CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Archivi per novembre, 2009

Mappano: come dare uno schiaffo alla partecipazione popolare.

Scritto da juribossuto.it il 12 novembre 2009

Mappano sembra destinata a rimanere in eterno una sorta di cittadina balcanizzata in cui, percorsi pochi metri, si passa da una frazione di un comune all’altro senza rendersene conto. 

Questo “bel” risultato non ripaga certo l’impegno messo in questi mesi dai comitati per Mappano comune, un impegno di cui è stata parte attiva anche Rifondazione Comunista e che ha visto anche l’adesione di alcuni consiglieri regionali.

Uno sforzo che aveva al tempo di record fatto produrre leggi e delibere regionali indirizzate tutte a poter esprimere un voto referendario per Mappano, previsto per domenica 15. Su tutto sono però caduti alcuni ricorsi indetti al Tar dai Sindaci a cui Mappano appartiene, i quali evidentemente non potevano ammettere di perdere gli introiti che quella martoriata frazione consegna ogni anno alle casse comunali. Morale: il Sindaco di Leinì Coral ha parzialmente vinto una battaglia dai toni deliranti, agganciandosi ad un cavillo grazie al quale non si andrà più votare. Più che una battaglia vinta mi pare l’ennesimo spreco di tempo e risorse pubbliche, questa volte imputabili ai comuni, ed uno schiaffo ben assestato a quella partecipazione popolare sempre troppo comodamente invocata.

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Per la difesa del trasporto ferroviario pubblico.

Scritto da juribossuto.it il 8 novembre 2009

Esprimo solidarietà piena ed assoluta ai lavoratori delle ferrovie che hanno partecipato allo sciopero indetto, in questo fine settimana, per denunciare le difficoltà operative determinate dalle scelte di organizzazione, degli equipaggi in macchina, attuate dai propri dirigenti

Invito i cittadini a comprendere le ragioni del disagio che lo sciopero ha comportato, ma certamente invito anche a non rassegnarsi innanzi ai disservizi che la rete ferroviaria quotidianamente comporta a pendolari e passeggeri. Occorre scegliere manager delle Ferrovie capaci nel loro mestiere e rimuovere, al contempo, chi non è in grado di gestire la rete trasportistica.

Mi pongo in modo fortemente critico, di conseguenza, nei riguardi della scelta che la Giunta piemontese ha intrapreso nell’ esternalizzare il servizio ferroviario lottizzando la Regione Piemonte in cinque aree. Mi ricorda le scelte drammatiche, nei risultati, attuate da Margaret Tatcher in Inghilterra, opzioni che pagarono a caro prezzo cittadini e lavoratori. Non è aprendo le porte alla privatizzazione spinta, e neppure alla cancellazione dei diritti in capo ai lavoratori stessi, che si risolve definitivamente il disservizio attuale. Spererei in un piano dei trasporti regionale che programmi il futuro della rete unito a  scelte, meditate, a questo conseguenti e prive di facile demagogia.    

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In Comunità Montana Valle Susa, vince il coraggio di chi si schiera a fianco di una politica libera e morale.

Scritto da juribossuto.it il 8 novembre 2009

Oggi è stata una giornata importante per tutti coloro che si schierano sul fronte critico riguardante la TAV. Infatti il corteo pacifico, e colorato, che si è snodato nel territorio di Rivalta Torinese sino a toccare i siti, oggi agricoli, destinati al sacrificio del nuovo tracciato TAV, ha visto una folta partecipazione che si è ingrossato man mano che il corteo procedeva. 

Questa sera la seconda notizia ben augurale, ossia l’aver vinto le elezioni della Comunità Montana Valle Susa- Sangone, la lista formata da Pd e Civiche No TAV, una vittoria che non si potrà ignorare e con cui dovranno confrontarsi i tanti fautori, privati e politici, della linea ad Alta Capacità. 

Lunedì, prossimo, chi si assumerà la responsabilità di avviare i fatidici carotaggi, premessa del nuovo progetto della Torino- Lione, dovrà aver chiaro di porsi in un contesto in cui le compensazioni, promesse, non hanno sgretolato il fronte No Tav; un fronte composto da amministratori e cittadini determinati nel non voler diventare vittime di quello che si annuncia un problema morale oltre che di grave impatto ambientale. Creare lavoro significa avviare cantieri con il fine di migliorare i servizi alla collettività, non certo imbarcarsi in avventure spregiudicate sorte dal sogno- business delle grandi (inutili) opere.    

Quando la politica capirà tutto questo?

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Vicenda Grinzane: la Commissione ha concluso i suoi lavori.

Scritto da juribossuto.it il 6 novembre 2009

I lavori della Commissione sono stati proficui, condotti positivamente ed hanno permesso di raccogliere una utile documentazione. La sua efficacia è stata, però, parzialmente vanificata da alcune lacune e  dallo scarso aiuto da parte di alcuni soggetti auditi o cui si rivolgevano le richieste di approfondimento. Su tutto si rileva l’assenza di qualsiasi documentazione per quanto concerne il ruolo e le responsabilità amministrative della Sovrintendenza per i beni architettonici del Piemonte: un’assenza sintetizzata sia dalle risposte che la stessa non ha inoltrato in riscontro alle pressanti richieste avanzate dalla Commissione; sia da una carente illustrazione dei fatti, inerenti il recupero del Castello di Rorà di Costigliole d’Asti, così come illustrati da parte dei rappresentanti della Sovrintendenza stessa recatisi in audizione. A questo si unisce la non piena soddisfazione in merito all’audizione rivolta al dirigente regionale responsabile, per alcuni anni in passato, delle erogazioni contributive decretate dal nostro ente: un’esposizione ricca di enunciazioni, ma raramente supportata da atti e precisi riferimenti.  A dir poco “debole” è stato l’apporto dato alla Commissione da parte di uno dei revisori dei conti dell’Associazione Grinzane, espresso dalla nomina consiliare. La Commissione ha ascoltato giustificazioni ai mancati o scarsi controlli,  motivate dalla totale fiducia nel Presidente “il Presidente era il Presidente” o dal prestigio dato da una carica così “autorevole”. Questa audizione ci ha posti innanzi alla presa d’atto dell’inaffidabilità ad alcune nomine del Consiglio, non funzionali o insufficienti al delicato ruolo istituzionale ricoperto e della necessità di un maggiore raccordo tra il Consiglio stesso e i/le nominati. Il quadro che emerge, in chiusura dei lavori di Commissione ci dà molte preoccupazioni poiché ci permette di assistere, con un’osservazione quasi chirurgica, alla complessa degenerazione di un importante progetto culturale, qual’era il Premio Grinzane, che inizialmente viene avviato sulla base di una precisa convenzione, e quindi su buone intenzioni amministrative, per poi perdersi presto nel naufragio in un mare di contributi “fotocopia” legati a carenti controlli e spese “pazze”. Su tutto è significativa la vicenda del recupero a cui è stato sottoposto il Castello di Rorà. I lavori, avviati sulla base di una necessità reale di salvaguardia del sito, bene rappresentano la necessità che fosse cosa fondamentale, sin da subito, instaurare un collegamento, un concreto coordinamento, degli interventi ed intenti pubblici: non abbandonando, in tal modo, il Comune di Costigliole d’Asti a se stesso, come purtroppo è avvenuto, oppure alla presunta buona fede dell’Associazione che gestiva l’antico edificio storico. La voglia e la ricerca di “visibilità” riferita ad alcuni assessorati, a cui si aggiunge il rilievo internazionale di molti palcoscenici del Grinzane, ha di fatto favorito gli interventi contributivi a pioggia: elementi a cui si aggiunge in aiuto la grande capacità culturale, ma anche relazionale, del Presidente del Grinzane e dalla “conseguente” scarsa attenzione da parte di  alcuni settori regionali. In sintesi, l’assenza di coordinamento e la parallela  carente capacità di verifica del pubblico, hanno fornito il terreno su cui si è sviluppata una eccessiva crescita di finanziamenti, mai controllati e discussi collettivamente nelle competenti sedi istituzionali. Questi fatti dovrebbero insegnare a porre in futuro rimedi credibili, al fine di evitare che singoli personalità, cartelli culturali (o come altro si vogliano definire), enti ed associazioni di varia natura, possano nutrirsi incondizionatamente  di contributi pubblici, lasciando al limite ai privati il compito di intervenire in merito ai progetti maggiormente orientati al business oppure alla soddisfazioni di ambizioni personali. Il “codice etico” è necessario, ma non sufficiente; occorrono precise riforme legislative indirizzate a porre la parola fine a vicende quali quella esaminata dalla Commisione.  Occorre per il futuro, ed il presente, garantire controlli non solo a campione, troppo simili al modello “capestro”, e non indirizzati a tutti indistintamente. E’ necessario coltivare e stimolare le ricchezze culturali che il nostro territorio esprime, senza cadere nella trappola di dedicare attenzione solo a quelle maggiori: un obiettivo raggiungibile garantendo anche aiuti rapidi e trasparenti, erogati sulla base di progetti credibili derivanti da un confronto sincero, a tutto campo, tra le proposte candidate al sostegno regionale. Procedure chiare, quindi, soprattutto orientate alla trasparenza e sancite da contratti convenzionali. E’ questa l’ unica prassi realmente capace di valorizzare ciò che merita ed evitando, contemporaneamente, gravi distorsioni sugli investimenti culturali più importanti. Necessita sempre più un rapporto sinergico per quanto concerne i grandi eventi: una co-partecipazione che significa un accompagnamento pubblico di sostegno e garanzia, contemporanea, di un corretto uso di fondi erogati dalla collettività, cosa ancor più cogente innanzi alla crisi economica e sociale in cui è caduto il nostro Paese. I beni architettonici potrebbero invece ricadere nell’ambito di un nuovo ufficio destinato a seguire i lavori strutturali, conseguenza dei nostri contributi, cosicché poter (seppur parzialmente) affiancare i direttori ai lavori, evitando in tal modo di affidarsi a burocratici collaudi, uniti ad altrettante lettere certificanti l’ avanzamento lavori per formare le valutazioni di idoneità al saldo contributivo. La Regione dovrebbe limitare la sua opera all’impulso politico, alla progettualità di intenti, non sconfinando nel difficile ruolo di gestione ed erogazione contributiva. Nel caso in cui, comunque, si ritenga di mantenere lo status di ente erogatore tra le competenze della Regione Piemonte, la procedura di finanziamento, partendo dalla selezione ed andando sino alla chiusura della pratica, deve essere incentrata nel nome della trasparenza più assoluta e su criteri il più possibile oggettivi (anche se alla base di scelte di indirizzo politiche): stessa attenzione naturalmente per la verifica dell’impegnato a fronte del realizzato.  

Mettendo in secondo piano i mostri sacri, di conseguenza venerabili ma non toccabili, si permette al tessuto culturale del Piemonte di uscire dal rischio “entropia” per puntare, con forza, a nuovi e prosperosi orizzonti.  

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Le migliaia di persone alla fiaccolata NO TAV non si piegano ai giochi politici nazionali: la TAV è anche questione morale!

Scritto da juribossuto.it il 1 novembre 2009

Il Consigliere Regionale del Prc Juri ha partecipato, ieri, alla fiaccolata NON TAV sul tragitto Condove Sant’Antonino di Susa. 

 Dichiara Bossuto “La fiaccolata svoltasi la notte del 31 ottobre, ha visto una partecipazione massiccia sfilare sulla strada che collega Condove  a Sant’Antonino. Migliaia di persone, una moltitudine fatta di famiglie e residenti a cui i sono affiancati molti giovani, hanno voluto ribadire nuovamente il loro fermo dissenso nei riguardi delle opere legate all’Alta Velocità”. 

Ribadisce il consigliere “E’ chiara anche la sfiducia con cui i cittadini guardano a quello che una volta era l’Osservatorio, e che da tempo si presenta quale tavolo di progettazione e, soprattutto, persuasione rivolto alle comunità in Valle”.

Conclude Bossuto “La trappola predisposta a svantaggio dei valsusini e non solo, la questione TAV è oramai una questione morale nazionale oltre che ambientale e legata a modelli di sviluppo disumani, non ha raggiunto il suo obiettivo, e la  marea che ha sfilato ieri per le strade della Bassa Valle sembra voler evidenziare il proprio distacco, e dissenso, verso ogni gioco politico tramato dai dirigenti nazionali dei principali partiti presenti in Parlamento. Credo sia questa la vera questione su cui riflettere, insieme a come spendere bene importanti fondi che rischiano, oggi, di essere sprecati in opere faraoniche e che dovrebbero, invece, andare a soccorrere le reali esigenze che i cittadini denunciano, oramai quotidianamente, innanzi ad altrettanti disagi continui”. 

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Castello di Rorà: cadono gli alberi in ciò che resta del Grinzane.

Scritto da juribossuto.it il 1 novembre 2009

Nel 2007 si era previsto di effettuare la riqualificazione dell’Antico Parco e dei Giardini del Castello di Rorà nell’ambito progettuale di alto profilo (proposta dall’Associazione Premio Grinzane Cavour, in collaborazione con la Regione Piemonte) con l’inserimento di una grande opera di arte contemporanea nell’ex giardino del Castello. Il 1° giugno di quest’anno il Comune di Costigliole d’Asti scrive alla Presidenza del Consiglio al fine di chiedere utilizzo fondi IRPEF per eseguire i lavori, evidenziando il nulla osta ricevuto dall’Assessorato regionale alla Cultura.

In occasione dell’iniziativa “Puliamo il Mondo” (25 settembre 2009) il Comune  di Castigliole aveva fornito rassicurazioni circa il fatto che – durante l’attività di manutenzione relativa all’oggetto – non si sarebbe abbattuta alcuna essenza arborea, mitigando così il progetto originario.L’Ufficio Tecnico Comunale aveva però autorizzato il 17/9 la ditta Mondo snc a iniziare i lavori di riqualificazione in oggetto, tali attività hanno compreso l’abbattimento di molte piante.Infine, stante la lettera Prot. 8988 del 14.12.2007, redatta dal Comune stesso, dove si diceva che “ … i lavori di scavo per la realizzazione di tali interventi (di un locale tecnico e di un percorso interrati …) dovranno avere luogo con assistenza archeologica continua da parte di operatori specializzati …”

Per questi motivi si interroga la Giunta Regionale per sapere:

-      se, malgrado la situazione economica in cui versa l’Associazione Premio Grinzane Cavour, vi siano state rassicurazioni da parte della Regione Piemonte circa la completa realizzazione del progetto originario;

-      nel caso invece in cui il Comune di Costigliole non abbia previsto la completa realizzazione del progetto originario, per quali ragioni lo stesso ritenga apparentemente destituiti di fondamento i pareri espressi dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Piemonte e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie (poiché si riferivano espressamente alla posa dell’opera “Labyrinth&Pleausure, dell’artista belga Jan Vercruysse – che “giustificava” l’eliminazione della piante);

-      se la Giunta Regionale era a conoscenza della previsione di abbattimento delle numerose piante presso i giardini del Castello di Rorà;

-      se la stessa Giunta sia a conoscenza che tra gli alberi abbattuti vi fossero essenze di particolare pregio;

-      chi sia il tecnico individuato - per l’assistenza archeologica continua -, come previsto dalla nota citata in premessa. 

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