CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

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Una classe politica tra clientelismo ed incapacità: dimezzarla o ridurne favori e clientele?

Scritto da juribossuto.it il 20 agosto 2011

Dimezzare la Democrazia o tagliare i favori alla classe politica? 

   Il coro univoco con cui si grida al dimezzamento dei deputati è, a dir poco, allarmante. La classe di potere, la classe politica, sceglie di dimezzarsi anziché rinunciare ad indennità e favori di varia natura. La proposta sembra una pericolosa conservazione dello status quo, del sistema corporativistico che agisce fingendo di cambiare tutto per, in realtà, non cambiare nulla.

   Allarmante poiché dimezzare i deputati, per tanto disonorevoli che molti di essi siano, significa innalzare la percentuale di quorum per la rappresentanza democratica. Insomma per la cosiddetta “delega democratica” cadono le speranze per il singolo cittadino per essere rappresentato in Parlamento.

   I redattori della Carta costituzionale, negli anni in cui la popolazione italiana era minore, avevano previsto circa novecento tra deputati e senatori, in un rapporto che oggi possiamo sintetizzare in questo modo: gli italiani aventi diritto al voto nell’ultimo Referendum sono stati 49.669.456, cifra che va divisa con il numero attuale dei parlamentari (ossia 630 deputati più 315 senatori) per giungere a 52.560 voti per esprimere un eletto. Questo significa che ad oggi lo sbarramento naturale è molto basso.

   I deputati percepiscono un’indennità mensile pari a 5.486 Euro, a cui si aggiungono 4.000 Euro di diaria e 4.190 Euro sempre mensili per i rapporti con gli elettori. In tutto quindi i singolo parlamentare percepisce circa 13.676 a cui si sommano circa 3.000 Euro all’anno per le spese telefoniche.

   La cifra globale approssimativa di spesa per le casse pubbliche, al mese, si aggira sui 12.923.820, mentre nel caso di dimezzamento degli stessi si spenderebbero 6.461.910, ma occorrerebbero 105.680 voti per eleggere un rappresentante. Inutile dire che in questo modo si innalzano quorum, e si restringe, al contempo la democrazia: i partiti già schiacciati dal sistema maggioritario sparirebbero del tutto lasciando l’agire politico ai soli PD e PDL , uniti nel progetto di riduzione. Siamo di fronte ad un metodo legale per annientare la “concorrenza politica”, ossia in parole povere un golpe.

   Se al contrario si portasse l’indennità a 4.000 Euro al mese tutto compreso, cifra ben più alta di uno stipendio medio in Italia, si spenderebbero 3.780.000 Euro tagliando la spesa di 9.143.820, ossia tre milioni in più di risparmio rispetto al gridato dimezzamento democratico.

   Certamente si vorrebbe anche una classe dirigente politica più incline e sensibile all’interesse comune e meno al proprio interesse, in tal modo si eliminerebbe il fastidioso fenomeno del clientelismo: milioni di Euro concessi in contribuzioni ad amici e propri elettori. Se poi si aggiungesse l’annullamento dell’investimento Tav, qualche miliardo probabilmente regalato ai numeri elettorali, allora avremmo un beneficio per le casse pubbliche e per la democrazia.

   Crea indignazione il dover destinare risorse per stipendiare politici spesso inetti ed arroganti, nonché insensibili al bene comune ed al contrario iper attenti alla cura delle proprie clientele: il male del sistema non si risolve dimezzando il male, bensì sconfiggendolo riportando in auge la rappresentanza diretta.

   Vista l’aria demagogica che tira immagino che avremo solo parlamentari in meno, correndo come un treno ad alta velocità verso il direttorio, verso la dittatura dell’uomo forte e ben pagato con tutto il nostro sangue. 

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