CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

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POLTRONE E GELATINA

Scritto da juribossuto.it il 2 luglio 2012

AGENZIA PER I SERVIZI E DISSIDENTI: PER UN ATTIMO LA “MARMELLATA” DIVIDE GELATINA DALLA FRUTTA CONFONDENDOSI A SUA VOLTA.

Qualche tempo fa il Consiglio comunale approvava il nuovo Statuto dell’Agenzia per i Servizi pubblici locali di Torino: organo di controllo del Consiglio comunale in merito ai servizi pubblici locali. In esso venne previsto che i quattro commissari e il presidente dell’Agenzia devono essere indicati da una apposita delibera approvata dalla maggioranza qualificata del Consiglio comunale (i due terzi dei consiglieri). Al presidente viene corrisposta un’indennità mensile di carica pari al tetto massimo raggiungibile mensilmente dai consiglieri comunali, per gli altri quattro componenti l’indennità mensile di carica sarà pari al 60% dell’ammontare massimo percepito mensilmente da un consigliere comunale per la partecipazione a Consiglio e Commissioni.

L’Agenzia si occupa di informazione ed approfondimento normativo inoltre, ad essa viene demandata la possibilità di proporre al Consiglio comunale modifiche alle concessioni, alle convenzioni e ai contratti di servizio oltre alla possibilità di studiare l’evoluzione dei servizi per proporre migliori condizioni tecniche, giuridiche ed economiche relative all’erogazione dei servizi stessi.

Insomma i temi da questa toccati sono sensibili poiché rientrano nell’ambito dei beni comuni quale l’acqua, l’energia, i trasporti e l’ambiente. L’indennità, non certo tra le più basse, garantisce a chi spicca per scarsa attenzione nei confronti dei temi sopracitati, comunque un motivo per inseguirne la nomina al suo interno.

Oggi il consiglio comunale non ha raggiunto la quota necessaria dei due terzi dei votanti necessari al fine di eleggere i commissari, e poi il presidente, della struttura di controllo dei servizi pubblici. Di conseguenza i nominativi che i media hanno da tempo annunciato naufragano nel nulla del niente di fatto. Incarichi bruciati da una girandolo di astensioni che la raccontano lunga. Astensioni che evidenziano la profonda spaccatura che anima il gruppo consiliare del PD, il cui capogruppo sembra il capitano del Titanic poco prima dell’affondamento, nonché l’ininfluenza del collega capogruppo di SeL.

Dieci voti di non scelta, quindi, destinati a sottolineare un metodo che caratterizza l’attività politica dei protagonisti della giunta e del consiglio: un metodo fatto di scelte apparentemente calate dalle segreterie e su cui non si discute neppure (nuovo ed efficace concetto democratico) all’interno della maggioranza (pensiamo quale può essere la partecipazione con i cittadini). Inoltre sembra apparire chiaramente la guerra per gruppi che contrappone i consiglieri di uno stesso partito su nomine da cui deriva esercizio di potere, pur non trattandosi dell’importante San Paolo: conflitto purtroppo tutt’altro che ideologico, ma basato su appartenenze che sembrano sfiorare il modello feudale.

Come scriverebbe Pagliassotti la marmellata ha colpito ancora, mentre i torinesi, troppo occupati a fare feste e partecipare alla movida secondo Rai e stampa, perdono ogni giorno un pezzetto di diritti e di lavoro nell’apparente inconsapevolezza di quanto sia vischiosa quella marmellata che hanno votato.

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