CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Archivi per settembre, 2010

Tav: l’uscita di Bonsignore e la demagogica ostinazione di Esposito.

Scritto da juribossuto.it il 17 settembre 2010

“Tutto avremmo detto, ma mai che ci saremmo trovati a condividere gran parte delle ultime opinioni espresse da Vito Bonsignore in merito alla Tav: posizioni decisamente più illuminati di quelle ormai arcaiche espresse, a ogni piè sospinto, da Stefano Esposito”, sottolinea Juri Bossuto, esponente di Rifondazione Comunista. “L’esponente Pdl è giunto, seppur un po’ in ritardo, sulle posizioni che da tempo noi dichiaravamo: è evidente che la Tav significhi soprattutto trasporto passeggeri, il cui successo è ben raffigurato dall’attuale catastrofe della linea Torino-Parigi. E’ evidente quanto l’opera risulti essere dannosa oltre che inutile  e costosa”.

“Ci preoccupa l’ostinazione di chi ancora demagogicamente, o per altri ignoti motivi, grida “O Tav o morte!”; ancor più ci inquieta la posizione in cui si ritrova il democratico Esposito: nell’imbarazzo di voler espellere dal suo partito alcuni colleghi per troppa libertà di espressione e contemporaneamente trovarsi scavalcato nel’idea di gestione dello Stato con l’etica del buon padre di famiglia, da un ex democristiano d’assalto attualmente berlusconiano. Una sorte davvero amara”.

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DELOCALIZZAZIONI PRODUTTIVE: storia di una sconfitta della giunta Bresso.

Scritto da juribossuto.it il 9 settembre 2010

Sembra fatto sconcertante, ed impossibile da concepirsi, la facilità con cui un manager, strapagato generalmente, cancella dal territorio un’ azienda con un tratto di penna. Una riga d’inchiostro sotto cui cadono lavoratori, famiglie e amministrazioni comunali.L’unica motivazione che muove la mano, che si dedica alla cancellazione di stabilimenti produttivi, è il “profitto”, ossia la ricerca di salari al limite della sopravvivenza unita agli incentivi, di localizzazione, rilasciati da molti stati esteri.

Su tale premessa in pochi anni, centinaia di imprese piemontesi hanno alzato la vela per dirigersi nei porti di Polonia, india, Romania, Serbia, Ungheria, Brasile e Cina.Il risultato è uno svuotamento lento della produzione che comporta, nel breve periodo, uno stato di miseria per numerose famiglie  e la desertificazione territoriale.

Cabind, Eaton, Dyco, Danfoss, Bialetti, Stampal sono solo alcune delle tante fabbriche che hanno chiuso i battenti, accollando (mentendo spudoratamente) la colpa alla crisi, per portare le macchine all’estero.Attualmente un peggioramento della situazione, già drammatica di suo, deriva dalla scelta di Fiat: marchio in gran parte a capitale pubblico, i cui dirigenti hanno da poco avviato una duplice sfida. Fiat ha scelto i suoi nuovi campi di battaglia:  da una parte l’assalto ai diritti dei lavoratori (Pomigliano) tramite il ricatto della delocalizzazione produttiva; dall’altro il passare direttamente ai fatti presso Mirafiori, dove lo stabilimento guarda al prossimo trasloco in Serbia.

Eppure per impedire la generazione in premessa, bastava davvero poco: una legge, ad esempio, come quella da noi presentata nella scorsa legislatura regionale. Una legge dai pochi e chiari articoli: finanziamenti a chi si impegna a non fuggire via dal territorio, riconoscendo al contempo i diritti costituzionali e sindacali ai lavoratori; rimborso e restituzione di quanto erogato in caso di violazione del contratto stipulato dall’azienda con l’Ente finanziatore; costituzione di un fondo per promuovere l’imprenditorialità collettiva in capo ai dipendenti.Una proposta di legge definita dalla coppia Bresso-Morgando “troppo socialista e statalista”, e quindi liquidata con il suo affossamento dal centro sinistra. Ora Cota pare abbia voluto appropriarsi dei principi base della nostra proposta anti delocalizzazione, naturalmente epurando il testo da ogni riferimento all’autogestione aziendale dei lavoratori.

Una contraddizione che lascia senza fiato: la Lega coglie parte di quanto il PD ha negato per lungo tempo alla sinistra. Questa storia porta i segni chiari di quanto si poteva e non si è voluto fare, salvo piangere sul latte versato. Un insegnamento del valore che porta ancora in sé la lotta: unica speranza per una giustizia reale nel mondo del lavoro.

Unica speranza per fare si che la proposta di legge, di cui ero primo firmatario ed oggi assunta da Artesio, diventi un reale freno allo sfruttamento dei lavoratori.  

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SICUREZZA A TORINO? CERTO ! quella di avere una classe politica amministrativa che guardi al lungo periodo.

Scritto da juribossuto.it il 9 settembre 2010

La depressione coglie chiunque passi in piazza Solferino in questi giorni: una depressione reattiva alla visione dello smantellamento che stanno subendo i famosi “gianduiotti olimpici” firmati Giugiaro.

Lo sconforto deriva dal prendere atto, crudelmente, dell’ottusità che guida tante scelte politiche, caratterizzate per porsi all’antitesi della lungimiranza. L’ubriacatura 2006 ha spalancato i portafogli pubblici, arricchendo pochi imprenditori, come sempre avviene, e lasciando ai più svantaggi uniti a false illusioni.

Oggi, dopo pochi anni dalla costruzione, in seguito a scelte da azzeccagarbugli, si prende atto che nulla è andato nella direzione giusta malgrado i grafici rassicuranti illustrati da TOP. Sembra si aprano i ponti sul baratro della catastrofe, a testimoniarlo sono i trampolini, le piste ed i gianduiotti stessi: monumenti ad una classe politica vanogloriosa e distratta.

L’idea brillante di fare un parcheggio, l’ennesimo, sotto una pubblica piazza centrale, ci riporta con la mente agli scempi archeologici di piazza San Carlo e piazza Vittorio. Un accanimento contro le storiche piazze di Torino che non trova alcuna motivazione nella ZTL: area che dovrebbe convivere con parcheggi ai suoi margini e non nel cuore della città.

Così, mentre molti affittuari sotto la soglia di povertà scoprono di aver perso il sostegno economico, causa dissesto finanziario comunale, e centinaia di precari pubblici assistono al peggioramento delle loro già severe condizioni contrattuali, la città si sveglia dal sogno olimpico: più povera, più ingiusta e con meno speranze.

È questa la sicurezza conquistata dall’attuale amministrazione Chiamparino?

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RICCHE INAUGURAZIONI ALL’ESTERO E PRECARI A TORINO

Scritto da juribossuto.it il 6 settembre 2010

 

Sono certo anch’io che l’apertura a NY del nuovo punto vendita della catene Eataly contribuirà a far conoscere Torino, il Piemonte nei territori d’oltreoceano: un dato che fa sicuramente piacere.

Eataly, che si occupa della distribuzione di prodotti definiti d’eccellenza e dal prezzo generalmente accessibile ad una classe medio alta, è una delle tante aziende private italiane che portano l’immagine della nostra regione all’estero, cosi come infatti fanno altre realtà spesso lasciate a loro stesse.

Malgrado il lato positivo dell’inaugurazione, fa meno piacere il dato della fitta presenza di politici locali, e soprattutto del sindaco di Torino, in occasione dell’evento stesso: una presenza il cui costo, credo, sia stato interamente addebitato al pubblico.

Eataly , che spicca per unire ai cartelli “chi ruba è un ladro” ad azioni promozionali ben costruite, è realtà a cui la politica pare molto attenta, al punto di guadagnare molto spazio all’interno del programma regionale presentato dalla stessa Bresso, la presenza del sindaco a New York. Malgrado l’adozione da parte del mondo amministrativo pubblico, l’azienda di distribuzione pubblica è privata, così come lo è l’Università di Pollenzio.

Sinceramente dopo le vicende legate al Premio Grinzane ritengo che la politica dovrebbe, cautamente,  valutare con più attenzione modi e tempi con cui presentarsi mascotte di una qualsiasi realtà, e magari prestare più orecchio alle grida d’aiuto che la nostra terra lancia quotidianamente.

Ne sono esempio i precari che in questi giorni vengono convocati per le sostituzioni presso gli asili nido: giovani obbligati a presentarsi entro poche ore dalla chiamata, a pena di decadenza, per accedere a contratti a tempo determinato mensili e rinnovabili dopo Natale, cosicché il Comune non si debba accollare le spese delle vacanze. Centinaia di ragazze gettati nel baratro della precaria incertezza, centinaia di vite a “scommessa” a cui, tra inaugurazioni e salotti “eccellenti”, nessuno sembra interessarsi. Non chiedete come possa essere messo in relazione il tutto..sarebbe una domanda superflua.   

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