CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Archivi per luglio, 2010

Lo scandalo di una legge che non ho votato.

Scritto da juribossuto.it il 24 luglio 2010

Credo che il ricorso di cui tanto si discute in questi giorni, il quale oltre a mettere la giunta Cota in bilico blocca letteralmente da mesi il Piemonte, debba essere un’occasione seria per riflettere su cosa possa generare la politica “particolarista”.

Chi scrive è uno dei due consiglieri che non ha dato il proprio consenso alla oramai famosa legge elettorale piemontese, la  numero 21 del 2009. Una legge nata nell’ambito della discussione del nuovo regolamento consiliare, e che si è presto trasformata in una prova di forza, e di ricatto, tra le tante anime politiche della regione.

Tra regolamento consiliare, che ritengo un involuzione anti democratica del dibattito consiliare stesso, e legge elettorale, la scorsa legislatura ha visto volare via più di un anno di lavoro, togliendo tempo e attenzione a ben altre, importanti ed urgenti, priorità: il frutto è stato un pasticcio  normativo il cui unico interesse era quello di evitare il “fastidioso” rito della raccolta firme per la presentazione delle liste.

La responsabilità di questo mostro giuridico, che ora alla prova dei fatti non piace a nessuno, è purtroppo collettiva e quasi unanime. La legge 21 assomiglia troppo ad una delle tante leggi non redatte pensando alla società, ai cittadini, ma scritta solo per l’autoconservazione di un sistema partitico: ne è prova la possibilità concessa a chi già presente in consiglio, di riconoscere se stesso e liste a questi collegate. Un modo per scansare quella raccolta firme che, in realtà, dimostra la relazione territorio- partito nel momento in cui si predispone la campagna elettorale; ed anche il metodo per facilitare la creazione di liste civetta e personali. Insomma la conservazione feudale della casta.

Da leggi come quella attuale elettorale, nascono atteggiamenti spontanei quali l’uso di liste familiari, allo scopo di vincere a tutti i costi, e riconoscimenti di liste collegate a vantaggio non solo di Scanderebech, ma anche del blocco di Rabellino. Grandi responsabilità sono in capo al centro destra, ma ne leggo alcune anche presso il centro sinistra.

Ripeto che occorre riflettere seriamente sul modus operandi di una politica cieca e orientata, nelle scelte più importanti, a salvaguardare solo se stessa e, spesso, a danno di coloro a cui si chiede il voto.  Forse oltre a non votarlo, almeno la sinistra avrebbe dovuto avere il coraggio di denunciare con maggior forza quel pacchetto normativo, sperando in un attenzione che spesso la società civile non sembra consegnarle.  

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