CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

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La democrazia passa dal silenzio e dall’accettazione?

Scritto da juribossuto.it il 16 gennaio 2011

Il piano d’azione di coloro che reggono le fila del potere sembra terribile quanto preciso. Leggendo, nei giorni scorsi, La Stampa si poteva comprendere la concezione democratica in capo all’Associazione Quadri Fiat. Secondo il presidente di tale associazione non esiste agibilità sindacale in fabbrica: ne è prova la contestazione subita da chi illustrava in assemblea le ragioni del “SI”. Ancora una volta, quindi, passa il messaggio che la contestazione è prova di anti democraticità, dando in tal modo vita ad una teoria politica che ha già avuto le sue premesse nelle vicende universitarie.

Anche in occasione dell’ultimo movimento studentesco, infatti, ogni manifestazione di dissenso esplicita, nei riguardi della riforma Gelmini, veniva tacciata quale azione antidemocratica. Il paradosso è assoluto. La democrazia, secondo questi signori che ne sono alfieri, passerebbe per alcuni elementari punti che la certificherebbero come tale:

-          sistema elettorale a sbarramento 4% e premio di maggioranza, cosicché tenere fuori dal Parlamento i gruppi politici minori e garantire ampi numeri di consenso assembleare a chi governa;

-          sistema maggioritario di rappresentatività parlamentare, in modo da garantire due mega schieramenti intorno ai partiti egemoni, ed una rincorsa al voto dei moderati di centro da ambo le parti, annullando così ogni progetto sociale alternativo;

-          eliminazione del confronto sindacale, con rottura del fronte stesso tramite accordi separati frutto di ricatti del tipo “o accetti le condizioni capestro o me ne vado con gli stabilimenti altrove”;

-          insofferenza ad ogni contestazione delle scelte maturate nell’assenza di confronto con la popolazione, e cresciute in compenso con  i liberi suggerimenti delle lobbies interessate alle stesse;

-          uso della polizia quale strumento di ordine pubblico nelle piazze e durante le manifestazioni politiche;

-          separazione dei cittadini in gruppi di conflitto reciproco tra gli stessi in cui chi ha meno garanzie chiede non un suo miglioramento, ma il peggioramento delle condizioni dei garantiti, oppure più semplicemente chi sta meglio non si interessa di chi sta peggio (come i quadri Fiat hanno dimostrato nel referendum ultimo);

-          potere smisurato delle grandi imprese e delega delle decisioni in materia economica alle commissioni europee non elette democraticamente, ma ottimo alibi per poter fare dire ai governi nazionali “non possiamo fare niente sulle scelte industriali a causa dei patti comunitari europei”. 

Chi accusa altri di scarsa democrazia propugna sempre, e pubblicamente, i principi sopra elencati, dimostrando in modo lapalissiano che forse confonde alcuni termini di cui non conosce significato. L’errore che questi commette è grave poiché crede di difendere la democrazia ed invece instaura la dittatura, crede di vedere negli altri degli anti democratici ed invece ha di fronte a se una disperata richiesta di libertà, crede infine di difendere il diritto di espressione ed invece tutela solo i suoi interessi sacrificando un’intera comunità umana.

La democrazia di costoro, che lamentano scarsa agilità politica e sindacale laddove si contesta, ha un nome preciso che si cela dietro alla loro assoluta ipocrisia: regime dittatoriale del forte su tutti gli altri.  

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