CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Praticamente….l’estratto succoso della cronaca politica 6 - 12 maggio 2015

Scritto da juribossuto.it il 13 maggio 2015

PRATICAMENTE 12 MAGGIO 2015


Seconda rassegna stampa del day after Praticamente (Torinow, canale 18 e 199).
Le notizie commentate martedì sera, con Massimo Tadorni e Diego Giacobbe (per i telefilm), sono state tantissime. Alcune le ripresentiamo qui, in una breve sintesi che racchiude quelle più “ghiotte”.
Buona lettura!!
EXPO
Continua l’attenzione dei media su Expo 2015. Interesse di cronaca agiografico per gran parte dei media, mentre per poche altre testate (su tutte Il Fato) l’osservazione, sui fatti che circondano l’esposizione universale, è di carattere squisitamente giornalistico. Queste ultime puntano la lente di ingrandimento sulle pecche (più o meno gravi) della manifestazione stessa. Gianni Barbacetto, giornalista de Il Fatto, il 9 maggio intitola: “Expo, un milione di metri quadrati che nessuno vuole”. L’articolo si pone importanti quesiti sul futuro dell’area all’indomani della fine dell’esposizione milanese: terreno che nessuno pare volere e forse destinato in futuro ad ospitare alcune facoltà universitarie. Del resto a questo servono gli atenei…..riempire i monumenti allo spreco che nessuno desidera gestire nel dopo (magari già solo per i costi manutentivi).
Il giorno seguente, il 10 maggio, Davide Vecchi intitola, sempre su Il Fatto: “Sulla Via Crucis di Expo cercando un po’ di acqua”. Si tratta del resoconto di una giornata qualsiasi tra i viali dell’esposizione milanese, dove “oltre l’ingresso, quando si arriva in questa estrema periferia milanese, c’è il nulla”. La descrizione fatta dall’inviato a Milano pone attenzione alla quasi assoluta assenza di ombra, lungo i chilometri che separano i vari padiglioni Expo, nonché l’impossibilità di trovare acqua all’interno della fiera. Scrive Vecchi: “Per intravedere qualche padiglione si devono percorrere circo due chilometri a piedi. Bisogna attraversare un ponte sopraelevato su strade e ferrovie”. Continua il giornalista: “A metà un signore si sente male. Lui e la moglie cercano una panchina. Non ce ne sono, non gli resta che accasciarsi a terra”. Il pezzo termina con il lungo elenco, ed aggiungerei penoso, delle opere ancora in lavorazione (tra cui il padiglione UE, oltre a quelli esteri in carico all’Italia).
Il mondo del commercio sembra quindi senza pace. Tensioni dovute non solo per la vicissitudini Expo ma anche all’andamento del mercato che testimonia la crisi della grande distribuzione (ancora da Il Fatto). I dati sono in alcuni casi spietati: il calo di fatturato si attesta sul 21% in cinque anni per Carrefour e 4,3% nel caso di Auchan. Alle percentuali negative di profitto si sommano le proteste dei dipendenti di Auchan e Mc Donald’s. Sono proprio i dipendenti del colosso alimentare americano (in cerca di una verginità etica ed ambientale) a dar vita alla manifestazione di maggior effetto: “sono usciti così tra gli applausi dei propri colleghi e con la musica di Bella Ciao in sottofondo” dirigendosi in piazza San Babila (Il Fatto del 9 maggio2015).
CATASTROFI
Questa settimana a Praticamente Carta Straccia uno spazio viene concesso anche alla categoria “Catastrofi”. Sono due le notizie della settimana che narrano di disastri ambientali. La prima è stata pubblicata quasi in sordina (per la serie “meglio non gridarla troppo”) e riguarda l’esplosione verificatasi in una centrale nucleare di New York. Scrive l’inviato de La Stampa: “Attimi di panico poco fuori New York. Un’esplosione nella centrale nucleare di Buchanan ha causato una intensa coltre di fumo visibile a diversi chilometri di distanza”. Una news da “sapere in pochi”. Al contrario grande risalto si decide di assegnare, sempre sul quotidiano torinese, ad una missione spaziale dai compiti molto particolari. Missione che si pone uno scopo risibile, quasi superfluo: salvare la Terra dall’impatto con un asteroide “preoccupante”. Racconta Americo Bonanni: “uno scenario ( …) che avrà per obiettivo l’asteroide Didymos. Nel 2022 avverrà il lancio delle sonda europea che raggiungerà l’asteroide per una serie di osservazioni. Poi arriverà l’americana Dart che lo colpirà alla velocità di 6 chilometri al secondo”. Insomma speriamo in bene …. Non ci resta nel dubbio che assaporare i 7 anni che ci separano dall’impatto.
POLITICA
Il Fatto Quotidiano, non in solitudine, continua a porre una quesito inquietante: “Renzi e Mussolini, trova le differenze”. Maurizio Viroli scrive, nella ricerca di una risposta: “Nella storia d’Italia l’unico precedente di un leader politico che ha fatto approvare una legge elettorale con forte premio di maggioranza ed ha trasformato una delle due Camere elettive in una Camera di nominati è Benito Mussolini”. Continua il giornalista, riuscendo a rassicurare minimamente il suo lettore: “Renzi non ha usato alcuna violenza e non ha violato alcuna libertà fondamentale. Ma le due riforme sommate insieme segnano la nascita di un potere enorme con insufficienti freni e limiti”.
Per Renzi continuano, oltre i paragoni con Mussolini, le avvisaglie di un malcostume che neppure il neo premier sembra voler allontanare dalle camere del potere. Ne riferisce Il Fatto con il titolo “Renzi prende un aereo blu con corte e deputati a seguito”. Carlo Tecce raccoglie le parole degli onorevoli Kronbichler (SeL) e Fraccaro (M5S), per loro: “Renzi è andato (in Trentino) a fare un tour elettorale mascherandolo da visita di Stato, scegliendosi una combricola da portarsi appresso”. Il repotage descrive un premier accompagnato da decine di persone nella visita a Bolzano, e dintorni, molti dei quali politici locali e collaboratori vari. A detta dei deputati che hanno firmato un’interrogazione, in merito alla vicenda, lo “scontrino pubblico” da presentare all’ospite di Palazzo Chigi ammonta a circa 26.000 € (9.000 € l’ora per ognuno dei due Falcon e 8.400 € per un elicottero). Costi per ora addebitati alla collettività.
Sempre Carlo Tecce firma un articolo dall’occhiello esplicito “Zoccola in aula si può dire”. Il corrispondente de Il Fatto illustra le sanzioni varate dalla Presidenza della Camera, in seguito ai disordini in aula durante il voto per la riforma costituzionale (13 febbraio scorso). Scrive Tecce: “Carla ruocco (M5S) sospesa ed espulsa per aver disturbato, insieme ai colleghi del gruppo, i lavori con il motivetto o-ne-stà. Sanna (Pd) che più volte ha definito –zoccola- la medesima Ruocco, non ha subito punizioni dall’ufficio di presidenza”.
Infine Andrea Scanzi, sempre da Il Fatto, dopo le polemiche che hanno recentemente investito il rapper Fedez (per le sue dichiarazioni in seguito ai recenti fatti di Milano) pubblica un articolo in cui misura il polso alla canzone di protesta. Intitola il suo pezzo: “La protesta del rapper, l’unica (o quasi) opposizione”. Scanzi cita, nell’articolo, un Frankie Hi Nrg che, nel salotto di Formigli, si “è trovata davanti Paola De Micheli, droide renziana di riserva (ieri lettiana, l’altro ieri bersaniana)”. Secondo il resoconto giornalistico “(…) la de Micheli accetta il martirio, Frankie l’ha demolita con agio, avvertendo quella sensazione un po’ appagante ed un po’ frustrante che è tipica di chi gioca- e vince- da solo”. L’articolo termina prendendo atto della fine della canzone di protesta dei cantautori, ad eccezione di Finardi e pochi altri (Baccini, De Andrè figlio).
TAV
Sul TAV, sinceramente, sono a corto di parole poiché ho già scritto e detto tutto negli anni scorsi. Anni fa, in rientro dopo un viaggio in Borgogna, avevo redatto un articoletto in cui affermavo che in Francia non transitano treni merci sull’alta velocità. All’epoca avevo trascorso una giornata intera a ridosso della massicciata ferroviaria TAV, con lo scopo di osservare ed annotare. Nessuno mi rispose ed oggi, anni dopo, le ferrovie italiane iniziano ad ammettere che le merci non viaggiano su TAV, mentre a Parigi molti esperti stanno dichiarando quelle tratte inutili e costose. Mi limito quindi a segnalare due articoli: il primo tratto da La Stampa in cui con toni enfatici si comunica che “il mega tunnel avanza. Scavati i primi 128 metri(Aggiungerei: “bene, ne mancano solo altri 54.000 circa”); il secondo invece è un trafilettino apparso sempre sul quotidiano torinese, il cui titolo è significativo: “Sulla Torino – Lione il traffico merci cala” (cvd come volevasi dimostrare).
VARIE ED EVENTUALI (Badalamenti, caffè Tamar di Tel Avivi).
Da La Stampa apprendiamo che “Cinisi cancella la via dedicata al boss”. Scrive Laura Anello, inviata a Cinisi: “La strada è nel cuore del paese di Cinisi parallela a quel corso (…) dove 100 passi separavano la casa del boss Tano Badalamenti da quella di Peppino Impastato, il militante che irrideva lui e Cosa Nostra prima di venire punito con la morte il 9 maggio 1978”. Il fratello del boss pare sia stato fucilato dai fascisti nel cuneese durante la lotta della Resistenza: triste evento da cui anni fa il comune ha tratto le motivazioni per dedicare una via al partigiano partente stretto di don Tano. Non si conoscono le cause della sua condanna a morte, ma di certo Badalamenti faceva parte delle brigate bianche, quelle vicine a Donat Cattin. Il sindaco oramai pare deciso a sostituire il suo nome con quello di Wojtyla, ma qualcuno parla fuori dal coro. Si tratta di Giuseppe Ruffino, vecchio amico di Impastato. Laura Anello lascia proprio a Ruffino il compito di terminare l’articolo ponendo ai lettori una domanda: “ Chi può escludere che Badalamenti sia caduto da autentico partigiano”. Il dubbio allora è uno solo: giusto rimuovere il suo nome dalla topografia cittadina solamente perché fratello dell’assassino di Peppino?
Infine sempre La Stampa, nelle pagini culturali, ospita un articolo di Elena Loewenthal dal titolo “Tel Aviv, gli ultimi giorni dell’umanità Tamar”. La Loewenthal descrive il caffè in oggetto quale “con un bancone spoglio e così largo che sembra più una macelleria che un bar”. Pochi i generi di conforto tra cui “qualche pezzo di pasticceria che ricorda la mitica bignola Luisona del Bar Sport di Stefano Benni”. Il bar Tamar è stato il simbolo ed il ritrovo della sinistra israeliana, di un mondo intellettuale aperto e pieno di sogni. Tra i suoi clienti il più esposto politicamente è stato Yitzhak Rabin. Insomma la crisi culturale, o meglio il riflusso, che ha colpito la cultura di sinistra non sembra arrestarsi, e la chiusura del Tamar è l’ennesima conferma di una emorragia di valori assai preoccupante.
Per questa settimana è tutto (o quasi) a martedì prossimo ore 18,30 - 20,00 su Torinow, con Massimo Tadorni (conduttore) e Diego Giacobbe, oltre al sottoscritto!!

Lascia un Commento

XHTML: Puoi usare i questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 

Bad Behavior has blocked 256 access attempts in the last 7 days.

Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione nel nostro sito web.
Ok