CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI MA PER QUALCUNO DI PIU’: PAROLA DEL SALOTTO BUONO!

Scritto da juribossuto.it il 6 novembre 2013

“In Italia la Legge è uguale per tutti, ma per qualcuno è decisamente più uguale”. Una massima che ha rappresentato il mio pensiero fisso negli ultimi lunghi mesi. Ogniqualvolta mi approccio al sistema mediatico, oppure tendo le orecchie in ricerca di utili rumors, non posso fare a meno di meditare sul concetto di giustizia nel nostro Paese.

La nostra nazione oramai ha fatto prassi consolidata dei “due pesi, due misure” mettendo in bella vista la reale divisione in “caste” che caratterizza i rapporti politico sociali della sua comunità.

Ai cittadini super protetti, qualsiasi sia il crimine agli stessi contestato, si contrappone il popolo inconsapevole del contare poco (o nulla) se non eccezionalmente in campagna elettorale, quando viene inondato di promesse, carezze e specchietti per le allodole.

Non mi riferisco solo, in queste poche righe, all’infinita vicenda che interessa il noto Senatore Berlusconi,  pur ritenendo indegno il fatto che siano passati tre mesi dalla sua condanna definitiva e nulla sia accaduto ad oggi in conseguenza alla medesima. Il Senatore infatti non ha ancora iniziato a scontare la pena confermata dalla Cassazione, anzi sgambetta allegramente tra Milano e Roma non mancando di partecipare alla vita politica istituzionale in modo piuttosto pregnante (come nulla fosse avvenuto).

La mia affermazione, di cui sopra, matura soprattutto guardando alla protezione che il Ministro Cancellieri pare aver riservato alla condannata Giulia Ligresti, la quale ha patteggiato la pena nel procedimento FonSai, attualmente scontata ai domiciliari presumibilmente anche grazie all’intervento ministeriale. Giulia è sorella di Jonella, la stessa che “meritò” addirittura una laurea honoris cause a Torino, in seguito congelata dal Ministro Mussi. Una laurea immaginiamo assolutamente meritata se prendiamo atto dell’accusa di falso in bilancio ed aggiotaggio informativo che la vede al centro dell’attuale azione processuale: quasi certamente all’epoca l’Università subalpina aveva visto in questa prassi operativa una buona dote di finanza creativa, al punto di decidere per l’assegnazione dell’alto titolo accademico. Anche Jonella ha richiesto il patteggiamento di pena (potrebbe rischiare tra i tre e quattro anni di carcere) e la decisione in merito dovrebbe giungere il 4 dicembre prossimo, forse a quel punto la consegna della laurea diventerà effettiva.

Tornando a Giulia, sembra che in carcere non si trovasse proprio a suo agio. Aveva ridotto il consumo di cibo e di conseguenza attivato (si afferma) la sensibilità e quindi l‘attenzione del Ministro. La sua assegnazione ai domiciliari diventa quindi un atto di umanità riservato davvero a pochi. Un riscontro della rarità del beneficio concesso lo possiamo verificare se consideriamo il pietoso stato in cui versano le carceri italiane: luoghi in cui molti non si trovano “molto bene”. La moltitudine dei detenuti è normalmente ignorata dal gran parte della politica, a dimostrazione un indulto annunciato e poi dimenticato nel cassetto a causa dell’avversa opinione pubblica (speriamo non pensato solo per aiutare il Senatore di cui sopra).

Sappiamo che la famiglia Ligresti ha sempre frequentato il salotto buono di Torino, mi viene un brivido pensando a chi possa sedere in quello cattivo, non evitando anche i salottini sfiziosi sparsi per l’Italia. Un fatto non di poco conto poiché a favore dei suoi frequentatori si muovono anche le montagne, mentre per gli altri neppure una lettera di assunzione.

Figli e figliastri di questo Bel Paese. Figli sono coloro che lavorano in ruoli ben retribuiti anche se totalmente incapaci ad operare in quelle mansioni; figliastri coloro che dopo anni di studio o esperienza possono essere accolti solo da precariato e disoccupazione. Figli coloro che incappano in inchieste giudiziarie, come per i presunti lavori fatti in spregio alla legge in Venaria Reale, potendo in seguito contare sull’impegno di gran parte dei media nel gettare (a regola d’arte in questo caso) il tutto nel grande dimenticatoio; figliastri i contestatori No Tav, alla gogna mediatica ed incarcerati spesso senza sconto alcuno (ad arte anche in questo caso); figliastri coloro che danno di matto alle Molinette, disarmando una guardia giurata, e vengono dati in pasto al pubblico. Figli i protagonisti della curiosa, a dir poco, vicenda Murazzi di Torino dove tra un presunto favore ed un altrettanto presunto aiutino nessuno paga e pagherà; figliastri i tanti giovani artisti e no, che non essendo oggetto di “favori e regalie” devono emigrare all’estero per trovare un lavoro degno alla loro capacità.

Siamo in pieno “regime da salotto”. Un regime fatto di giri di conoscenze ed amicizie in grado di condizionare la vita pubblica e, in primis, purtroppo parte dell’informazione. Su quei divani in pelle siedono troppe persone i cui ruoli dovrebbero impedirglielo (semplicemente per un banale senso etico verso la res publica).     

Naturalmente chi gode dei quegli ambienti, e soprattutto chi è suo strumento (spesso gli invitati credono di esserne parte mentre invece sono solo utili “servi” dei veri ospiti) non è incline alle dimissioni irrevocabili. Non abbiamo osservato colpi di scena su temi torinesi quali CSEA e Murazzi, non ne avremo certamente sul caso Giulia Ligresti (così come non ne abbiamo avuti in seguito alla vicenda laurea consegnata a Jonella Ligresti).

A questo punto un solo augurio, quello che Il Salotto Buono sia con voi/noi tutti, e che diventi così grande da includere ogni cittadino (a qualsiasi casta appartenga). In questo modo le clientele potrebbero diventare a tutti gli effetti economia non occulta ed il PIL farebbe un salto in avanti non indifferente. Quindi il passo successivo dovrebbe riguardare la legalizzazione del fenomeno mafioso, cosicché l’effetto PIL si amplificherebbe e l’uscita dalla crisi potrebbe avvicinarsi a grandi passi. Con buona pace naturalmente dei tanti Peppino Impastato, di coloro che hanno creduto ancora in principi e valori pagando con la loro vita stessa: ingenui o, direbbe qualcuno, arretrati conservatori.   

 

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