CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Archivi per maggio, 2013

BANCHE E POLITICA: TRA BUGIE E COLPI DI STATO “LEGALI”

Scritto da juribossuto.it il 29 maggio 2013

In questi giorni le dichiarazioni della politica e del mondo finanziario lasciano davvero basiti.

  Da una parte le banche, che pochi giorni fa hanno gridato ai media che le loro difficoltà sono dovute al peso fiscale a cui sono soggette.  Quindi scopriamo che le tasse hanno affossato il sistema bancario, non investimenti spericolati, quali i derivati, o allegre amministrazioni come noi credevamo, bensì il fisco. Sarà allora per un senso di colpa da parte dello Stato che i vari governi italiani hanno erogato miliardi per salvarle: un mare di soldi per rimediare alla distruzione fatta dai managers del sistema bancario. Forse siamo però di fronte ad un caso di immensa faccia tosta, manifestata da chi ha rilasciato un accusa per fare dimenticare il proprio ruolo di imputato.  

Dall’altra parte i partiti, i quali non si la lamentano troppo dell’astensionismo, senza il quale sarebbero alla fine della loro corsa, ma anzi rilanciano con un “patto di saldatura con l’elettorato” (come ha dichiarato il ministro Quagliariello) tramite la modifica della Costituzione. Quindi la sintesi è semplice: non si cambiano abitudini poco trasparenti e spesso gravemente clientelari, ma si stravolge la Carta fondamentale per dare maggio potere al Governo e stabilità conseguente. La risposta quindi è niente più che una sorta di dittatura del nuovo millennio.

  Il M5S è rabbia, con poca politica. Da questo dato di partenza discende la sconfitta odierna. Molti elettori non lo hanno più votato, anzi non hanno più votato. Fatto che riesce pure a far scatenare reazioni di gioia ai pseudo “vincitori”, per i quali i numeri assoluti non esistono. Politicanti per cui il 50% di astensionismo non modifica le percentuali, anzi rafforza la sconfitta degli avversari. Un paradosso che si spiega con un esempio elementare: se votano due soli elettori dando preferenza a due partiti diversi, ogni partito conquista il 50% dei voti, situazione comoda e magari sperata di futura attuazione nella mente di tanti parlamentari.  

Il regista del qualunquismo si prepara ora ad incassare il suo ultimo successo: l’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti. E’ chiaro anche a chi scrive che il sistema tramite cui si alimenta di denaro i partiti, è da tempo marcio; così come è chiaro il risultato referendario che tempo fa cancellò tale finanziamento, poi mantenuto grazie ad escamotage legislativi condivisi da tutti.

  Per estirpare le metastasi pare si voglia uccidere il paziente, una cura devastante che scriverà la parola “fine” su questa moribonda democrazia pseudo parlamentare.  

Attualmente i partiti si nutrono di fondi statali, dei contribuenti, e contemporaneamente di donazioni private. Questi riescono a gestire in modo tutt’altro che trasparente i primi  e ad essere proni nel ringraziare prontamente i secondi. Un esempio si può rintracciare nelle grandi opere pubbliche (vedi TAV) sovente poco utili alla collettività, per non dire addirittura dannose, ma di grande vantaggio per chi le esegue e per chi le commissiona.  

La soluzione è fantastica: rinunciare alla trasparenza sull’uso dei soldi pubblici distribuiti alla politica, per limitare ai privati la possibilità di sostenerla, magari usufruendo di sgravi fiscali sino al 90% della cifra donata. Fuori del tutto la glasnost di Gorbaciov, e dentro solo più i “grazie” ai benefattori.

   Una soluzione peggiore della cura: chi sarà quel politico che rifiuterà soldi nel nome dell’interesse pubblico per non dire “grazie” a qualche lobbista? Temo pochi, i più ringrazieranno e noi saremo più deprivati di servizi e circondati da business mascherati con la “pubblica utilità”.

Geniale, davvero. Auguro che rinasca pesto una Sinistra per contrastare tutto questo, ma perché questo avvenga occorre non se ne occupino gli yes men, che in questi anni hanno sostenuto e difeso acriticamente le segreterie in tutte le scelte fatte, ma coloro che possiamo annoverare tra i “dissidenti a ragion veduta”: unici ad aver ancora una qualche credibilità. Di questo parleremo poi….

 

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Scritto da juribossuto.it il 17 maggio 2013

EVVIVA LA LIBERTA’ DI OPINIONE,

MA GALERA PER CHI SI SPINGE TROPPO NELLA SUA ATTUAZIONE.

Da qualche tempo ho l’impressione che una mannaia si stia preparando a calarsi su ogni dissenso. In questi ultimi giorni la sensazione è andata aumentando sino a trasformarsi in certezza assoluta.

Non voglio entrare qui in considerazioni sulla modalità in cui si sta avviando parte della lotta No Tav, lo stesso movimento esprime posizioni a riguardo che mi sembrano ad ampio spettro, mi limito quindi solo ad esprimere dispiacere nell’assistere alla solita guerra tra “poveri”. Sulle barricate da una parte chi “non ne può più” e dall’altra lavoratori (sia in divisa che operai) esposti all’impossibile per una manciata di Euro (a fronte delle vagonate di milioni che qualcuno si appresta ad incassare per il Tav). Una situazione che per le forze dell’ordine mi ricorda la famosa guardia al bidone di benzina della retorica bellica fascista.

Mi soffermo invece, brevemente, sulle misure che le Istituzioni sembrano voler prendere ogni qualvolta la piazza esprima il suo più o meno marcato dissenso. In due giorni, due decisioni che fanno inorridire la Costituzione democratica.

La prima riguarda la decisione di perseguire penalmente chiunque abbia manifestato, sul web, considerazioni politiche “forti” sul Presidente Napolitano, durante i giorni della sua rielezione alla massima carica statale. La prima vittima pare sia il sito di Grillo per poi arrivare anche a facebook ed ai suoi “irriverenti” post. La stretta sul web periodicamente viene annunciata quale imminente e non si contano più le proposte di legge per attuarla.   

Qualche giorno addietro la censura è stata auspicata anche dalla Presidente Boldrini, in seguito all’attacco subito, di pessimo gusto a dir poco, ed ideato in rete da un giornalista vicino all’estrema destra. Rare, al contrario, le difese alla libera espressione in questi ultimi tempi, tra cui è spiccata quella del mancato Presidente della Repubblica Rodotà: evidentemente affiancare al proprio nome il termine “Presidente” non fa sempre bene ai propri originari concetti di partecipazione.

In chiusura l’accusa, formulata dalla Procura di Torino, di tentato omicidio contro gli ignoti che hanno dato il recente assalto al cantiere di Chiomonte. A Torino siamo da tempo tristemente abituati a veder contestato il reato di saccheggio e devastazione contro coloro che agitano le manifestazioni di piazza, ma il tentato omicidio semina a dir poco vivo stupore.

Lo stupore aumenta però se penso che la Legge dovrebbe essere uguale per tutti. Il mio pensiero muove alle azioni di un partito, di governo, che per anni ha proclamato la secessione dell’unità nazionale e l’uso delle armi per imporla. Non solo quel partito è stato tenuto immune da ogni conseguenza, ma addirittura alcuni suoi esponenti sono diventati ministri dello Stato che volevano smembrare, ricoprendo addirittura i dicasteri Giustizia ed Interni. Due ruoli impossibili per i quadri del vecchio P.C.I., catalogati quali eversivi, ma più che accessibili alla Lega Nord, la quale vorrebbe “solo” riportare l’Italia agli stati pre unitari.

Per essere più sicuri il Parlamento ha cancellato dal codice penale il reato di “Attentato all’unità nazionale” punibile, se ricordo bene, con l’ergastolo. Forse la distrazione della procura subalpina sui misfatti clientelari di parte della politica torinese (non tutta, ma una bella fetta), è dovuta al prevedere in futuro una cancellazione dei reati di peculato e falso ideologico, oppure di appropriazione indebita. Chissà.

Ora divulgo questo mio scritto intriso di preoccupazione in merito al restringersi della libertà di opinione, conscio del fatto che l’art. 21 della Costituzione mi tutelerà. Il fatto che abbia in tasca un biglietto aereo per il Messico assicuro sia casuale.

  

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LAVORI IN VIA ALFIERI: CHI “PUO’ ” E CHI CONTINUERA’ AD INCIAMPARE ANCORA. Lettera a La Stampa

Scritto da juribossuto.it il 16 maggio 2013

   Alcuni recenti articoli pubblicati su La Stampa hanno mappato il degrado in cui versa la nostra Città. Il centro cittadino dovrebbe essere la vetrina che si offre ai turisti che raggiungono Torino. Al contrario buche, rattoppi alla buona, materiale lapideo filettato ed a pezzi, cubetti di porfido che si sfaldano, “tacun” fatti con il bitume e transenne perenni fanno dell’ex capitale d’Italia una tipica metropoli allo sfascio.

   Se ci portiamo in periferia assistiamo al tracollo vero e proprio di Torino: voragini sulle strade; alberi ai lati dei viali espiantati e mai sostituiti; aree verdi e gioco abbandonate. Nello sfacelo possiamo ancora una volta appurare che siamo tutti uguali, ma qualcuno lo è di più.

   Mi riferisco, tra le altre cose, ai lavori in corso in via Alfieri dinnanzi al nuovo esclusivo palazzo residenziale inaugurato addirittura dal Sindaco qualche tempo fa. Un “condominio” bellissimo con un solo neo: il marciapiede su cui si affaccia, troppo banale ed uguale a tutti gli altri.

   Il costruttore “esclusivo” fa quindi la scelta giusta: spaccare tutto, chiudere la strada e rifarla nel tratto prospiciente alla dimora snob. Si apre così un cantiere di pochi importantissimi metri il cui costo delle opere pare sia equamente diviso tra imprenditore edile e comune stesso. Insomma chi tutto può avrà il moderno marciapiede in tema con il nuovissimo stabile, agli altri la possibilità di continuare a cadere tra buche e pietre poiché “non ci sono soldi” per loro.

   Una Torino a dimensione di facoltosi ed una per tutti gli altri (i più). Un’affermazione che giunge anche guardando l’orribile prefabbricato ricollocato all’inizio di piazza Castello: un pugno nello stomaco che solo alcuni possono infliggere ai visitatori di Torino ed ai suoi cittadini, mentre ad altri non è permessa trasgressione alcuna su insegne o dehors.

   C’è chi può e chi non può a Torino. Prendiamone atto con serenità poiché anche adirandosi a Torino nulla mai cambia (perlomeno in meglio).

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