CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Areoporto Sandro Pertini: lettera alla Presidente Bresso.

Scritto da juribossuto.it il 25 settembre 2009

Cara Presidente,  

Le scrivo con l’intento di informarLa adeguatamente in merito a quanto sta accadendo all’Aeroporto Città di Torino “Sandro Pertini”.

Ancora una volta,  la “liberalizzazione” del trasporto aereo pare abbia favorito principalmente le compagnie che si occupano dei Vettori aerei ed in buona parte i gestori degli aeroporti, rendendo il lavoro di assistenza precario e sempre più di bassa specializzazione. Il teorema da applicare, alla circostanza,  è relativamente semplice: Aviapartner (socio- Sagat) per sopravvivere deve ridurre i costi adottando, inevitabilmente, politiche aggressive  incentrate sulla conseguente precarizzazione del lavoro.Nel contesto sopra descritto, Sagat (società in prevalenza pubblica), per migliorare il livello dei propri profitti ed avvantaggiandosi di un intervento ad hoc dello Stato, ha messo in atto per la prima volta la procedura di mobilità (che sottintende il “licenziamento”). Nonostante bilanci fortemente in attivo della Sagat, è stato deciso di “scaricare” sulla collettività i costi di circa 40 lavoratori erodendo, contemporaneamente, ancora una volta le retribuzioni dei dipendenti. La vicenda è resa ancor più triste dal fatto che nello stesso momento in cui veniva assunta la decisione di incidere sul personale per ridurre le uscite di bilancio, il suo dirigenza pare abbia deliberato per se un consistente aumento di stipendio: un premio per “l’ottimo” lavoro svolto.Se a prima vista i due fenomeni di licenziamento del personale (Aviapartner e Sagat) possono sembrare scollegati, questi hanno al contrario strategie comuni destinate ad intrecciarsi. Per comprendere meglio la complicata situazione attuale occorre partire da CAI, che nella compagine azionaria presenta anche i soci privati proprietari di Sagat (ovvero i Benetton tramite Sintonia e il Gruppo Intesa San Paolo attraverso Equiter), la quale che stringe un accordo strategico con Air France che sull’aeroporto di Torino lavora con Aviapartner. L’accordo prevede la riduzione dei voli a livello generale e su Caselle vengono soppressi i voli AirFrance, non mettendo più in condizione Aviapartner di lavorare. Situazione che a cascata permette di poter lasciare a casa parte dei lavoratori ed, al contempo, fa maturare debiti nei confronti della collettività. Conseguentemente si scopre che gli interessi dei vettori, delle due società di servizi a terra (Aviapartner e Sagat handling, controllata di Sagat) e della società di gestione (Sagat), devono necessariamente confluire nell’interesse della parte di azionisti comune a tutti.  Se focalizziamo l’attenzione su Aviapatner notiamo una situazione societaria, e di intrecci azionari, al limite del paradosso: sino al punto di diventare concorrente di se stessa, in quanto socio di Sagat (detiene lo 0,41% delle quote, cifra irrisoria ma altamente strategica in quanto Aviapartner risultava, per la cordata che ha rilevato l’aeroporto, l’unico partner in possesso dei requisiti adatti per poter partecipare al bando di privatizzazione della Sagat nel 2000) e allo stesso concorrente con Sagat handling. Aviaopartner ha poi un debito per l’uso dello spazio aereoportuale che risulta essere molto alto e che recentemente Sagat ha chiesto di saldare.Si cade, così, in un terribile gioco dove è chiaro che ognuno, dei nostri protagonisti,  muove le proprie carte in nome di un personale livello di profitto da raggiungere: in tale contesto, come sempre avviene, l’etica imprenditoriale si trasforma in un disvalore ed a rimetterci è, come sempre, la dignità dei lavoratori.In questo periodo laddove ogni giorno il pubblico si precipita a correggere i pesanti guasti causati dal mercato “molto” libero, anziché ipotizzare e realizzare un mercato sussidiario tra il diritto d’impresa e diritto al lavoro, diventa usuale assistere dell’apertura di altri fronti di attacco alle tutele sociali: fronte oggi arricchito dal disagio che si vive tra i lavoratori dell’aeroporto “Sandro Pertini”. Lavoratori vittime, ancora una volta, di insensate privatizzazioni unite ad altrettante esternalizzazioni i cui risparmi per il pubblico non sono sempre così evidenti.Le uniche strategie premianti sono quelle incentrate sull’indicare i bilanci disastrati ed alla conseguente proposta del loro risanamento tramite il “solito” taglio del lavoro. Lavoro che non riesce ad assicurare la continuità e stabilità neanche quando la richiesta delle prestazioni resta inalterata (anzi aumenta, come nel caso di Sagat Handling). Quello che rimane difficile da comprendere rimane il fatto che anziché favorire l’introduzione di regole scritte, semplici nei principi, che adattino lo spostamento delle prestazioni in relazione allo spostamento dei contratti, oggi le imprese si pongono l’obiettivo di deregolamentare le retribuzioni, nonché i modelli di prestazione uniti ai modelli contrattuali stessi; molte imprese scelgono inoltre di  indebolire le tutele a vantaggio dei lavoratori, ed  attaccare ancor di più il costo del lavoro, anche se ormai quello italiano è tra i più bassi d’Europa. Drammaticamente la politica sembra non voler osservare che i vettori europei non hanno aumentato la propria presenza nella autoproduzione dei servizi. Gli stessi hanno ritenuto più conveniente puntare ad una gara al ribasso dei costi di assistenza, magari esigendo una maggiore personalizzazione del servizio. In questo contesto perché si continua a consentire ad altri soggetti di poter utilizzare con estrema facilità lo strumento del licenziamento? Inoltre perché dare l’opportunità di usare la mobilità, unita a tutta una serie di sgravi fiscali da essi derivanti, anche quando non vi è reale contrazione di richiesta di prestazione.I quesiti restano pesantemente aperti. Occorre un’azione urgente diretta a porre regole e meccanismi indirizzati alla salvaguardia del servizio pubblico e dei lavoratori. Occorre uscire dalla logica pura del profitto unito alla perdita in capo esclusivamente alla collettività.      Cordiali saluti.     Juri Bossuto          


 

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