CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Il formaggino di Torino ed i pescatori indiani: come si estingue la politica e l’umanità.

Scritto da juribossuto.it il 12 marzo 2013

   La politica del formaggino rancido,perseguita dal PD torinese, pare prosegua con forza senza timori o retromarcia. Lo dimostra oggi l’attento Lo Russo che riconosce, sulle pagine de La Stampa, un dato: “Torino è percepita come un sistema di potere chiusi, fine a se stesso, non al servizio dei cittadini”.

   Incredibile affermazione che lascia di sasso lo steso scrivente. Altri inseguendo il capogruppo in Sala Rossa, elencano le aree chiuse della nostra città, indicandole nella cultura, associazionismo e finanza.

   Oggi sono passato innanzi ai giardini chiusi di via Carlo del Prete, il cui accesso, da qualche mese, avviene solo tramite i locali interni di una bocciofila e mi sono venute davanti agli occhi le parole di Lo Russo. Bocciofile, feste di via, alcune associazioni culturali, e relative concessioni, sembrano essere il perno del sistema Torino: zone da coccolare, anche a scapito di progetti sociali importanti, per poi attingere dalle stesse consenso e voti. Una cosa è proteggere i diritti di queste realtà, atto sacrosanto e legittimo, una cosa è irrorare favori per fini non sempre nobili, anzi gravemente perniciosi per la collettività intera.  

   Il formaggino sembra cambiare quindi pian piano confezione, vedremo se verrà modificato anche il suo sapore e le materie prime che lo compongono, oggi non certo sempre di prima scelta. L’effetto Grillo ha scosso e non poco il produttore di formaggini.

   In compenso su altri fronti è invece spiccata la voglia di assomigliare sempre più agli americani. Vi ricordate la strage del Cermis di qualche anno fa? Alcuni piloti americani, forse ubriachi, volarono in modo a dir poco pericoloso urtando la cabinovia del Cermis ed uccidendo decine di persone. La loro “bravata” non trovò giustizia in Italia poiché furono subito inviati negli USA. La stesa cosa sembra accadere oggi con il caso dei fucilieri della marina e la morte dei pescatori indiani: soldati rientrati in patria, per decisione ministeriale, e sottratti al luogo dove risiedevano le vittime.  

   Essendo un garantista non posso che essere felice che i due soldati abbiano trovato rifugio in Italia, ma se voi che leggete queste righe foste i parenti (ad esempio la moglie o i figli) di quei pescatori cosa ne pensereste? Perché i nostri media non hanno mai provato a darci l’immagine di quelle famiglie rimaste senza sostentamento economico ed affetti, in conseguenza della scomparsa dei loro padri o mariti. Forse l’addestramento non ha fornito ai marò la fermezza che permette di riconoscere il nemico dalla persona innocua, ma ad ogni modo i loro proiettili, i nostri proiettili, hanno tolto la vita a persone innocenti che in quel momento lavoravano (non si trovavano su un fuoribordo magari comprato evadendo il fisco) per procurare il pane ai loro cari. Non credo sia giusto che nel nome del nazionalismo, spesso utile a celare fatti ed accadimenti, ci si dimentichi almeno di chiedere perdono alle vittime di quegli spari. 

    Sinceramente fossi in loro, nei soldati, avendo dato la parola mi imbarcherei nell’aereo e farei ritorno in India: un atto di grande coraggio, umanità e coerenza che il governo non pare conoscere e che sembra essere un orizzonte lontano anche per noi distratti italiani.

 

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