CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Archivi per ottobre, 2010

Poveri noi! In un giorno solo anche i ciechi potevano vedere. Ma non hanno voluto aprire gli occhi per paura.

Scritto da juribossuto.it il 21 ottobre 2010

I fatti che si sono succeduti nei giorni scorsi, bene rappresentano la sintesi di quanto sta avvenendo nel nostro Paese.

In un solo giorno abbiamo assistito al voto favorevole, seppur in sede di commissione, alle linee di principio del lodo Alfano (l’immunità del Presidente del Consiglio tra l’altro appena portato a giudizio per l’ennesima ipotesi di reato); alla relazione del Presidente della Corte dei Conti in cui si è evidenxiato che l’unico dato in crescita è la corruzione politica ed amministrativa; alla curiosa e politica sentenza del Consiglio di Statro che sospende il riconteggio dei voti in Piemonte, accogliendo il ricorso di Cota; al voto del Parlamento, unanime, in cui si evidenzia la priorità assoluta dell’opera TAV sulla tratta Torino- Lione (il cui costo suera i 100 milioni al chilometro); al voto negativo del Parlamento per quanto riguarda l’autorizzazione a procedere nei confronti di Lunardi (grande si Tav da sempre).

Credo  che non occorra aggiungere altro. Ogni altra parola rischia davvero di essere prolissa, basta guardare la classe politica che ci governa e, purtroppo, anche parte di quella all’opposizione.

Tutti unanimi sulla necessità di buttare soldi, e devastare una parte della regione Piemonte, grazie al Tav: tutti unanimi a sponsorizzare una spesa folle mentre sanità ed istruzione affondano in un pantano fatto di disattenzioni e tagli senza senso alcuno. Tutti pronti ad auto assolversi magari immaginando già nuove frontiere ricche di facilio speculazioni.

Dove è finito l’interesse cosiddetto collettivo, dove la dignità di chi ci dovrebbe rappresentare e dove, soprattutto la nostra! Guardate la Francia, o la Valle Susa, e la dignità la riconoscete, ma altrove?

A guardare questa Italia viene da rimpiangere Cavour: povera Italia, povero Risorgimento! Poveri noi!

  

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Tra signorotti e distrazione generale avanza la nuova Torino.

Scritto da juribossuto.it il 13 ottobre 2010

La Torino democratica, la Torino Resistente pare non esista più, specialmente se si guarda a gran parte dell’attuale classe politica dirigente

La nostra città vive da tempo una crisi che non è solo economica, ma purtroppo anche politica. Oltre ai portafogli, sempre più ridotti nel contenuto, ne è prova l’insieme delle vicende politiche e sociali che attraversano la nostra martoriata metropoli.

Ogni forma di dissenso, ovunque questa avvenga,  sembra essere perseguita tramite ritorsioni personali, sia sul posto di lavoro che nelle sedi di impegno politico, mentre la piazza è vigilata da forze anti sommossa pure quando a manifestare sono i ragazzi di quindici anni.

Cara Torino, siamo tornati alla istituzione delle signorie. Di te, cara città, si occupano nuovamente i signorotti: quelli che regalano giochi al popolo, sotto forma di serate danzanti; quelli che si promuovono tramite l’uso dei tuoi soldi, inviando migliaia di lettere patinate ai cittadini in campagna elettorale e che vanno a gravare sulle casse della comunità (e del quartiere); quelli che trasferiscono i dipendenti non allineati al volere del Signore stesso.

Può infatti capitare, cara città, che un dipendente circoscrizionale (quindi comunale) da oltre venti anni impegnato in un progetto, che seguiva con passione e professionalità, venga improvvisamente trasferito ad altro incarico, a sua insaputa. Il motivo del trasferimento è l’aver osato richiedere maggiore attenzione nella rimozione, complessa, di un tetto d’amianto laddove lavorava con altri colleghi. Un dipendente reo di un’offesa incredibile, verso il signorotto del quartiere, da fare pagare a tutti i costi poiché intrisa di ribellione sindacale e libertà personale.

Al paradosso poi non vi è limite, cara Torino, poiché può capitare che il signorotto che ordina trasferimenti., anti sindacali, si professi di sinistra e vanti un passato, pensa, da comunista.

Povera Torino, portata indietro di 200 anni tra giochi di potere e personalismi agghiaccianti, e poveri noi: in attesa del ripristino delle impiccagioni per chi osa dire la sua.

Cara Torino, ti saluto e mi metto in riva al Po, sperando che intanto le idee illuministe tornino a spazzare via i feudi con i loro privilegi e le loro clientele. Al limite se l’attesa è lunga mi avvierò nella baraonda della cosiddetta movida: non pensare aiuta. 

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Panem et circenses anziché riqualificazione urbana.

Scritto da juribossuto.it il 4 ottobre 2010

Ancora una volta leggiamo di periferie francesi e del loro degrado umano, rimanendo allibiti per il clima pesante che sembra respirarsi in esse.

Postini, infermieri, medici e manutentori non vogliono più accedere in quelle foreste di cemento , collocate i margini delle grandi città culturali d’oltralpe. Durante la notte cala il coprifuoco  ed avventurarsi nei quartieri esterni diventa un’impresa d’altri tempi.

Un quadro allarmante frutto di grandi pasticci creati nella programmazione urbanistica, uniti a mancati investimenti nei programmi governativi indirizzati all’integrazione sociale.

La Francia credo stia indicando un bivio, mostrando anche a noi due strade di cui una, indubbiamente, non ha uscita e neppure sbocchi di fortuna.

Il sentimento di insicurezza urbana e di paura unito alle voglie di speculazione in capo ai soliti padroni del cemento, sinergici a politici di turno, crea una miscela esplosiva posta sotto le abitazioni di tutti: torinesi recenti e di antica radice.

Occorre prender l’esempio francese e lavorare, sin da ora, per evitare che precarietà e disagio si ritrovino in ghetti a loro riservati ed il cui accesso, anche pericoloso, è interdetto ai più.  Progetti attenti alle periferie, modello Urban, presenza delle istituzioni sul territorio e solidarietà sono gli elementi anti deflagrazione: a questo deve pensare la politica torinese, mettendo in un cassetto il solito panem et circenses.

Non sono intolleranza e paura a risolvere i nostri problemi, neppure l’usare le periferie quali luoghi in cui accendere micce evitando, accuratamente, di dotare gli artificieri di strumenti idonei: è legittimo collocare un campo rom in corso Tazzoli, ma è altrettanto giusto affiancarlo a pratiche di mediazione culturale e risanamento urbano; altrettanto giusto ideare luoghi di inserimento ovunque anche in centro città, non relegando tutto solo e sempre ai quartieri “esterni”.

Le situazioni insicure giungono non da campi nomadi istituiti e curati, ma dalle aree abbandonate dentro e fuori la città. Sarebbe cosa giusta indirizzare energie e costi in progetti di recupero e risanamento urbano, evitando di sprecarli nella ricerca di nemici nelle genti e balli palchetto attira voti e preferenze.

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