CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Archivi per aprile, 2012

LETTERA APERA ALLA POLITICA TORINESE

Scritto da juribossuto.it il 26 aprile 2012

 

Che effetto può fare avere la consapevolezza che i cittadini contano nulla quando scendono in campo le potenti lobbies?

 

Quando scendono in campo le lobbies il cittadino cade nella più grande contraddizione della politica. Comprende che nulla può fare contro un potere politico condizionato dai gruppi di pressione economica, quello stesso potere che, magari qualche mese prima, si è rivolto ossessivamente a lui per carpirne il voto.

L’incontro con i gruppi economici di pressione è spesso traumatizzante poiché coincide da una parte con una resa della politica nel fare il proprio lavoro, non si sceglie più il bene collettivo ma esclusivamente quello lobbistico, e dall’altra con l’elettore che di colpo comprende quanto sia marginale il suo ruolo: l’elettore infatti non conterà più nulla sino alle prossime elezioni.

Amministrare dovrebbe voler dire programmare il futuro di una città in base agli interessi della medesima, di conseguenza l’Amministrazione stessa non dovrebbe aver problemi nel confrontarsi con le persone ed i soggetti portatori di idee contrastanti. Al contrario quando i consiglieri o i sindaci lavorano con il fine principale di assecondare un gruppo economico, magari anche mascherato dalla dicitura di cooperativa o di sociale, lo sguardo alla programmazione cittadina cade a con esso il confronto con gli amministrati.

Potrebbe essere un caso o forse no che prosegua ora scrivendo della vicenda asili nido della città di Torino. Partendo, naturalmente, dalle parole del sindaco secondo cui nelle sue attuali scelte non si troverebbe traccia  di privatizzazione, bensì della creazione di un sistema misto a vantaggio di tutti. Di tutti, afferma Fassino, ma il dettaglio di chi siano i vantaggiati non è chiaro.

La cosa certa è quella che riguarda una decina o forse più di nidi, i quali già da luglio passeranno sotto la gestione delle cooperative sociali. In seguito circa trecento precari, che sino ad ora sono stati fondamentali per la sostituzione dei tempi determinati ed il mantenimento del servizio, resteranno senza lavoro. A questi si aggiunge l’incertezza dei lavoratori fissi, altro pilastro fondamentale de servizio a favore dell’infanzia, che si troveranno con orari più lunghi, classi più numerose e sballottati da una sede all’altra.

Sorte simile toccherà ai bambini, destinati a cambiare maestri e vederli sostituiti da personale di cooperativa magari mal pagato e probabilmente con scarsa esperienza. Il comune non risparmierà, l’unica differenza sarà sulla busta paga dei lavoratori, ridotta a pochi Euro all’ora (4/5 Euro lordi). La Città dell’Infanzia rimarrà un amaro ricordo.

Il sistema misto non è un miglioramento e lo sanno i lavoratori della maggior parte delle cooperative sociali, ossia di quelle che di sociale hanno solo la denominazione, lo sanno i dirigenti amministrativi e lo sanno i cittadini a cui regolarmente viene negato il controllo di garanzia sui servizi appaltati. All’indomani dello scandalo dei cimiteri lo avevamo capito tutti, ma la memoria dei Torinesi è corta. Se i lavoratori del sociale fossero pagati il giusto (cosa che non sempre avviene) e non vi fosse il profitto che, in molti casi, va a vantaggio dei dirigenti della stessa, allora forse potremo sperare in qualcosa di meglio: speranza attualmente negata dalle non scelte istituzionali.

Oggi ci prepariamo ad assistere all’ennesimo spettacolo di sfruttamento del lavoro in uno scenario di dismissione del pubblico. L’assenza nei momenti di confronto sul tema asili e materne, come è avvenuto lunedì scorso, del sindaco (all’estero) e dell’assessore competente (per ragioni personali) lo dimostrano ampiamente.

Clientele e voti elettorali sembrano voler disegnare la finta programmazione politica delle nostre città, con buona pace di diritti, servizi ed informazione libera. Chiniamo la testa poiché ci stanno mettendo intorno al collo l’ennesimo cappio, rassicurandosi prima che non scalceremo neppure più una volta sospesi per aria.

 

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IN RICORDO DI EROS RICOTTI. PARTIGIANO

Scritto da juribossuto.it il 23 aprile 2012

[E’ molto difficile per me prendere parola oggi. E’ difficile per il carico di emozione che mi stringe la gola, è difficile per la rabbia di parlare qui di Eros e non poter invece parlare con lui su qualche piazza il giorno della Liberazione.]

Mi pare giusto citare Guevara, Eros apparteneva all’associazione Italia - Cuba, quando affermava che chi lotta per una vita intera è imprescindibile. La scelta di mettere la propria vita al servizio della collettività, della Libertà, della difesa dei diritti e dell’antifascismo ha caratterizzato l’esistenza di Eros. Una vita coerente in adesione ai principi che difendeva e spiegava, con infinita pazienza, a giovani e meno giovani.

Partigiano della primissima ora, Eros ha continuato la sua lotta per la Libertà anche dopo il 1945, aderendo prima al PCI e poi, sin dalla sua nascita, a Rifondazione Comunista. La sua presenza nel partito si è sempre contraddistinta da una militanza seria, umile e continua. Una militanza non dovuta al voler accaparrare una sedia, ma animata esclusivamente dal forte desiderio di portare davvero questa società ad approdare verso il Sole dell’Avvenire.

Non ha mai chiesto niente per se, niente per la sua famiglia, mettendo la sua tenacia a disposizione della cosa pubblica in maniera disinteressata e pura. Un esempio che va rimarcato più che mai oggi, ossia negli anni in cui il fare politica si unisce a vocaboli quali affari, clientelismo, narcisismo, interesse privato.

In Rifondazione Eros ha unito i temi politici con il territorio (il suo) facendosi interprete della voglia diffusa di partecipazione degli anni 70 sino a prendere parte attiva alla creazione dei primi comitati di quartiere ed, in seguito, a quella delle circoscrizioni cittadine.

La sua passione, la sua tenacia è così approdata anche nell’assemblea circoscrizionale dove ha intrapreso altre  nuove battaglie in difesa del territorio e dei valori della Resistenza.

Nel circolo di Santa Rita ha ricoperto il ruolo di tesoriere, ossia di colui che persegue la complessa via dell’autofinanziamento mettendo a disposizione dei militanti il proprio essere integerrimo e la sua autorevolezza. Ha curato la creazione e la redazione del periodico “Qualcosa di Sinistra”, ha sostenuto l’associazione Due Piazze e Rosa Luxemburg.

Eros ha sempre rappresentato la politica di chi ha ben presente cosa voglia dire conquistare la Democrazia con le armi in pugno. Eros ha avuto ben chiaro cosa voglia dire approdare alla Libertà e difenderla consegnandosi, per giungerci, al sacrificio ed alla sofferenza. La sua formazione politica non lo ha mai fatto cadere in ambiguità o personalismi, era un Uomo al servizio dell’idea, del popolo e di Torino.

Il ricordo che ho di lui lo lega alla cartella, in cui si trovava l’essenza delle mille iniziative che sempre aveva in corso, ed alla sua auto con cui percorreva per lungo e per largo il quartiere e la Città. Ma ancor più se penso ad Eros la prima immagine che mi viene in mente è il suo sguardo solare, il sorriso, il guardare sempre al futuro, il saper parlare ai giovani, il non legarsi a stereotipi o rigidità e cordate varie.

Eros era un animo libero, proprio come la sintesi della sua esistenza, impossibile da ingabbiare in retoriche di partito o di appartenenza. Non rinunciava mai a dire la sua, anche quando poteva essere scomodo farlo, animato da voglia di costruire, di dare nuova ninfa e nuova energia. Mai era animato da voglie distruttive o devastanti.

Non l’ho mai sentito fare ragionanti di comodo o convenienza. Molti direbbero che era radicale nelle sue affermazioni, ma in realtà era lucido ed attento a quanto capitava intorno a lui, maturando una coscienza critica orientata ad una rinascita della Sinistra e non certo avviata verso chissà quale reazione di rabbia. La sua indignazione sembrava alimentare la sua forza, dare efficacia ulteriore alle sue parole, avvicinarlo alle ragioni dei giovani. Con il passare degli anni faceva l’esatto opposto  di molti suoi coetanei: non si chiudeva in sé o nelle sue sofferenze (non l’abbiamo mai sentito una volta lamentarsi)  bensì lavorava per spiegare alle nuove generazioni il prezzo della Democrazia, per costruire il partito e per dare impulso al lavoro della Circoscrizione.

Instancabile, l’ho incontrato indaffarato e di corsa solo qualche settimana fa, è riuscito a portare a buon fine l’intitolazione di due vie adiacenti alla scuola Antonelli a partigiani (nel 2008 a Lanfranco ed i fratelli Carando) sostenendo le manifestazioni del 25 aprile negli anni.

[La sua dedizione alle idee, la sua visione di partito quale strumento per raggiungere obiettivi sociali, la sua cultura politica ha fatto si che si dimettesse dalla Circoscrizione, insieme  al compagno Garbin, per fare entrare me in quella sede: investendo così politicamente in un nuovo quadro da sostenere nell’ottica di modificare lo scenario politico in quartiere. Era costantemente pronto a farsi da parte a favore di un giovane da formare. ]

Con lui la battuta era pronta. Un compagno che anche con ironia volgeva il suo sguardo su quella realtà che Gramsci ci ha insegnato a tenere sempre sott’occhio.

Chi lotta per una vita è imprescindibile, chi consegna il suo insegnamento ad altri è imprescindibile. Eros oggi verrà via da qui con noi. Sarà con noi il 25 aprile, sarà con noi ogni volta che saremo colti da incertezza o quando staremo avviando nuove lotte.

Con il suo esempio ed i suoi insegnamenti Eros continuerà a sostenere la sua grande battaglia. Senza retorica, senza intolleranza, senza ipocrisia.

Grazie Eros. Ti abbracciamo compagno, ti siamo grati per quello che hai fatto e che continuerai a fare per un mondo libero e migliore!!

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Lettera a mia firma pubblicata su Torini Sette del 5 aprile 2012

Scritto da juribossuto.it il 16 aprile 2012

    Torino: una città che sembra voler dimenticare il passato rinunciando a cultura e turismo. Un’affermazione scontata se pensiamo alla cappella del Duomo distrutta da un incendio qualche decennio scorso e su cui solo da pochi giorni si è siglato l’appalto per la sua ricostruzione; restauro comunque non garantito per mancanza di fondi.
Non garantita è stata anche la salvaguardia del sottosuolo di Piazza San Carlo, le cui antiche vestigia sono state demolite per edificare un parcheggio al cui interno sarebbe stato garantito, a detta della giunta dell’epoca, un percorso archeologico oggi visibile: una colonna anonima in mattone tra auto e cemento. Neppure si sono risparmiate le Gallerie di Pietro Micca, sventrate dai lavori di Porta Susa, e tanto meno il sottosuolo di piazza Vittorio o i resti romani delle porzioni del quadrilatero destinate, tanto per gradire, ad altri parcheggi.
Al triste elenco si aggiunge ora la Galleria Sabauda, chiusa e danneggiata da un riscaldamento impazzito, e presto lo scalone juvarriano del Museo Egizio, sacrificato per migliorarne l’ingresso al pubblico.
Un elenco che consentirebbe senza dubbio di attribuire il premio “Attila” ad alcuni amministratori cittadini ed a qualche funzionario dei beni architettonici, ma che invece culla dolcemente Torinesi ed intellettuali, incuranti del vizio, destinato a sempre meno persone e certamente meno redditizio del Gratta e Vinci, chiamato Cultura.
Mi pongo solo una domanda finale: perché non trasferire la Galleria Sabauda alla Reggia di Venaria, per cui invece i milioni si sono trovati e pure i buchi, oppure a Stupinigi. E’chiedere troppo conservare il nostro patrimonio per le generazioni future e, magari, per dare lavoro a qualche persona in più?

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La memoria corta della Sinistra torinese favorisce l’opera dei Demolisti.

Scritto da juribossuto.it il 3 aprile 2012

L’ubriacatura continua. Quel clima sociale e politico basato sulla faciloneria e sulle soluzioni di tutti i mali affidate alla negazione dei diritti personali, sembra non terminare mai sin dagli anni 80. La nostra città non solo non si scosta dal distruttivo atteggiamento tenuto dalla classe politica nazionale in questi anni, ma addirittura si pone all’avanguardia dei Demolisti grazie al ben avviato laboratorio di Distruzione della Sinistra  locale e non solo.

Quale esempio di quanto affermato basterebbe fare il riassunto della situazione privatizzazioni in capo alla Città, guardando contemporaneamente ad alcuni nomi che, a Sinistra, hanno caratterizzato il dibattito pre elettorale torinese: confronto orientato all’epoca sul nome da contrapporre al candidato sindaco indicato dall’uscente Chiamparino.

Ebbene nei mesi antecedenti all’inizio del confronto amministrativo, a Torino nacquero alcuni tavoli in cui la Sinistra cittadina si confrontava a tal fine e dove spiccavano alcuni nominativi di “compagni” che si autocandidavano quali unici rappresentanti della vera forza antagonista contrapposta alla compagine di potere del PD.

Tra i protagonisti della presunta Sinistra torinese spicca l’Assessore Pellerino, creatura  politico amministrativa pare voluta dal consigliere regionale PD  Placido,  approdata quindi in Sel poche settimane prima delle elezioni ed ora Assessore ai Servizi Educativi. Assessore oggi pronta a minacciare le dimissioni dalla giunta torinese, ma nelle settimane scorse praticamente apatica innanzi al piano di privatizzazione del servizio dell’istruzione pubblica a favore delle cooperative bianche.

Non dimentichiamo il giovane Passoni, ossia un ex comunista dal percorso politico vivace: area Rosso Ideale,  appoggiato nella raccolta firme per la candidatura alle primarie da un universo variegato tra cui un consigliere regionale ex prc, ex pdci, ex Uniti per Bresso ed ora del  Pd nonché molto “attento” ai voti di preferenza. L’assessore uscente della giunta Chiamparino è stato molto bravo nell’aderire ai tavoli della Torino “che non si piega” ed introdursi così di nuovo in giunta da cui non esprime alcun commento su quanto avviene prima e dopo la violazione del patto di stabilità (privatizzazioni comprese).

A cornice del tutto spicca Sel, ossia il cortile di casa del Pd e luogo di incontro delle varie correnti di cui sopra. Partito che nella fretta di trovare una soluzione salva assessore ha elaborato un piano interessante a salvaguardia delle lavoratrici precarie dei nidi, in odore di esternalizzazione, ma dimenticando la costruzione di un qualsiasi percorso politico che guardasse anche alle privatizzazioni medesime magari impedendole.

Nel caso nidi la frittata cucinata dai Demolisti è così pronta: asili esternalizzati  dando la colpa alle leggi nazionali ed europee, intanto va di moda, e spaccatura in due dei lavoratori. Da una parte i precari e dall’altra le maestre a tempo indeterminato fissi, soggetti con proposte diverse a difesa di occupazione e pubblico in un contesto di demolizione del servizio che avanza .

I Demolisti sono al traguardo della loro diabolica opera. Compresi quelli che stanno straziando la Sinistra salvo magari tra 4 anni rivederli per riproporsi quali nuovi salvatori degli ideali e, fatto che ancor più sconcerta, nel silenzio rispettoso di quel popolo progressista che ha la stessa memoria corta del popolo qualunquista di destra.

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