strategie comuni destinate ad intrecciarsi. Per comprendere meglio la complicata situazione attuale occorre partire da CAI, che nella compagine azionaria presenta anche i soci privati proprietari di Sagat (ovvero i Benetton tramite Sintonia e il Gruppo Intesa San Paolo attraverso Equiter), la quale che stringe un accordo strategico con Air France che sull’aeroporto di Torino lavora con Aviapartner. L’accordo prevede la riduzione dei voli a livello generale e su Caselle vengono soppressi i voli AirFrance, non mettendo più in condizione Aviapartner di lavorare. Situazione che a cascata permette di poter lasciare a casa parte dei lavoratori ed, al contempo, fa maturare debiti nei confronti della collettività. Conseguentemente si scopre che gli interessi dei vettori, delle due società di servizi a terra (Aviapartner e Sagat handling, controllata di Sagat) e della società di gestione (Sagat), devono necessariamente confluire nell’interesse della parte di azionisti comune a tutti.  Se focalizziamo l’attenzione su Aviapatner notiamo una situazione societaria, e di intrecci azionari, al limite del paradosso: sino al punto di diventare concorrente di se stessa, in quanto socio di Sagat (detiene lo 0,41% delle quote, cifra irrisoria ma altamente strategica in quanto Aviapartner risultava, per la cordata che ha rilevato l’aeroporto, l’unico partner in possesso dei requisiti adatti per poter partecipare al bando di privatizzazione della Sagat nel 2000) e allo stesso concorrente con Sagat handling. Aviaopartner ha poi un debito per l’uso dello spazio aereoportuale che risulta essere molto alto e che recentemente Sagat ha chiesto di saldare.Si cade, così, in un terribile gioco dove è chiaro che ognuno, dei nostri protagonisti,  muove le proprie carte in nome di un personale livello di profitto da raggiungere: in tale contesto, come sempre avviene, l’etica imprenditoriale si trasforma in un disvalore ed a rimetterci è, come sempre, la dignità dei lavoratori.In questo periodo laddove ogni giorno il pubblico si precipita a correggere i pesanti guasti causati dal mercato “molto” libero, anziché ipotizzare e realizzare un mercato sussidiario tra il diritto d’impresa e diritto al lavoro, diventa usuale assistere dell’apertura di altri fronti di attacco alle tutele sociali: fronte oggi arricchito dal disagio che si vive tra i lavoratori dell’aeroporto “Sandro Pertini”. Lavoratori vittime, ancora una volta, di insensate privatizzazioni unite ad altrettante esternalizzazioni i cui risparmi per il pubblico non sono sempre così evidenti.Le uniche strategie premianti sono quelle incentrate sull’indicare i bilanci disastrati ed alla conseguente proposta del loro risanamento tramite il “solito” taglio del lavoro. Lavoro che non riesce ad assicurare la continuità e stabilità neanche quando la richiesta delle prestazioni resta inalterata (anzi aumenta, come nel caso di Sagat Handling). Quello che rimane difficile da comprendere rimane il fatto che anziché favorire l’introduzione di regole scritte, semplici nei principi, che adattino lo spostamento delle prestazioni in relazione allo spostamento dei contratti, oggi le imprese si pongono l’obiettivo di deregolamentare le retribuzioni, nonché i modelli di prestazione uniti ai modelli contrattuali stessi; molte imprese scelgono inoltre di  indebolire le tutele a vantaggio dei lavoratori, ed  attaccare ancor di più il costo del lavoro, anche se ormai quello italiano è tra i più bassi d’Europa. Drammaticamente la politica sembra non voler osservare che i vettori europei non hanno aumentato la propria presenza nella autoproduzione dei servizi. Gli stessi hanno ritenuto più conveniente puntare ad una gara al ribasso dei costi di assistenza, magari esigendo una maggiore personalizzazione del servizio. In questo contesto perché si continua a consentire ad altri soggetti di poter utilizzare con estrema facilità lo strumento del licenziamento? Inoltre perché dare l’opportunità di usare la mobilità, unita a tutta una serie di sgravi fiscali da essi derivanti, anche quando non vi è reale contrazione di richiesta di prestazione.I quesiti restano pesantemente aperti. Occorre un’azione urgente diretta a porre regole e meccanismi indirizzati alla salvaguardia del servizio pubblico e dei lavoratori. Occorre uscire dalla logica pura del profitto unito alla perdita in capo esclusivamente alla collettività.      Cordiali saluti.     Juri Bossuto          


 

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Reggia di Venaria: fondi e commercio per uno sviluppo a senso unico.

Scritto da juribossuto.it il 25 settembre 2009

Il Consiglio Regionale è stato informato – tramite stampa - dei prossimi impegni progettuali che vedranno nuovi impulsi diretti all’uso sempre più “moderno” della Reggia di Venaria, tra cui la riproposizione virtuale del Tempio di Diana e tre punti ristoro all’interno delle pertinenze del castello.

Nella prospiciente via Mensa molte realtà di ristoro di qualità hanno aperto la loro attività in questi ultimi anni, raccogliendo coraggiosamente l’invito ad investire nel centro storico: cosicché coglier l’opportunità di rilancio territoriale offerto dai soggetti promotori della Reggia stessa.

Per i locali di Via Mensa la concorrenza è però viziata dal notevole investimento pubblico che accompagna l’apertura di esercizi commerciali all’interno della Reggia medesima. E le novità prossime interessanti la Reggia sono venute a conoscenza dei residenti, ed operatori, di Venaria Reale, nello stesso modo in cui le ha apprese il Consiglio: ossia tramite stampa.Per questo si interroga la Giunta regionale per sapere qual è stato il grado di coinvolgimento di residenti, operatori e amministrazione di Venaria in merito alle ultime scelte progettuali inerenti la Reggia, soprattutto per quanto concerne l’apertura di altri tre punti ristoro; se la Reggia deve essere anche un occasione di sviluppo del territorio circostante, oppure davvero questa debba porsi quale circuito, dal sapor esclusivo, nonché concorrenziale alle attività ospitate nella città; se il poderoso investimento pubblico legittimi l’eventualità che la Reggia diventi un parco storico esclusivo, di cui il parco della Mandria ne diventi pertinenza  in un’ottica di autoreferenzialità quasi autarchica; le modalità tramite cui si sceglieranno i gestori delle attività interne alla Reggia di Venaria, a partire dai punti ristoro e dalle attività commerciali; se vi siano reali, ed interattivi, confronti periodici tra i responsabili della Reggia ed il Borgo storico di Venaria Reale.   

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Azzerare i vertici CSEA: le lotte di potere non rovinino i lavoratori.

Scritto da juribossuto.it il 19 settembre 2009

   Il Consigliere Regionale del Prc Juri Bossuto si è recato presso il presidio indetto dai lavoratori CSEA, innanzi al Comune di Torino. 

La situazione che si è venuta a creare presso la CSEA è decisamente preoccupante per i lavoratori e per il futuro stesso delle agenzie formative. Malgrado i  fondi destinati a fronteggiare la crisi che ha colpito le agenzie stesse, stanziati dalla Regione Piemonte anche grazie all’impegno di Rifondazione Comunista, , i lavoratori CSEA non percepiscono alcun stipendio dal mese di maggio u.s. ed hanno assistito ad un lento, ed inesorabile, abbassarsi anche dei diritti acquisiti nel tempo, tra cui l’erogazione dei ticket mensa. Una crisi, quella della CSEA, determinata da scelte assurde imputabili ai vertici dirigenziali, e di cui, come spesso accade, pagano le conseguenze i lavoratori.

La cassa integrazione non è corrisposta ad un reale esborso economico, malgrado ciò i formatori continuano a lavorare senza percepire alcunché in cambio. A questo si aggiunge il grave stato “ambientale” in cui operano i lavoratori stessi, sui quali sembrano calare le prime ritorsioni antisindacali: ritorsioni riservate a quei lavoratori più in vista nella lotta a difesa del posto di lavoro e dei propri diritti.

Credo opportuno azzerare i vertici CSEA al più presto e valutare il rilancio del consorzio formativo medesimo. Riteniamo al contempo importante rassicurare i dipendenti in merito al loro futuro, valutando un loro possibile ricollocamento che tenga conto della professionalità di cui gli stessi sono portatori. Speriamo in un ulteriore attivarsi rapido delle istituzioni comunali e provinciale.    

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Ilmas: e’ tempo di nominare i commissari e verificare (bene) lo stato del bilancio.

Scritto da juribossuto.it il 18 settembre 2009

  Oggi due lavoratori sono saliti, con intenzioni di restarci a lungo, sul tetto dell’azienda Ilmas di Cascine Vica.Atto disperato che, però, sottolinea le gravi difficoltà in cui versano i tanti dipendenti del gruppo industriale non pagati da maggio. Lo stabilimento, che produce tecnologia in un ambiente vecchio e fatiscente, è destinato ad andare in amministrazione controllata. I libri sono stati depositati in tribunale, ma manca la nomina di Commissari. Occorre tentare di non perdere produzione e lavoro, salvare l’occupazione e nominare, al più presto, i commissari non in veste liquidatoria, ma di sostegno agli addetti e rilancio di un’attività ad oggi caratterizzata da investimenti errati uniti ad una apparente deliberata volontà di chiusura da parte dei manager. 

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Sostegno al reddito: ok,ma occorrono nuovi strumenti legislativi.

Scritto da juribossuto.it il 18 settembre 2009

  Penso di poter esprimere la soddisfazione di tutta la VII Commissione Lavoro per il risultato, seppur parziale, che si è ottenuto in merito all’ampliamento della fascia di cittadini che possono accedere al sostegno al reddito.Un risultato che ha visto l’impegno attivo dei Commissari e che apre anche ad ipotesi nuove e suggestive quali il reperimento di nuovi fondi diretti al sostegno al reddito degli avanzi di gestione del Consiglio Regionale, destinati lo scorso anno al 150° dell’Unità d’Italia.Da consigliere ribadisco però la necessità di non fermarsi agli ammortizzatori sociali. Il sostegno ai lavoratori ed ai cittadini in difficoltà va affiancato ad atti legislativi di governo dell’economia e dell’industria. Senza questi temo che si faccia davvero poca strada nella direzione giusta: quella della difesa del lavoro.  

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