CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

DELOCALIZZAZIONI PRODUTTIVE: storia di una sconfitta della giunta Bresso.

Scritto da juribossuto.it il 9 settembre 2010

Sembra fatto sconcertante, ed impossibile da concepirsi, la facilità con cui un manager, strapagato generalmente, cancella dal territorio un’ azienda con un tratto di penna. Una riga d’inchiostro sotto cui cadono lavoratori, famiglie e amministrazioni comunali.L’unica motivazione che muove la mano, che si dedica alla cancellazione di stabilimenti produttivi, è il “profitto”, ossia la ricerca di salari al limite della sopravvivenza unita agli incentivi, di localizzazione, rilasciati da molti stati esteri.

Su tale premessa in pochi anni, centinaia di imprese piemontesi hanno alzato la vela per dirigersi nei porti di Polonia, india, Romania, Serbia, Ungheria, Brasile e Cina.Il risultato è uno svuotamento lento della produzione che comporta, nel breve periodo, uno stato di miseria per numerose famiglie  e la desertificazione territoriale.

Cabind, Eaton, Dyco, Danfoss, Bialetti, Stampal sono solo alcune delle tante fabbriche che hanno chiuso i battenti, accollando (mentendo spudoratamente) la colpa alla crisi, per portare le macchine all’estero.Attualmente un peggioramento della situazione, già drammatica di suo, deriva dalla scelta di Fiat: marchio in gran parte a capitale pubblico, i cui dirigenti hanno da poco avviato una duplice sfida. Fiat ha scelto i suoi nuovi campi di battaglia:  da una parte l’assalto ai diritti dei lavoratori (Pomigliano) tramite il ricatto della delocalizzazione produttiva; dall’altro il passare direttamente ai fatti presso Mirafiori, dove lo stabilimento guarda al prossimo trasloco in Serbia.

Eppure per impedire la generazione in premessa, bastava davvero poco: una legge, ad esempio, come quella da noi presentata nella scorsa legislatura regionale. Una legge dai pochi e chiari articoli: finanziamenti a chi si impegna a non fuggire via dal territorio, riconoscendo al contempo i diritti costituzionali e sindacali ai lavoratori; rimborso e restituzione di quanto erogato in caso di violazione del contratto stipulato dall’azienda con l’Ente finanziatore; costituzione di un fondo per promuovere l’imprenditorialità collettiva in capo ai dipendenti.Una proposta di legge definita dalla coppia Bresso-Morgando “troppo socialista e statalista”, e quindi liquidata con il suo affossamento dal centro sinistra. Ora Cota pare abbia voluto appropriarsi dei principi base della nostra proposta anti delocalizzazione, naturalmente epurando il testo da ogni riferimento all’autogestione aziendale dei lavoratori.

Una contraddizione che lascia senza fiato: la Lega coglie parte di quanto il PD ha negato per lungo tempo alla sinistra. Questa storia porta i segni chiari di quanto si poteva e non si è voluto fare, salvo piangere sul latte versato. Un insegnamento del valore che porta ancora in sé la lotta: unica speranza per una giustizia reale nel mondo del lavoro.

Unica speranza per fare si che la proposta di legge, di cui ero primo firmatario ed oggi assunta da Artesio, diventi un reale freno allo sfruttamento dei lavoratori.  

2 Commenti a “DELOCALIZZAZIONI PRODUTTIVE: storia di una sconfitta della giunta Bresso.”


  1. ristrutturare casa Scrive:

    Nonostante siano passati quasi due anni da questo articolo, devo dire che è davvero tanto attuale e forse un po’ profetico.


  2. juribossuto.it Scrive:

    Purtroppo è così. Ma non si tratta tanto di profezia mia, ma di cecità della classe politica regionale dell’epoca e di oggi. Un caro saluto.

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