CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Le Catene dei Savoia: dalle ricerche che abbiamo fatto è nato un libro, ve lo presentiamo!

Scritto da juribossuto.it il 12 settembre 2012

 

Torino,  una mattina domenicale del 1814: Giulia di Barolo udiva le imprecazioni provenienti dalla carceri Senatoriali  e vi entrava per osservare le pietose condizioni di vita in cui scontavano le loro pene i carcerati. La vista delle donne e degli uomini custoditi nella prigione le cambierà la vita per sempre, consegnandola a “quell’oscuro mondo” per portarvi un po’ di luce.

Nello stesso anno in cui la Marchesa di Barolo prendeva coscienza del mondo carcerario, a Fenestrelle i piemontesi riprendevano invece il possesso del forte. Da quell’anno la più grande fortezza d’Europa diventava il luogo carcerario, un bagno penale, in cui rinchiudere forzati, discoli, prigionieri politici e giovani da correggere su invio parentale. Agli inizi degli anni ’50 dell’Ottocento, diventarono protagonisti tra quelle mura i Cacciatori Franchi, corpo disciplinare, ed i prigionieri delle varie guerre risorgimentali (papalini, borbonici, austriaci e garibaldini).

“Le catene dei Savoia” si pone lo scopo di aprire una seconda finestra su quella variegata società sette -  ottocentesca, e sull’apparato di controllo costruito nei decenni in cui si affacciava l’industria nel regno Sardo. Anni di disagio per tutti i non abbienti (come ben narrato ne I Miserabili di Hugo) che si riversavano, dalle campagne del circondario, in Torino facendone dei suoi portici i loro giacigli. Immigrati che giungevano in città da territori che oggi definiremo della provincia, uomini e donne che ci riportano alla nostra quotidianità fatta di lavavetri ai semafori e poveri dal colore della pelle diverso.

“Le catene dei Savoia” permette di confrontare nomi, vicende, luoghi e date. Scrutare tra direttori carcerari e comandanti di fortezze aventi a cuore le sorti dei loro detenuti, seppur nei panni di rigidi carcerieri (personaggi quali Caorsi, Suor Eufrosina, ) e le scelte della classe dirigente monarchica pedemontana, sempre a metà strada tra il futuro ed il passato più remoto.

La lunga ricerca d’archivio da cui è nato il libro consegna una possibilità per ricostruire alcune pagine di Storia prendendo le distanze da facili strumentalizzazioni, quali le recenti scaturite da non celate voglie secessionistiche al Nord come al Sud che puntano il dito su immaginari e mai provati genocidi avvenuti a Fenestrelle, ed avvicinandosi alla comprensione dei motivi per cui gli atteggiamenti delle Istituzioni verso quel mondo degli esclusi sembrano mai cambiare davvero nel corso dei secoli.

 

5 Commenti a “Le Catene dei Savoia: dalle ricerche che abbiamo fatto è nato un libro, ve lo presentiamo!”


  1. José Mottola Scrive:

    La ricerca storica è rigorosa. La parte più interessante è quella dedicata alla demolizione scientifica di una delle tante invenzioni neoborboniche, vale a dire l’inesistente massacro sabaudo dei prigionieri napoletani nel Forte di Fenestrelle, in realtà trattati secondo gli standard di civiltà militare europea dell’epoca. Il problema serio nel mezzogiorno odierno è il sudismo, caricatura del meridionalismo storico: le rancorose invettive sudiste sono uguali e contrarie alle pulsioni secessioniste e razziste alimentate dal nordismo leghista, peraltro dimostratosi ladro matricolato. Non è un caso che l’apologia s del regime borbonico e del brigantaggio post-unitario da parte dei sudisti, venga applaudito dai leghisti nordisti: il loro nemico comune è l’Unità d’Italia.


  2. Ferdinando Buzzo Scrive:

    Io vedo una grande differenza di stile tra la lega e i vari movimenti che nel sud stanno nascendo. La lega si basa su degli insulti, sul razzismo e sugli slogan. I recenti movimenti meridionali utilizzano dei ragionamenti per raccontare una storia che è talmente diversa da quella che conosciamo dai libri di scuola dal nord al sud della penisola. Inoltre questi insulti e atti razzistici della lega sono messi in atto da ministri europarlamentari e non da tifosi.


  3. juribossuto.it Scrive:

    Hai ragione Ferdinando, ma le cose, a mio giudizio , sono ancora più complesse. Purtroppo tra la Lega Nord e molti movimenti meridionalisti è in atto una sorta di alleanza. Lo scopo è chiaro: fomentare l’astio per facilitare la secessione. Lo si fà insultando e reinventando anche la Storia.
    Come ho scritto a molti neo borbonici (da non monarchico naturalmente non condivido) inventare fandonie non fa bene alla cusa del Sud, ma lo fa alla balcanizzazione del Paese.
    Il Risorgimento ha luci ed ombre (molte) e da qui con serenità scientifica occorre partire per ripartire.
    Molto revisinismo storico non critica la voglia del capitale nell’espansione al Sud, ma solo è su uno sfondo anti piemontese (assurdo poiché l’esercito era ben più ampio) rivestendo toni razzisti speso poco utili alla causa della verità.
    Di questo clima di odio ho paura, l’ho vissuto personalmente, e l’ho toccato con mano nei tanti insulti ricevuti (quasi tutti di stampo geografico tipo “bastardo piemontese”) che trovo assurdi oltreché ridicoli: quanti piemontesi ci sono in Piemonte? Io già sono un mix!
    Ho messo a disposizione con Luca i nomi dei prigionieri borbonici e le loro destinazioni ai reparti oramai italiani: credi che abbiano interessato qualcuno? Solo polemiche e strumentalizzazioni politiche per cui muore il confronto e muore ogni possibilità di Verità storica.
    Ferdinando, credimo, sono un anti Lega assoluto. Simpatizzo per i popoli liberi e sovrani. In questa stortura storica vedo del marcio e non un aiuto a gaurdare con dignità e coraggio al futuro.
    Guarda, un esempio. Si dice che Fenestrelle fosse un lager risorgimentale e lo si avalla con l’esempio di una scrita conservata al suo interno (ognuno non vale per quel che è ma per quanto pro duce) che è chiaramante fascista, Sono congetture da malafede purtroppo.
    Grazie per il confronto di idee, un caro saluto.
    Juri


  4. juribossuto.it Scrive:

    p.s. perdona per gli errori di battitura (tanti)


  5. Andrea Griseri Scrive:

    Ti seguo sempre con interesse. Avevo percepito la polemica meridionalista nei riguardi della tua opera ( vd. newsletter di Antonio Grano).
    Io credo che rileggere con occhio critico la vicenda dell’Unità faccia bene anche al presente. Per lo meno permetterebbe di evitare nuovi errori. Per esempio dopo l’Unità anziché un vasto piano marshall a favore del Sud ( che era stato oggettivamente depauperato: il termine depredato è dettato da astio preconcetto ma certo la conquista piemontese di un Regno sovrano con l’appoggio incondizionato degli inglesi- c’entrava anche la questione dello zolfo? C’entrava la voglia di prendere a tenaglia l’odiato stato Pontificio?- non fu seguita da un après guerre intelligente ; un po’ come gli americani in Iraq) fece il pareggio del bilancio. Di quel pareggio paghiamo ancora oggi le conseguenze e il sior Monti adesso ne propone un secondo ( ah! l’Europa ce lo chiede! Come la TAV, come l’articolo 18 e altre nefandezze….) Nel 2011 si perse una grande occazione : le celebrazioni per il 150° si risolsero in sprechi di denaro e vuote perorazioni retoriche, gli storici possono attendere.

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