Un invito ai sindacati: evitare guerre tra i precari.
Stupisce il risalto negativo che è stato dato all’appello redatto dai precari dei gruppi regionali per avere un processo di stabilizzazione, legato all’emanazione di concorsi aperti a tutti e non riservati solo a loro. Proprio dalla condivisione della lotta che portò avanti 5 anni fa il compagno Contu nasce da una mia diffidenza derivante dallo stridere delle posizioni che le istituzioni e le organizzazioni sindacali hanno a fronte di fenomeni ben più iniqui su cui al contrario le prese di posizione sono positive.Ad esempio chiedo alla Cisl una coerenza per quanto riguarda l’assunzione di insegnanti di religione e la loro stabilizzazione all’interno di nidi e scuole materne: paradosso in cui personale nominato dalla Curia – quindi senza concorso – viene stabilizzato in ruoli in cui la materia religiosa dovrebbe avere nulla a che fare.Chiedo inoltre a Cgil e Uil un’attenta osservazione dei risultati derivanti dall’ultimo concorso pubblico, concorso ideato per stabilizzare i precari della Regione Piemonte, ma i cui risultati possono definirsi alquanto curiosi: parte dei precari non è entrata in graduatoria pur a fronte di buone prove, mentre in compenso è stata occasione di ingresso alla stabilizzazione regionale per staffisti degli assessorati su cui non discuto certo i requisiti. Allora coerenza vorrebbe il non innestare guerre assurde nel grande mondo del precariato e fermarsi a pensare prima di esternare posizioni cariche di significato negativo e valutando al contempo cosa realmente ed in quali termini, hanno chiesto i precari dei gruppi stessi; evitando così di cadere nel solito due pesi due misure. Magari dalla stessa riflessione potrebbe risultare ingiusta l’assunzione dei maestri e meno peregrina, al contrario la richiesta di un concorso pubblico aperto avanzata dei precari dei gruppi consiliari.