CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

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L’affare Adidas ed i padroni del mondo

Scritto da juribossuto.it il 18 febbraio 2013

La scena che si vede in televisione, in occasione dei summit internazionali, è quasi sempre la stessa: sfilata di ministri ed arrivo in auto blu di una invitata d’eccezione, passo sicuro e regale, dalla pettinatura di classe confezionata su capelli bianchi e corti. Quella testa, delimitata da un filo di perle posato sul collo, appartiene al direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde.

Per i media, evidentemente, Lagarde rappresenta una sorta di calamita che attrae la telecamera dell’operatore e l’attenzione del giornalista di turno. E’ sempre immancabile la ripresa della sua inimitabile falcata, del suo ingresso stile “prima donna” d’alta classe nei palazzi che ospitano i vari G8, G20 ed i tavoli di crisi finanziaria globale.

Lagarde è tra le 100 donne più potenti del mondo, ma probabilmente anche in una classifica non di genere godrebbe di buone posizioni. Nata nel 1956 a Parigi, è stata la padrona assoluta di Bercy (il quartiere ministeriale economico francese) rivestendo il ruolo di ministro sotto i governi Villepin e Fillon. Ha lavorato in importanti studi legali e, poco tempo aver conseguito la laurea, è diventata presidente del CdA della Baker & McKenzie.

Nel 2011 il comitato esecutivo del FMI, l’organismo che dovrebbe garantire l’equilibrio monetario tra le nazioni, la nomina direttore del Fondo stesso.

In Italia diremmo che Lagarde è una delle leve dei poteri forti, anzi lei stessa è un potere forte, fortissimo. A quei tavoli politico economici una sua parola pesa come un macigno posato sul diaframma di una persona asmatica. Tra un sorriso, una battuta ed un appunto (magari galeotto), si bloccano crediti monetari, si condizionano governi ed elezioni e si piegano popoli interi al volere della finanza speculativa. A riunione finita un aperitivo, o uno shopping sulla via del ritorno a casa, quieta ogni animo: la coscienza si placa, se mai ne avesse bisogno. Queste donne, questi uomini, quale autorità hanno, da dove deriva il loro potere e poi, infine, sono statisti intrisi di etica o solo affaristi.

Nel caso di Lagarde qualche risposta la si trova non in Italia, ma nelle pagine dei giornali francesi di inchiesta. In questi giorni il settimanale d’oltralpe La Marianne dedica il suo reportage più importante proprio al direttore del FMI. Lo fa con il titolo: “Affare Tapie. Le document qui accuse Christine Lagarde”.

Secondo La Marianne i documenti, di cui il giornale è venuto in possesso, sono “implacabili”. La redazione annuncia infatti che si è procurata la nota che fu redatta per Jean Louis Nadel, all’epoca dei fatti Procuratore generale presso la Corte di Cassazione parigina, sull’affare Tapie – Adidas. Dagli atti si prefigura una messa sotto accusa della Lagarde per abuso di autorità e complicità nella distrazione di fondi pubblici : oltre 400 milioni di Euro versati a Tapie.

Tapie è un uomo d’affari che fu un simbolo durante l’era Mitterand, per poi diventare amico di Sarkozye: persona ideale per tutte le stagioni. In questa ultima veste ha avuto accesso ad un arbitrato per risolvere il contenzioso che lo contrapponeva al Credito di Lyone nella cessione della nota Adidas. Un arbitrato per il medesimo molto vantaggioso grazie, si dice, al pesante intervento dell’allora ministro Lagarde, che pare abbia favorito una super valutazione della somma da rilasciare al ricco business man. Insomma un reato a cui le nostre cronache sono abituate, ma per oltralpe considerato grave ed ancora infamante per chi lo commette.

Un’accusa pesante quindi su quel portamento di chi sa di essere tra i potenti del mondo. Padroni, termine includente il direttore del FMI, che agiscono in base ad interessi di persone vicine, amicizie solidali di affari. Elementi su cui si reggono logiche di spread e tagli al welfare; da cui si avvia il destino di molte persone, cittadini di questo mondo.

Tra un favore ed un trasferimento di fondi, ad amici degli amici, affonda democrazia, già da tempo limitata, ed Europa. Chi si limita a voler inquadrare con le telecamere la fine camminata della Lagard forse dovrebbe guardare alla voragine che si apre anche alle sue spalle, ed imparare a non fare solo agiografie, ma anche inchiesta giornalistica.   

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