CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Archivi per maggio, 2015

PRATICAMENTE 26 MAGGIO 2015: cibo a chi ne ha bisogno, cibo scaduto e “Buona politica” senza dimenticare quella “Kattiva”!!

Scritto da juribossuto.it il 28 maggio 2015

QUARTA RASSEGNA stampa del day after Praticamente … (Torinow, canale 18 e 199).

Le notizie commentate martedì sera sono state tantissime, al punto di “occupare” l’intera trasmissione. Alcune le ripresentiamo qui, in una breve sintesi che racchiude quelle più “incredibili”.

BUONA POLITICA E … “MALA” POLITICA

La “Buona politica” è oggetto di un articolo pubblicato su “La Stampa” di domenica 24 maggio. Il pezzo porta la firma di Patrizia Albanese, la quale intervista, l’ex Presidente dell’Uruguay Pepe Mujica (85 anni). Il titolo dell’articolo è di per sé eloquente: “Mujica, un marziano a Genova – Non si fa politica per soldi”. Scrive Albanese: “… a José Alberto Mujica Cordano e a sua moglie (…) non serva poi molto: sebbene lui, figlio di emigranti liguri, fino al primo marzo fosse l’amatissimo presidente dell’Uruguay, del quale è tutt’ora senatore, insieme alla moglie che non porta manco un gioiello (neppure la fede dopo le nozze)”. L’ex presidente uruguaiano chiosa, durante l’intervista: “Essere al servizio degli altri, questo è il significato della politica”. Il dialogo tra giornalista e politico sud americano continua tra appelli all’onestà ed insegnamenti etici, con un continuo contorno di sincero stupore, da parte di Mujica, per quanto avviene nel nostro Paese.

Probabilmente il principio ribadito, a più riprese, dall’ex presidente dell’Uruguay (Politica al servizio degli altri) è alla base dell’azione politica di Formigoni. Un articolo a firma Fabio Poletti racconta, a conferma, una singolare giornata aereoportuale dell’esponente di Comunione e Liberazione. Anche in questo caso il titolo è una buona sintesi di quanto contenuto nelle righe successive: “Formigoni perde l’aereo e insulta tutti. Alitalia: colpa sua, era in ritardo”. Scrive Poletti su La Stampa: “Mancava solo che dicesse – Lei non sa chi sono io – (…) Nerissimo il Celeste che non riesce ad imbarcarsi sull’ultimo volo per Milano. Il ligio dipendente della compagnia di bandiera lo respinge come un ritardatario qualsiasi. E lui parte con una sequela di insulti da far venire giù gli oratori – Massa di coglioni … Teste di cazzo … Figli di puttana … Io so il suo nome e la denuncio”. Lo scompiglio attira l’attenzione di alcuni passeggeri che, dopo una breve riflessione, decidono di riprendere con lo smartphone l’intera scena del “Formigoni Furioso”. L’ex governatore lombardo tenta, nei giorni a seguire, un recupero accusando la compagnia aerea di inefficienza,ma lo svolgersi dei fatti, come narrati dal web, sembrano inchiodare il politico alle proprie responsabilità insieme ad una sua buona dose di arroganza (stile ancien regime).

Non è il caso di deprimersi, alla luce del quadro politico italiano, poiché il consulente politico Simon Anholt ha la ricetta in tasca per cambiare il mondo parlamentare e governativo. In un’intervista a firma Alain Elkann, apparsa su La Stampa del 24 maggio, l’ex consulente annuncia un mea culpa, unito alla volontà di cambiare. Risponde Anholt alla domande poste da Elkann: “(…) Tornavo da un Paese dove avevo aiutato il governo a espandere i commerci o a migliorare la sicurezza e in aereo leggevo sul giornale di persone che muoiono di fame nel mondo e di persone che si uccidono a vicenda e pensavo – io sono parte del problema”. Sulla maturazione di tali riflessioni l’ex consulente giunge ad una conclusione “Ci vuole il partito dell’Umanità”. Anlhot si pone l’obiettivo di “cercare di cambiare la cultura di governo in tutto il mondo”. Da parte nostra non possiamo che augurare un successo pieno alle proposte di governo mondiale avanzate da Simon Anholt, e raccolte da Alain Elkann, ma nel frattempo ci culliamo disperatamente nelle notizie quotidiane: molto lontane dagli intenti di chi vorrebbe un mondo migliore.

Sempre domenica 24 maggio La Stampa pubblica: “Pregiudicati e trasformisti. Nelle liste un esercito di candidati improbabili”. Chiosa l’autore dell’articolo, Mattia Feltri: “Guai con la giustizia, promesse stravaganti e slogan in dialetto: il lato imbarazzante della campagna elettorale”. Alcune foto raffiguranti cartelli elettorali indicano la disperazione in cui il cittadino è pienamente autorizzato a cadere. Qualcuno offre 300 bottiglie di birra (Forza Italia), altri promettono condoni dei bollo auto oppure la possibilità agognata di votare Putin anche il Italia (Adelina Putin… naturalmente). A fine lettura, del pezzo di Feltri, una certezza: il modello pubblicitario dei detersivi sia ampiamente sbarcato nelle dispute elettorali e quel che pare ora si attende è lo sconto sulla Democrazia (prendi tre voti ma valgono cento).

CIBO E POVERTA’

Expo 2015 ha fatto suo lo slogan “Sfamare il pianeta”, ma i fatti che seguono le parole tardano a manifestarsi tra un business ed una campagna pubblicitaria dei suoi sponsor. In Francia, al contrario, pare invece che qualcosa, nella direzione del sostegno a chi non può permettersi l’acquisto del cibo, si stia muovendo. Un articolo pubblicato il 23 maggio, sempre su La Stampa a firma Leonardo Martinelli, annuncia un fatto nuovo quanto interessante: “Francia, troppi sprechi. Cibo donato per legge”. L’Assemblea legislativa parigina ha varato, all’unisono, un normativa che prevede multe sino a 450 Euro (inizialmente si prevedeva una sanzione di 7.500 Euro ma un emendamento ha ridotto il castigo) a chi non consegna i prodotti invenduti a coloro che si occupano della ridistribuzione dei generi alimentari. Recita il reportage: “i supermercati alla sera cospargono di candeggina i cibi invenduti vicini alla scadenza ma ancora commestibili, buttati nell’immondizia. Vogliono che nessuno possa riutilizzarli. Ricorda scandalizzato Garot, deputato socialista che ha alle spalle anni di battaglie contro lo spreco alimentare”. La proposta di legge, che riguarda tutti gli esercizi ma in particolar modo le grandi aeree commerciali, è stata appoggiata anche da Arash Derambarsh, vicino all’Ump di Sarkozy: consigliere comunale nella periferia parigina che, da anni, organizzava blitz per il recupero delle derrate alimentari alla chiusura dei supermercati.

Un campanello d’allarme, che segnala lo stato di povertà dei nostri connazionali, suona da tempo anche in Italia. Un grafico agghiacciante descrive, dalle pagine del quotidiano torinese, il livello di indigenza raggiunto dagli strati sociali più bassi. Scrive Stefano Lepri: “In Italia il 10% ricco ha 11 volte il reddito del 10% più povero”. I giovani, prosegue Lepri, sono pagati pochissimo e la disuguaglianza è aumentata in modo considerevole in questo ultimo decennio.

Alla luce dei dati Expo, leggiamo il 21 maggio, si è infine destata dalla sua distrazione al di là delle enunciazioni. Un movimento però nella direzione contraria a quanto ci si attendeva, poiché non vi è traccia di emulazione nei riguardi del provvedimento normativo francese (cibo a chi non ne ha) bensì nell’ottica della polemica commerciale. Stefano Rizzato, sempre su La Stampa, titola: “Expo, la guerra dell’hamburger. Petrini contro McDonald’s”. Il giornalista narra il resoconto di una diatriba epocale che contrappone Slow Food alla multinazionale americana. Petrini di dichiara scandalizzato per la presenza dei due colossi americani, del cibo a catena di montaggio, tra gli sponsor dell’Esposizione meneghina, e McDonald’s risponde: “Serviamo in Expo 6 mila pasti giornalieri di qualità ed a un prezzo accessibile, magari a persone che ci scelgono dopo aver visitato l’immenso, triste e poco frequentato padiglione di Slow Food”. Una dichiarazione quasi da colpo basso a cui non è dato conoscere la replica del patron di Bra.

Non è dato conoscere neppure una notizia apparsa solamente su Il Giornale on line. Ivan Francese il 19 maggio scrive: “Eataly nella bufera: in vendita prodotti scaduti da parecchi mesi”. Si tratta di bottiglie di olio scadute nel novembre 2014 e birra non vendibile dal 12 maggio. La scoperta è di un giornalista, de Il Fatto Quotidiano, che si è aggirato tra gli scaffali del “supermercato supercostoso” di Genova dopo una precedente esperienza verificatasi a Bari. Effettivamente il cibo è un business se venduto, anche dopo scadenza, non diventa lucro se regalato a chi ne ha bisogno: lezione elementare di economia commerciale (tanto cara al patron di Eataly).

CINISMO ESTERO

Una breve carrellata di notizie estere da brivido

In Arabia Saudita è aumentato il numero delle condanne a morte, a tal punto che il governo assume “sciabolatori qualificati” (La Stampa 20 maggio). Paga buona: circa mille dollari “per ogni testa mozzata”, mentre non è dato sapere il pagamento per il taglio della mani ai ladri.

Siria, cade Palmira (gioiello archeologico). Lapidaria l’accusa che lancia Fiorentino (studioso ed insegnante di Storia medioevale) da un articolo a firma Franco Cardini (La Stampa): “Nel 2011 il presidente francese Sarkozy e il premier britannico Cameron decisero che Assad era un dittatore da abbattere ed appoggiarono, a tale scopo, i suoi oppositori armati, tra i quali forti erano gli Jihadisti. Adesso abbiamo davanti gli occhi (a Palmira) gli effetti di tale dissennata politica: che naturalmente molti media occidentali cercano di attribuire al solo fondamentalismo islamico”.

Infine è degna di segnalazione una notizia, riportata in piccolo, dai media: tra i martiri dell’Isis anche due gemelli tedeschi biondi e dagli occhi azzurri. Due giovani combattenti tra le fila del Califfato che si sono immolati in Iraq, attaccando una caserma dell’esercito imbottiti di tritolo. La guerra pare allargarsi sempre più di giorno in giorno, grazie agli errori di leader occidentali saldamente legati al potere: sbagli di tal genere richiederebbero un grande mea culpa ed un ritorno, di tali leader fallimentari, all’agricoltura non biologica.

INTERNI ED UN PIZZICO DI TORINO

Sempre da La Stampa apprendiamo che i dipendenti della Polizia di Stato devono comprarsi, con i loro soldi, le divise estive (La Stampa: “La denuncia del Siulp, i poliziotti si comprano le divise estive”), mentre un articolo a mezza pagina informai lettori in merito agli sviluppi della vicenda “Anna Martina”. Emanuela Minucci riporta la sintesi di un’intervista in cui, l’ex dirigente comunale ammette: “E’ evidente che un errore l’ho commesso, non ho letto bene la determina. Ma il giudice mi ha creduto: una svista”. Martina era stata indagata per abuso di ufficio avendo, ella, incaricato di alcuni lavori, per conto del comune, l’azienda del proprio pargolo. Dimessasi dal suo incarico, e dopo l’archiviazione disposta dal gip, la responsabile alla cultura di Torino ha trovato nuovi impieghi tramite Linkedin: consigliamo ai giovani disoccupati di intraprendere la stessa strada, affidandosi con fiducia alla rete (soprattutto per attutire le cadute). Per quanto concerne invece nuovi scandali, scopriamo che il tunnel di corso Grosseto poteva costare 25 milioni in meno se l’assessore regionale con coinvolgeva il marito nell’appalto di costruzione (come ipotizza la Procura torinese).

Infine alcuni articoli vengono dedicati, dai quotidiani, alla difficilissima situazione che vive nella scuola Agnese Landini (n.b. Landini come la Fiom) Renzi (qui invece ricorda l’anti Fiom). La professoressa precaria, di italiano e latino, insegna in un ambiente difficile dove, con gran fatica, prova a spiegare la riforma della Buona Scuola: missione resa difficile dall’avere in dissenso tutto il corpo insegnante e gli studenti (compresi quelli della sua classe). La Stampa, Maria Corbi: “Nessuno tocchi Agnese. La First lady diventa un bersaglio” e “Ma all’assemblea dei colleghi la First lady non si presenta. Secca bocciaturanell’isituto della moglie del premier”.

VARIE

Alessandro Sortino, informa Il Fatto Quotidiano, da Iena si è trasformato nel direttore creativo di TV 2000: la televisione ecclesiastica. Strano connubbio!!

Per questa settimana è tutto (o quasi) a martedì 9 giugno (il 2 giugno è festa e non si va in onda) ore 18,30 - 20,00 su Torinow, con Massimo Tadorni (conduttore) e Diego Giacobbi……oltre il sotoscritto

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Praticamente 19 maggio….tra Tav Torino - Pechino e nomi impresentabili in corsa elettorale

Scritto da juribossuto.it il 21 maggio 2015

Terza rassegna stampa del day after Praticamente … (19 maggio 2015 Torinow, canale 18 e 199).

Le notizie commentate martedì sera, con Massimo Tadorni e Diego Giacobbe (per i telefilm), sono state (come sempre) tantissime. Alcune le ripresentiamo qui, in una breve sintesi che racchiude quelle più “curiose”.

Buona lettura!!

POLITICA INTERNA

La prima notizia, estrapolata dalla carta stampata, ha un titolo eloquente: “Sul reato di tortura è scontro tra forze dell’ordine e magistrati”. L’articolo, tratto da La Stampa del 13 maggio, esplora la polemica che divide giudici e forze dell’ordine in merito al testo di legge, approvato recentemente dalla Camera, che introduce il reato di tortura (colmando una grave lacuna del nostro diritto penale). Scrive Francesco Grignetti: “… sono i giudizi tranchant dei capi della polizia a tener banco – questa legge ci lega le mani- “. Continua il giornalista de La Stampa da Roma: “I capi delle polizie pensano che con questa legge non si potrà più garantire l’ordine pubblico, perché ogni tafferuglio sarebbe seguito da un diluvio di denunce alla magistratura”. Per fortuna la pensa diversamente Rodolfo Sabelli (Presidente Associazione Magistrati) il quale dichiara: “Con questa legge non esiste assolutamente un rischio del genere”. Certamente fa rabbrividire il pensiero di forze dell’ordine che, varato il reato di tortura, si considerino con le mani legate. Le affermazioni dei comandanti sembrano voler dire: “cari legislatori, se non torturiamo i contestatori di piazza non è possibile per noi mantenere l’ordine pubblico”. Un metodo che ricorda vagamente le buone maniere di personaggi del calibro di Pinochet.

Il Fatto Quotidiano denuncia, dopo le lamentele di Salvini, il numero di agenti dispiegati alla protezione del leader del Carroccio in tour: 8465 uomini. Riporta il titolo di prima pagina (16 maggio): “Solo i 30 poliziotti della sua scorta costano 120 mila Euro al mese”. Ribatte Jena su La Stampa: “Per difendere Salvini, Alfano ha citato Voltaire: uno dei tre si rivolta nella tomba”.

Sempre Il Fatto dedica un’intera pagina ai volti impresentabili della tornata regionale alle porte. L’occhiello dell’articolo redazionale non fa sconti: “Inquisiti, riciclati e improponibili a sostegno dei candidati Dem. Il segretario batte un colpo troppo tardi”. L’elenco che segue, frutto di un allarme lanciato da Saviano l’8 maggio dalle stesse pagine del quotidiano, è fitto di nomi a cui si allegano le circostanze. In Campania gli impresentabili pare siano (oltre De Luca): Vincenzo De Leo (proveniente dal Fronte Nazionale), Tommaso Barbato (sputo in pieno volto ad un collega che confermò la fiducia a Prodi nel drammatico 2008), Carlo Aveta (frequentatore assiduo di Predappio). In Liguria il PD ha imbarcato anche ex sostenitori di Scajola (Pierluigi Vinai), mentre in Puglia spiccano i nomi di Euprepio Curto (ex MSI), Francesco Spina (ex Centro Destra), Francesco Spalluto (indagato dalla procura), Paolo Mongiello (ex Centro Destra). Insomma il grande armadio PD ha casacche per tutti coloro che desiderano cambiare la propria, e, soprattutto, le si concedono senza chiedere referenze alcuna (basta garantire un pacco di voti a prescindere si sia fascisti o neo borbonici secessionisti).

Proprio per quanto riguarda l’estrema destra vale la pena guardare a quanto avvenuto a Bolzano: città in cui Casapound compie il miracolo elettorale. Il primo consigliere comunale conquistato dall’agglomerato filo fascista è stato, infatti, eletto nella città trentina all’ultima consultazione comunale. Narra Paolo Colonnello per La Stampa: “(l’eletto) si chiama Andrea Bonazza – ex Fronte della Gioventù, ex skinhead, perfino indagato anni fa e poi prosciolto con formula piena per l’omicidio di un ragazzo - condannato per vilipendio alla bandiera europea ed apologia al fascismo”.

ESTERI

Lascia vagamente perplessi e molto increduli la notizia che giunge dalla Corea del Nord. Scrive Maria Sala (La Stampa) da Hong Kong: “… il Ministro della difesa nordcoreano sarebbe stato fatto uccidere dal dittatore Kim Jong Un per aver commesso l’imperdonabile errore di essersi addormentato durante la parata militare”. La notizia di per sé, nel caso fosse confermata, ha già i contorni del delirio ma il seguito sembra scaturire da un fumetto del genere splatter. Continua infatti la giornalista: “… Kim non lo avrebbe messo davanti ad un normale plotone di esecuzione ma davanti ad uno composto di cannoni anti aerei”. Probabilmente il dittatore voleva essere sicuro che il militare arrivasse ben sveglio all’appuntamento con la sua punizione capitale. Sul fatto ritorna la Jena (La Stampa): “Il dittatore nordcoreano ha fatto giustiziare un ministro solo perché si era addormentato, Fassina è un uomo fortunato”.

Ancora dall’estero una notizia curiosa ma meno cruenta. In Austria sono stati installati semafori dove al posto del solito omino “ci saranno delle coppiette dello stesso sesso o eterosessuali”. Un modo originale per combattere l’omofobia.

REGIONE E CITTA’

Le istituzioni piemontesi sembrano voler confermare la propria idiosincrasia verso il patrimonio architettonico e storico del Piemonte. Esempi eclatanti sono rintracciabili in due articoli: il primo, a firma Maurizio Tropeano (La Stampa), riguarda la vendita, oramai quasi formalizzata, del palazzo della sede regionale di piazza Castello. Scrive Tropeano: “… I dirigenti della Cassa Depositi e Prestiti hanno incontrato il vicepresidente Aldo Reschigna per annunciare l’interesse del fondo pubblico ad acquistare la sede (41 milioni di Euro il suo valore N.d.A.)”. L’edificio potrebbe quindi essere trasformato, secondo le intenzioni dei prossimi acquirenti, in albergo di lusso.

Lo scempio colpisce anche l’antico Palazzo Cisterna, antica residenza nobiliare ed ora sede della Città Metropolitana, dove la storica cancellata ottocentesca è stata “segata” per aprire un varco di accesso al parco interno. Un’apertura provvisoria che, per ora, non anticipa una cessione dell’area verde alla cittadinanza ma garantisce solo l’ingresso del pubblico ad una mostra temporanea. La sovrintendente di Torino, Luisa Papotti, dichiara in merito: “… quel cancello non è opera di Michelangelo…”. L’articolo, di Fabrizio Assandri (La Stampa), termina con una nota sconsolata: “Già perché dopo – Arti alle corti – nessuno sa se il giardino rimarrà aperto”. Il precedente non lascia dubbi: tutto ciò che non è opera di Michelangelo può essere raso al suolo anche per futili motivi; qualcuno ha già prenotato un paio di ruspe guardando con interesse alle Porte Palatine (oramai vetuste e sostituibili con un proficuo relais con allegato casinò tipo Las Vegas).

CHI VA E CHI VIENE

Durante lo svolgimento del Salone del Libro Gabriele Ferraris (La Stampa) incontra il patron della manifestazione, Rolando Picchioni. Il giornalista, tra un dolcetto e l’altro, raccoglie il “mantra” del presidente Picchioni, il quale lamenta l’eccessiva attenzione, da parte delle istituzioni, sulla manifestazione del prossimo anno mentre pare che nessuno guardi all’edizione attuale. Il motivo è semplice: il salotto torinese pensa già al nuovo nome che succederà all’attuale Presidente. Peccato. Picchioni ha lavorato bene e non ci resta che salutarlo con affetto, sperando che la “Torino da bere” mediti con calma, e coscienza, sulle future scelte legate allo storico salone librario.

Per un Picchioni che se ne và, un Guerra arriva. Non si tratta del conflitto prossimo ad avviarsi per la successione alla presidenza della Fondazione per il Libro, ma del manager che Eataly ha acquisito in organico. Guerra è stato dirigente, di successo, della Luxottica ed ha recentemente declinato l’invito di Renzi ad occupare un ministero. Scrive il pezzo redazionale de Il Fatto: “Ufficialmente Guerra stava a palazzo Chigi un giorno a settimana, per dare consigli strategici al premier, in pratica per mesi è stato l’uomo del governo in molte partite industriali importanti, dall’Ilva a Telecom”. Il quesito che viene posto è semplice: “Che prima o poi Guerra sarebbe tornato al privato era ovvio. Ma doveva proprio scegliere l’azienda del più vocale sostenitore del governo?”. Il riferimento naturalmente è al fondatore di Eataly: Oscar Farinetti, da sempre notoriamente molto aderente al premier Renzi (così aderente da non capire dove finisce uno ed inizia l’altro).

FOLLIA VARIA

Un delitto insensato, e folle, è riportato dall’articolo apparso su La Stampa del 17 maggio. Scrive Giampiero Maggio: “… Isidoro Verna, il geometra di 55 anni che ha confessato di aver ucciso, strozzandolo, il cigno reale – Baldassare – simbolo da 15 anni del lago Sirio, specchio d’acqua tra le colline che circondano Ivrea, nel torinese”. La vicenda ricorda quella drammatica dell’orso trentino, ossia l’arroganza di uomini che disturbano animali nel loro habitat ed, alla loro reazione difensiva, invece di fuggire uccidono con grande facilità. Verna non si è fatto problemi ad annegare il cigno che lo inseguiva, mentre nuotava con la muta da sub: azione fredda e criminale, oltre che gratuita, le cui conseguenze forse non si faranno attendere. L’articolo termina con una denuncia penale e la fuga dell’uomo dal suo paese, dove gli abitanti ripetono in coro: “si è dileguato, meglio per lui”.

Infine una buona notizia per i tanti pendolari che quotidianamente prendono il treno per recarsi al lavoro in Pechino (Cina). Presto non sarà più obbligatoria la levataccia per quei lavoratori, poiché Fassino è a capo di una rete di sindaci che vogliono ripristinare l’antica via della seta ma in versione TAV. La metropolitana euro asiatica si comporrà di 30.000 chilometri ad alta velocità per un costo di circa 2000 miliardi di Euro. Scrive Tropeano su La Stampa: “Una rete creata grazie ai contatti internazionali di Piero Fassino (…) E proprio Torino darà il nome alla carta che dovrebbe portare alla creazione di un Forum per sostenere questa iniziativa, cui aderiscono già Mosca, Tirana, Noorimberga, Barcellona, Siviglia, Lisbona e Budapest”. Termina l’articolo: “Fassino la spiega così – il progetto può sembrare visionario, invece contiene una forte valenza politica ed economica”. I pendolari ringraziano per cotanta comprensione verso i loro ventennali, ed eterni, guai.

Per questa settimana è tutto (o quasi) a martedì prossimo ore 18,30 - 20,00 su Torinow, con Massimo Tadorni (conduttore) e Diego Giacobbe.

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Praticamente….l’estratto succoso della cronaca politica 6 - 12 maggio 2015

Scritto da juribossuto.it il 13 maggio 2015

PRATICAMENTE 12 MAGGIO 2015


Seconda rassegna stampa del day after Praticamente (Torinow, canale 18 e 199).
Le notizie commentate martedì sera, con Massimo Tadorni e Diego Giacobbe (per i telefilm), sono state tantissime. Alcune le ripresentiamo qui, in una breve sintesi che racchiude quelle più “ghiotte”.
Buona lettura!!
EXPO
Continua l’attenzione dei media su Expo 2015. Interesse di cronaca agiografico per gran parte dei media, mentre per poche altre testate (su tutte Il Fato) l’osservazione, sui fatti che circondano l’esposizione universale, è di carattere squisitamente giornalistico. Queste ultime puntano la lente di ingrandimento sulle pecche (più o meno gravi) della manifestazione stessa. Gianni Barbacetto, giornalista de Il Fatto, il 9 maggio intitola: “Expo, un milione di metri quadrati che nessuno vuole”. L’articolo si pone importanti quesiti sul futuro dell’area all’indomani della fine dell’esposizione milanese: terreno che nessuno pare volere e forse destinato in futuro ad ospitare alcune facoltà universitarie. Del resto a questo servono gli atenei…..riempire i monumenti allo spreco che nessuno desidera gestire nel dopo (magari già solo per i costi manutentivi).
Il giorno seguente, il 10 maggio, Davide Vecchi intitola, sempre su Il Fatto: “Sulla Via Crucis di Expo cercando un po’ di acqua”. Si tratta del resoconto di una giornata qualsiasi tra i viali dell’esposizione milanese, dove “oltre l’ingresso, quando si arriva in questa estrema periferia milanese, c’è il nulla”. La descrizione fatta dall’inviato a Milano pone attenzione alla quasi assoluta assenza di ombra, lungo i chilometri che separano i vari padiglioni Expo, nonché l’impossibilità di trovare acqua all’interno della fiera. Scrive Vecchi: “Per intravedere qualche padiglione si devono percorrere circo due chilometri a piedi. Bisogna attraversare un ponte sopraelevato su strade e ferrovie”. Continua il giornalista: “A metà un signore si sente male. Lui e la moglie cercano una panchina. Non ce ne sono, non gli resta che accasciarsi a terra”. Il pezzo termina con il lungo elenco, ed aggiungerei penoso, delle opere ancora in lavorazione (tra cui il padiglione UE, oltre a quelli esteri in carico all’Italia).
Il mondo del commercio sembra quindi senza pace. Tensioni dovute non solo per la vicissitudini Expo ma anche all’andamento del mercato che testimonia la crisi della grande distribuzione (ancora da Il Fatto). I dati sono in alcuni casi spietati: il calo di fatturato si attesta sul 21% in cinque anni per Carrefour e 4,3% nel caso di Auchan. Alle percentuali negative di profitto si sommano le proteste dei dipendenti di Auchan e Mc Donald’s. Sono proprio i dipendenti del colosso alimentare americano (in cerca di una verginità etica ed ambientale) a dar vita alla manifestazione di maggior effetto: “sono usciti così tra gli applausi dei propri colleghi e con la musica di Bella Ciao in sottofondo” dirigendosi in piazza San Babila (Il Fatto del 9 maggio2015).
CATASTROFI
Questa settimana a Praticamente Carta Straccia uno spazio viene concesso anche alla categoria “Catastrofi”. Sono due le notizie della settimana che narrano di disastri ambientali. La prima è stata pubblicata quasi in sordina (per la serie “meglio non gridarla troppo”) e riguarda l’esplosione verificatasi in una centrale nucleare di New York. Scrive l’inviato de La Stampa: “Attimi di panico poco fuori New York. Un’esplosione nella centrale nucleare di Buchanan ha causato una intensa coltre di fumo visibile a diversi chilometri di distanza”. Una news da “sapere in pochi”. Al contrario grande risalto si decide di assegnare, sempre sul quotidiano torinese, ad una missione spaziale dai compiti molto particolari. Missione che si pone uno scopo risibile, quasi superfluo: salvare la Terra dall’impatto con un asteroide “preoccupante”. Racconta Americo Bonanni: “uno scenario ( …) che avrà per obiettivo l’asteroide Didymos. Nel 2022 avverrà il lancio delle sonda europea che raggiungerà l’asteroide per una serie di osservazioni. Poi arriverà l’americana Dart che lo colpirà alla velocità di 6 chilometri al secondo”. Insomma speriamo in bene …. Non ci resta nel dubbio che assaporare i 7 anni che ci separano dall’impatto.
POLITICA
Il Fatto Quotidiano, non in solitudine, continua a porre una quesito inquietante: “Renzi e Mussolini, trova le differenze”. Maurizio Viroli scrive, nella ricerca di una risposta: “Nella storia d’Italia l’unico precedente di un leader politico che ha fatto approvare una legge elettorale con forte premio di maggioranza ed ha trasformato una delle due Camere elettive in una Camera di nominati è Benito Mussolini”. Continua il giornalista, riuscendo a rassicurare minimamente il suo lettore: “Renzi non ha usato alcuna violenza e non ha violato alcuna libertà fondamentale. Ma le due riforme sommate insieme segnano la nascita di un potere enorme con insufficienti freni e limiti”.
Per Renzi continuano, oltre i paragoni con Mussolini, le avvisaglie di un malcostume che neppure il neo premier sembra voler allontanare dalle camere del potere. Ne riferisce Il Fatto con il titolo “Renzi prende un aereo blu con corte e deputati a seguito”. Carlo Tecce raccoglie le parole degli onorevoli Kronbichler (SeL) e Fraccaro (M5S), per loro: “Renzi è andato (in Trentino) a fare un tour elettorale mascherandolo da visita di Stato, scegliendosi una combricola da portarsi appresso”. Il repotage descrive un premier accompagnato da decine di persone nella visita a Bolzano, e dintorni, molti dei quali politici locali e collaboratori vari. A detta dei deputati che hanno firmato un’interrogazione, in merito alla vicenda, lo “scontrino pubblico” da presentare all’ospite di Palazzo Chigi ammonta a circa 26.000 € (9.000 € l’ora per ognuno dei due Falcon e 8.400 € per un elicottero). Costi per ora addebitati alla collettività.
Sempre Carlo Tecce firma un articolo dall’occhiello esplicito “Zoccola in aula si può dire”. Il corrispondente de Il Fatto illustra le sanzioni varate dalla Presidenza della Camera, in seguito ai disordini in aula durante il voto per la riforma costituzionale (13 febbraio scorso). Scrive Tecce: “Carla ruocco (M5S) sospesa ed espulsa per aver disturbato, insieme ai colleghi del gruppo, i lavori con il motivetto o-ne-stà. Sanna (Pd) che più volte ha definito –zoccola- la medesima Ruocco, non ha subito punizioni dall’ufficio di presidenza”.
Infine Andrea Scanzi, sempre da Il Fatto, dopo le polemiche che hanno recentemente investito il rapper Fedez (per le sue dichiarazioni in seguito ai recenti fatti di Milano) pubblica un articolo in cui misura il polso alla canzone di protesta. Intitola il suo pezzo: “La protesta del rapper, l’unica (o quasi) opposizione”. Scanzi cita, nell’articolo, un Frankie Hi Nrg che, nel salotto di Formigli, si “è trovata davanti Paola De Micheli, droide renziana di riserva (ieri lettiana, l’altro ieri bersaniana)”. Secondo il resoconto giornalistico “(…) la de Micheli accetta il martirio, Frankie l’ha demolita con agio, avvertendo quella sensazione un po’ appagante ed un po’ frustrante che è tipica di chi gioca- e vince- da solo”. L’articolo termina prendendo atto della fine della canzone di protesta dei cantautori, ad eccezione di Finardi e pochi altri (Baccini, De Andrè figlio).
TAV
Sul TAV, sinceramente, sono a corto di parole poiché ho già scritto e detto tutto negli anni scorsi. Anni fa, in rientro dopo un viaggio in Borgogna, avevo redatto un articoletto in cui affermavo che in Francia non transitano treni merci sull’alta velocità. All’epoca avevo trascorso una giornata intera a ridosso della massicciata ferroviaria TAV, con lo scopo di osservare ed annotare. Nessuno mi rispose ed oggi, anni dopo, le ferrovie italiane iniziano ad ammettere che le merci non viaggiano su TAV, mentre a Parigi molti esperti stanno dichiarando quelle tratte inutili e costose. Mi limito quindi a segnalare due articoli: il primo tratto da La Stampa in cui con toni enfatici si comunica che “il mega tunnel avanza. Scavati i primi 128 metri(Aggiungerei: “bene, ne mancano solo altri 54.000 circa”); il secondo invece è un trafilettino apparso sempre sul quotidiano torinese, il cui titolo è significativo: “Sulla Torino – Lione il traffico merci cala” (cvd come volevasi dimostrare).
VARIE ED EVENTUALI (Badalamenti, caffè Tamar di Tel Avivi).
Da La Stampa apprendiamo che “Cinisi cancella la via dedicata al boss”. Scrive Laura Anello, inviata a Cinisi: “La strada è nel cuore del paese di Cinisi parallela a quel corso (…) dove 100 passi separavano la casa del boss Tano Badalamenti da quella di Peppino Impastato, il militante che irrideva lui e Cosa Nostra prima di venire punito con la morte il 9 maggio 1978”. Il fratello del boss pare sia stato fucilato dai fascisti nel cuneese durante la lotta della Resistenza: triste evento da cui anni fa il comune ha tratto le motivazioni per dedicare una via al partigiano partente stretto di don Tano. Non si conoscono le cause della sua condanna a morte, ma di certo Badalamenti faceva parte delle brigate bianche, quelle vicine a Donat Cattin. Il sindaco oramai pare deciso a sostituire il suo nome con quello di Wojtyla, ma qualcuno parla fuori dal coro. Si tratta di Giuseppe Ruffino, vecchio amico di Impastato. Laura Anello lascia proprio a Ruffino il compito di terminare l’articolo ponendo ai lettori una domanda: “ Chi può escludere che Badalamenti sia caduto da autentico partigiano”. Il dubbio allora è uno solo: giusto rimuovere il suo nome dalla topografia cittadina solamente perché fratello dell’assassino di Peppino?
Infine sempre La Stampa, nelle pagini culturali, ospita un articolo di Elena Loewenthal dal titolo “Tel Aviv, gli ultimi giorni dell’umanità Tamar”. La Loewenthal descrive il caffè in oggetto quale “con un bancone spoglio e così largo che sembra più una macelleria che un bar”. Pochi i generi di conforto tra cui “qualche pezzo di pasticceria che ricorda la mitica bignola Luisona del Bar Sport di Stefano Benni”. Il bar Tamar è stato il simbolo ed il ritrovo della sinistra israeliana, di un mondo intellettuale aperto e pieno di sogni. Tra i suoi clienti il più esposto politicamente è stato Yitzhak Rabin. Insomma la crisi culturale, o meglio il riflusso, che ha colpito la cultura di sinistra non sembra arrestarsi, e la chiusura del Tamar è l’ennesima conferma di una emorragia di valori assai preoccupante.
Per questa settimana è tutto (o quasi) a martedì prossimo ore 18,30 - 20,00 su Torinow, con Massimo Tadorni (conduttore) e Diego Giacobbe, oltre al sottoscritto!!

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PRATICAMENTE…CARTA STRACCIA: LE NOTIZIE DELLA SETTIMANA. LA GRANDE BELLEZZA EXPO

Scritto da juribossuto.it il 6 maggio 2015

Ciao a tutti,

questo blog, lo ammetto, è stato trascurato negli ultimi mesi.
Le cause vanno ricercate in due fattori: il primo è cha da settembre scorso sono ospitato da Lo Spiffero; la seconda invece risiede nell’estrema economicità di questa pagina (10 €/anno), costi proporzionali alle mie tasche e che non permettono la pubblicazione di foto o filmati.

Contemporaneamente, va detto, da molti anni sono ospite anche di una trasmissione televisiva in cui mi diverto, letteralmente, come un matto. Parlo di “Praticamente” in onda su Torinow tutti i martedì sera, dalle ore 18,30 alle 20,00, e condotta dal bravo Massimo Tadorni (ed in studio per la parte “telefilm” Diego Giacobbe).

Praticamente, tra il serio ed il faceto, si occupa di cultura (diffusa) e temi legati a cronaca ed attualità politica. Da qualche tempo al suo interno curo una sorta di rassegna stampa onirica (ma non troppo) che è la sintesi delle notizie più rappresentative del nostro Paese e della città in cui vivo (Torino).

Ecco allora la novità che segue a questa breve premessa. Carta Straccia diventa da oggi “Praticamente Carta Straccia”. La novità non risiede solo nel titolo ma anche dal suo contenuto: l’estratto della rassegna stampa (il suo concentrato) che presento ogni martedì sera a Torinow (canali digitali 18 e 199).

Mi direte voi se questa informazione funziona oppure no …..nel frattempo si parte …..

Buona lettura a tutti!!!!
Juri Bossuto

Praticamente 5 maggio 2015

I quotidiani della settimana alle nostre spalle hanno focalizzato la loro attenzione su temi che si possono, facilmente, immaginare: Expo, Black Bloc, Italicum e (su tutto) il Presidente Matteo Renzi.

EXPO 2015

Il 3 maggio La Stampa di Torino pubblica un articolo, a tutta pagina, dal titolo eloquente: “Quelle due Italie allo specchio. La furia cieca e la grande bellezza”. La filosofia del pezzo è relativamente semplice poiché confronta le devastazioni dei cosiddetti Black bloc (i Kattivi) con la serata al teatro La Scala, dove la Turandot ufficializzava il via all’esposizione universale (i belli e buoni).

La citazione, involontaria, del film diretto dal grande Sorrentino (La Grande Bellezza) è assolutamente non voluta dall’autore dell’articolo, e lo si riscontra leggendo con attenzione quanto scritto. Il giornalista dipinge, infatti, una serata grandiosa in cui interpreti globali (di varie nazionalità) hanno dato vita ad un’opera a cui sono seguiti “applausi che erano una gloriosa rivendicazione della bellezza, che è anche ragione, misura, equilibrio contro la violenza”.In sintesi la “grande bellezza, contro la bruttezza della stupidità”.

L’articolo ha solo una nota pensierosa nel momento in cui descrive un Renzi triste e più nero del vestito che indossa, mentre medita sui fatti avvenuti in strada.

Una “Grande bellezza”, quindi, che si contrappone alla manifestazione di piazza definita “frutto della stupidità”, ma su questo torneremo. Expo, lo ricordo, vuol dire anche Carta di Milano e, quindi, buoni propositi per rendere accessibile a tutti, quindi più democratico, il cibo.

Lo ricorda un articolo sempre apparso su La Stampa dove il sindaco Fassino, nella veste di Presidente dell’ANCI, dichiara con forza: “I Comuni adottino la Carta di Milano: il cibo sano è un diritto di tutti”. Per Fassino dal cibo “deriva lo stato di salute ed il cibo è cultura”, inoltre “è un diritto che è di più dell’aspirazione di mangiar bene che l’uomo, nei secoli, ha sempre avuto”. Il Sindaco di Torino termina il suo commento auspicando che dall’Expo sorga un lascito morale, quello di consegnare al futuro un’epoca in cui non vi siano più uomini e donne senza cibo. Termina quindi Fassino: “assicurare ad ogni persona cibo sano, pulito e giusto”.

Dall’Esposizione universale, che ricordo essere evento commerciale, la speranza di cibo per tutti. Qualcuno direbbe “più tartine al salmone per l’Umanità”, ma sarebbe ironia fuori luogo poiché l’intento è sincero. Per ora, vero, si sono sfamati coloro che hanno goduto dei benefici derivanti da cantieri e concessioni varie, ma un domani si vedrà…… La missione di Expo, di dare da mangiare a tutti, è ambiziosa al punto di sembrare, a noi cittadini normali, vagamente ipocrita.

Infatti è il Fatto Quotidiano che, in un articolo a firma Luigi Galella, ci mette in guardia sull’ipocrisia, e sul qualunquismo, che ha colpito, con forza, i 900 giovani che hanno detto NO ai contratti proposti dall’amministrazione Expo 2015. Un NO definito quasi “eretico”, che ha scatenato l’ira di Vittorio Feltri sino a fargli dire, diretto a quei ragazzi: “Voglia di lavorare zero”.

Secondo Galella nessuno si è preoccupato di verificare le fonti da cui giungeva tale notizia, tantomeno di ascoltare i suoi protagonisti: ossia i giovani del “Grande rifiuto”. Termina il giornalista: “a nessuno è venuto in mente, tuttavia, una questione ancora più semplice e radicale: perché mai giustificare il NO?”. Ed ancora: “Non nasce il sospetto che qualcosa non sia propriamente equo nei termini e nel valore dell’offerta, se in tanti hanno risposto NO?”.

Il nocciolo della questione lo si rintraccia nelle ultime righe del suo articolo: la questione economica su cu nessuno ha voluto indagare. Molti giovani, dove hanno potuto esprimersi, lo hanno rimarcato: paghe non corpose, molto distanti da quelle “gridate” dai media, e spese enormi di affitti e/o trasporto. Costi così elevati (se parametri allo stipendio) da creare, nei fatti, altro lavoro volontario.

BLACK BLOC

Molto è stato scritto in merito agli scontri di Milano, avvenuti nel giorno inaugurale dell’Expo, ma il magma mediatico ha versato la sua colata di informazione senza scostarsi troppo dalle versioni ufficiali. Insomma tutti noi sapevamo già il primo maggio cosa avremmo letto il giorno dopo sulle pagine dei quotidiani.
Tocca ancora al Fatto Quotidiano evidenziare opinioni e fatti che, altrimenti, non avrebbero trovato casa. Andrea Scanzi firma un articolo dal titolo eloquente :”La stampa con l’elmetto ha già il suo colpevole: Fedez”. Il rapper si era limitato, alla vigilia della Festa del Lavoro, ad esprimere solidarietà a chi sarebbe sceso in piazza il giorno dopo. Fedez ha poi precisato che comprendeva bene le motivazioni alla base della protesta, non giustificava però “l’azione in sé”. Un pensiero lineare, quello del musicista, che ha però scatenato l’ira del “giornalista” Filippo Facci, il quale chiosa: “E’ ufficiale, Fedez è un cretino ….. domani scrivo un pensoso ed autorevole editoriale in cui asserisco che se incontro Fedez gli tiro due sberle”.

Andrea Scalzi sottolinea con sarcasmo, scorrendo il suo articolo, che visto il fisico del collega di Libero sia più facile che le sberle le riceva anziché darle, ma lo fa con una nota decisamente amara che prende atto della deriva culturale, oltre che autoritaria da manganello, in cui il Paese sembra essersi approdato. Effettivamente fa sorridere l’ipocrisia (ancora una volta questo vocabolo) che caratterizza chi denuncia la violenza altrui per poi appellarsi lui stesso alla violenza per metterle un freno: assurdo quanto paradossale.

Sarà Repubblica, involontariamente, ad indicare, ai suoi lettori, la natura e l’origine dei temuti Black Bloc. A svelare il mistero un articolo pubblicato il 4 maggio: “Cinquanta ettari di cemento al giorno. Così il Belpese asfalta il suo futuro”. Pezzo giornalistico che disegna magnificamente la devastazione che l’Italia subisce ogni giorno, con il plauso e l’appoggio i governi (ad ogni stadio territoriale) e burocrati vari.

Precisa l’articolo: “Nel 2014 abbiamo tombato con il cemento altri 200 chilometri quadrati. … In totale il suolo consumato in Italia è arrivato al 7% del suo territorio” (dati che non sappiamo se includono anche la nuova spianata di cemento dove oggi sorge Expo 2015). Temo che in una situazione di tal degrado non bastino i 20.000 volontari meneghini per rimettere in sesto questa nostra martoriata terra.

RENZI

Terminiamo questa breve carrellata di notizie con il nome che più bombarda le nostre povere orecchie in questi ultimi mesi: Matteo Renzi.

Il primo pezzo lo preleviamo, ancora una volta, da Il Fatto. L’articolo ha un titolo bellissimo: “Letta continua: Matteo come Berlusconi”. Spicca, simpaticamente, il riferimento a Lotta Continua e la metafora con la battaglia (anch’essa continua) che l’ex premier sembra voler portare al suo successore (quello del famoso “stai sereno, Enrico”). L’autore dell’articolo cita, sul finale del suo pezzo, un’intervista televisiva di Letta, dove il medesimo ha dichiarato: “Sull’Italicum il Pd di Renzi si stanno comportando come Berlusconi con il Porcellum”.

In effetti il decisionismo di Renzi è stato visibilissimo nel discorso tenuto alla Festa dell’Unità di Bologna. Deciso a tal punto da meritare un piccolo editoriale: “Verbi e imperativi di Benito Renzi”. Un commento pungente, apparso ancora su Il Fatto, che non cela la preoccupazione per un parallelismo che sembra crearsi, ogni giorno di più, tra l’attuale Primo ministro e Benito Mussolini. Il breve commento estrapola alcune frasi tratte dal suo discorso bolognese, tra cui: “Cambiare e cambieremo”, simile a “Vincere e vinceremo”; e “Non molleremo”, troppo simile a “Boia chi molla”.
Certamente Renzi esercita un certo fascino che deriva dal suo modo virile di agire (devo confessare che la sua versione bolognese mi ha fatto venire qualche brivido di terrore) senza tenere troppo in considerazione qualsiasi dissenso.

Un vero asfaltatore davanti a cui il bravo Migliore ha preferito arrendersi. Una resa narrata tra le righe delle lettera che Luisella Costamagna affida alle pagine de Il Fatto, perché sia recapitata a Migliore Gennaro (ex PRC, ex SeL ed ora PD). Il mittente, facendo un cenno al vecchio trasformismo sempre di moda, ricorda al deputato che in passato aveva dichiarato (riferendosi alla neo legge elettorale): “.. quello che voi chiamate Italicum ha sempre il pesante olezzo di quello che chiamammo Porcellum”. Prosegue Costamagna evidenziando, nella sua missiva, come in questi giorni l’ex vendoliano abbia clamorosamente voltato pagina affermando a gran voce: “Siamo di fronte ad un’occasione storica, quella di approvare una buona legge elettorale (L’Italicum N.d.A)”.

Vabbè, si sa, tutti teniamo famiglia e la coerenza non si sposa con il companatico. Certo alcuni mutamenti di pelle creano qualche inquietudine nell’osservare Parlamento e partiti, così come turba un occhiello pubblicato su La Stampa del 3 maggio. Leggendolo apprendiamo che il Presidente della Circoscrizione 5 (Rocco Florio) ha sputato in faccia, durante il corteo del Primo, al consigliere grillino Antonio Iaria. La ricostruzione dei fatti è affidata alla vittima stessa, a colui a cui è stato indirizzato il bolo di saliva, ma quel che più sconcerta (se ancora riusciamo a riconoscere tale sensazione in noi) è la risonanza che il tutto ha avuto in consiglio comunale (non propriamente di condanna verso l’autore dello sputo).

Leggiamo: “… lo spumeggiante Pd, Luca Cassiani, non ha trovato di meglio che dare ragione al comportamento di Rocco Florio”.

Chiudiamo allora la settimana del Primo Maggio con l’immagine, mentale, dello sputazzamento denunciato dal consigliere circoscrizionale, concedendoci una amaro sorriso pensando ad un consigliere comunale (presidente della Commissione CULTURA) che approva il tutto. Ci chiediamo ancora una volta: dove andremo a finire? Non si sa, per ora sappiamo solo che si apre, innanzi noi, una nuova settimana di notizia varie. Fatti ed articoli che approfondiremo MARTEDI’ (ore 18,30- 20,00) PROSSIMO SU TORINOW guardando PRATICAMENTE….. (OLTRE A TUTTE LENEWS INERENTI IL MONDO DEI TELEFILM).

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