CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

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Un nuovo capitolo politico: Tsipras e poi si vedrà (già alle regionali)…….

Scritto da juribossuto.it il 12 aprile 2014

Devo purtroppo prendere atto che faccio fatica a riconoscermi in questa Sinistra istituzionale. Dopo decenni in cui ho sperato che qualcosa si potesse cambiare in questo Paese, oggi constato che la mia caparbietà nell’illusione mi ha reso cieco innanzi agli eventi.

Da anni la Sinistra italiana ha dimostrato di non essere in grado di costruire un “Mondo nuovo”, oramai definito “possibile” solamente nei triti e ritriti slogan. Ogni sforzo è risultato vano, ogni sperimentazione politica è risultata inutile. Da una parte la Sinistra di governo, incapace oramai anche solo di sognare un cambiamento dei rapporti di forza tra le classi sociali, anzi spesso complice nel rafforzamento dei gruppi dominanti nel Paese; dall’altra quella cosiddetta radicale da tempo avviata in lotte interne di potere e micro scissioni tra i suoi dirigenti.

Il realismo pragmatico delle leggi Treu e delle privatizzazioni, che vigila sullo spread più che sul benessere della collettività, disputa il consenso elettorale contro l’impotenza di chi si rivolge solamente al passato dimostrando di non saper stare sul “qui ed ora” ma neppure di saper guardare al futuro. In tal modo ad un PD che si impegna a sottrarre le politiche liberali a chi ne è depositario da sempre, si contrappone un variegato mondo “comunista” che parla di partito di massa dall’alto del suo 1% (quando va bene) senza voler considerare quel che si muove burrascosamente attorno a se stesso. Ad unire i due blocchi la cultura individualista tipica di questi anni.

In occasione di queste elezioni regionali ho firmato l’appello per un invito, rivolto al soprattutto PD, ad un confronto con il programma della Sinistra sociale e politica: un modo per discutere nella, e della, Sinistra ampia. Immaginavo e temevo quale sarebbe stato il risultato ma tra speranza e disillusione ho preferito la prima. Mi è piaciuta l’idea di lanciare un sasso nello stagno dove però, come temevo, ho notato presto che le acque sono così fangose da non permettere al loro interno alcun movimento. Nulla è mutato a Sinistra sia nel maggior partito di governo che nel maggior partito di isolamento: niente di niente.

Giunti a questo punto lascio chi si candida a governare il Piemonte alla costruzione dei suoi programmi liberal destrosi (apri pista di un futuro inevitabile - temo - movimento filo fascista di popolo come già avvenuto in Francia, in Ungheria ed altri paesi nordici), e chi si mette in un angolo, “pieno di verità assolute”, all’auto annichilimento.

Non muto di una virgola le mie idee e le mie speranze ritrovandomi sempre più distante da chi è per il Tav, le privatizzazioni selvagge e la distruzione del lavoro (a tal proposito giudico demenziale ed in mala fede chi mi ha indicato quale sostenitore di Chiamparino) ma prendo al contempo atto che nessuno le rappresenta dimostrando anche capacità politica. Il mio voto alle Europee sarà alla lista Tsipras (sperando in un buon risultato di chi ritengo più vicino alle mie idee, quali Nicoletta Dosio e Nicolò Ollino) poiché frutto di un tentativo di unità. Mentre per le regionali si aprirà per me un nuovo capitolo.

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Dal Leone alato al vessillo Borbone: il quadro di un’Italia lasciata a se stessa dalle Istituzioni

Scritto da juribossuto.it il 7 aprile 2014


In Italia siamo oramai abituati a tutto ma sembra che si aprano innanzi a noi inesplorati confini dove il nostro stupore potrà ancora esercitarsi a superare nuove barriere.

Dopo gli anni della Prima Repubblica, di Tangentopoli, del Cavaliere nero che hanno spezzato ogni illusione di modernità e sviluppo sociale ed economico in Italia, sono ora giunti quelli del ritorno al passato. Un passato di almeno 150 anni fa che sembra ignorare quanto avvenuto all’indomani dell’Unità d’Italia sino ad oggi. Un salto indietro che accantona la Prima guerra mondiale, la Seconda, il regime fascista e la nascita della Repubblica per portarsi direttamente agli Stati preunitari.

Il referendum giocato in Veneto, sui cui dati “taroccati” dagli organizzatori non torno, ha mostrato nel ruolo di protagonisti incontrastati i militanti di San Marco con tanto di bandiere dal leone alato. Persone adulte (?) che richiamavano nei loro discorsi antichi e non meglio identificati fasti, rivolgendosi al resto del Paese come ad una accozzaglia di fannulloni inetti senza futuro. Il Veneto, provincia da sempre “bianca”, ha usufruito degli aiuti di Stato sinché la balena democristiana vi ha regnato indisturbata, adeguandosi poi al cambiamento post Forlani aderendo di gran lena alla Lega Nord. Il Veneto produttivo che guarda all’Austria del vecchio impero dimenticando, guarda caso, di essere stato il primo popolo dedito all’immigrazione interna, ed anche verso stati esteri, negli anni seguenti il primo conflitto mondiale. I carri armati secessionistici di oggi sembrano sorgere da una pericolosa non conoscenza del passato coltivata per anni nella culla del malcontento veneto.

Gli antichi fasti, non ben identificati ma certamente fantasticati, si fanno largo tra politici superficiali e cittadini che ignorano la Storia tacitando con forza i tanti che, a contrario, vedono in queste manovre solamente egoismo e voglie secessioniste. Stesso discorso vale per la zona geografica posta a Sud di Padova, molto distante sulla carta ma vicina ai meccanismi messi in atto da individui altrettanto esclusivamente mossi da fini politici particolaristici.

Mi riferisco alla voglia di Borbone che agita alcune zone del Meridione. Anche in questo caso un desiderio di ritorno ad antichi fasti (quali non è dato sapere neppure qui) che genera addirittura un inspiegabile attaccamento alla dinastia borbonica che di colpo diventa, da oscurantista ed inetta come gran parte della dinastie dell’epoca, aperta ed illuminata. Il Regno delle Due Sicilie si trasforma in territorio saccheggiato dagli italiani, poiché prima del loro arrivo il regno era felice nonché ricco; mentre il Risorgimento si presenta come una guerra di occupazione. I briganti, in realtà molto raramente politicizzati, si trasformano da banditi e ladri in partigiani in una riscrittura della Storia a dir poco fantastica. Nitti e Salvemini vengono dimenticati gettandoli nel fango dalle idiozie attuali.

Ogni mezzo è valido al fine revisionistico: pubblicazione di foto marcatamente false, invettive dirette agli studiosi che smentiscono prove alla mano, redazione di libri clamorosi seppur non suffragati da alcunché di documentale. Pure invenzioni architettate da persone con un chiaro progetto politico in mente e seguite, acriticamente, da molte altre che ignorano fatti e vicende reali di questo nostro Bel Paese. Naturalmente studiare non serve, secondo costoro, poiché tutto è falso, tutto è finto tolto la loro ben confezionata verità che sa far leva sul vittimismo puro.

Il Sud è stato un altro feudo della grande balena bianca democristiana. La Cassa del Mezzogiorno ha, pure in questo caso, erogato finanziamenti che non hanno pari in altre zone d’Italia: soldi spesso divorati non dai garibaldini ma da una classe politica inefficiente e corrotta. Finita la Prima Repubblica ecco che rinasce il vessillo borbonico a salvare i vecchi giochi di potere in atto.

Tra un Leone alato ed un acclamazione ai Borbone il rischio di uno sfaldamento del Paese è, a mio giudizio, reale seppur non immediato. La falsificazione della Storia è fatta ad arte, ovunque agiscano movimenti secessionisti in Italia, per creare odio ed avversione tra le genti d’Italia. Un’operazione lenta, modello goccia su goccia, che, in epoche di crisi e povertà come quella attuale, scava solchi non colmabili facilmente sino a poter dar vita alla drammatica sindrome jugoslava. Un metodo che rammenta il desiderio ingenerato dai neo nazisti, nella società magiara, di ritorno alla grande Ungheria dell’impero con tutta la sua carica di odio xenofobo e razzismo.

Credo sia ora che le Istituzioni democratiche, se ancora esistono, intervengano con azioni non di stampo repressivo ma culturali e politiche. Lo Stato deve al più presto, abbandonando ogni fardello di retorica, dare un segno di vita che possa fornire ai cittadini del Sud come del Nord, non caduti nella trappola secessionista, la forza di reagire. Contrastare le parole vuote degli imbonitori storici secessionisti con il buon senso e l’impegno per la giustizia sociale, per il lavoro e per l’attuazione della Costituzione di questa dilaniata Italia.

 


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Money, money and money!!!!

Scritto da juribossuto.it il 10 marzo 2014

Tutto oramai viaggia solo sui soldi.

Passeggiando per Torino incontri Greenpeace che non chiede militanti, ma soldi tramite il lavoro dei suoi dialoganti. Poi incappi in Amnesty ed è la stessa cosa. Idem con le organizzazioni Onu ed i partiti per cui sei “buono” se tiri fuori i soldi.

Poi incontri il mimo che sa fare male il mimo, ma ti abbraccia anche se non vuoi e ti chiede soldi. Poi il mimo bravo che fa l’uomo invisibile, ti chiede soldi, ma almeno simpatico. Poi il mendicante Rom a cui parli di diritti da difendere e ti dice “grazie”, ma ti chiede soldi. Poi i fratelli tunisini che da trenta anni ti chiedono soldi davanti a Palazzo Nuovo ed ovunque sei. Chiedono soldi anche i mendicanti nostrani pur parlando loro di lotte per i diritti e casa.

Chiede soldi anche il finto benefattore dei senza fissa dimora facendo incazzare i clochard stessi, imitato da altri truffatori che puntano a giovani e meno giovani parlando (o meglio straparlando) di aids e droga. Chiedono soldi i venditori di rose appena provi a tirare il fiato alla sera e coloro che ti dicono “Qual è l’ultimo libro che ha letto?”.

Insomma nessuna lotta e tanta voglia di avere soldi. Il trionfo assoluto del capitalismo nostrano.

Vero “made in Italy”.

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LE GUERRE DI BUGIE DELL’EUROPA…. lettera a Quirico senza risposta…..

Scritto da juribossuto.it il 10 marzo 2014

Dalla caduta del Muro di Berlino l’Europa, colta da una sorta di euforia irrefrenabile, ha bombardato la Serbia, l’Irak, l’Afghanistan, la Libia, la Somalia. Ha sostenuto i ribelli in Siria e quelli ucraini simpatizzando per movimenti secessionisti in mezza Europa dell’Est.

Il nostro Paese, appoggiato dai media senza incertezza alcuna, ha dato mezzi  economici e complicità al peggio dal punto di vista dei diritti umani, spalleggiando integralisti arabi dalle caratteristiche che richiamano l’epoca feudale, fascisti croati, nazionalisti di ogni ordine e grado e, dulcis in fundo, i nazisti ucraini.

Scelte compiute sfacciatamente ed, in apparenza, senza sembrar tenere conto delle conseguenze di tali strategie e delle reazioni di chi pungolato in seguito alle continue sfide internazionali  avviate dal vecchio continente. Certo Putin o i regimi rimossi non brillavano per umanità ma al loro posto spesso si + instaurato qualcosa di peggiore.

Scelte di campo precise i cui frutti non hanno neppure consegnato ricchezza agli europei ma crisi ed un aumento di adesioni ai partiti dell’estrema destra ovunque.

Da questa premessa la lettera invia a “La Stampa” qualche giorno fa. In essa non chiedevo pubblicazione della stessa ma una risposta personale mai giunta.

 

LA LETTERA

 

Gentile Direttore de “La Stampa”,

premetto che ho seguito con apprensione gli sviluppi del rapimento subito dal corrispondente Quirico ed ho gioito quando ho appreso della sua liberazione.

Tali forti emozioni però non mi assolvono dal voler porre al giornalista, ed alla Sua attenzione, alcune domande alla luce della ricca corrispondenza da Kiev a firma di Domenico Quirico stesso.

Nell’articolo pubblicato mercoledì scorso (26 febbraio 2014) ho osservato, forse errando, un descrizione degli avvenimenti ucraini in corso dai toni davvero poco imparziali (come spesso siamo abituati a notare in occasione di crisi internazionali). La descrizione dei ribelli sulle barricate, il resoconto degli ultimi sviluppi e le note di cronaca sembravano impregnate di un giudizio di profonda condivisione in merito alle scelte attuate dai manifestanti. Lo stesso fenomeno mi pareva di poter leggere nelle corrispondenze dalla Siria: articoli apparentemente a favore dei “rivoluzionari” anti Assad.

La mia cultura politica e sociale è letteralmente costellata da miti rivoluzionari: Che Guevara, Malcom X, Mandela, Leonard Boff e tanti altri. Tutti personaggi illuminati con, alla base del loro credo, ideali internazionalisti, di fratellanza e lotta all’intolleranza ed al razzismo, di tutela dei diritti in capo ai più deboli. Esattamente il contrario di questi nuovi movimenti “rivoluzionari” che non ho dubbi nel definire integralisti (Siria), conservatori al limite del ritorno al feudalesimo, annichilenti vero le donne (sempre Siria) e i fedeli cristiani oppure pericolosamente nazionalisti (Ucraina).

Nello specifico ho notato l’abbondante presenza di croci celtiche tra i manifestanti di Kiev nonché di squadre para militari in continuo addestramento. Ho letto di persecuzioni ai danno di ebrei e comunisti da parte di squadracce appartenenti ad uno dei partiti dell’opposizione che non ha problemi a definirsi nazista.

Movimenti che guardano all’Occidente, e forse per questo simpatici ai nostri governi, ma intrisi di voglie autoritarie e liberticide. Le stesse  giustificazioni fornite ai medesimi appaiono, sovente, strumentali e non vere. Un esempio è l’idea fornita all’opinione pubblica di un governo deposto in Kiev di ispirazione comunista: Yanukovich  non è comunista e neppure lo è il partito che lo ha espresso presidente. Anzi il partito comunista ucraino mi risulta essere all’opposizione (esattamente come nella Russia di Putin) ed attualmente oggetto di persecuzioni e vandalismo da parte di gruppi para militari presenti su piazza dell’Indipendenza durante le proteste dei giorni scorsi.

Dubbi emergono pure nei confronti della Tymoshenko, personaggio che neppure l’Occidente ha mai considerato quale prigioniero politico ma , al contrario, detenuto comune per reati legati alla corruzione. Oggi semplicemente una leader scarcerata grazie ad un fenomeno giuridico che in Italia conosciamo fin troppo bene: la legge ad personam.

Infine mi pare che specialmente sulla vicenda ucraina sia totalmente assente l’analisi politica in merito ai ruoli giocati dai Paesi europei nella scacchiera ex sovietica. Tra questi spicca la Germania già in passato co responsabile della guerra – genocidio jugoslava (grazie alle sua manovre politico diplomatiche) ed oggi pronta ad una replica sulle rive del Mar Morto. Al contempo mi ha anche stupito l’assoluto silenzio di tanti media, unito alla presa di distanza del nostro continente, riguardo alla protesta in Bosnia generata da giovani disoccupati anti nazionalisti.

Insomma se manifestano i bosniaci non li degniamo di attenzione, anzi li condanniamo a prescindere, se invece scendono in piazza i No Tav chiamiamo in causa la magistratura poiché “eversivi” ma diamo assoluto e complice risalto a realtà potenzialmente violente e certamente nazionaliste.  Un fenomeno simile a quello che nel secolo scorso spalancò le porte del potere ad Hitler.

Cosciente di essere fuori moda continuo a sognare un mondo libero, dove la gente viva senza essere comandata da opprimenti regimi. Un mondo senza obblighi di indossare Burqa o celare la propria religione e fede politica. Un mondo senza etnie e “razze”, senza milizie armate (vedi anche le prodezze che abbiamo fatto in Libia) e bande mercenarie pagate da ricche lobbies. Un mondo in cui non siano gli imperi finanziari a comandare (come in Europa oggi) e neppure personaggi potenti ed un po’ compromessi (vedi Lagarde) ma i cittadini che guardano al futuro loro e dei propri figli senza paure e pericolose fobie.

Forse annoiando ho descritto a cosa anelo per me e per l’umanità. Ma domando: a quale società invece anela Lei, direttore, ed a quale i suoi corrispondenti? Spero sinceramente non a quelle che emergeranno con forza dalle ceneri del potere siriano ed ucraino.

Grazie per la preziosa attenzione che ha voluto dedicarmi.

Cordiali saluti. 

 

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Renzi tra sorrisi e proposte istituzionalmente deliranti

Scritto da juribossuto.it il 20 gennaio 2014


 

Ieri sera ho avuto la sventura di seguire alcuni minuti di una delle tante interviste concesse dal neo segretario Renzi, ospite questa volta del programma “Invasioni Barbariche”. Poche battute che mi hanno consegnato alla rassegnazione nel constatare la folle corsa di un Paese, il nostro, verso il baratro.

Durante la trasmissione il segretario PD spiegava alla presentatrice, con solito sorriso da tv e look informale, la sua proposta di riforma delle istituzioni parlamentari: “non elimino il Senato, ma i senatori che non è poca cosa….eh?!”. Dichiarazione seguita da sguardo “piacioso” e sornione di chi spera di sfondare il video e raggiungere nuovi impossibili frontiere del gradimento e degli indici d’ascolto.

Un’affermazione confezionata ad uso del qualunquismo dominante e forse frutto di un caos mentale maturato nell’esclusivo proposito di prendere consenso, anche a costo di sacrificare la già moribonda democrazia italiana. Proposte da stregoni apprendisti impegnati, disperatamente, a raccattare approvazioni senza meditare a fondo sulle conseguenze dei propri atti. Parole che mi hanno fatto venire un brivido di disgusto ed immediatamente cercare un altro canale idoneo al gettarmi nell’oblio totale.

La Costituzione è nata all’indomani della guerra, della dittatura, tramite una sintesi tra ideologie diverse in cui è stato garantito, sostanzialmente, il bene comune e la struttura parlamentare democratica e garantista verso i cittadini. Le due Camere, il metodo di formazione delle leggi ed anche il sostegno economico ai partiti (poi ingigantito e diventato spesso unico motivo per cui fare politica) sono frutto di un confronto serrato tra le varie componenti elette al Parlamento, tra politici che hanno patito galera e sofferenza negli anni del fascismo: persone che si sono posti il problema di evitare alle generazioni future quanto accaduto alla loro. La Carta fondamentale è stata elaborata da intellettuali poco “piaciosi”, senza sguardi buca audience, ma pieni del carisma di chi è riconosciuto come statista e non semplice anchorman.

Oggi ogni deputato, ogni segretario, si sente capace e nel giusto quando propone modifiche all’assetto istituzionale del Paese. Presunte riforme affrontate con superficialità, in assenza di approfondimenti e motivazioni, come ad esempio il piano job renziano, che pongano al centro l’interesse per lo Stato.  Proposte rivelatesi quasi sempre demenziali alla prima attuazione pratica, come ci ricorda l’esercito dei disoccupati e degli esodati targato Fornero.

Renzi temo sia il degno figlio di questi tempi: sorriso accattivante ed assoluta approssimazione negli argomenti di cui parla. Insomma l’apparire anche a scapito della già sin troppo vilipesa democrazia repubblicana. Cercare consenso a tutti i costi con formule facili e leggere da digerire. Così muore la Repubblica e nasce la dittatura: davanti al sorriso sornione di un leader che ama le telecamere.   

 

P. s. ma tutte le sue perplessità sul Tav in che angolo del sorriso giacciono silenziosamente dopo la sua elezione a leader del PD?

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Ignoranti o in malafede?

Scritto da juribossuto.it il 8 gennaio 2014

Genialata del governo contro la precarietà e la disoccupazione: licenziamenti più facili per i dipendenti di lungo periodo e riduzioni delle tutele anti licenziamento per i neo assunti. A questo punto due le ipotesi, alla luce dei danni accumulati in anni di politiche di questo tipo: o sono una manica di ignoranti coloro che ci governano o sono in mala fede. Non voglio sapere l’ipotesi giusta poiché temo il rigurgito……

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G. Guccione, dal titolo ” Markey sociale, 120mila euro al progetto flop” uscito su Repubblica del 18/11.

Scritto da juribossuto.it il 26 novembre 2013

 

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/11/18/market-sociale-120mila-euro-al-progetto-flop.html

Market sociale, 120mila euro al progetto flop

PRENDI dei locali pubblici, aggiungici centoventimila euro, sempre pubblici, e dalli a una fondazione privata per mettere in piedi un market.

Un “negozio sociale” con prezzi calmierati, secondo gli ideatori del progetto, e non c’ è motivo al momento per dubitarne, ma pur sempre un piccolo supermercato: con la sola differenza che in questo caso a metterci i soldi è stato il contribuente, perché assieme alla vendita di prodotti a chilometri zero il market aveva il compito di distribuire - e i diretti interessati sostengono di averlo fatto per due anni - la bellezza di 30 pacchi viveri, una volta alla settimana, ad altrettante famiglie del quartiere. Progetto considerato lodevole agli occhi di alcuni (tanto da essere sostenuto dalla Circoscrizione 2 presieduta allora dal consigliere regionale Andrea Stara), quello del «Punto vendita» della Agrisocialcoop, come ancora recita l’ insegna affissa in via De Canal 33 bis, quartiere Mirafiori Nord, si è concluso con un flop clamoroso. Dieci mesi, tra il novembre del 2011 e l’ agosto del 2012, sono bastati per mandare in fumo quei 120mila euro stanziati da Urban 2 a favore di una fondazione, «Dare», nata apposta il 6 dicembre 2010 senza capitale sociale, se non quello che sarebbe arrivato dagli ultimi rimasugli del grande piano di riqualificazione europeo di Mirafiori.

C’ è chi adesso chiede il conto di quell’ esperienza, come la lista civica «La Piazza» che ha presentato un esposto alla Procura della Corte dei Conti per chiedere di verificare un eventuale danno erariale. Compresii canoni mai pagati- si parla di 6.400 euro - nonostante i locali che un tempo ospitavano un centro di orientamento al lavoro fossero stati concessi dalla Circoscrizione con un affitto agevolato di 3.200 euro all’ anno, cioè un abbattimento del 90 per cento rispetto al valore di mercato. Prendere gli alimenti invendutie metterli sul mercatoa prezzi popolari, oppure distribuirli gratis alle famiglie povere, era l’ idea originaria. Insieme con questi sarebbero stati venduti anche i prodotti freschi della cooperativa Agrisocial, tra i soci fondatori della Fondazione Dare. «Peccato che il progetto realizzato si sia rivelato completamente diverso rispetto a quello presentato all’ inizio» fa notare Marco Muzzarelli, che siede oggi tra i banchi della Sala Rossa ma che allora era coordinatore al Commercio della Circoscrizione 2. La piega sembra essere un’ altra. C’ è chi, come riporta la denuncia alla magistratura contabile, fa notare come la merce «non si discosti né nella tipologia né nel prezzo da quella venduta nei negozi limitrofi». Il presidente della Fondazione Dare, Giovanni Paciariello, smentisce: «I prezzi erano ottimi, vendevamo il filetto a 10 euro al chilo, il pane a un euro, con un servizio sociale enorme». Il negozio resta aperto dieci mesi. Finita l’ estate 2012 chiude. «La politica ha smesso di aiutarci, i locali non erano idonei, ci pioveva dentro.

E la Circoscrizione, dopo le elezioni e il cambio di presidenza, non ci ha più messo nelle condizioni di andare avanti» dice Paciariello. Dieci mesi non bastano però per rispettare i tempi minimi di apertura imposti dal progetto, che erano di due anni. Paciariello sostiene che si sia andati avanti fino alla scadenza dei termini necessari: «Ci ho rimesso tremila euro di tasca mia per fare andare avanti il piano da settembre a maggio con la distribuzione dei pacchi viveri: solo in un anno abbiamo dato 90 tonnellate». Come siano stati spesi i 120mila euro, tuttavia, è una delle domande che restano alla fine. «Ci è stata fatta vedere una relazione con il rendiconto di quei fondi, ma è mai stata verificata?», chiede il consigliere di La Piazza, Marco Barla. «I soldi sono spariti in un attimo - risponde Paciariello - Perché li abbiamo spesi per adeguare i locali, comprare il furgone, i frigoriferi, il bancone».

GABRIELE GUCCIONE

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Politica: i tre giorni del Condor……

Scritto da juribossuto.it il 2 ottobre 2013

Sallusti, Cicchito, Berlusconi, Scilipoti: questi i protagonisti di queste ore. Protagonisti che si aggiungono ai camaleonti del PD. La cosa che fa più ridere è Sallusti che accusa i PDL pro fiducia di essere stati socialisti, con tono sprezzante: socialisti craxiani sino a ieri comodi pilastri di Silvio (vedi foto). E poi Scilipoti, un maestro filo secessionista della politica italica. Tra dimissioni finte ed interessi personali rinasce la nuova Italia che abbatte l’art. 138 della Costituzione.
http://video.corriere.it/sallusti-contro-cicchitto-da-vigliacchi-andare-contro-berlusconi-ora/9b75c65a-2ad7-11e3-b898-f13adc0c04f6

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Nell’oblio arriva il golpe……. 11 settembre!!

Scritto da juribossuto.it il 12 settembre 2013

L’11 settembre di quest’anno l’ho voluto celebrare. Non mi riferisco a quello americano (Stati Uniti che per ripetere l’errore ora pensano di appoggiare gli integralisti in Siria dopo averlo fatto in Afghanistan al tempo del presidente social…ista), ma quello cileno. Il golpe di Pinochet ricordato nei giorni in cui si “snellisce” in Italia la procedura per modificare la Costituzione l’art. 138 (per l’ennesima volta il PD taglia la democrazia salvo pentirsene quando faranno a pezzi i diritti fondamentali), e il TAV diventa la palestra del potere nel fare rispettare la propria volontà anche quando dannosa per la collettività e non condivisa. Il Cile di Pinochet è dietro l’angolo ovunque. Non più con i carri armati, ma con azioni che erodono giorno dopo giorno e servetti, in politica, che le favoriscono credendo di essere geni della modernità. Invece sono sottomessi a banche ed imperi finanziari: istituzioni non democratiche che da anni chiedono leggi che rendano veloci le LORO riforme. UN giornalista (Riotta) ha scritto: “Pinochet senza opposizione riuscì ad attuare le riforme economiche velocemente”. Bene, allora avanti così………..

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Bugie comode alla cause dei potenti…….

Scritto da juribossuto.it il 5 settembre 2013

Con le bugie si fanno guerre e revisionismo storico. Quando il potere non ha regole. Una presa in giro di moda oramai ad Occidente, compresa nell’Italia della secessione…….. foto false, notizie pilotate da media spesso asserviti: così s…i preparano le “giuste cause”, “i buoni ed i cattivi”!!
http://informare.over-blog.it/article-come-si-fabbricano-le-prove-un-caso-concreto-e-sputtanato-una-foto-scattata-in-iraq-nel-2003-spacc-119875025.html

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