CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Archivi per giugno, 2010

I tagli Cota e le conseguenze occupazionali.

Scritto da juribossuto.it il 22 giugno 2010

I tagli di bilancio annunciati nelle ultime settimane dalla giunta Cota, ed attualmente in discussione presso le commissioni consiliari, si presentano simili, negli effetti, ad una tempesta che si abbatte in un mare burrascoso di suo.

Quotidianamente leggiamo comunicati elencanti, con freddezza dalle caratteristiche quasi monarchiche, le pesanti riduzioni apportate ai vari capitoli di spesa. La prima vittima, in ordine di tempo, è stata la cultura, la quale ha visto calare su di se una sforbiciata milionaria. In seguito abbiamo appreso che sanità ed assistenza sono diventate importanti bersagli di azioni dette di “risparmio”: azioni che si abbattono su infermieri, cittadini non autosufficienti (anziani e down), detenuti, nomadi.

La Lega sembra voler colpire proprio le realtà utili, strategicamente, a costruire il clima di odio su cui edificare a sua volta la propria fortuna elettorale: detenuti e “zingari” verranno nuovamente ricacciati in una sorta di pattumiera sociale, da cui essere ripescati solo per trattare il tanto caro tema “sicurezza”.

Purtroppo a più sfugge la consistenza del dramma sociale, derivante dalle scelte di Cota, il quale trova fondi per Tav e grandi speculazioni, ma non reperisce finanze per il popolo piemontese. In un contesto come il presente, fatto di disoccupazione perpetua, cassa integrazione infinita e contratti di lavoro invece limitati sovente alle 24 ore, le scelte del governo locale non portano solo l’ulteriore emarginazione di alcune categorie social, ma conducono anche ad un serio appesantimento del dato occupazionale.

L’incremento della disoccupazione, già derivante dalle riduzioni dei trasferimenti statali ai comuni, avrà ulteriori sviluppi sia nel settore culturale che in quello sociale: artisti, scenografi, addetti, artigiani, cooperative, badanti, educatori si preparano ad essere le prossime vittime di una programmazione politica cieca e quindi limitata.

colpi di scure optate dal governo Cota, costeranno cari a ciò che è rimasto del mondo lavorativo piemontese. Guardando alle cifre dei settori per ora più interessati, ripeto essere sanità- cultura- assistenza, è possibile valutare in circa 3.000 i posti di lavoro che cadranno a causa di questo attacco regionale. Tremila cittadini, probabilmente impegnati da contratti di collaborazione o soci di cooperativa, vedono innanzi a loro un futuro ancor più difficile di quello a cui tristemente abituati.

Cooperative sociali e cultura sono di fatto dei veri e propri settori industriali: settori discriminati poiché da una parte  di reperiscono risorse per chi costruisce ferrovie ed autostrade, consegnando occupazione spesso in nero e al limite della dignità umana, mentre al contempo si annullano gli ambiti destinati ai servizi alla persona (tempo libero o assistenza essi siano).

Non vogliono queste poche righe essere il sunto di una perniciosa profezia, ma un semplicemente il quadro di uno stato dell’arte che, se non stiamo attenti, potrebbe abbattere la nostra comunità in modo irreversibile.

 

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Ancora sulla TAV!

Scritto da juribossuto.it il 15 giugno 2010

L’analisi delle ricadute lavorative, in capo alle imprese, legate al progetto Tav pare l’ennesimo tentativo di giustificare un’opera dopo averla progettata. In Prefettura oggi si è consumata l’ennesima contraddizione in capo alla grande opera ferroviaria: una sceneggiatura ridicola in cui cade la maschera posta sulla faccia dei protagonisti.

Oramai siamo al paradosso puro e la confusione che questo genera  prima  o poi farà spalancare gli occhi anche a chi difende, tra la gente comune, la Tav. Lo spettacolo odierno bene dimostra come sia caratteristica dell’Alta Velocità il doverla fare per poi, solo in seguito, valutarne le ricadute occupazionali ed economiche.

Non passa giorno in cui il governo nazionale, insieme a quello regionale piemontese, non ci dica come siano oramai necessari tagli sui capitoli della sanità,  dell’assistenza e della scuola. Abituiamoci allora a veder crollare i servizi alla persona, ai cittadino, mentre al contempo a reggere le spese per opere del tutto improvvisate ed utili solo ad alcuni.


Non posso oggi fare a meno di ricordare le Olimpiadi e la fuga dalle valli post olimpiche di piccoli e grandi imprenditori: oggi gli impianti olimpici sono scheletrici monumenti allo spreco di denaro pubblico: scheletri che costringono la Città a ripianarne i debiti vendendo il suo patrimonio immobiliare, anti camera del fallimento per il “buon padre di famiglia”, e la montagna a prender atto del suo ennesimo dispendioso abbandono.


Quando la lucidità della politica prenderà il posto occupato attualmente da stregoni maldestri?

 

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Tav: l’opera tragicomica va avanti.

Scritto da juribossuto.it il 8 giugno 2010

La vicenda, oramai quasi strabiliante e decennale, Tav si coloro ogni giorno di nuovi ed inimmaginabili colpi di scena.

Dopo il pieno accordo politico tra il presidente della provincia Saitta ed il presidente Cota, una simbiosi a dir poco preoccupante, ora assistiamo al ministro Tremonti che, alla luce dei tagli da effettuare al bilancio, decide finalmente di controllare i conti dell’opera più faraonica della nostra penisola: la mitica Tav.

Temo che oramai si sfiori il ridicolo e gli assi politici che nascono, prima e dopo le elezioni, nel nome dell’opera denotino una classe politica completamente adagiata ai voleri delle lobby.Dopo le proteste della valle Susa si è rivisto il primo tracciato ed ora si parla di dare lavoro alla valle.

Sarà curioso vedere come garantiranno lavoro ai residenti, come miglioreranno la Valle con le compensazioni, dove troveranno i soldi: soldi pubblici sottratti al sociale ed al lavoro, quello vero,  per fare ora  un’opera utile solo ad alcuni (la TAV) oppure per comprare i cacciabombardieri, come da poco fatto.

Risuona sempre più sinistro il ruolo dell’Osservatorio, che sempre più diventa strumento esecutivo e di persuasione.

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Appello per una nuova Torino!

Scritto da juribossuto.it il 1 giugno 2010

TRa poco più di un anno si voterà per l’elezione del sindaco di Torino. Da giorni, da settimane, sui  quotidiani cittadini assistiamo al solito balletto uso media, in cui danzano nomi e piroettano indicazioni per  chi dovrà occupare la poltrona del primo cittadino.

NOn si contano suggerimenti reciproci, indicazioni, prospettive, richiami: il tutto all’interno della solita cerchia, quasi familiare, in cui volti noti e sorridenti si scambiano vicendevoli inviti a  fare passi avanti oppure a proporre candidature idonee al governo della Città.

SEMbra quasi un clima da tramonto della monarchia, oppure semplicemente il quadro di oligarchie che non vogliono mollare il potere, preparando a tavolino successioni al trono rassicuranti per i soliti illustri personaggi.

DOPo la pesante sconfitta elettorale delle regionali, sconfitta in cui arroganza e presunzione hanno avuto il loro devastante ruolo, credo sia giunto l’ultimo momento utile, forse già fuori tempo massimo, per voltare pagina. I cinque anni di presidenza al centro sinistra del Piemonte hanno lasciato, in eredità, delusioni derivanti dall’operato di una giunta in gran parte debole  e priva di caratterizzazione politica davvero “di Sinistra”.

CHi sperava in un dopo Ghigo di rottura è rimasto a bocca aperta osservando come poco cambiasse, guardando al passato,  nei giorni della giunta Bresso e la disillusione del cittadino cresceva innanzi ad un immobilismo politico raccapricciante.

SONo passati gli anni in cui chi si rivolgeva a noi, della Sinistra doc, lo faceva sapendo che eravamo diversi poiché ci differenziavamo, decisamente, dal decadentismo in cui scivolava di giorno in giorno la politica tutta.

ARRivismi, pressappochismi, ottusità, interessi privati, clientelismi, cecità politica e progettuale hanno intaccato gravemente anche i nostri spazi gettando molti compagni nell’astensionismo o nel voto di protesta.Torino in questi anni è diventata meno operaia e più da bere, lo testimoniano i tanti fantasmi legati ad opere olimpiche già abbandonate a se stesse, così come lo dimostra l’essere sempre più lontana l’amministrazione pubblica dai problemi del territorio, delle periferie dei cittadini.

LA svendita del patrimonio comunale immobiliare, il voler far cassa usando spazi pubblici ed aree verdi,i favori ai soliti salotti buoni , sono elementi che narrano di una sinistra davvero lontana da piazze e mercati; una sinistra o presunta tale più capace a sedere nei salotti che sulle pubbliche panchine.

ANChe dal punto di vista della tenuta democratica, Torino sta cedendo pericolosamente alle tentazioni di una involuzione modello “ordine e disciplina” che ha come nemici ed obiettivi unici i disagiati ed i giovani “ribelli” della città antagonista:  un’azione politica che sembra nascondersi dietro il facile  dito della demagogia (di destra) per distrarre su ciò che davvero sono i problemi che attanagliano il tessuto urbano. Lavoro, casa, diritti, giovani, lotta al degrado, integrazione: i temi su cui tornare a lavorare con serietà e da Sinistra.Questo è un appello, uno dei tanti (vero), rivolto a tutti i sinceri democratici, a tutti coloro che appartengono alla cultura della Sinistra che ha le sue radici nelle speranze sociali e comuniste degli anni in cui questi termini avevano un senso concreto e reale. Un appello a uscire dal buio, a liberarsi dalle catene imposte da chi ama le stanze nascoste del potere, per decidere e costruire.

PROviamo a costruire dai quartieri, dalle piazze una alternativa a ciò che i soliti noti vogliono propinarci. Proviamo a reagire a scrivere tutti insieme un programma e scegliere i candidati alle presidenze di quartiere ed a Sindaco che eliminino dall’orizzonte clientelismi e favori, arrivisti e faccendieri. Non lasciamo tutto in mano alla farsa di grillini e di pietristi: noi siamo la Sinistra, riprendiamoci i nostri spazi, le nostre verdi infinite praterie.

DIAmo vita immediatamente a luoghi di partecipazione e confronto in cui costruire, insieme, il futuro di questa nostra Città, sottraendola a salotti buoni e poteri forti.

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