CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Archivi per novembre, 2013

G. Guccione, dal titolo ” Markey sociale, 120mila euro al progetto flop” uscito su Repubblica del 18/11.

Scritto da juribossuto.it il 26 novembre 2013

 

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/11/18/market-sociale-120mila-euro-al-progetto-flop.html

Market sociale, 120mila euro al progetto flop

PRENDI dei locali pubblici, aggiungici centoventimila euro, sempre pubblici, e dalli a una fondazione privata per mettere in piedi un market.

Un “negozio sociale” con prezzi calmierati, secondo gli ideatori del progetto, e non c’ è motivo al momento per dubitarne, ma pur sempre un piccolo supermercato: con la sola differenza che in questo caso a metterci i soldi è stato il contribuente, perché assieme alla vendita di prodotti a chilometri zero il market aveva il compito di distribuire - e i diretti interessati sostengono di averlo fatto per due anni - la bellezza di 30 pacchi viveri, una volta alla settimana, ad altrettante famiglie del quartiere. Progetto considerato lodevole agli occhi di alcuni (tanto da essere sostenuto dalla Circoscrizione 2 presieduta allora dal consigliere regionale Andrea Stara), quello del «Punto vendita» della Agrisocialcoop, come ancora recita l’ insegna affissa in via De Canal 33 bis, quartiere Mirafiori Nord, si è concluso con un flop clamoroso. Dieci mesi, tra il novembre del 2011 e l’ agosto del 2012, sono bastati per mandare in fumo quei 120mila euro stanziati da Urban 2 a favore di una fondazione, «Dare», nata apposta il 6 dicembre 2010 senza capitale sociale, se non quello che sarebbe arrivato dagli ultimi rimasugli del grande piano di riqualificazione europeo di Mirafiori.

C’ è chi adesso chiede il conto di quell’ esperienza, come la lista civica «La Piazza» che ha presentato un esposto alla Procura della Corte dei Conti per chiedere di verificare un eventuale danno erariale. Compresii canoni mai pagati- si parla di 6.400 euro - nonostante i locali che un tempo ospitavano un centro di orientamento al lavoro fossero stati concessi dalla Circoscrizione con un affitto agevolato di 3.200 euro all’ anno, cioè un abbattimento del 90 per cento rispetto al valore di mercato. Prendere gli alimenti invendutie metterli sul mercatoa prezzi popolari, oppure distribuirli gratis alle famiglie povere, era l’ idea originaria. Insieme con questi sarebbero stati venduti anche i prodotti freschi della cooperativa Agrisocial, tra i soci fondatori della Fondazione Dare. «Peccato che il progetto realizzato si sia rivelato completamente diverso rispetto a quello presentato all’ inizio» fa notare Marco Muzzarelli, che siede oggi tra i banchi della Sala Rossa ma che allora era coordinatore al Commercio della Circoscrizione 2. La piega sembra essere un’ altra. C’ è chi, come riporta la denuncia alla magistratura contabile, fa notare come la merce «non si discosti né nella tipologia né nel prezzo da quella venduta nei negozi limitrofi». Il presidente della Fondazione Dare, Giovanni Paciariello, smentisce: «I prezzi erano ottimi, vendevamo il filetto a 10 euro al chilo, il pane a un euro, con un servizio sociale enorme». Il negozio resta aperto dieci mesi. Finita l’ estate 2012 chiude. «La politica ha smesso di aiutarci, i locali non erano idonei, ci pioveva dentro.

E la Circoscrizione, dopo le elezioni e il cambio di presidenza, non ci ha più messo nelle condizioni di andare avanti» dice Paciariello. Dieci mesi non bastano però per rispettare i tempi minimi di apertura imposti dal progetto, che erano di due anni. Paciariello sostiene che si sia andati avanti fino alla scadenza dei termini necessari: «Ci ho rimesso tremila euro di tasca mia per fare andare avanti il piano da settembre a maggio con la distribuzione dei pacchi viveri: solo in un anno abbiamo dato 90 tonnellate». Come siano stati spesi i 120mila euro, tuttavia, è una delle domande che restano alla fine. «Ci è stata fatta vedere una relazione con il rendiconto di quei fondi, ma è mai stata verificata?», chiede il consigliere di La Piazza, Marco Barla. «I soldi sono spariti in un attimo - risponde Paciariello - Perché li abbiamo spesi per adeguare i locali, comprare il furgone, i frigoriferi, il bancone».

GABRIELE GUCCIONE

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LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI MA PER QUALCUNO DI PIU’: PAROLA DEL SALOTTO BUONO!

Scritto da juribossuto.it il 6 novembre 2013

“In Italia la Legge è uguale per tutti, ma per qualcuno è decisamente più uguale”. Una massima che ha rappresentato il mio pensiero fisso negli ultimi lunghi mesi. Ogniqualvolta mi approccio al sistema mediatico, oppure tendo le orecchie in ricerca di utili rumors, non posso fare a meno di meditare sul concetto di giustizia nel nostro Paese.

La nostra nazione oramai ha fatto prassi consolidata dei “due pesi, due misure” mettendo in bella vista la reale divisione in “caste” che caratterizza i rapporti politico sociali della sua comunità.

Ai cittadini super protetti, qualsiasi sia il crimine agli stessi contestato, si contrappone il popolo inconsapevole del contare poco (o nulla) se non eccezionalmente in campagna elettorale, quando viene inondato di promesse, carezze e specchietti per le allodole.

Non mi riferisco solo, in queste poche righe, all’infinita vicenda che interessa il noto Senatore Berlusconi,  pur ritenendo indegno il fatto che siano passati tre mesi dalla sua condanna definitiva e nulla sia accaduto ad oggi in conseguenza alla medesima. Il Senatore infatti non ha ancora iniziato a scontare la pena confermata dalla Cassazione, anzi sgambetta allegramente tra Milano e Roma non mancando di partecipare alla vita politica istituzionale in modo piuttosto pregnante (come nulla fosse avvenuto).

La mia affermazione, di cui sopra, matura soprattutto guardando alla protezione che il Ministro Cancellieri pare aver riservato alla condannata Giulia Ligresti, la quale ha patteggiato la pena nel procedimento FonSai, attualmente scontata ai domiciliari presumibilmente anche grazie all’intervento ministeriale. Giulia è sorella di Jonella, la stessa che “meritò” addirittura una laurea honoris cause a Torino, in seguito congelata dal Ministro Mussi. Una laurea immaginiamo assolutamente meritata se prendiamo atto dell’accusa di falso in bilancio ed aggiotaggio informativo che la vede al centro dell’attuale azione processuale: quasi certamente all’epoca l’Università subalpina aveva visto in questa prassi operativa una buona dote di finanza creativa, al punto di decidere per l’assegnazione dell’alto titolo accademico. Anche Jonella ha richiesto il patteggiamento di pena (potrebbe rischiare tra i tre e quattro anni di carcere) e la decisione in merito dovrebbe giungere il 4 dicembre prossimo, forse a quel punto la consegna della laurea diventerà effettiva.

Tornando a Giulia, sembra che in carcere non si trovasse proprio a suo agio. Aveva ridotto il consumo di cibo e di conseguenza attivato (si afferma) la sensibilità e quindi l‘attenzione del Ministro. La sua assegnazione ai domiciliari diventa quindi un atto di umanità riservato davvero a pochi. Un riscontro della rarità del beneficio concesso lo possiamo verificare se consideriamo il pietoso stato in cui versano le carceri italiane: luoghi in cui molti non si trovano “molto bene”. La moltitudine dei detenuti è normalmente ignorata dal gran parte della politica, a dimostrazione un indulto annunciato e poi dimenticato nel cassetto a causa dell’avversa opinione pubblica (speriamo non pensato solo per aiutare il Senatore di cui sopra).

Sappiamo che la famiglia Ligresti ha sempre frequentato il salotto buono di Torino, mi viene un brivido pensando a chi possa sedere in quello cattivo, non evitando anche i salottini sfiziosi sparsi per l’Italia. Un fatto non di poco conto poiché a favore dei suoi frequentatori si muovono anche le montagne, mentre per gli altri neppure una lettera di assunzione.

Figli e figliastri di questo Bel Paese. Figli sono coloro che lavorano in ruoli ben retribuiti anche se totalmente incapaci ad operare in quelle mansioni; figliastri coloro che dopo anni di studio o esperienza possono essere accolti solo da precariato e disoccupazione. Figli coloro che incappano in inchieste giudiziarie, come per i presunti lavori fatti in spregio alla legge in Venaria Reale, potendo in seguito contare sull’impegno di gran parte dei media nel gettare (a regola d’arte in questo caso) il tutto nel grande dimenticatoio; figliastri i contestatori No Tav, alla gogna mediatica ed incarcerati spesso senza sconto alcuno (ad arte anche in questo caso); figliastri coloro che danno di matto alle Molinette, disarmando una guardia giurata, e vengono dati in pasto al pubblico. Figli i protagonisti della curiosa, a dir poco, vicenda Murazzi di Torino dove tra un presunto favore ed un altrettanto presunto aiutino nessuno paga e pagherà; figliastri i tanti giovani artisti e no, che non essendo oggetto di “favori e regalie” devono emigrare all’estero per trovare un lavoro degno alla loro capacità.

Siamo in pieno “regime da salotto”. Un regime fatto di giri di conoscenze ed amicizie in grado di condizionare la vita pubblica e, in primis, purtroppo parte dell’informazione. Su quei divani in pelle siedono troppe persone i cui ruoli dovrebbero impedirglielo (semplicemente per un banale senso etico verso la res publica).     

Naturalmente chi gode dei quegli ambienti, e soprattutto chi è suo strumento (spesso gli invitati credono di esserne parte mentre invece sono solo utili “servi” dei veri ospiti) non è incline alle dimissioni irrevocabili. Non abbiamo osservato colpi di scena su temi torinesi quali CSEA e Murazzi, non ne avremo certamente sul caso Giulia Ligresti (così come non ne abbiamo avuti in seguito alla vicenda laurea consegnata a Jonella Ligresti).

A questo punto un solo augurio, quello che Il Salotto Buono sia con voi/noi tutti, e che diventi così grande da includere ogni cittadino (a qualsiasi casta appartenga). In questo modo le clientele potrebbero diventare a tutti gli effetti economia non occulta ed il PIL farebbe un salto in avanti non indifferente. Quindi il passo successivo dovrebbe riguardare la legalizzazione del fenomeno mafioso, cosicché l’effetto PIL si amplificherebbe e l’uscita dalla crisi potrebbe avvicinarsi a grandi passi. Con buona pace naturalmente dei tanti Peppino Impastato, di coloro che hanno creduto ancora in principi e valori pagando con la loro vita stessa: ingenui o, direbbe qualcuno, arretrati conservatori.   

 

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