CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Ecco perchè hanno ragione coloro che difendono la Maddalena Chiomonte.

Scritto da juribossuto.it il 13 giugno 2011

La vicenda Tav racchiude in se un’enorme quantità di contraddizioni, che sembrano esplodere con fragore nel momento in cui pare giungere, drammaticamente, lo scontro finale tra le forze in campo. 

Quella che si profila a Chiomonte è la sintesi di una storia contorta: ricca di ruoli invertiti e deliri istituzionali. Un delirio che assomiglia ad un vortice senza senso, quasi un tornado che innalza per gettare violentemente a terra i concetti di Democrazia, le istituzioni ed l’utilità reale dell’opera. 

La Tav, prima destinata solo ai passeggeri ed in seguito trasformata in linea merci, deve fare i conti con un elemento presente da milioni di anni sul tracciato: le Alpi. Queste, mai così inopportune, obbligano i progettisti ad abbassare la pendenza della linea ferroviaria tramite una galleria di, soli, 54 chilometri da ricavare nelle viscere della montagna. Un’inezia che creerebbe, sempre secondo loro, lavoro e qualche tonnellata di terra da scavo, molto ricca di amianto, da smaltire nelle discariche della Valle Dora.  Inquinamento e lavoro modello “schiavi addetti alle Piramidi”, oggi nuovamente in auge, deriverebbero dalle “fastidiose” Alpi che testimoniano, indirettamente, un’altra assurdità, l’ennesima, scaturente dal progetto TAV: il pre pensionamento del Pendolino, ossia il treno veloce insensibile alla pendenza delle tratte ferrate e, di conseguenza, idoneo al superamento della linea montana (http://it.wikipedia.org/wiki/Pendolino) senza la necessità di tratte ferrate apposite. 

L’equazione che viene in mente è la seguente: liquidazione del Pendolino + presenza Alpi = affari e speculazioni interessanti (seppur per pochi). La sensazione è davvero quella che si profili all’orizzonte un sacco del territorio legato, coscientemente, ai costi altissimi dell’alta velocità, ancor più elevati rispetto a quelli già considerevoli del nostro continente dove, comunque, sono generalmente quattro volte più bassi di quelli nostrani. Se a questi si aggiungono quelli ambientali, quasi mai considerati ma reali ed effettivi, allora il rapporto costi benefici ancor meno depone a favore della infrastruttura (presunta tale). 

La spesa, finanziata alla società privata di gestione dagli enti pubblici, si aggira a centinaia e centinaia di milioni che si somma a quella sostenuta per i progetti, sin qui redatti, ed i famosi carotaggi effettuatati nel gennaio 2010 nei pressi di discariche e rampe autostradali.  

Spesso i sostenitori della TAV argomentano le loro ragioni sulla necessità di trasferire il trasporto su gomma, attualmente dominante, al sistema ferroviario, ma senza mai dire come farlo e da quando iniziare a disincentivare lo spostamento su strade dei pesanti auto mezzi merci. Ufficialmente la TAC permetterebbe, attuando i propositi oggi fermi allo stato di ipotesi, di ridurre l’inquinamento ambientale, senza però spiegare come bilanciare decenni di cantieri con relativi movimenti terra e sua collocazione altrove. 

Rimane, ultima ma non meno importante, la questione democratica. Democrazia dovrebbe significare “governo del popolo” (http://it.wikipedia.org/wiki/Democrazia), e non della sola maggioranza, mentre le Istituzioni democratiche dovrebbero essere l’espressione del popolo stesso, di cui sarebbero al servizio. Il paradosso, ancora una volta in casa TAV, è nell’assistere a figure al vertice dell’amministrazione pubblica che invocano l’esercito, e quindi la forza armata, per piegare la volontà di chi si oppone alla TAV stessa. Quindi colui che è eletto dai cittadini (sia esso presidente, assessore o sottosegretario) invoca con energia la militarizzazione di un proprio territorio e, cosa conseguente, la coercizione, anche tramite uso della  violenza, al fine di superare la resistenza dei suoi stessi cittadini, ed elettori.  

Il cantiere TAV si candida ad essere il più vistoso esempio di interesse privato in atto pubblico: un’opera che, in base ad un dogma definito interesse nazionale, tappa la bocca anche a coloro che pur essendo pro TAV indicano soluzioni geografiche diverse. Un cantiere che schiaccia la gente, i cittadini, e li piega alla sua volontà armata; un cantiere a cui sono assoggettate le istituzioni e su cui le stesse chiamano la sorveglianza dell’esercito. 

Molte contraddizioni, quindi, in quello che è, e rimane solo, un interesse sovranazionale non in capo alle popolazioni, ma a quell’economia che da tempo comanda su politici e stati medesimi. L’economia che vuole la TAV a tutti i costi, come farebbe Lucky Luciano, è quella degli affari sulla testa di cittadini ed ambiente: ossia l’economia che regge le fila dei governi e delle nazioni ed avente solo, quale unico scopo, il proprio benessere e profitto (in un’ottica di cecità e breve periodo). 

Ecco come e dove nasce la TAV tanto difesa da gran parte della politica del nostro ex Bel Paese. 

  

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