CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

LETTERA APERTA ALL’ARCHITETTO MARIO VIRANO: CHI E’ IN MALAFEDE?

Scritto da juribossuto.it il 16 dicembre 2009

Gentile Architetto Virano, leggo con dispiacere le Sue affermazioni apparse sui quotidiani il 14 ultimo scorso. Lei giudica, afferma, dichiara e dispensa giudizi, a detta degli articoli citati, sino a giungere a definire in “malafede” chi contesta la TAV. Nelle sue dichiarazioni, come da prassi, non mancano riferimenti a mentalità ottocentesche, assegnate naturalmente a chi protesta ed individua nel nodo di Orbassano non una utilità, ma solo rumore e inquinamento. Come da copione nelle sue parole non sono mancati gli accenni ad un Piemonte solo e isolato se privato dal collegamento ad Alta Capacità con Lione. Caro Virano, Le confido che sono sempre più convinto del fatto che i veri conservatori, alla prove dei fatti, non siano coloro che si oppongono a progetti modello Piramide di Cheope (corredata da schiavi) ma gli autodefiniti “Progressisti”, i quali nel nome del finto Progresso conservano in realtà il loro status unito al loro potere economico. Lei ammette essere stato, il vecchio progetto, nulla più che la realizzazione della tratta Milano- Lione, e su questo assioma vanta i miglioramenti ottenuti dalla nuova versione; ma dove erano, allora, le persone cosiddette “in buona fede” quando i valsusini, a Sua detta in malafede, ne contestavano l’essenza stessa: assurda inutilità di proposte progettuali confermata dall’Osservatorio nei suoi primo atti di studio.    Coloro in “malafede” hanno quindi di fatto evitato un grande spreco di finanziamenti pubblici ed una bruttissima figura allo Stato, dimostrando un raro senso civico all’interno di un Paese oramai devastato nel cuore e nell’anima. Un senso civico che ha dato legittimità all’Osservatorio Tecnico (nota bene) ed ha consegnato a Lei il ruolo di Presidente del medesimo.   A questo punto parliamo dell’Osservatorio: nato quale luogo neutro in cui valutare lo stato dei trasporti sull’asse Torino-Lione, e con lo scopo di valutare apertamente tutte le possibilità conseguenti allo studio compresa l’opzione zero; presto l’Osservatorio ha mutato forma e dalle prime elaborazioni in linea con gli originali scopi, si è giunti ad altro. Da luogo prettamente tecnico, l’Osservatorio si è trasformato in tavolo politico, di persuasione dove formulare un nuovo progetto TAV e dirimere le questioni territoriali con gradite compensazioni economiche. Sono stato colto da un forte disappunto quando ho letto le vignette, di cui Lei è autore dei testi, apparse sul giornale torinese “La Stampa”. Non è stata la qualità dei fumetti, poco coincidenti con i miei gusti in merito, ad inquietarmi, ma l’osservare tramite quella apparente innocua pubblicazione dove realmente si indirizzava la svolta politica dell’Osservatorio medesimo. Allora, architetto, Le chiedo chi sia davvero in malafede nel quadro appena descritto. Sono forse in malafede i contestatori o coloro che avvallano un progetto dai costi stellari, sempre in crescita rispetto alle previsioni; sono in malafede i valsusini oppure chi redige progetti magari con lo scopo di assecondare i privati dimenticando qualsiasi regia pubblica su progetti e lavori faraonici; sono in malafede i critici all’opera o coloro che in Italia riempiono l’Alta Velocità di cemento, disastri ambientali e speculazioni sino a caratterizzare l’infrastruttura anche nel confronto con il resto d’Europa; è in malafede chi ha devastato il Mugello garantendo però al contempo benessere e garanzie a chi ha vinto appalti e subappalti; è in malafede un popolo che fa della Tav una questione anche morale, o chi vuole convincere le genti non tramite argomenti convincenti, ma affidandosi a spot televisivi. Vedo tra chi sostiene l’idolo pagano, la TAV, molto populismo; leggo slogan sul modello TAV o isolati eternamente; vedo ferrovie pronte a lasciarsi alle proprie spalle pendolari, territori e lavoratori dell’azienda (creando ghiotti appetiti ai privati liberalizzati) prestando invece molta attenzione (troppa) per una linea ad Alta Velocità “per molti ma non per tutti”. Insomma chi è in malafede dottor Virano? Soprattutto dov’è il ruolo super partes che Le dovrebbe appartenere in qualità di presidente dell’Osservatorio nonché dipendente in qualche modo pubblico? Le piramidi si costruiscono con schiavi e catene, le opere utili alla collettività con la trasparenza e la discussione. L’idolo pagano TAV, su cui spero giunga presto la scomunica papale, è fine a se stesso: questa è la madre di tutte le malefedi. La ringrazio per l’attenzione, con l’occasione Le porgo i miei più cordiali saluti.  

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