CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Accordo in Valle Susa PD- Liste civiche.

Scritto da juribossuto.it il 28 settembre 2009

La sera di sabato scorso un grido di gioia si è elevato, da alcuni amministratori No Tav , al giungere della notizia che l’accordo Pd – Liste civiche era siglato, insieme alla redazione di un programma assai eloquente: No Tav e sfiducia all’Osservatorio.

La stessa gioia è anche mia, e nasce dalla considerazione che qualcosa finalmente è cambiato, ed in meglio, nei rapporti tra territori e centro; così come qualcosa si è inesorabilmente rotto nell’atteggiamento, quasi integralista, che il Pd, da sempre più che favorevole alla Torino- Lione, ha avuto negli anni riguardo la vicenda Tav.

La scelta del pd locale di smarcarsi dalle logiche dei suoi dirigenti, regionali e nazionali, significa aver fatto i primi passi verso il ritrovamento della capacità di anteporre i diritti dei cittadini e del territorio alle logiche affaristiche: capacità assolutamente negata se avesse vinto la linea di chi preferiva accordi Pd- Pdl pur di assicurare la costruzione del mega tunnel di base in Valle Susa.

La firma dell’accordo in Valle Susa indica, al contempo, che Rifondazione non sbagliava nel mettere al centro delle sue battaglie la tutela dei soldi pubblici, unita a quella dell’ambiente ed alla rivendicazione della piena trasparenza, quale prassi, specialmente in merito alle scelte che cadono su collettività intere.

Ho sempre ritenuto assurdo che alleanze politiche importanti nascessero, e morissero, non sulla base di progetti sociali, ma solo sulla base del progetto TAV: un’opera che condiziona a tal punto giunte e governi da diventare ancor più sospetta.

In Valle Susa, sabato, si è aperto uno spiraglio di luce importante per chi crede ancora nella politica delle idee, a servizio dei cittadini; quella politica sorta dalle proposte illuministiche da cui sono nati i sistemi parlamentari: un’azione politica in cui le grandi opere non sottomettano territori e comunità, ma al contrario in cui le opere (piccole e grandi) tornino ad essere non una spartizione di soldi pubblici, ma un servizio reale reso al pubblico.

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