Torino: l’assedio continuo di fantasmi recenti e nuovi Unni.

  “Torino non sta mai ferma”, vero, ma dove stia andando non è dato sapere. Città turistica, Città culturale, Città sociale, Città operaia, Città privata: sono questi gli aspetti di una metropoli che pare aggirarsi confusa tra mille identità, e nessuna a lei davvero appartenente. L’eredità olimpica ha lasciato sul terreno morti e fantasmi: strutture abbandonate, opere insensate, gestioni onerose, manutenzioni impossibili; Torino 2006 ha il sapore del villaggio decadente tipico delle migliori pellicole a firma di Sergio Leone.Il capoluogo piemontese, in preda alle convulsioni da febbre alta, tenta di cambiare velocemente, faccia cosicché vincere la sua malattia, indossando i panni di un ricco speculatore privato ed abbandonando quelli dell’antica comunità pubblica attenta al sociale ed al territorio.Le ultime scelte urbanistiche sono la carta di identità della nuova Torino da bere; una metropoli per “pochi” bene rappresentata dalla variante al PRGC n. 190 che  circonda il Palazzo del Lavoro con un centro commerciale (l’ennesimo) di 28.000 metri quadrati, con un addio collettivo al bel parco alberato che incornicia il Palazzo Nervi.Per sanare il buco olimpico, e non farne adirare i fantasmi, Torino si appresta ad alienare la sede storica della polizia Municipale di via Giolitti, a cui aggiunge la Cavallerizza, via Antinori e molto altro: le Olimpiadi tornano ad essere così un affare per gli immobiliaristi ed un danno per la collettività.Il quadro descritto stride, decisamente, leggendo  l’appello a firma del Comitato ampliamento Parco Ruffini, il quale purtroppo si illude che il comune acquisti aree demaniali e ferroviarie per attuare una funzione pubblica, ossia migliorare tramite un parco più grande la qualità della vita dei suoi cittadini: una vocazione naturale del comune che pare tradita dai fatti.La Città cosiddetta pubblica sta sparendo sotto i colpi dei privati, lo dimostrano non solo le tante drammatiche varianti, ma anche i box privati costruiti sotto le piazze storiche, piazza Maria Teresa, o quelle “centrali” periferiche quali piazza Livio Bianco oppure via Boston.La devastazione portata in questi anni al centro presunto storico, piazza San Carlo e Solforino, unita alla disattenzione crescente verso le periferie fanno pensare ad un attacco massiccio, nel nome del risanamento economico, da cui impossibile difendersi. Qualcuno penserà che non tutto è perso e che la Sopraintendenza  difenderà almeno, con buona pace della periferia, i siti storici: temo sia questa una illusione e già mi appresto a sorridere quando leggerò che nulla osta alla costruzione dei box, sotto la statua di Pepe, poiché le antiche vestigia non sono così antiche e tanto meno vestigia; una storia che in Torino si ripete, evidentemente la nostra città non ha mai conosciuto medio evo, periodo romanico o rinascimento, così almeno pare in base a come agisce la Sopraintendenza nel concedere permessi costruttivi.Scriveva un lettore di alcuni ragazzini che bivaccando sulla gradinata del Caval ‘d Brons ne imbrattavano il basamento con frasi stupide, sotto gli occhi delle tante pattuglie di sicurezza pubblica (vero!) di passaggio , ma non mi stupirei troppo al suo posto. Davanti ad una Torino che si arrende all’invasione barbarica speculativa, anche il Cavallo di Bronzo china la sua testa innanzi ai giovani Unni del nuovo millennio.         

Un Commento a “Torino: l’assedio continuo di fantasmi recenti e nuovi Unni.”

  1. Maria Teresa : Biografia, notizie, gossip, gallerie fotografiche, video scrive:

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