CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

PRATICAMENTE…CARTA STRACCIA: LE NOTIZIE DELLA SETTIMANA. LA GRANDE BELLEZZA EXPO

Scritto da juribossuto.it il 6 maggio 2015

Ciao a tutti,

questo blog, lo ammetto, è stato trascurato negli ultimi mesi.
Le cause vanno ricercate in due fattori: il primo è cha da settembre scorso sono ospitato da Lo Spiffero; la seconda invece risiede nell’estrema economicità di questa pagina (10 €/anno), costi proporzionali alle mie tasche e che non permettono la pubblicazione di foto o filmati.

Contemporaneamente, va detto, da molti anni sono ospite anche di una trasmissione televisiva in cui mi diverto, letteralmente, come un matto. Parlo di “Praticamente” in onda su Torinow tutti i martedì sera, dalle ore 18,30 alle 20,00, e condotta dal bravo Massimo Tadorni (ed in studio per la parte “telefilm” Diego Giacobbe).

Praticamente, tra il serio ed il faceto, si occupa di cultura (diffusa) e temi legati a cronaca ed attualità politica. Da qualche tempo al suo interno curo una sorta di rassegna stampa onirica (ma non troppo) che è la sintesi delle notizie più rappresentative del nostro Paese e della città in cui vivo (Torino).

Ecco allora la novità che segue a questa breve premessa. Carta Straccia diventa da oggi “Praticamente Carta Straccia”. La novità non risiede solo nel titolo ma anche dal suo contenuto: l’estratto della rassegna stampa (il suo concentrato) che presento ogni martedì sera a Torinow (canali digitali 18 e 199).

Mi direte voi se questa informazione funziona oppure no …..nel frattempo si parte …..

Buona lettura a tutti!!!!
Juri Bossuto

Praticamente 5 maggio 2015

I quotidiani della settimana alle nostre spalle hanno focalizzato la loro attenzione su temi che si possono, facilmente, immaginare: Expo, Black Bloc, Italicum e (su tutto) il Presidente Matteo Renzi.

EXPO 2015

Il 3 maggio La Stampa di Torino pubblica un articolo, a tutta pagina, dal titolo eloquente: “Quelle due Italie allo specchio. La furia cieca e la grande bellezza”. La filosofia del pezzo è relativamente semplice poiché confronta le devastazioni dei cosiddetti Black bloc (i Kattivi) con la serata al teatro La Scala, dove la Turandot ufficializzava il via all’esposizione universale (i belli e buoni).

La citazione, involontaria, del film diretto dal grande Sorrentino (La Grande Bellezza) è assolutamente non voluta dall’autore dell’articolo, e lo si riscontra leggendo con attenzione quanto scritto. Il giornalista dipinge, infatti, una serata grandiosa in cui interpreti globali (di varie nazionalità) hanno dato vita ad un’opera a cui sono seguiti “applausi che erano una gloriosa rivendicazione della bellezza, che è anche ragione, misura, equilibrio contro la violenza”.In sintesi la “grande bellezza, contro la bruttezza della stupidità”.

L’articolo ha solo una nota pensierosa nel momento in cui descrive un Renzi triste e più nero del vestito che indossa, mentre medita sui fatti avvenuti in strada.

Una “Grande bellezza”, quindi, che si contrappone alla manifestazione di piazza definita “frutto della stupidità”, ma su questo torneremo. Expo, lo ricordo, vuol dire anche Carta di Milano e, quindi, buoni propositi per rendere accessibile a tutti, quindi più democratico, il cibo.

Lo ricorda un articolo sempre apparso su La Stampa dove il sindaco Fassino, nella veste di Presidente dell’ANCI, dichiara con forza: “I Comuni adottino la Carta di Milano: il cibo sano è un diritto di tutti”. Per Fassino dal cibo “deriva lo stato di salute ed il cibo è cultura”, inoltre “è un diritto che è di più dell’aspirazione di mangiar bene che l’uomo, nei secoli, ha sempre avuto”. Il Sindaco di Torino termina il suo commento auspicando che dall’Expo sorga un lascito morale, quello di consegnare al futuro un’epoca in cui non vi siano più uomini e donne senza cibo. Termina quindi Fassino: “assicurare ad ogni persona cibo sano, pulito e giusto”.

Dall’Esposizione universale, che ricordo essere evento commerciale, la speranza di cibo per tutti. Qualcuno direbbe “più tartine al salmone per l’Umanità”, ma sarebbe ironia fuori luogo poiché l’intento è sincero. Per ora, vero, si sono sfamati coloro che hanno goduto dei benefici derivanti da cantieri e concessioni varie, ma un domani si vedrà…… La missione di Expo, di dare da mangiare a tutti, è ambiziosa al punto di sembrare, a noi cittadini normali, vagamente ipocrita.

Infatti è il Fatto Quotidiano che, in un articolo a firma Luigi Galella, ci mette in guardia sull’ipocrisia, e sul qualunquismo, che ha colpito, con forza, i 900 giovani che hanno detto NO ai contratti proposti dall’amministrazione Expo 2015. Un NO definito quasi “eretico”, che ha scatenato l’ira di Vittorio Feltri sino a fargli dire, diretto a quei ragazzi: “Voglia di lavorare zero”.

Secondo Galella nessuno si è preoccupato di verificare le fonti da cui giungeva tale notizia, tantomeno di ascoltare i suoi protagonisti: ossia i giovani del “Grande rifiuto”. Termina il giornalista: “a nessuno è venuto in mente, tuttavia, una questione ancora più semplice e radicale: perché mai giustificare il NO?”. Ed ancora: “Non nasce il sospetto che qualcosa non sia propriamente equo nei termini e nel valore dell’offerta, se in tanti hanno risposto NO?”.

Il nocciolo della questione lo si rintraccia nelle ultime righe del suo articolo: la questione economica su cu nessuno ha voluto indagare. Molti giovani, dove hanno potuto esprimersi, lo hanno rimarcato: paghe non corpose, molto distanti da quelle “gridate” dai media, e spese enormi di affitti e/o trasporto. Costi così elevati (se parametri allo stipendio) da creare, nei fatti, altro lavoro volontario.

BLACK BLOC

Molto è stato scritto in merito agli scontri di Milano, avvenuti nel giorno inaugurale dell’Expo, ma il magma mediatico ha versato la sua colata di informazione senza scostarsi troppo dalle versioni ufficiali. Insomma tutti noi sapevamo già il primo maggio cosa avremmo letto il giorno dopo sulle pagine dei quotidiani.
Tocca ancora al Fatto Quotidiano evidenziare opinioni e fatti che, altrimenti, non avrebbero trovato casa. Andrea Scanzi firma un articolo dal titolo eloquente :”La stampa con l’elmetto ha già il suo colpevole: Fedez”. Il rapper si era limitato, alla vigilia della Festa del Lavoro, ad esprimere solidarietà a chi sarebbe sceso in piazza il giorno dopo. Fedez ha poi precisato che comprendeva bene le motivazioni alla base della protesta, non giustificava però “l’azione in sé”. Un pensiero lineare, quello del musicista, che ha però scatenato l’ira del “giornalista” Filippo Facci, il quale chiosa: “E’ ufficiale, Fedez è un cretino ….. domani scrivo un pensoso ed autorevole editoriale in cui asserisco che se incontro Fedez gli tiro due sberle”.

Andrea Scalzi sottolinea con sarcasmo, scorrendo il suo articolo, che visto il fisico del collega di Libero sia più facile che le sberle le riceva anziché darle, ma lo fa con una nota decisamente amara che prende atto della deriva culturale, oltre che autoritaria da manganello, in cui il Paese sembra essersi approdato. Effettivamente fa sorridere l’ipocrisia (ancora una volta questo vocabolo) che caratterizza chi denuncia la violenza altrui per poi appellarsi lui stesso alla violenza per metterle un freno: assurdo quanto paradossale.

Sarà Repubblica, involontariamente, ad indicare, ai suoi lettori, la natura e l’origine dei temuti Black Bloc. A svelare il mistero un articolo pubblicato il 4 maggio: “Cinquanta ettari di cemento al giorno. Così il Belpese asfalta il suo futuro”. Pezzo giornalistico che disegna magnificamente la devastazione che l’Italia subisce ogni giorno, con il plauso e l’appoggio i governi (ad ogni stadio territoriale) e burocrati vari.

Precisa l’articolo: “Nel 2014 abbiamo tombato con il cemento altri 200 chilometri quadrati. … In totale il suolo consumato in Italia è arrivato al 7% del suo territorio” (dati che non sappiamo se includono anche la nuova spianata di cemento dove oggi sorge Expo 2015). Temo che in una situazione di tal degrado non bastino i 20.000 volontari meneghini per rimettere in sesto questa nostra martoriata terra.

RENZI

Terminiamo questa breve carrellata di notizie con il nome che più bombarda le nostre povere orecchie in questi ultimi mesi: Matteo Renzi.

Il primo pezzo lo preleviamo, ancora una volta, da Il Fatto. L’articolo ha un titolo bellissimo: “Letta continua: Matteo come Berlusconi”. Spicca, simpaticamente, il riferimento a Lotta Continua e la metafora con la battaglia (anch’essa continua) che l’ex premier sembra voler portare al suo successore (quello del famoso “stai sereno, Enrico”). L’autore dell’articolo cita, sul finale del suo pezzo, un’intervista televisiva di Letta, dove il medesimo ha dichiarato: “Sull’Italicum il Pd di Renzi si stanno comportando come Berlusconi con il Porcellum”.

In effetti il decisionismo di Renzi è stato visibilissimo nel discorso tenuto alla Festa dell’Unità di Bologna. Deciso a tal punto da meritare un piccolo editoriale: “Verbi e imperativi di Benito Renzi”. Un commento pungente, apparso ancora su Il Fatto, che non cela la preoccupazione per un parallelismo che sembra crearsi, ogni giorno di più, tra l’attuale Primo ministro e Benito Mussolini. Il breve commento estrapola alcune frasi tratte dal suo discorso bolognese, tra cui: “Cambiare e cambieremo”, simile a “Vincere e vinceremo”; e “Non molleremo”, troppo simile a “Boia chi molla”.
Certamente Renzi esercita un certo fascino che deriva dal suo modo virile di agire (devo confessare che la sua versione bolognese mi ha fatto venire qualche brivido di terrore) senza tenere troppo in considerazione qualsiasi dissenso.

Un vero asfaltatore davanti a cui il bravo Migliore ha preferito arrendersi. Una resa narrata tra le righe delle lettera che Luisella Costamagna affida alle pagine de Il Fatto, perché sia recapitata a Migliore Gennaro (ex PRC, ex SeL ed ora PD). Il mittente, facendo un cenno al vecchio trasformismo sempre di moda, ricorda al deputato che in passato aveva dichiarato (riferendosi alla neo legge elettorale): “.. quello che voi chiamate Italicum ha sempre il pesante olezzo di quello che chiamammo Porcellum”. Prosegue Costamagna evidenziando, nella sua missiva, come in questi giorni l’ex vendoliano abbia clamorosamente voltato pagina affermando a gran voce: “Siamo di fronte ad un’occasione storica, quella di approvare una buona legge elettorale (L’Italicum N.d.A)”.

Vabbè, si sa, tutti teniamo famiglia e la coerenza non si sposa con il companatico. Certo alcuni mutamenti di pelle creano qualche inquietudine nell’osservare Parlamento e partiti, così come turba un occhiello pubblicato su La Stampa del 3 maggio. Leggendolo apprendiamo che il Presidente della Circoscrizione 5 (Rocco Florio) ha sputato in faccia, durante il corteo del Primo, al consigliere grillino Antonio Iaria. La ricostruzione dei fatti è affidata alla vittima stessa, a colui a cui è stato indirizzato il bolo di saliva, ma quel che più sconcerta (se ancora riusciamo a riconoscere tale sensazione in noi) è la risonanza che il tutto ha avuto in consiglio comunale (non propriamente di condanna verso l’autore dello sputo).

Leggiamo: “… lo spumeggiante Pd, Luca Cassiani, non ha trovato di meglio che dare ragione al comportamento di Rocco Florio”.

Chiudiamo allora la settimana del Primo Maggio con l’immagine, mentale, dello sputazzamento denunciato dal consigliere circoscrizionale, concedendoci una amaro sorriso pensando ad un consigliere comunale (presidente della Commissione CULTURA) che approva il tutto. Ci chiediamo ancora una volta: dove andremo a finire? Non si sa, per ora sappiamo solo che si apre, innanzi noi, una nuova settimana di notizia varie. Fatti ed articoli che approfondiremo MARTEDI’ (ore 18,30- 20,00) PROSSIMO SU TORINOW guardando PRATICAMENTE….. (OLTRE A TUTTE LENEWS INERENTI IL MONDO DEI TELEFILM).

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