CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

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TORINO: UNA BELLA CITTA’ (MALGRADO CHI LA COMANDA), MA PURTROPPO MOLTO IPOCRITA

Scritto da juribossuto.it il 3 dicembre 2012

LETTERA PUBBLICATA DA TORINO SETTE DI VENERDI’ 30-11 SCORSO

Torino è una città che adoro, ma non ne sopporto l’ipocrisia di cui è intrisa. Il “grande rifiuto” del regista Ken Loach ha un pregio tra i tanti, quello di mettere alla luce del Sole il vero volto di questa città e, soprattutto, di gran parte della sua intellighenzia. Le ragioni per cui Loach non ha accettato il premio offertogli dal TFF credo siano chiare.

Egli ha opposto all’invito la sua coerenza, dichiarando che dopo aver diretto opere cinematografiche contro lo sfruttamento di chi lavora, non avrebbe mai potuto recarsi alla solenne cerimonia dedicatagli da un ente esternalizzatore di manodopera ed impiego: un’istituzione che opera appoggiandosi alla precarietà offerta, ai suoi dipendenti, da una cooperativa.

La segnalazione di quanto avviene al Museo del Cinema, ente patron del Torino Film Festival, è giunta all’attenzione di Loach da un dipendente cacciato dall’organico del Museo, pare, per la lotta dallo stesso attuata a difesa di diritti e lavoro suoi e dei colleghi. Un quadro tra l’altro non raro a Torino: città in cui le esternalizzazioni hanno fatto da protagonista in questi anni, in ultimo ricordo la privatizzazione degli asili pubblici, ed in cui spesso gli stipendi dei giovani (e meno giovani) affidati alle cooperative non raggiunge i 5 Euro orari.

Il sistema cooperativistico fa spesso quel che può, alternandosi tra esempi virtuosi e spesso in lotta con i mancati pagamenti da parte degli enti pubblici affidatari, e chi ne approfitta giocando le sue carte sui proventi aggiunti derivati dai tagli del costo del lavoro, distribuendo salari spesso molto lontani da quella dignità garantita dalla nostra Costituzione. Ebbene tutto questo è passato in secondo piano, e la protesta indignata di Loach è stata coperta da una lenzuolo fatto di commenti ipocriti tutti protesi a salvare l’immagine del Festival e della Città stessa.

Così mentre la politica taceva, mi piacerebbe sperare per senso di vergogna anche se temo così non sia, la Torino della Cultura vicina al Sindaco, perché questo è il modo per garantirsi incarichi senza ipoteche per il futuro, si lasciava andare a commenti del tipo: “Ken è un testone che vive fuori dalla realtà” (Barbera - La Repubblica del 22.11.12); “Reazione massimalista, sbagliata […] modo aristocratico e massimalista” (riferito a Loach- Amelio su La Repubblica del 22.11.12); “Il rifiuto di Loach? Reazione d’altri tempi” (Sorrentino - La Stampa 26.11.12) ed infine “Lo querelo” (Laus, Rear, la cooperativa che fornisce la prestazione al Museo Nazionale del Cinema).

Potrei continuare magari riportando anche un editoriale, pubblicato su un noto quotidiano torinese, in cui l’autore si chiede se Loach sappia quanto sia pagato l’autista che lo porta in giro per festival: un modo per dire, e ribadire, che anche Ken ha i suoi scheletri nell’armadio ed il mondo tutto sommato è paese. Una strana reazione per un festival che ha trattato i temi del Sulcis con il film “L’amore e la follia”, o temi legati alla prostituzioni grazie a registi marxisti come De Bernardi.

Una curiosa reazione se pensiamo che gran parte del pubblico accorso al TFF può tranquillamente definirsi di orientamento culturale progressista. La città che conta ha quindi scelto di chiudere ancora una volta gli occhi innanzi alla denuncia del regista inglese, figlio di operai ed orgoglioso di esserlo al contrario della Torino VIP, facendo quadrato sul ponte comando. Ken Loach è un dinosauro, per questa agiata Torino, e sempre per costoro interessarsi di temi inclusi nella nostra Costituzione è demodé, quindi noioso ed inutile.

Non sono imbarazzanti i contratti da fame, neppure lo sono le pratiche usa e getta a cui sono destinati gran parte dei torinesi, a prescindere da chi comandi la città autodefinendosi di Sinistra, ma lo è l’osare apporre un coerente rifiuto ad un atto che mette a posto solo, al limite, le coscienze in modo che si possa dire “ho fatto qualcosa di Sinistra assegnando quel premio e trattando i temi del lavoro nel festival”.

Un gesto dall’immagine (solo quella) quasi socialista mentre al contempo, magari, si organizza un sistema feudale molto vicino alle baronie e distante anni luce da Gramsci. L’intellighenzia ha quindi preferito tacere, come la politica, oppure attaccare Loach perdendo ancora autorevolezza e rinunciando, una volta di più, ad essere un punto di riferimento per chi vorrebbe una società almeno più equa e giusta. Una Sinistra utile solo ai salotti bene e poco alla soluzione dei tanti problemi che i nostri cittadini vivono quotidianamente, sulla loro pelle, senza poter sperare in nulla che non sia la propria forza della disperazione.

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