CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Archivi per ottobre, 2009

HP-DCS: 130 lavoratori a rischio!

Scritto da juribossuto.it il 6 ottobre 2009

 L’11 settembre la società HP-DCS srl ha avviato, su base nazionale, le procedure per il licenziamento collettivo di 130 lavoratori, 49 dei quali su un totale di 70 della sede di Torino. La società dal 2003, lavora attraverso apposita commessa per Telecom Italia nel campo dell’assistenza alle varie postazioni regionali.Nel 2006 ha acquisito in specifico sulla sede di Torino: 60 lavoratori ex IBM e ex GLOBAL VALUE fatti prima transitare per 7 mesi in una società creata ad hoc dal Gruppo FIAT e 13 lavoratori su un totale di 71 da Hewlett Packard Italiana, con relative commesse di servizi.La società HP-DCS è controllata al 100% dal ramo italiano di Hewlett Packard e nel 2008 la commessa Telecom è stata rinnovata fino al 2011 con notevole riduzione di fatturato, lo stesso è avvenuto nel 2009 con la commessa FIAT.HP-DCS, negli ultimi anni, pare abbia avuto perdite variabili dai 5 ai 7 milioni di euro per ciascun anno; e negli anni 2007 e 2008 è stata avviata dall’azienda una mobilità volontaria incentivata che però pare non abbia portato ai risultati sperati.Considerato che nel corso del 2008 HEWLETT PACKARD mondiale ha acquisito il gruppo EDS, con la stessa mission di HP-DCS, creando interferenza fra le due società.Si interroga la Giunta Regionale per sapere quali iniziative intenda adottare per tutelare i lavoratori che HP-DCS ha annunciato di voler licenziare.  

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Castellamonte: il ponte Almirante torna a chiamarsi San Pietro.

Scritto da juribossuto.it il 6 ottobre 2009

“La decisione del Sindaco Mascheroni di Castellamonte – dice Juri Bossuto, Consigliere Regionale del PRC - di rimangiarsi l’intitolazione del ponte a Giorgio Almirante, seppur tardiva, è saggia”.“Credo – continua il consigliere - che sia una vittoria di tutti i sinceri anti-fascisti che sabato si sono presentati in piazza per manifestare il proprio dissenso, in modo democratico e civile, a questa idea davvero inaccettabile”.“Il Sindaco – conclude Bossuto - ha probabilmente capito tre cose da non sottovalutare, anche per il futuro: innanzitutto quella di non calpestare la memoria di chi in quel luogo ci abita e ci vive. La sua scellerata idea ha fatto tornare attivi e combattivi i grandi partigiani dell’Anpi e tutti coloro che hanno vissuto sulla propria pelle la tragedia del periodo fascista. In secondo luogo ritengo che il Sindaco abbia ricevuto una buona lezione di democrazia: le decisione non vanno mai prese sulla testa dei cittadini. E ancora una volta se n’è avuto una dimostrazione con la manifestazione di sabato. Infine consiglierei a Mascheroni, se ancora non l’ha fatto, di andare a rileggere un manuale di storia contemporanea perché definire Giorgio Almirante un “insigne uomo politico” è davvero insensato”.  

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Un ricordo ad un sindaco dalla grande Umanità: Dario Storero.

Scritto da juribossuto.it il 4 ottobre 2009

Il mio ricordo di Storero è legato ad un periodo di tempo relativamente breve, ma decisamente intenso. Il Sindaco di Villar Perosa negli anni ’90, all’epoca del neo nato movimento studentesco noto come “La Pantera”, era parte di un gruppo di avvocati che prestavano la loro assistenza, gratuita, ai tanti compagni  destinati a cadere nelle reti della repressione politica.Il movimento era sicuramente tra i candidati più idonei alla tutela legale poiché caratterizzò il suo agire, in tutto il 1990, tramite innumerevoli manifestazioni di piazza unite all’occupazione delle sedi universitarie.L’esperienza della Pantera ebbe una svolta nella primavera di quell’anno, periodo in cui scattarono le prime denuncie ai danni degli studenti. Molti di noi, “occupanti”sfuggiti alla prima ondata di fermi, fecero la scelta di auto denunciarsi in segno di solidarietà politica, nei riguardi di coloro su cui già pesava lo sguardo accusatorio della magistratura: in tal modo si aumentò, e non poco, la schiera di chi si rivolgeva ai legali “volontari”.Fu così che incontrai Storero. Mi recai ad un incontro nel suo studio torinese: un primo incontro a cui ne seguirono altri anche in Villar Perosa. Conoscevo Storero in veste di giurista “Impegnato”, appartenente all’area dell’allora PCI; molto più scarsa era invece la mia conoscenza per quanto concerneva il suo ruolo di amministratore della città industriale sita in Val Chisone.In quegli incontri ebbi modo di approfondire proprio quest’ultimo aspetto di Storero, tramite discussioni e confronti che aprimmo su tutta una serie di argomenti quali il Lavoro, la Montagna e la Sinistra in generale.Ricordo ancora, con immagini fresche di un passato non recente, uno degli incontri che iniziò, come sempre, con il rituale sfottò politico tra un comunista istituzionale (Lui) ed un extraparlamentare autonomo (lo scrivente), per poi proseguire lasciando il posto a toni preoccupati e grevi, quando si giunse a trattare della situazione occupazionale della zona.Storero diventò cupo in volto illustrandomi la fatica, la delusione, lo sconforto della complessa trattativa che portava avanti con la proprietà SACHS, allo scopo di evitarne la chiusura dello stabilimento locale (lo stesso in crisi oggi). Mi raccontò della sequela di riunioni dove la sua amministrazione si contorceva, letteralmente, nel tentativo di trovare un’alternativa al licenziamento. Era sconcertato dalle non riposte in merito  provenienti dalla proprietà, e dalla disperata lucidità con cui i lavoratori andavano incontro al trovarsi dall’oggi al domani in strada.Vidi, quel giorno, nel sindaco un grande dolore legato ad una passione rara; colpì la mia attenzione quell’emozione che proveniva dalle sue parole e la tenacia, al limite dello sfiancamento, nel perseguire la volontà di mantenere l’occupazione in valle: erano già allora anni duri per la vita delle fabbriche in zona, e Storero ne era più che consapevole.Terminai l’incontro con un senso di angoscia sincero, sorto dal quadro sociale disegnato di Dario, ma al contempo rassicurato dal fatto dell’aver potuto constatare l’esistenza di amministratori profondamente  motivati nel loro agire: mossi dalla forza delle idee e dalla dedizione verso la propria comunità umana.Lo stabilimento non chiuse i battenti, pagando così l’energia spesa dal primo cittadino di Villar, ma Storero purtroppo ci lasciò improvvisamente, portandosi via un tassello di quel mosaico (oggi quasi totalmente distrutto) che raccoglieva l’immagine della politica costruita con l’amore sincero verso gli altri.Attenzione, passione, dedizione sono gli elementi che fanno la differenza: elementi che segnano in modo netto la linea di demarcazione tra chi si candida, nel locale come altrove, per mire personali e chi per genuino spirito di sacrificio. Quando si incontrano espressioni appartenenti alla seconda categoria dei “politici”, la fiducia verso le istituzioni cresce facendo del bene alla Democrazia; al contrario il proliferare degli altri soggetti, detti arrivisti, conduce spesso a regimi striscianti e raccapriccianti.La politica, quella vera, è fatta di tormento, sofferenza e qualche piccolo spazio dedicato alla gioia di una vittoria: è un sacrificio davvero grande che rende imprescindibile, come affermava Guevara, chi con essa si cimenta. Chi entra con le motivazioni salde nell’animo in questo complesso campo, è individuo raro nonché prezioso, è ricchezza per il territorio, spesso è anche pesante solitudine.Insomma: coloro che si caricano sulla schiena il destino di una collettività,  sono uomini e donne dal coraggio notevole e, ripeto, sono gli imprescindibili. Dario Storero ci ha insegnato come essere tali senza indossare il costume da super eroi, così: nelle vesti di umani con addosso tutte le nostre fragilità e le nostre “terribili” speranze.    


 

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Un invito ai sindacati: evitare guerre tra i precari.

Scritto da juribossuto.it il 4 ottobre 2009

Stupisce il risalto negativo che è stato dato all’appello redatto dai precari dei gruppi regionali per avere un processo di stabilizzazione, legato all’emanazione di concorsi aperti a tutti e non riservati solo a loro. Proprio dalla condivisione della lotta che portò avanti 5 anni fa il compagno Contu nasce da una mia diffidenza derivante dallo stridere delle posizioni che le istituzioni e le organizzazioni sindacali hanno a fronte di fenomeni ben più iniqui su cui al contrario le prese di posizione sono positive.Ad esempio chiedo alla Cisl una coerenza per quanto riguarda l’assunzione di insegnanti di religione e la loro stabilizzazione all’interno di nidi e scuole materne: paradosso in cui personale nominato dalla Curia – quindi senza concorso – viene stabilizzato in ruoli in cui la materia religiosa dovrebbe avere nulla a che fare.Chiedo inoltre a Cgil e Uil un’attenta osservazione dei risultati derivanti dall’ultimo concorso pubblico, concorso ideato per stabilizzare i precari della Regione Piemonte, ma i cui risultati possono definirsi alquanto curiosi: parte dei precari non è entrata in graduatoria pur a fronte di buone prove, mentre in compenso è stata occasione di ingresso alla stabilizzazione regionale per staffisti degli assessorati su cui non discuto certo i requisiti. Allora coerenza vorrebbe il non innestare guerre assurde nel grande mondo del precariato e fermarsi a pensare prima di esternare posizioni cariche di significato negativo e valutando al contempo cosa realmente ed in quali termini, hanno chiesto i precari dei gruppi stessi; evitando così di cadere nel solito due pesi due misure.  Magari dalla stessa riflessione potrebbe risultare ingiusta l’assunzione dei maestri e meno peregrina, al contrario la richiesta di un concorso pubblico aperto avanzata dei precari dei gruppi consiliari.   

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Attenzione a non viziare troppo l’aria nei salotti belli!

Scritto da juribossuto.it il 2 ottobre 2009

Sono “stupefacenti” le dichiarazioni a mezzo stampa di Antonella Parigi a seguito dell’ultima edizione di “Torino Spiritualità”, con le quali autovaluta il festival come meritevole di essere esportato, lamenta la mancanza di risorse e prefigura, se non vi saranno più le condizioni, di portarlo altrove, quasi fosse cosa sua.Non è paga di aver condotto un format finanziato dalla Regione, che alterna molte belle conferenze ad altre che poco c’entrano con l’idea (ampia e laica) di spiritualità. Non è paga di poter disporre – con piena discrezionalità, pur orientata dalla Giunta – di notevoli risorse (sembrerebbero almeno 1,2 milioni di euro annui) attribuite al Circolo dei Lettori attraverso la Fondazione Teatro dei Ragazzi. Non è paga di poter decidere in autonomia compensi e contributi ad artisti, associazioni, compagnie teatrali, spesso al di fuori di procedure di evidenza pubblica. Non è paga di poter disporre di un aulico palazzo profumatamente affittato. Ora apprendiamo che, dopo le automobili e i gianduiotti, potremmo anche esportare (e trasferire) “Torino Spiritualità”. Sinceramente, in questo periodo di crisi, siamo preoccupati di altro.

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Torino: l’assedio continuo di fantasmi recenti e nuovi Unni.

Scritto da juribossuto.it il 2 ottobre 2009

  “Torino non sta mai ferma”, vero, ma dove stia andando non è dato sapere. Città turistica, Città culturale, Città sociale, Città operaia, Città privata: sono questi gli aspetti di una metropoli che pare aggirarsi confusa tra mille identità, e nessuna a lei davvero appartenente. L’eredità olimpica ha lasciato sul terreno morti e fantasmi: strutture abbandonate, opere insensate, gestioni onerose, manutenzioni impossibili; Torino 2006 ha il sapore del villaggio decadente tipico delle migliori pellicole a firma di Sergio Leone.Il capoluogo piemontese, in preda alle convulsioni da febbre alta, tenta di cambiare velocemente, faccia cosicché vincere la sua malattia, indossando i panni di un ricco speculatore privato ed abbandonando quelli dell’antica comunità pubblica attenta al sociale ed al territorio.Le ultime scelte urbanistiche sono la carta di identità della nuova Torino da bere; una metropoli per “pochi” bene rappresentata dalla variante al PRGC n. 190 che  circonda il Palazzo del Lavoro con un centro commerciale (l’ennesimo) di 28.000 metri quadrati, con un addio collettivo al bel parco alberato che incornicia il Palazzo Nervi.Per sanare il buco olimpico, e non farne adirare i fantasmi, Torino si appresta ad alienare la sede storica della polizia Municipale di via Giolitti, a cui aggiunge la Cavallerizza, via Antinori e molto altro: le Olimpiadi tornano ad essere così un affare per gli immobiliaristi ed un danno per la collettività.Il quadro descritto stride, decisamente, leggendo  l’appello a firma del Comitato ampliamento Parco Ruffini, il quale purtroppo si illude che il comune acquisti aree demaniali e ferroviarie per attuare una funzione pubblica, ossia migliorare tramite un parco più grande la qualità della vita dei suoi cittadini: una vocazione naturale del comune che pare tradita dai fatti.La Città cosiddetta pubblica sta sparendo sotto i colpi dei privati, lo dimostrano non solo le tante drammatiche varianti, ma anche i box privati costruiti sotto le piazze storiche, piazza Maria Teresa, o quelle “centrali” periferiche quali piazza Livio Bianco oppure via Boston.La devastazione portata in questi anni al centro presunto storico, piazza San Carlo e Solforino, unita alla disattenzione crescente verso le periferie fanno pensare ad un attacco massiccio, nel nome del risanamento economico, da cui impossibile difendersi. Qualcuno penserà che non tutto è perso e che la Sopraintendenza  difenderà almeno, con buona pace della periferia, i siti storici: temo sia questa una illusione e già mi appresto a sorridere quando leggerò che nulla osta alla costruzione dei box, sotto la statua di Pepe, poiché le antiche vestigia non sono così antiche e tanto meno vestigia; una storia che in Torino si ripete, evidentemente la nostra città non ha mai conosciuto medio evo, periodo romanico o rinascimento, così almeno pare in base a come agisce la Sopraintendenza nel concedere permessi costruttivi.Scriveva un lettore di alcuni ragazzini che bivaccando sulla gradinata del Caval ‘d Brons ne imbrattavano il basamento con frasi stupide, sotto gli occhi delle tante pattuglie di sicurezza pubblica (vero!) di passaggio , ma non mi stupirei troppo al suo posto. Davanti ad una Torino che si arrende all’invasione barbarica speculativa, anche il Cavallo di Bronzo china la sua testa innanzi ai giovani Unni del nuovo millennio.         

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