CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

I miei anni in Regione: TAV, cosa ho fatto.

Scritto da juribossuto.it il 25 aprile 2010

Lo stesso giorno in cui la Presidente Bresso presentava, per la votazione rituale di insediamento, il proprio programma al consiglio regionale alcuni consiglieri firmavano un ordine del giorno, primo firmatario Bossuto, che poneva forti punti critici nei riguardi del progetto Tav -Tac. Così si riavviava nell’ottava legislatura il dibattito sull’opera più dispendiosa della storia italiana, tramite molte firme, circa una quindicina seppur con qualche defezione incorso d’opera, e la conseguente reazione irosa della neo presidente Bresso.

Tra grida, discussioni feroci e minacce continue di dimissioni si apriva la nuova stagione di governo regionale, mentre al contempo le solite trivelle provavano a posizionarsi in località Seghino ed in seguito presso Venaus in valle Susa. I giorni si scandivano tra grandi atti di resistenza fisica e civile in Valle a cui si affiancavano le solite polemiche strumentali in consiglio sino a giungere, nella sorpresa generale, al blocco dei lavori nel momento in cui venne colpito da una manganellata, inferta dalle forze dell’ordine, l’eurodeputato Agnoletto.

Nel 2005 la Valle Susa conobbe una militarizzazione degna della Belfast degli anni ’80, ed il Paese intero vide come poteva essere facile perdere diritti e dignità nella nazione con la costituzione tra le più democratiche al mondo. Anche la trasparenza amministrativa scricchiolava in quei tempi, e continua tuttora a farlo, quando il gruppo regionale PRC,  grazie al lavoro di inchiesta attuato dai compagni di Bussoleno, rilevò l’anomalia di carotaggi eseguiti e analizzati dalla stessa ditta che nutriva interessi nei prossimi cantieri, con buona pace dell’ARPA (ridotta a ruolo di ente certificante) e di tutte le norme di tutela ambientale vigenti.

L’Osservatorio Tecnico e le ambiguità marcatamente stridenti del Presidente Virano, hanno segnato i tempi a seguire sino agli sviluppi odierni in cui trivelle, e resistenza di Valle, tornano ad interessare le vicende politiche nazionali e regionali.

Una brutta vicenda aperta che contribuisce a scrivere l’ennesima, triste, pagina oscura del nostro Paese. L’ignorare scientemente e costantemente la voce dei migliaia che quotidianamente gridano il loro NO alla TAV, significa dare un calcio ben assestato a principi quali quelli della democrazia e della trasparenza nella rappresentanza istituzionale: sino a negare i diritti costituzionali a parte del nostro territorio.

Sinceramente si fatica a comprendere le ragioni per cui le Istituzioni pubbliche hanno sposato, in modo imbarazzante quasi si trattasse di un idolo pagano, il progetto alta velocità (o voracità, o nocività come si diceva un tempo). Una condivisione, la loro, folle e quasi sospetta di fronte ai grandi interessi economici in ballo. Soldi, male affari, distrazione dell’attenzione pubblica sembrano gli elementi destinati a caratterizzare l’affare TAV: un’opera di cui francamente non se ne intuisce la vera utilità, ed a cui tocca il compito di illustrarne il valore alle colate di cemento devastanti (oltre che onerose) ed al mega tunnel di base.

La lotta NO TAV è lotta di buon senso, è lotta sacrosanta di democrazia in difesa dei valori collettivi. In un Paese civile i No Tav sarebbero considerati quali difensori dello Stato, di quello Stato inteso qual istituzione democratica a tutela degli interessi  collettivi, e non quali moderni pericoloso trinariciuti individui. Un ruolo, quello di cui sopra, che invece pare non appartenere a quelle istituzioni che avrebbero nei loro scopi l’agire pubblico, e non il muoversi solo su impulso delle potenti lobbies.

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