CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

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BUON 25 APRILE !!!!!!!

Scritto da juribossuto.it il 25 aprile 2014


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Un nuovo capitolo politico: Tsipras e poi si vedrà (già alle regionali)…….

Scritto da juribossuto.it il 12 aprile 2014

Devo purtroppo prendere atto che faccio fatica a riconoscermi in questa Sinistra istituzionale. Dopo decenni in cui ho sperato che qualcosa si potesse cambiare in questo Paese, oggi constato che la mia caparbietà nell’illusione mi ha reso cieco innanzi agli eventi.

Da anni la Sinistra italiana ha dimostrato di non essere in grado di costruire un “Mondo nuovo”, oramai definito “possibile” solamente nei triti e ritriti slogan. Ogni sforzo è risultato vano, ogni sperimentazione politica è risultata inutile. Da una parte la Sinistra di governo, incapace oramai anche solo di sognare un cambiamento dei rapporti di forza tra le classi sociali, anzi spesso complice nel rafforzamento dei gruppi dominanti nel Paese; dall’altra quella cosiddetta radicale da tempo avviata in lotte interne di potere e micro scissioni tra i suoi dirigenti.

Il realismo pragmatico delle leggi Treu e delle privatizzazioni, che vigila sullo spread più che sul benessere della collettività, disputa il consenso elettorale contro l’impotenza di chi si rivolge solamente al passato dimostrando di non saper stare sul “qui ed ora” ma neppure di saper guardare al futuro. In tal modo ad un PD che si impegna a sottrarre le politiche liberali a chi ne è depositario da sempre, si contrappone un variegato mondo “comunista” che parla di partito di massa dall’alto del suo 1% (quando va bene) senza voler considerare quel che si muove burrascosamente attorno a se stesso. Ad unire i due blocchi la cultura individualista tipica di questi anni.

In occasione di queste elezioni regionali ho firmato l’appello per un invito, rivolto al soprattutto PD, ad un confronto con il programma della Sinistra sociale e politica: un modo per discutere nella, e della, Sinistra ampia. Immaginavo e temevo quale sarebbe stato il risultato ma tra speranza e disillusione ho preferito la prima. Mi è piaciuta l’idea di lanciare un sasso nello stagno dove però, come temevo, ho notato presto che le acque sono così fangose da non permettere al loro interno alcun movimento. Nulla è mutato a Sinistra sia nel maggior partito di governo che nel maggior partito di isolamento: niente di niente.

Giunti a questo punto lascio chi si candida a governare il Piemonte alla costruzione dei suoi programmi liberal destrosi (apri pista di un futuro inevitabile - temo - movimento filo fascista di popolo come già avvenuto in Francia, in Ungheria ed altri paesi nordici), e chi si mette in un angolo, “pieno di verità assolute”, all’auto annichilimento.

Non muto di una virgola le mie idee e le mie speranze ritrovandomi sempre più distante da chi è per il Tav, le privatizzazioni selvagge e la distruzione del lavoro (a tal proposito giudico demenziale ed in mala fede chi mi ha indicato quale sostenitore di Chiamparino) ma prendo al contempo atto che nessuno le rappresenta dimostrando anche capacità politica. Il mio voto alle Europee sarà alla lista Tsipras (sperando in un buon risultato di chi ritengo più vicino alle mie idee, quali Nicoletta Dosio e Nicolò Ollino) poiché frutto di un tentativo di unità. Mentre per le regionali si aprirà per me un nuovo capitolo.

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Dal Leone alato al vessillo Borbone: il quadro di un’Italia lasciata a se stessa dalle Istituzioni

Scritto da juribossuto.it il 7 aprile 2014


In Italia siamo oramai abituati a tutto ma sembra che si aprano innanzi a noi inesplorati confini dove il nostro stupore potrà ancora esercitarsi a superare nuove barriere.

Dopo gli anni della Prima Repubblica, di Tangentopoli, del Cavaliere nero che hanno spezzato ogni illusione di modernità e sviluppo sociale ed economico in Italia, sono ora giunti quelli del ritorno al passato. Un passato di almeno 150 anni fa che sembra ignorare quanto avvenuto all’indomani dell’Unità d’Italia sino ad oggi. Un salto indietro che accantona la Prima guerra mondiale, la Seconda, il regime fascista e la nascita della Repubblica per portarsi direttamente agli Stati preunitari.

Il referendum giocato in Veneto, sui cui dati “taroccati” dagli organizzatori non torno, ha mostrato nel ruolo di protagonisti incontrastati i militanti di San Marco con tanto di bandiere dal leone alato. Persone adulte (?) che richiamavano nei loro discorsi antichi e non meglio identificati fasti, rivolgendosi al resto del Paese come ad una accozzaglia di fannulloni inetti senza futuro. Il Veneto, provincia da sempre “bianca”, ha usufruito degli aiuti di Stato sinché la balena democristiana vi ha regnato indisturbata, adeguandosi poi al cambiamento post Forlani aderendo di gran lena alla Lega Nord. Il Veneto produttivo che guarda all’Austria del vecchio impero dimenticando, guarda caso, di essere stato il primo popolo dedito all’immigrazione interna, ed anche verso stati esteri, negli anni seguenti il primo conflitto mondiale. I carri armati secessionistici di oggi sembrano sorgere da una pericolosa non conoscenza del passato coltivata per anni nella culla del malcontento veneto.

Gli antichi fasti, non ben identificati ma certamente fantasticati, si fanno largo tra politici superficiali e cittadini che ignorano la Storia tacitando con forza i tanti che, a contrario, vedono in queste manovre solamente egoismo e voglie secessioniste. Stesso discorso vale per la zona geografica posta a Sud di Padova, molto distante sulla carta ma vicina ai meccanismi messi in atto da individui altrettanto esclusivamente mossi da fini politici particolaristici.

Mi riferisco alla voglia di Borbone che agita alcune zone del Meridione. Anche in questo caso un desiderio di ritorno ad antichi fasti (quali non è dato sapere neppure qui) che genera addirittura un inspiegabile attaccamento alla dinastia borbonica che di colpo diventa, da oscurantista ed inetta come gran parte della dinastie dell’epoca, aperta ed illuminata. Il Regno delle Due Sicilie si trasforma in territorio saccheggiato dagli italiani, poiché prima del loro arrivo il regno era felice nonché ricco; mentre il Risorgimento si presenta come una guerra di occupazione. I briganti, in realtà molto raramente politicizzati, si trasformano da banditi e ladri in partigiani in una riscrittura della Storia a dir poco fantastica. Nitti e Salvemini vengono dimenticati gettandoli nel fango dalle idiozie attuali.

Ogni mezzo è valido al fine revisionistico: pubblicazione di foto marcatamente false, invettive dirette agli studiosi che smentiscono prove alla mano, redazione di libri clamorosi seppur non suffragati da alcunché di documentale. Pure invenzioni architettate da persone con un chiaro progetto politico in mente e seguite, acriticamente, da molte altre che ignorano fatti e vicende reali di questo nostro Bel Paese. Naturalmente studiare non serve, secondo costoro, poiché tutto è falso, tutto è finto tolto la loro ben confezionata verità che sa far leva sul vittimismo puro.

Il Sud è stato un altro feudo della grande balena bianca democristiana. La Cassa del Mezzogiorno ha, pure in questo caso, erogato finanziamenti che non hanno pari in altre zone d’Italia: soldi spesso divorati non dai garibaldini ma da una classe politica inefficiente e corrotta. Finita la Prima Repubblica ecco che rinasce il vessillo borbonico a salvare i vecchi giochi di potere in atto.

Tra un Leone alato ed un acclamazione ai Borbone il rischio di uno sfaldamento del Paese è, a mio giudizio, reale seppur non immediato. La falsificazione della Storia è fatta ad arte, ovunque agiscano movimenti secessionisti in Italia, per creare odio ed avversione tra le genti d’Italia. Un’operazione lenta, modello goccia su goccia, che, in epoche di crisi e povertà come quella attuale, scava solchi non colmabili facilmente sino a poter dar vita alla drammatica sindrome jugoslava. Un metodo che rammenta il desiderio ingenerato dai neo nazisti, nella società magiara, di ritorno alla grande Ungheria dell’impero con tutta la sua carica di odio xenofobo e razzismo.

Credo sia ora che le Istituzioni democratiche, se ancora esistono, intervengano con azioni non di stampo repressivo ma culturali e politiche. Lo Stato deve al più presto, abbandonando ogni fardello di retorica, dare un segno di vita che possa fornire ai cittadini del Sud come del Nord, non caduti nella trappola secessionista, la forza di reagire. Contrastare le parole vuote degli imbonitori storici secessionisti con il buon senso e l’impegno per la giustizia sociale, per il lavoro e per l’attuazione della Costituzione di questa dilaniata Italia.

 


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