CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Archivi per giugno, 2014

Grillo, ma che c…o fai? (tanto per parlare la stessa sua lingua)

Scritto da juribossuto.it il 13 giugno 2014

Ho spesso provato a difendere Grillo sostenendo che con lui andava aperto il dialogo e non lo si doveva demonizzare (specialmente da Sinistra). La mia posizione partiva da alcune semplici considerazioni: la prima era la condivisione di  molte battaglie avviate dal M5S; la seconda era il valore di molti militanti del Movimento e di molti deputati (interventi alle Camere molto interessanti quasi sempre) nonché di tanti consiglieri territoriali. Per queste ragioni ho sempre ritenuto che il nemico andasse ricercato altrove e che, al contrario, occorresse aprire un confronto costruttivo continuo con M5S.

Oggi, alla luce della scelta in merito al parlamento europeo (alleanza di gruppo con i nazionalisti inglesi – di fatto uno dei partiti eredi del vecchio partito fascista londinese filo mussoliniano durante la Seconda guerra mondiale) ho l’impressione che Grillo ed il Movimento abbia fatto un enorme passo falso. Una scelte di campo terribile ed incompatibile con idee progressiste ed antagoniste di Sinistra (quella vera che credo molti voti abbia portato al M5S). Una avvicinamento alla destra neo fascista europea che chiuderà molte porte e getterà nel cesso il consenso che il M5S ha guadagnato in questi anni.

Mi chiedo: ma come si fa ad appoggiare Rodotà nella carica di Presidente della Repubblica e poi fare gioco di squadra con l’UKIP; come si fa a citare Berlinguer come esempio e poi andare sottobraccetto con Farege. E’ vero che la politica della prima e seconda Repubblica va superata, ma nelle pratiche criminali non aderendo a percorsi di incoerenza pura e pieni di “non conoscenza” (per non dire ignoranza) della Storia (cosa già dimostrata purtroppo da Grillo nella sua vicinanza ai movimenti neo borbonici).  

Ricordo a Grillo che basta la Lega (Nord e Sud) in Italia quale partito nazionalista e un tantino becero (secessionista e xenofobo) e credo che nessuno sentisse la necessità di un secondo partito con quelle caratteristiche di stampo ottocentesco ducal monarchiche nazional pre rivoluzione francese.

Spero ancora nelle tante persone di valore che sotto il simbolo M5S operano nelle Istituzioni centrali e territoriali…… persone che non possono tacere davanti ad una alleanza del genere…….

 Consiglio di leggere questo link:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/20/grillo-ti-presento-farage-ecco-chi-e-leader-dellukip/599592/

 

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Una possibile analisi elettorale in una Città che dorme tra i guanciali forniti dagli “yes men” e dalle regine del salotto bello

Scritto da juribossuto.it il 11 giugno 2014

Scrivere sull’ultima tornata elettorale non è cosa semplice per me. Non lo è perché ho sofferto prima, dopo e durante le elezioni (dovrei essere abituato poiché non è la prima volta che mi accade negli ultimi anni); non lo è perché sono tristi le analisi che elaboro prendendo, al contempo, atto di quanto avviene in questo Paese. 

Incrociare le dita per raggiungere almeno lo sbarramento elettorale è oramai un’abitudine che mi porto dietro da tempo, così come quella di valutare che l’asticella è oramai troppo alta per i nostri poco allenati polpacci. Per cui ho sperato, nei giorni di campagna elettorale volantinando in alcuni mercati, che la lista Tsipras facesse più del 4% alle europee. Il risultato, seppur di misura, mi ha regalato un po’ di serenità dopo una giornata al fulmicotone: grazie a percentuali che, durante le proiezioni, oscillavano un po’ sopra ed un po’ sotto lo sbarramento medesimo. Per quanto riguardava le regionali mi sono arreso molto prima poiché ho rivisto a Sinistra le dinamiche che già avevo riscontrato, seppur in forma minore, durante la mia campagna elettorale per le comunali del 2011 a Torino.

 E’ chiaro che malgrado l’elezione di tre deputati al Parlamento europeo ci sia poco da stare allegri per chi si riconosce, come me, negli ideali socialisti/comunisti della Sinistra. Da un rapido conto incentrato sui voti assoluti (per me meno infidi delle percentuali che sono relative ai votanti) la Sinistra, in un anno, ha comunque perso più di 500.000 voti: quel 4 virgola qualcosa per cento si rivela una sorta di esito da sforzo disperato.

 Evidentemente in Italia la Sinistra sta pagando il conto presentato dai cittadini, dai propri elettori, dopo anni di errori strategici e “snobbismo intellettuale”. Le continue scissioni hanno certificato la mancanza di affidabilità verso un movimento politico che, nel tempo, aveva perso tutte le caratteristiche, nonché le energie, acquisite durante la lotta di Liberazione ed il dopoguerra. Una sensazione di inutilità sostanziale avvolge oggi gli eredi del PCI e di DP: forse anche a causa di una classe dirigente assolutamente impreparata ed allergica alle contrapposizioni interne nonché alle critiche, anche quando costruttive.

 I leader, nel folklore di alcune aree politiche, vengono relegati ad un ruolo inutile e borghese ma quando mancano crolla tutta la struttura emergendo solamente l’incapacità di rinnovamento dei quadri unita all’assenza sostanziale di questi ultimi. Anche nella Sinistra istituzionale, come nelle imprese private e nei grandi partiti di centro, i dirigenti amano circondarsi da “yes men” e “yes women”. Sapere dire “si” nei partiti è requisito essenziale per aspirare a candidature e poltrone: fenomeno di cui non sono esenti i partiti più piccoli e quasi ridotti ad un lumicino.

  Una contraddizione pesante in ambiti social/comunisti quella di basare le candidature sulla base della propensione alla condivisione delle scelte fatte dai vertici: caratteristica molto borghese, quasi monarchica o da regime, che oltre ad uccidere i bravi militanti annienta la critica sana da cui emergono normalmente idee e limiti da superare. Un asservimento molto pericoloso che toglie autorevolezza mettendo a nudo la scarsezza reale di azioni politiche a fini di bene collettivo evidenziando, al contempo, l’aver tali partiti come unico fine la propria sopravvivenza. Tipica manifestazione di tale fenomeno è quello della migrazione dei quadri e dei livelli medi da un leader all’altro: a favore di chi si gioca buone carte per diventare un cavallo vincente.

In un quadro triste di questa natura non può che trovare fortuna un partito come il M5S. Nell’entropia del quotidiano, e nel fallimento di sempre della Sinistra, ecco una formula vincente: un bel vaffanculo a tutti recitato da un uomo che sa tenere il palcoscenico così come lo schermo televisivo. Un grido “artistico” che smuove lo stagno piatto e sembra idoneo a ridare speranza ai tanti delusi. Oltre a volti di candidati che sembrano voler spazzare via anche quelle posizioni acquisite, ed intoccabili, presenti a Sinistra come a Destra. Il voto di Livorno dimostra ampiamente come il popolo della Sinistra stia dimostrando, ancora una volta, tutto il suo malessere. Contemporaneamente alcune frange della lista Tsipras discutevano sulla mancata rinuncia della Spinelli al seggio conquistato in Parlamento Europeo: ennesima prova pubblica di spappolamento generale di quel settore politico.

Le grida purtroppo, specialmente nel popolo di chi si informa, hanno fiato corto. Per cui se a queste non segue qualcosa di concreto, tipo un cambiamento palpabile sociale, ecco che queste si spengono e l’ugola risuona nel vuoto (o quasi). E’ così allora che Tsipras prende voti nelle zone bene di Torino mentre Grillo va meglio in periferia (pur incassando una sconfitta) ed il PD acquista fiducia pur stando sotto i voti assoluti di Veltroni per circa un milione di preferenze.

Quella di Renzi sembra una vittoria di Pirro: il trionfo di un ragazzotto viziatello che ha speso tutto per comprarsi un giochetto che potrebbe smontarsi mentre lo regge in mano. La vicenda dello scandalo veneto temo dimostri bene quel che intendo nelle righe precedenti.

Qualcuno ribadisce che si possa vincere regalando 80 € in busta paga alla classe medio bassa, ma se questa è davvero la cambiale firmata da Renzi, al fine di poter vincere, allora prepariamoci ad un clamoroso protesto notificatogli in tempi brevi: infatti il Decreto legge n.66/2014 (art. 8 comma 8   ) prevede, insieme al bonus,  riduzioni del 5% di tutti i costi dei contratti da parte di Comuni e Province, costringendo in tal modo gli enti pubblici territoriali a rifare tutti gli appalti in corso modificandoli al ribasso. E’ inutile ricordare che alcuni servizi potrebbero essere messi pesantemente a rischio.

Come se il quadro non fosse già drammatico la Lega Nord resuscita con una percentuale non altissima di consensi ma importante, ancor più alla luce degli scandali che ha colpito la sua dirigenza in passato e le sue responsabilità di governo con i vari esecutivi Berlusconi. Una riaffermazione farcita di slogans popolati da fantasmi xenofobi ed enormi parole d’ordine qualunquiste e viscerali (immigrazione ed uscita Euro).

 In merito all’ex “Cavaliere nero” poco da aggiungere se non la fortuna sfacciata di un affidamento ai servizi sociali che impone, all’ex premier, quattro ore di tanto in tanto di volontariato in una casa per anziani. Non sappiamo quali siano le sue mansioni in quell’istituto religioso, ma certamente la situazione ha fruttato non poco a livello mediatico riuscendo ancora a garantirgli una percentuale di elettori fedeli che probabilmente nessuno si attendeva (nemmeno in FI). Berlusconi ancora una volta ha saputo, purtroppo per noi tutti, giocare al rilancio lo scacco matto in cui è stato messo per qualche minuto.

 Ecco la fotografia di una nazione in cui non vota oltre il 40% dei suoi cittadini senza che nessun partito batta ciglio: l’importante è la percentuale ottenuta e certamente non il numero di chi si reca ai seggi. Attenzione però che il malcontento sale ma in Italia non sembra profilarsi uno scenario da Rivoluzione francese bensì di Vandea tra superstizioni, slogans semplicisti (a Destra come a Sinistra) e forte implosione sociale (anche da parte dei proletari e sottoproletari italici che cura solo più l’estrema destra).

 Si continua ad ignorare, da una parte e dall’altra degli schieramenti politici, il grido di sofferenza che giunge da tante famiglie e tantissimi giovani, spesso senza elevata educazione scolastica, che vivono nelle sempre più abbandonate periferie metropolitane. Un urlo a cui si associa quello dei tanti laureati rimasti senza lavoro e senza entrate economiche. Categorie destinate all’oblio oppure a cadere sotto i colpi di una crescente demagogia priva di proposte: gran colpa di questa situazione ricade, purtroppo, sulla sfasciata Sinistra.

 Ad ogni modo Torino presenta un caso nel caso. L’elezione di Sergio Chiamparino a presidente della regione era cosa prevedibile ma certamente non con tali percentuali di adesione. Soprattutto avendo sott’occhio lì impoverimento della Città (di Torino) in questi ultimi anni. Una povertà che si concentra in alcune zone della metropoli ma che è resa ancor più grave dalla carenza di fondi pubblici per interventi nel disagio anche solo di tamponamento. Una miseria che oramai si nota anche nel centro storico pedemontano tra trascuratezza dei servizi (giardini e pulizia), difetti di manutenzione (piazze e porfidi) ed aumento del fenomeno di senza tetto che fanno dei portici (soprattutto le gallerie) il loro giaciglio.

 Il Piemonte è molto conservatore e quest’ultimo è stato un voto di conservazione. Un voto che ha riconfermato il potere ai salotti buoni di Torino, i quali sono tornati al timone della malconcia galera piemontese. Timonieri, quindi, colti nel mondo degli imprenditori e delle regine di quadri mentre in molto casi le competenze sono rimaste fuori dalla porta dei locali dove si riunirà la giunta.

 Tutto cambia perché niente muti: questa sembra la miglior frase da assurgere a motto cittadino (di fianco al Toret verde). Nulla muta nel capoluogo pedemontano che vive il suo quotidiano tra baroni e regnanti incontrastati. Una nobiltà senza neppure più un Gramsci che gli si scateni contro con tutta la sua lucida intelligenza: la Torino dei ricchi negozi, dal cibo per ricchi, e delle prossime televisioni accese sui mondiali brasiliani può continuare a dormire tranquilla in un sonno catatonico. Una sola raccomandazione: attenzione al risveglio poiché potrebbe essere brusco a fare molto male.

 Meglio sognare ad occhi ben chiusi e pensare che il manovratore, che decide per tutti, sappia il da farsi. Si consiglia di non disturbarlo mai e se dovesse sbagliare pazienza poiché facile criticarlo al bar, come al mercato, ma guai dovesse affidare al popolo le proprie sorti: troppa fatica, meglio fare una croce sempre sui soliti ….. così tanto per poter dormire ancora un pochetto.


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