CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Praticamente 19 maggio….tra Tav Torino - Pechino e nomi impresentabili in corsa elettorale

Scritto da juribossuto.it il 21 maggio 2015

Terza rassegna stampa del day after Praticamente … (19 maggio 2015 Torinow, canale 18 e 199).

Le notizie commentate martedì sera, con Massimo Tadorni e Diego Giacobbe (per i telefilm), sono state (come sempre) tantissime. Alcune le ripresentiamo qui, in una breve sintesi che racchiude quelle più “curiose”.

Buona lettura!!

POLITICA INTERNA

La prima notizia, estrapolata dalla carta stampata, ha un titolo eloquente: “Sul reato di tortura è scontro tra forze dell’ordine e magistrati”. L’articolo, tratto da La Stampa del 13 maggio, esplora la polemica che divide giudici e forze dell’ordine in merito al testo di legge, approvato recentemente dalla Camera, che introduce il reato di tortura (colmando una grave lacuna del nostro diritto penale). Scrive Francesco Grignetti: “… sono i giudizi tranchant dei capi della polizia a tener banco – questa legge ci lega le mani- “. Continua il giornalista de La Stampa da Roma: “I capi delle polizie pensano che con questa legge non si potrà più garantire l’ordine pubblico, perché ogni tafferuglio sarebbe seguito da un diluvio di denunce alla magistratura”. Per fortuna la pensa diversamente Rodolfo Sabelli (Presidente Associazione Magistrati) il quale dichiara: “Con questa legge non esiste assolutamente un rischio del genere”. Certamente fa rabbrividire il pensiero di forze dell’ordine che, varato il reato di tortura, si considerino con le mani legate. Le affermazioni dei comandanti sembrano voler dire: “cari legislatori, se non torturiamo i contestatori di piazza non è possibile per noi mantenere l’ordine pubblico”. Un metodo che ricorda vagamente le buone maniere di personaggi del calibro di Pinochet.

Il Fatto Quotidiano denuncia, dopo le lamentele di Salvini, il numero di agenti dispiegati alla protezione del leader del Carroccio in tour: 8465 uomini. Riporta il titolo di prima pagina (16 maggio): “Solo i 30 poliziotti della sua scorta costano 120 mila Euro al mese”. Ribatte Jena su La Stampa: “Per difendere Salvini, Alfano ha citato Voltaire: uno dei tre si rivolta nella tomba”.

Sempre Il Fatto dedica un’intera pagina ai volti impresentabili della tornata regionale alle porte. L’occhiello dell’articolo redazionale non fa sconti: “Inquisiti, riciclati e improponibili a sostegno dei candidati Dem. Il segretario batte un colpo troppo tardi”. L’elenco che segue, frutto di un allarme lanciato da Saviano l’8 maggio dalle stesse pagine del quotidiano, è fitto di nomi a cui si allegano le circostanze. In Campania gli impresentabili pare siano (oltre De Luca): Vincenzo De Leo (proveniente dal Fronte Nazionale), Tommaso Barbato (sputo in pieno volto ad un collega che confermò la fiducia a Prodi nel drammatico 2008), Carlo Aveta (frequentatore assiduo di Predappio). In Liguria il PD ha imbarcato anche ex sostenitori di Scajola (Pierluigi Vinai), mentre in Puglia spiccano i nomi di Euprepio Curto (ex MSI), Francesco Spina (ex Centro Destra), Francesco Spalluto (indagato dalla procura), Paolo Mongiello (ex Centro Destra). Insomma il grande armadio PD ha casacche per tutti coloro che desiderano cambiare la propria, e, soprattutto, le si concedono senza chiedere referenze alcuna (basta garantire un pacco di voti a prescindere si sia fascisti o neo borbonici secessionisti).

Proprio per quanto riguarda l’estrema destra vale la pena guardare a quanto avvenuto a Bolzano: città in cui Casapound compie il miracolo elettorale. Il primo consigliere comunale conquistato dall’agglomerato filo fascista è stato, infatti, eletto nella città trentina all’ultima consultazione comunale. Narra Paolo Colonnello per La Stampa: “(l’eletto) si chiama Andrea Bonazza – ex Fronte della Gioventù, ex skinhead, perfino indagato anni fa e poi prosciolto con formula piena per l’omicidio di un ragazzo - condannato per vilipendio alla bandiera europea ed apologia al fascismo”.

ESTERI

Lascia vagamente perplessi e molto increduli la notizia che giunge dalla Corea del Nord. Scrive Maria Sala (La Stampa) da Hong Kong: “… il Ministro della difesa nordcoreano sarebbe stato fatto uccidere dal dittatore Kim Jong Un per aver commesso l’imperdonabile errore di essersi addormentato durante la parata militare”. La notizia di per sé, nel caso fosse confermata, ha già i contorni del delirio ma il seguito sembra scaturire da un fumetto del genere splatter. Continua infatti la giornalista: “… Kim non lo avrebbe messo davanti ad un normale plotone di esecuzione ma davanti ad uno composto di cannoni anti aerei”. Probabilmente il dittatore voleva essere sicuro che il militare arrivasse ben sveglio all’appuntamento con la sua punizione capitale. Sul fatto ritorna la Jena (La Stampa): “Il dittatore nordcoreano ha fatto giustiziare un ministro solo perché si era addormentato, Fassina è un uomo fortunato”.

Ancora dall’estero una notizia curiosa ma meno cruenta. In Austria sono stati installati semafori dove al posto del solito omino “ci saranno delle coppiette dello stesso sesso o eterosessuali”. Un modo originale per combattere l’omofobia.

REGIONE E CITTA’

Le istituzioni piemontesi sembrano voler confermare la propria idiosincrasia verso il patrimonio architettonico e storico del Piemonte. Esempi eclatanti sono rintracciabili in due articoli: il primo, a firma Maurizio Tropeano (La Stampa), riguarda la vendita, oramai quasi formalizzata, del palazzo della sede regionale di piazza Castello. Scrive Tropeano: “… I dirigenti della Cassa Depositi e Prestiti hanno incontrato il vicepresidente Aldo Reschigna per annunciare l’interesse del fondo pubblico ad acquistare la sede (41 milioni di Euro il suo valore N.d.A.)”. L’edificio potrebbe quindi essere trasformato, secondo le intenzioni dei prossimi acquirenti, in albergo di lusso.

Lo scempio colpisce anche l’antico Palazzo Cisterna, antica residenza nobiliare ed ora sede della Città Metropolitana, dove la storica cancellata ottocentesca è stata “segata” per aprire un varco di accesso al parco interno. Un’apertura provvisoria che, per ora, non anticipa una cessione dell’area verde alla cittadinanza ma garantisce solo l’ingresso del pubblico ad una mostra temporanea. La sovrintendente di Torino, Luisa Papotti, dichiara in merito: “… quel cancello non è opera di Michelangelo…”. L’articolo, di Fabrizio Assandri (La Stampa), termina con una nota sconsolata: “Già perché dopo – Arti alle corti – nessuno sa se il giardino rimarrà aperto”. Il precedente non lascia dubbi: tutto ciò che non è opera di Michelangelo può essere raso al suolo anche per futili motivi; qualcuno ha già prenotato un paio di ruspe guardando con interesse alle Porte Palatine (oramai vetuste e sostituibili con un proficuo relais con allegato casinò tipo Las Vegas).

CHI VA E CHI VIENE

Durante lo svolgimento del Salone del Libro Gabriele Ferraris (La Stampa) incontra il patron della manifestazione, Rolando Picchioni. Il giornalista, tra un dolcetto e l’altro, raccoglie il “mantra” del presidente Picchioni, il quale lamenta l’eccessiva attenzione, da parte delle istituzioni, sulla manifestazione del prossimo anno mentre pare che nessuno guardi all’edizione attuale. Il motivo è semplice: il salotto torinese pensa già al nuovo nome che succederà all’attuale Presidente. Peccato. Picchioni ha lavorato bene e non ci resta che salutarlo con affetto, sperando che la “Torino da bere” mediti con calma, e coscienza, sulle future scelte legate allo storico salone librario.

Per un Picchioni che se ne và, un Guerra arriva. Non si tratta del conflitto prossimo ad avviarsi per la successione alla presidenza della Fondazione per il Libro, ma del manager che Eataly ha acquisito in organico. Guerra è stato dirigente, di successo, della Luxottica ed ha recentemente declinato l’invito di Renzi ad occupare un ministero. Scrive il pezzo redazionale de Il Fatto: “Ufficialmente Guerra stava a palazzo Chigi un giorno a settimana, per dare consigli strategici al premier, in pratica per mesi è stato l’uomo del governo in molte partite industriali importanti, dall’Ilva a Telecom”. Il quesito che viene posto è semplice: “Che prima o poi Guerra sarebbe tornato al privato era ovvio. Ma doveva proprio scegliere l’azienda del più vocale sostenitore del governo?”. Il riferimento naturalmente è al fondatore di Eataly: Oscar Farinetti, da sempre notoriamente molto aderente al premier Renzi (così aderente da non capire dove finisce uno ed inizia l’altro).

FOLLIA VARIA

Un delitto insensato, e folle, è riportato dall’articolo apparso su La Stampa del 17 maggio. Scrive Giampiero Maggio: “… Isidoro Verna, il geometra di 55 anni che ha confessato di aver ucciso, strozzandolo, il cigno reale – Baldassare – simbolo da 15 anni del lago Sirio, specchio d’acqua tra le colline che circondano Ivrea, nel torinese”. La vicenda ricorda quella drammatica dell’orso trentino, ossia l’arroganza di uomini che disturbano animali nel loro habitat ed, alla loro reazione difensiva, invece di fuggire uccidono con grande facilità. Verna non si è fatto problemi ad annegare il cigno che lo inseguiva, mentre nuotava con la muta da sub: azione fredda e criminale, oltre che gratuita, le cui conseguenze forse non si faranno attendere. L’articolo termina con una denuncia penale e la fuga dell’uomo dal suo paese, dove gli abitanti ripetono in coro: “si è dileguato, meglio per lui”.

Infine una buona notizia per i tanti pendolari che quotidianamente prendono il treno per recarsi al lavoro in Pechino (Cina). Presto non sarà più obbligatoria la levataccia per quei lavoratori, poiché Fassino è a capo di una rete di sindaci che vogliono ripristinare l’antica via della seta ma in versione TAV. La metropolitana euro asiatica si comporrà di 30.000 chilometri ad alta velocità per un costo di circa 2000 miliardi di Euro. Scrive Tropeano su La Stampa: “Una rete creata grazie ai contatti internazionali di Piero Fassino (…) E proprio Torino darà il nome alla carta che dovrebbe portare alla creazione di un Forum per sostenere questa iniziativa, cui aderiscono già Mosca, Tirana, Noorimberga, Barcellona, Siviglia, Lisbona e Budapest”. Termina l’articolo: “Fassino la spiega così – il progetto può sembrare visionario, invece contiene una forte valenza politica ed economica”. I pendolari ringraziano per cotanta comprensione verso i loro ventennali, ed eterni, guai.

Per questa settimana è tutto (o quasi) a martedì prossimo ore 18,30 - 20,00 su Torinow, con Massimo Tadorni (conduttore) e Diego Giacobbe.

2 Commenti a “Praticamente 19 maggio….tra Tav Torino - Pechino e nomi impresentabili in corsa elettorale”


  1. Marco Scrive:

    Infatti il ministro della Corea del nord è risuscitato!
    Il livello medio dell’informazione dei paesi “liberi” dell’Occidente è ormai paragonabile a quello di certe dittature.


  2. juribossuto.it Scrive:

    ….è così!!!!!

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