CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Archivi per settembre, 2011

Una città sacrificata alle voglie della Giunta, e del salotto buono: calano le ombre della sera su precari e cittadini “comuni”.

Scritto da juribossuto.it il 28 settembre 2011

   Dal sito del Sindaco, http://www.pierofassinosindaco.it/doc/1539/prima-giunta-delibera-per-risparmiare-700-mila-euro-lanno.htm, leggiamo:  

    “Assegnati i compiti Fassino ha voluto lanciare un segnale, ai suoi assessori e ai torinesi. Come primo atto dell’amministrazione ha fatto approvare una delibera predisposta dall’assessore al Bilancio Gianguido Passoni che taglia del 40 per cento i fondi a disposizione degli assessori per reclutare gli staffisti: 90 mila euro l’anno ciascuno contro i 120 della scorsa giunta. Morale: «Spenderemo un milione l’anno anziché 1,7», fa i conti Passoni. E Fassino chiosa: «È un segnale di sobrietà e rigore». (omissis)
Ancora da fissare - ma sarà comunque questione di ore - il faccia a faccia con l’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne. Ieri, intanto, ha confermato quel che già era trapelato nei giorni scorsi: il City manager Cesare Vaciago resterà in carica fino al termine del 2012, quando maturerà i requisiti per la pensione
”.  

   Credo che queste poche righe bene indichino il mondo parallelo in cui la politica di governo, insieme ad alcuni salotti che contano, vive quotidianamente.   Come avrebbe detto Nick Carter qualche anno fa: “Mentre le prime ombre della sera calano su Torino, una losca figura si aggira nella città”.

   Le ombre della sera noi le raffiguriamo con il disagio che, di giorno in giorno, sale tra i giovani e le famiglie torinesi. Un dato conferma quanto raffigurato nell’immagine cupa, del tramonto Torinese, ossia la percentuale di disoccupati giovani che ha raggiunto in questo anno il 20%, un punto in più della percentuale greca, lo stato a rischio fallimento, dove la mancanza di lavoro interessa “solo” il 19% dei suoi cittadini.   

   A questo possiamo aggiungere il destino incerto, appeso ad un filo, dei tanti precari che impegnano la loro opera nel pubblico come nel privato: persone a tutti gli effetti che vanno a riempire, virtualmente, la casella degli “occupati”, seppur per un giorno o per un mese. L’esempio più eclatante giunge ancora dal Comune, dove i giovani precari reggono le sorti dei nidi e delle scuole materne, in una continua condizione di ostaggi in mano alla macchina comunale, la quale punta alla loro tempia una vera pistola: arma caricata con la ricerca di mobilità interna di personale da altre mansioni, al fine di fare a mano dei precari stessi e della loro professionalità, e dalla scelta della Città di far scadere il contratto ai medesimi prima di Natale cosicché non pagare le ferie (Buon Natale direi).   

   Non solo, potremmo sommare la vicenda dei lavoratori CSEA. L’ente formativo, che vive sui trasferimenti del pubblico a questo consorziato e che qualcuno vuole uccidere per fare posto ai privati, non ha i soldi per pagare circa 200 dipendenti i quali da mesi vedono il loro stipendio modello “macchia di leopardo”. I tagli tolgono a 200 famiglie la speranza di un futuro certo, e la dirigenza, di nomina anche comunale, sembra non essere in grado di voler trovare una soluzione al disastro annunciato.   

    Vorremmo infine, a titolo di esempio, ricordare anche sciagurati aumenti di tariffe decisi dalla giunta, tra questi l’uso della parte museale comunale delle Nuove. L’associazione composta da volontari che gestisce l’ex carcere, deve pagare cinque volte tanto per accedere nei locali in proprietà della Città (da 100 Euro al mese a 500) per accompagnare i visitatori nella struttura.   

   Ed ecco che nelle ombre torinesi c’è chi vanta i 90 mila Euro annuali agli staffisti di assessorato (7.500 Euro al mese per assessore), ed il mantenimento del posto conservato dal City Manager (stipendio da super manager) al fine di accompagnarlo alla pensione (poverino).   

   Mentre calano le prime ombre della sera su Torino, alcuni marziani con i nasi a trombetta, purtroppo chiamati dal voto dai torinese stessi, invadono la città per farne ciò che vogliono: portano nomi strani quali giunta Fassino e salotto Chiuso, ed hanno un solo punto debole, seppur difficile da raggiungere, che si chiama PIAZZA. 

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Ma dove stà Zazà: al di qua o al di là dei nuovi confini sul Po?

Scritto da juribossuto.it il 19 settembre 2011

   Scrivere oggi del comizio tenuto ieri da Bossi, il leader indiscusso della Lega Nord, è atto certamente banale che rischia di confondersi tra le mille cose già dette nelle ore successive al raduno leghista.

   Tacere in merito, però, rischia di avvalorare la strada intrapresa da pochi, nel nome di tutti. La secessione di una nazione, infatti, non credo possa essere decisa da qualche centinaia di persone, pur indossando questi sulla testa l’elmo celtico.

   La mia premessa, naturalmente, è molto distante dalla necessità di spaccare il Paese, unito con tanta fatica 150 anni fa, ma vuole evidenziare il paradosso del paradosso: pochi sembrano voler decidere il destino di tutti, una minoranza desidera dettar legge ai più. Un paradosso minimo rispetto ad altri che sembrano scaturiti da un romanzo di fantapolitica, più che alla realtà di uno stato moderno.

   Tra questi il fatto che a proclamare, gridandolo, la secessione dell’Italia sia un Ministro della Repubblica stessa, e che al rilascio di questa grave dichiarazione non seguano atti normali, tipo la richiesta di sue dimissioni da parte dello stesso Presidente del Consiglio dei Ministri, che evidentemente annovera tra i suoi collaboratori un potenziale nemico dello Stato. Dimissioni, infatti, che richiederebbe immediatamente un Presidente leale verso il Paese: un atto che invece mai compirebbe chi ha, come missione istituzionale, il mantenere la poltrona al sol fine di evitare le conseguenze derivanti da innumerevoli processi aperti a proprio carico.

   Inoltre nell’attimo in cui la politica criminalizza il movimento No Tav, tramite il Ministro leghista Maroni che con esplicite parole indica sovente in esso le radici di un complotto eversivo, un importante componente del Governo, nonché leader dello stesso partito di Maroni, attenta all’unità d’Italia: fattispecie di reato che, se ricordo bene, prevede l’applicazione di pene severe tra cui l’ergastolo.

   Naturalmente, ancora una volta, l’attenzione dell’apparato giudiziario si concentra su quanto avviene a Chiomonte, ignorando i fatti ben più gravi avvenuti a Venezia ieri. Tra l’altro la “Libera Repubblica della Maddalena” potrebbe scaturire addirittura le simpatie da parte dei dirigenti della Lega Nord, se considerata come prima progenie della divisione italica, ma evidentemente il vocabolo “libera”, in essa contenuto, è di ostacolo al far sorgere nei leghisti feeling nei suoi confronti.

   Quale repubblica emergerebbe dall’attuazione in fatti delle enunciazioni di Bossi, se non uno stato a sua volta frammentato ed in cui gran parte dei suoi cittadini (o sudditi vista la repentina nomina a successore di Bossi fatta calare sul “Trota” dallo stesso senatur) non si riconoscerebbero assolutamente. Chissà quanti “padani”, per regia volontà altrui, lavorerebbe alla secessione della secessione il giorno in cui scoprissero di vivere sotto il regno di Bossi: il ritorno ai ducati sarebbe così dietro all’angolo.

   Per chi immagina un mondo senza confini fatto di uguaglianza, e costituito da cittadini liberi, il momento è davvero complesso. L’unica speranza risiede nei comuni, nella loro lungimiranza nel non mettere, già da subito, confini e controlli tra un loro quartiere e l’altro: cosa utile al fine di istituire un futuro “palio” della città, ma certamente deleterio per i rapporti umani e sociali nell’immediato.

 

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Tagli di nastri e tagli di posti di lavoro: ecco in nuovo Comune di Fassino!

Scritto da juribossuto.it il 12 settembre 2011

Il “nuovo” comune di Torino si è avviato. La macchina politica, eletta a maggio, ha preso il controllo dell’apparato amministrativo e, passata la pausa estiva, si prepara a prendere in mano la vita della città insieme a quella dei torinesi.

   I primi atti sono già visibili, e consegnano a noi tutti la speranza in un mondo davvero migliore: un mondo pieno di soddisfazioni e speranze per il futuro.

   L’atto più significativo portato a compimento dal neo sindaco Fassino, giovane torinese dalle grandi attese, è stato il taglio del nastro al nuovo “negozio” Eataly di via Lagrange. Trattasi di un’attività commerciale redditizia, gestita dal figlio di Oscar Farinetti (il fondatore del gruppo Eataly), che ha aperto i battenti in agosto, rilevando i locali appartenuti alla defunta azienda Vagnino, di cui non sappiamo che fine abbiano fatto i dipendenti.

   Naturalmente ci aspettiamo che il primo cittadino torinese d’ora in vanti si rechi a tutte le aperture di punti commerciali, con tanto di fascia tricolore, per consegnare alle inaugurazioni momenti ufficiali come quelli regalati ad Eataly.  Qualcuno potrebbe pensare malignamente che la presenza di Fassino in via Lagrange fosse dovuta, guarda caso, all’amicizia politica che lega il mondo slow food al PD piemontese, l’Università di Pollenzio è stata ampiamente finanziata dalla giunta regionale Bresso ed anche da quella Ghigo, ma credo che questo vada smentito: siamo infatti certi che il Sindaco presiederà anche alla prossima inaugurazione della Kebaberia della società Mohamed- Romanuscu, situata in Torino Nord.

   Oltre al doveroso atto concesso ad Eataly, la nuova giunta ha preparato anche un ghiotto pacchetto al sistema educativo per l’infanzia del capoluogo piemontese. L’assessore ai Servizi Educativi, forse a sua stessa insaputa, ha allestito un piano che prevede il rientro negli asili nido di quei dipendenti oramai da tempo destinati ad altre mansioni in città. Un piano che esclude automaticamente circa 150 precari dalla possibilità di avere un posto di lavoro in comune, gli stessi che in passato avevano letteralmente salvato i servizi all’infanzia, ed al contempo farebbe risparmiare una manciatina di Euro alle casse di piazza Palazzo di Città 1. Questa illuminata scelta alimenterà ancora un po’ il numero di disoccupati in questa “ricca” città, e contemporaneamente aiuterà a fornire un pessimo servizio all’infanzia stessa.

   Tagliare i servizi per non ridurre i fondi destinati ad amici e sostenitori, qualcuno potrebbe dire indicando il clientelismo quale causa di tanto dissesto finanziario pubblico, ma all’assessore stesso pare che la cosa non interessi. Chi si è recato all’Anatra Zoppa giovedì sera ha potuto osservare un responsabile politico ai servizi educativi, targato Sinistra e Libertà, nel pallone più completo: apparentemente non consapevole di quanto accadeva ed insensibile alle vicende dei precari li presenti; incapace nel dare una risposta convincente a quei giovani che chiedevano spiegazioni in merito. E’ incredibile come alcuni ruoli di potere consegnino sin da subito, all’indomani del termine della campagna elettorale, un’arroganza che colloca gli assessori sul Monte Olimpo: mentre i cittadini sono costretti a porgere loro omaggio, quali umili questuanti.

   La stizza che ha colto l’assessore durante il dibattito, in seno alla festa del suo partito, si è espressa più volte tramite gesti ed espressioni inequivocabili: neppure Chiamparino nei primi mesi del suo mandato avrebbe reagito così alle domande del pubblico, seppur critico. L’unico concetto chiaramente emerso, dalle sue parole, era quello che la politica non poteva fare nulla in merito, poiché decideva tutto l’amministrazione burocratica.

   Settemila elettori hanno sognato una Torino a misura d’uomo e per la collettività, ma ha vinto, ancora una volta, il grigio torbido. Gli effetti, di tale vittoria, si stanno rilevando con tutto il loro potere nefasto.

    

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