CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Archivi per settembre, 2012

UNA STORIA, PIU’ O MENO BELLA, IN UNA CITTA’ IMMAGINARIA, MA NON TROPPO

Scritto da juribossuto.it il 14 settembre 2012

Mettiamo il caso che un comune, in linea con le scelte di un governo, decida di esternalizzare alcuni servizi pubblici. Mettiamo sempre il caso che lo faccia ufficialmente perché ha violato il patto di stabilità e conti di risparmiare, sul proprio bilancio, affidandosi al privato ed alle fondazioni (ossia privatizzando). Pensiamo inoltre ad un comune che, nell’assegnare i servizi ai nuovi gestori privati, fornisca loro anche una lista di proscrizione contenente i nominativi dei lavoratori, anch’essi esternalizzati ed ex precari, un po’ troppo ribelli. Insomma immaginiamo quindi un ente pubblico non del tutto capace nell’applicare i principi costituzionali a tutela del lavoro e della libera espressione.

Immaginiamo sempre che la nazione, a cui appartiene il comune di cui sopra, sia attraversata da un vento, che soffia da oramai da oltre vent’anni, che la spinge ad abbandonare le proprie attività sociali, per assegnarle alle imprese cooperative esterne, oppure a vere e proprie aziende (come accade sovente nella Sanità) che già si occupano dei beni comuni.  

In tale contesto il vento viene alimentato da chi, in politica, sostiene la necessità che lo Stato non occupi la società con proprie attività sottolineando, al contempo, la piena avversione allo statalismo quale principio di governo poiché, affermano costoro, frena lo sviluppo e l’occupazione.

Immaginiamo ancora, quindi, che proprio nel nome del lavoro quella nazione, molti anni indietro, abbia varato una serie di norme a favore del lavoro precario rassicurando, al contempo, i suoi cittadini tramite rappresentazioni di imprese felici, grazie a quelle leggi, e prosperità per tutti: lavoratori ed imprenditori.

Ora facciamo uno sforzo di fantasia e proviamo ad immaginare quale epilogo potrebbe avere la nostra storia fantastica. Ad esempio scoprire, dopo martellanti messaggi mediatici generosi nell’elencare i benefici della precarietà, che nel comune di cui sopra la disoccupazione giovanile superi il 20 % e che l’impresa industriale abbandona la nazione in cerca di più facili guadagni.

Immediatamente dopo si potrebbe verificare che lo Stato è si uscito dai servizi pubblici, ma per metterci il privato “amico”, ovvero soggetti legati ai politici e non allo Stato stesso: ossia a questo è subentrato il potere clientelare partitico con tutta la sua grande area di influenza. Potremmo dire che in quella città si ripete la Storia: in passato lavorava chi aveva in tasca la tessera del Partito Nazionale Fascista, ora chi può disporre di un pacchetto di voti (magari equamente suddivisi) in aggiunta alla tessera medesima. La Democrazia è quindi maturata. 

A questo punto potremmo pensare che la nostra storia abbia risvolti da 48, oppure che la classe politica, dopo aver misurato i propri fallimenti, rivoluzioni le sue scelte in merito. Invece no.

La gente porta i suoi bambini nei nuovi servizi affidati a fiduciari del partito al potere, i lavoratori (sempre gli stessi) operano con un nuovo contratto e paghe ottocentesche, seppur superiori a colleghi che beneficiano invece di salari settecenteschi, mentre il comune suddivide il suo popolo in buoni e cattivi: i primi lavorano con riconoscente precarietà o allegro salario da semi fame; gli altri guardano mentre il popolo applaude e balla sotto il palco del gruppo rock alla moda e, soprattutto, amico degli amici comunali.

Contemporaneamente consiglieri e politici vari, dalle proposte dimostratesi fallimentari, continuano imperterriti per la loro strada scavalcando i disoccupati e dispensando, ancora, lezioni di buon governo a destra ed a manca.

Insomma la nostra storia è immaginaria e non a lieto fine, ma soprattutto è interattiva: se vogliamo possiamo cambiarla con un piccolo sforzo di partecipazione, poiché il finale non è scritto nel destino. Se vogliamo possiamo, parola dell’autore!

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Le Catene dei Savoia: dalle ricerche che abbiamo fatto è nato un libro, ve lo presentiamo!

Scritto da juribossuto.it il 12 settembre 2012

 

Torino,  una mattina domenicale del 1814: Giulia di Barolo udiva le imprecazioni provenienti dalla carceri Senatoriali  e vi entrava per osservare le pietose condizioni di vita in cui scontavano le loro pene i carcerati. La vista delle donne e degli uomini custoditi nella prigione le cambierà la vita per sempre, consegnandola a “quell’oscuro mondo” per portarvi un po’ di luce.

Nello stesso anno in cui la Marchesa di Barolo prendeva coscienza del mondo carcerario, a Fenestrelle i piemontesi riprendevano invece il possesso del forte. Da quell’anno la più grande fortezza d’Europa diventava il luogo carcerario, un bagno penale, in cui rinchiudere forzati, discoli, prigionieri politici e giovani da correggere su invio parentale. Agli inizi degli anni ’50 dell’Ottocento, diventarono protagonisti tra quelle mura i Cacciatori Franchi, corpo disciplinare, ed i prigionieri delle varie guerre risorgimentali (papalini, borbonici, austriaci e garibaldini).

“Le catene dei Savoia” si pone lo scopo di aprire una seconda finestra su quella variegata società sette -  ottocentesca, e sull’apparato di controllo costruito nei decenni in cui si affacciava l’industria nel regno Sardo. Anni di disagio per tutti i non abbienti (come ben narrato ne I Miserabili di Hugo) che si riversavano, dalle campagne del circondario, in Torino facendone dei suoi portici i loro giacigli. Immigrati che giungevano in città da territori che oggi definiremo della provincia, uomini e donne che ci riportano alla nostra quotidianità fatta di lavavetri ai semafori e poveri dal colore della pelle diverso.

“Le catene dei Savoia” permette di confrontare nomi, vicende, luoghi e date. Scrutare tra direttori carcerari e comandanti di fortezze aventi a cuore le sorti dei loro detenuti, seppur nei panni di rigidi carcerieri (personaggi quali Caorsi, Suor Eufrosina, ) e le scelte della classe dirigente monarchica pedemontana, sempre a metà strada tra il futuro ed il passato più remoto.

La lunga ricerca d’archivio da cui è nato il libro consegna una possibilità per ricostruire alcune pagine di Storia prendendo le distanze da facili strumentalizzazioni, quali le recenti scaturite da non celate voglie secessionistiche al Nord come al Sud che puntano il dito su immaginari e mai provati genocidi avvenuti a Fenestrelle, ed avvicinandosi alla comprensione dei motivi per cui gli atteggiamenti delle Istituzioni verso quel mondo degli esclusi sembrano mai cambiare davvero nel corso dei secoli.

 

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A volte ritornano

Scritto da juribossuto.it il 11 settembre 2012

Il mio utlimo commento è datato 2 luglio. Mi scuso per l’assenza ma il tempo mi è scivoltao via a causa della pubblicazione del mio nuovo libro (dopo una pausa decennale): Le Catene dei Savoia.

Ora tornerò a scrivere anche qui, se vorrete ancora leggere le cose che penso :-)

Buon settembre a tutti!!!!!!!

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