Poste Italiane, scuola e trasporti: cronaca di uno sfascio annunciato.

Il nuovo modello organizzativo di Poste Italiane prevede una diminuzione delle zone di distribuzione (pensiamo al ritiro raccomandate o atti giudiziari) con conseguente aumento dei carichi di lavoro per i dipendenti e scomodità e disagi per i cittadini.I punti di consegna sono pochi e creano parecchi problemi agli utenti che devono spostarsi e aspettare di più per poter ritirare le proprie comunicazioni.A Torino, ad esempio, dal primo agosto il ritiro delle raccomandate non si effettua più all’ufficio postale di zona, ma nei tre “sportelli inesitate”, in via Nizza, corso Tazzoli, corso Grosseto. Il risultato è che per ritirare una raccomandata il tempo medio d’attesa, documentato da diversi articoli giornalistici, è piuttosto alto, come ho potuto personalmente rilevare ieri. Ma non solo. Recentemente Poste Italiane, di cui il dicastero del tesoro detiene il 65% delle azioni, ha indetto una gara d’appalto al massimo ribasso per i servizi di pulizia, con una base d’asta il cui valore è già in partenza incompatibile con i costi di una persona assunta applicando un regolare contratto. Non è accettabile che aziende di proprietà pubblica diventino complici di una situazione che ripropone il tema dell’uso improprio dei contratti di lavoro o addirittura del lavoro nero e del meccanismo incontrollato di appalti e subappalti. Il Governo sta operando ad un minuzioso smantellamento del Pubblico, e la Posta e i precari della scuola ne sono due degli esempi più eclatanti.Come Presidente della Commissione Lavoro proporrò l’audizione dei vertici regionali delle Poste per tentare di porre dei freni ad uno scadimento del servizio che è sotto gli occhi di tutti i cittadini.

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