Immobili abbandonati? Diamoli all’aggregazione giovanile spontanea! Proposta di Legge.

5 Dicembre 2009

  Le dismissioni di industrie, piccoli siti artigiani, e servizi pubblici, producono una grande quantità di edifici abbandonati sul territorio urbano e comunale. Questi immobili se lasciati al loro destino producono degrado, misto a evidente disagio nei confronti del territorio ed i residenti stessi. Grandi e piccoli Comuni sono letteralmente disseminati di quelle che possiamo definire carcasse di cemento inutili, che si prestano a diventare luoghi pericolosi sotto molteplici profili: sanitario, sociale e di incolumità pubblica. A questo fenomeno corrisponde, al contempo, la difficoltà in capo a quel variegato mondo culturale costantemente in cerca di luoghi in cui poter esercitare le proprie attività. 

La proposta di legge prevede che Regione Piemonte finanzi gli Enti Locali che presentino un piano organico di recupero dei “fantasmi” architettonici. I finanziamenti vengono diretti all’acquisto o all’esproprio (se l’immobile è privato), alla gestione diretta o tramite terzi. Sono altresì finanziate quelle attività che già da almeno due anni svolgono aggregazione spontanea in luoghi, in caso contrario, abbandonati.

  


Il Consiglio approva l’atto di indirizzo contro le delocalizzazioni. Il mio non voto all’assestamento: ecco il perchè.

1 Dicembre 2009

E’ passato con i voti favorevoli di quasi tutta l’aula la mozione di cui sono primo firmatario della mozione, indirizzata alla ricezione di norme legislative anti-delocalizzazioni. 

Una richiesta di normativa che ha ben poco di estremistico, ma basata su un buon senso che premi i contratti di territorio, a cui legare gli aiuti pubblici alle imprese, e punisca i “banditi”, ossia gli imprenditori che prendono i soldi e scappano. Sono soddisfatto che questa mozione sia stata votata anche se si tratta solo di un intento ed un’indicazione.

Giovedì la discussione del progetto di legge sulle delocalizzazioni sarà in VII Commissione; se non si procedesse con l’articolato, richiamerò direttamente in aula il testo affinché i vari gruppi esprimano pubblicamente le proprie posizioni. 

In assestamento era possibile fare un passo avanti votando un emendamento presentato dal Prc. Si è scelto di rinviare le soluzioni. Anche per questa ragione, assieme all’erogazione di fondi ai privati senza garanzie e dimenticando i piccoli imprenditori, non ho votato l’assestamento.


Vigilantes sui mezzi pubblici: quando il populismo diventa ridondante!

1 Dicembre 2009

Le considerazioni espresse da una parte della maggioranza consiliare comunale in merito al collocare dei vigilates sui bus, è demagogica ed in linea con questi tempi ricchi di soluzioni legate ad immagini ad effetto.

 Spicca, nella statistica GTT il numero di borseggi (300), aggressioni ad autisti (350) e atti vandalici. Credo che sia questo il dato più allarmante che, unito ai passeggeri “portoghesi”, rafforza la necessità di ricollocare il bigliettaio sui mezzi, anziché inutili vigilantes. 

Certo la parola vigilantes oggi attira molto l’attenzione ed il favore pubblico, ma nulla di più. Occorre invece un servizio, non un guardiano solo, diretto ad utenti ed autisti. Tutto il resto temo sia solo demagogia.


Attenzione: vi pongo un dilemma importante!!!!!!!!!!!!

1 Dicembre 2009

Il dilemma è sempre quello! Non ha a che fare con il vecchio slogan della Girella (la morale è sempre quella, fai merenda con…….) ma con una situazione politica sempre più confusa e caotica. Alla vigilia delle elezioni regionali si riaffaccia il quesito con tutta la sua carica di tensione: correre da soli o in alleanza con il PD?

Il sitema maggioritario, voluto e ribadito dai cittadini italiani tramite ben due referendum, tende alla creazione di maggioranze stabili, sicuramente più di una volta, incentrate però su un maxi partito che fonde al suo interno più anime politico culturali, ed una serie di partiti minori che a questo portano voti, ossia acqua.

Non solo. Il sistema incentra scelte e confronti elettorali sui candidati alle maggiori cariche, sindaco o presidente della Regione essi siano. Questo fa si che una volta in carica i vertici amministrativi guardino solo su se stessi per scelte  e decisioni concedendo, al limite, un minimo ruolo ai consiglieri del partito che li ha espressi (quasi sempre PD o PDL). Per gli altri della coalizione il destino è segnato, relegandoli ad un ruolo di comparsata in cui emergono spesso solo in base alle marchette che portano ai propri amici o campanili.

Ed ecco comparire la scelta. Stare fuori coerentemente da tutto portando avanti con fierezza il proprio modello di società, o scendere a patti sapendo però a quali condizionamenti si va incontro? Oggi la giornata di voto della legge di assestamento, mi ha consegnato in tutta la sua crudezza il quadro che ho appena ipotizzato. La mediazione ha visto il sorgere di un mostro, detto legge di accompagnamento, che tramite 38 articoli ha emendato leggi passate, e presenti, di tutti i tipi (dai caravan all’Arpa) e a cui si sono agganciati centinaia di emendamenti altrettanto potenti: espressioni significative di consiglieri portatori di interessi variopinti e variegati.

Così accade che con emendamento bi partisan si modifica lo status delle Pro Loco, e un emendamento (primo firmatario il sottoscritto) che propone misure anti delocalizzazione produttiva, o ampliamenti dei poteri di vigilanza sull’ambiente da parte delle associazioni riconosciute, venga cassato poichè cito “non quella la sede di dibattito”.

Ecco allora la regola d’oro: in tali occasioni si possono destinare fondi mirati a palazzetti del ghiaccio ereidità olimpica, come a Pinerolo, o inviare fondi a Pianezza (ed altrove) per proposte insensatamente fumose, ma non provvedere a misure che garantiscano il buon uso dei soldi pubblici concessi alle imprese (emendamento dal costo pari a zero). Neppure è possibile parlare di tutela, seppur minima, ambientale.

Non ho votato l’assestamento in conseguenza a questa giornata, e vi chiedo: che fare per essere auterovolemente il riferimento per chi vuole cambiare le cose, ma senza essere buttati in un angolino? A voi le risposte!……se potete…..


Comunicato stampa su Vigili e scandalo carro attrezzi.

22 Novembre 2009

“Ancora una volta – dice Juri Bossuto, Consigliere Regionale del Prc – la Polizia Municipale indaga e fa chiarezza al suo interno ed all’interno del Comune di Torino”.

“Come già avvenuto durante lo scandalo dei geometri comunali, anche questa volta i Vigili si dimostrano bravi nelle indagini e capaci nel non fermarsi davanti a nulla e nessuno”.

“Alla tristezza che ci coglie innanzi a presunti reati di questo tipo associati ad un disagio economico di cui la Polizia Municipale è vittima, fa in parte da contraltare la piena fiducia nei riguardi di un Corpo capace nell’agire e fare opera di trasparenza nelle proprie vicende”.

“Chissà se la Giunta aveva sentore di questo scandalo, oppure, se distratta dagli sgomberi, non si è accorta di nulla neanche questa volta”.


Preoccupanti le dichiarazioni del Prefetto- sceriffo Padoin.

18 Novembre 2009

In questa città già caratterizzata da crisi industriale e disoccupazione ci mancava, per migliorare la drammatica situazione, un Prefetto-sceriffo dal pungo di ferro (come ben sottolinea il suo curriculum). L’idea che mi ha sempre portato a difender il ruolo delle Prefetture innanzi agli attacchi di chi, come la Lega, le voleva sopprimere, era legata a una visione che faceva delle stesse un importante organo di collegamento tra Stato e Enti Locali.

Oggi mi trovo nell’imbarazzo di ribadire la difesa dell’organo a causa di come l’attuale Prefetto ricopre quella funzione. Non si può che rimanere allibiti innanzi ad un funzionario di Governo che critica chi osa dare segni di consenso (nello specifico al Regio) a chi denuncia gli sgomberi. Ed ancora più preoccupato da chi, pagato con uno stipendio pubblico frutto delle tasse di tutti i cittadini, si permette di attaccare pesantemente la magistratura e dividere i torinesi in “buoni” e “cattivi”, annunciando imminenti azioni che esulano da ogni possibile trattativa. Tutto questo mi sembra sinceramente una sommatoria di atti gravemente irresponsabili che gettano la nostra città in un clima quasi “cileno”. 

Chi ha interesse davvero a chiudere gli occhi sul grave disagio giovanile che caratterizza Torino e prestare al contempo la massima attenzione alla rimozione di questi spazi aggregativi chiamati “centri sociali”? Non essendo ancora Ghiglia il sindaco di Torino la domanda rimane aperta. Mi appello ai sinceri anti-fascisti e ai militanti dei centri al massimo senso di responsabilità e attenzione. 


Scoperto l’arcano: è Ghiglia il vero sindaco di Torino!

15 Novembre 2009

Sono molto preoccupato per la polemica, che di giorno in giorno aumenta, in merito ai centri sociali torinesi, una preoccupazione legata anche al momento assolutamente pericoloso per la democrazia che il nostro Paese sta attraversando da tempo. Non si tratta del solito allarmismo, ma di mille segnali che ci portano ad un revisionismo storico senza precedenti. 

Così assistiamo al paradosso di comuni che promuovono spettacoli inneggianti i fondatori della micidiale, e fascistissima, X MAS; mentre nella centrale piazza San Carlo sabato 12 novembre tra bandiere nere e vessilli falsamente patriottici i neo fascisti di Casapound (ma l’apologia di fascismo è lecita?) volantinano  protetti da ingentissime forze dell’ordine.

 In questo contesto e con i problemi che vive Torino, costretta a vendere i suoi palazzi e gioielli, favorendo opere urbanistiche che fanno cassa svilendo, al contempo, la nostra Città, pare che il padre di tutti i problemi siano i centri sociali, realtà di aggregazione in un contesto istituzionale privo di vere politiche giovanili. Quindi sgomberare tutto sembra la soluzione, chiudere quegli spazi “liberi” pare l’unico atto che distinguerà questa Città prima delle regionali. Un programma più simile quello di Ghiglia che di una giunta di centro sinistra. Un atto che segna la resa agli slogans da tempo gridati dall’estrema destra.  


Mappano: come dare uno schiaffo alla partecipazione popolare.

12 Novembre 2009

Mappano sembra destinata a rimanere in eterno una sorta di cittadina balcanizzata in cui, percorsi pochi metri, si passa da una frazione di un comune all’altro senza rendersene conto. 

Questo “bel” risultato non ripaga certo l’impegno messo in questi mesi dai comitati per Mappano comune, un impegno di cui è stata parte attiva anche Rifondazione Comunista e che ha visto anche l’adesione di alcuni consiglieri regionali.

Uno sforzo che aveva al tempo di record fatto produrre leggi e delibere regionali indirizzate tutte a poter esprimere un voto referendario per Mappano, previsto per domenica 15. Su tutto sono però caduti alcuni ricorsi indetti al Tar dai Sindaci a cui Mappano appartiene, i quali evidentemente non potevano ammettere di perdere gli introiti che quella martoriata frazione consegna ogni anno alle casse comunali. Morale: il Sindaco di Leinì Coral ha parzialmente vinto una battaglia dai toni deliranti, agganciandosi ad un cavillo grazie al quale non si andrà più votare. Più che una battaglia vinta mi pare l’ennesimo spreco di tempo e risorse pubbliche, questa volte imputabili ai comuni, ed uno schiaffo ben assestato a quella partecipazione popolare sempre troppo comodamente invocata.


Vicenda Grinzane: la Commissione ha concluso i suoi lavori.

6 Novembre 2009

I lavori della Commissione sono stati proficui, condotti positivamente ed hanno permesso di raccogliere una utile documentazione. La sua efficacia è stata, però, parzialmente vanificata da alcune lacune e  dallo scarso aiuto da parte di alcuni soggetti auditi o cui si rivolgevano le richieste di approfondimento. Su tutto si rileva l’assenza di qualsiasi documentazione per quanto concerne il ruolo e le responsabilità amministrative della Sovrintendenza per i beni architettonici del Piemonte: un’assenza sintetizzata sia dalle risposte che la stessa non ha inoltrato in riscontro alle pressanti richieste avanzate dalla Commissione; sia da una carente illustrazione dei fatti, inerenti il recupero del Castello di Rorà di Costigliole d’Asti, così come illustrati da parte dei rappresentanti della Sovrintendenza stessa recatisi in audizione. A questo si unisce la non piena soddisfazione in merito all’audizione rivolta al dirigente regionale responsabile, per alcuni anni in passato, delle erogazioni contributive decretate dal nostro ente: un’esposizione ricca di enunciazioni, ma raramente supportata da atti e precisi riferimenti.  A dir poco “debole” è stato l’apporto dato alla Commissione da parte di uno dei revisori dei conti dell’Associazione Grinzane, espresso dalla nomina consiliare. La Commissione ha ascoltato giustificazioni ai mancati o scarsi controlli,  motivate dalla totale fiducia nel Presidente “il Presidente era il Presidente” o dal prestigio dato da una carica così “autorevole”. Questa audizione ci ha posti innanzi alla presa d’atto dell’inaffidabilità ad alcune nomine del Consiglio, non funzionali o insufficienti al delicato ruolo istituzionale ricoperto e della necessità di un maggiore raccordo tra il Consiglio stesso e i/le nominati. Il quadro che emerge, in chiusura dei lavori di Commissione ci dà molte preoccupazioni poiché ci permette di assistere, con un’osservazione quasi chirurgica, alla complessa degenerazione di un importante progetto culturale, qual’era il Premio Grinzane, che inizialmente viene avviato sulla base di una precisa convenzione, e quindi su buone intenzioni amministrative, per poi perdersi presto nel naufragio in un mare di contributi “fotocopia” legati a carenti controlli e spese “pazze”. Su tutto è significativa la vicenda del recupero a cui è stato sottoposto il Castello di Rorà. I lavori, avviati sulla base di una necessità reale di salvaguardia del sito, bene rappresentano la necessità che fosse cosa fondamentale, sin da subito, instaurare un collegamento, un concreto coordinamento, degli interventi ed intenti pubblici: non abbandonando, in tal modo, il Comune di Costigliole d’Asti a se stesso, come purtroppo è avvenuto, oppure alla presunta buona fede dell’Associazione che gestiva l’antico edificio storico. La voglia e la ricerca di “visibilità” riferita ad alcuni assessorati, a cui si aggiunge il rilievo internazionale di molti palcoscenici del Grinzane, ha di fatto favorito gli interventi contributivi a pioggia: elementi a cui si aggiunge in aiuto la grande capacità culturale, ma anche relazionale, del Presidente del Grinzane e dalla “conseguente” scarsa attenzione da parte di  alcuni settori regionali. In sintesi, l’assenza di coordinamento e la parallela  carente capacità di verifica del pubblico, hanno fornito il terreno su cui si è sviluppata una eccessiva crescita di finanziamenti, mai controllati e discussi collettivamente nelle competenti sedi istituzionali. Questi fatti dovrebbero insegnare a porre in futuro rimedi credibili, al fine di evitare che singoli personalità, cartelli culturali (o come altro si vogliano definire), enti ed associazioni di varia natura, possano nutrirsi incondizionatamente  di contributi pubblici, lasciando al limite ai privati il compito di intervenire in merito ai progetti maggiormente orientati al business oppure alla soddisfazioni di ambizioni personali. Il “codice etico” è necessario, ma non sufficiente; occorrono precise riforme legislative indirizzate a porre la parola fine a vicende quali quella esaminata dalla Commisione.  Occorre per il futuro, ed il presente, garantire controlli non solo a campione, troppo simili al modello “capestro”, e non indirizzati a tutti indistintamente. E’ necessario coltivare e stimolare le ricchezze culturali che il nostro territorio esprime, senza cadere nella trappola di dedicare attenzione solo a quelle maggiori: un obiettivo raggiungibile garantendo anche aiuti rapidi e trasparenti, erogati sulla base di progetti credibili derivanti da un confronto sincero, a tutto campo, tra le proposte candidate al sostegno regionale. Procedure chiare, quindi, soprattutto orientate alla trasparenza e sancite da contratti convenzionali. E’ questa l’ unica prassi realmente capace di valorizzare ciò che merita ed evitando, contemporaneamente, gravi distorsioni sugli investimenti culturali più importanti. Necessita sempre più un rapporto sinergico per quanto concerne i grandi eventi: una co-partecipazione che significa un accompagnamento pubblico di sostegno e garanzia, contemporanea, di un corretto uso di fondi erogati dalla collettività, cosa ancor più cogente innanzi alla crisi economica e sociale in cui è caduto il nostro Paese. I beni architettonici potrebbero invece ricadere nell’ambito di un nuovo ufficio destinato a seguire i lavori strutturali, conseguenza dei nostri contributi, cosicché poter (seppur parzialmente) affiancare i direttori ai lavori, evitando in tal modo di affidarsi a burocratici collaudi, uniti ad altrettante lettere certificanti l’ avanzamento lavori per formare le valutazioni di idoneità al saldo contributivo. La Regione dovrebbe limitare la sua opera all’impulso politico, alla progettualità di intenti, non sconfinando nel difficile ruolo di gestione ed erogazione contributiva. Nel caso in cui, comunque, si ritenga di mantenere lo status di ente erogatore tra le competenze della Regione Piemonte, la procedura di finanziamento, partendo dalla selezione ed andando sino alla chiusura della pratica, deve essere incentrata nel nome della trasparenza più assoluta e su criteri il più possibile oggettivi (anche se alla base di scelte di indirizzo politiche): stessa attenzione naturalmente per la verifica dell’impegnato a fronte del realizzato.  

Mettendo in secondo piano i mostri sacri, di conseguenza venerabili ma non toccabili, si permette al tessuto culturale del Piemonte di uscire dal rischio “entropia” per puntare, con forza, a nuovi e prosperosi orizzonti.  


Castello di Rorà: cadono gli alberi in ciò che resta del Grinzane.

1 Novembre 2009

Nel 2007 si era previsto di effettuare la riqualificazione dell’Antico Parco e dei Giardini del Castello di Rorà nell’ambito progettuale di alto profilo (proposta dall’Associazione Premio Grinzane Cavour, in collaborazione con la Regione Piemonte) con l’inserimento di una grande opera di arte contemporanea nell’ex giardino del Castello. Il 1° giugno di quest’anno il Comune di Costigliole d’Asti scrive alla Presidenza del Consiglio al fine di chiedere utilizzo fondi IRPEF per eseguire i lavori, evidenziando il nulla osta ricevuto dall’Assessorato regionale alla Cultura.

In occasione dell’iniziativa “Puliamo il Mondo” (25 settembre 2009) il Comune  di Castigliole aveva fornito rassicurazioni circa il fatto che – durante l’attività di manutenzione relativa all’oggetto – non si sarebbe abbattuta alcuna essenza arborea, mitigando così il progetto originario.L’Ufficio Tecnico Comunale aveva però autorizzato il 17/9 la ditta Mondo snc a iniziare i lavori di riqualificazione in oggetto, tali attività hanno compreso l’abbattimento di molte piante.Infine, stante la lettera Prot. 8988 del 14.12.2007, redatta dal Comune stesso, dove si diceva che “ … i lavori di scavo per la realizzazione di tali interventi (di un locale tecnico e di un percorso interrati …) dovranno avere luogo con assistenza archeologica continua da parte di operatori specializzati …”

Per questi motivi si interroga la Giunta Regionale per sapere:

-      se, malgrado la situazione economica in cui versa l’Associazione Premio Grinzane Cavour, vi siano state rassicurazioni da parte della Regione Piemonte circa la completa realizzazione del progetto originario;

-      nel caso invece in cui il Comune di Costigliole non abbia previsto la completa realizzazione del progetto originario, per quali ragioni lo stesso ritenga apparentemente destituiti di fondamento i pareri espressi dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Piemonte e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie (poiché si riferivano espressamente alla posa dell’opera “Labyrinth&Pleausure, dell’artista belga Jan Vercruysse – che “giustificava” l’eliminazione della piante);

-      se la Giunta Regionale era a conoscenza della previsione di abbattimento delle numerose piante presso i giardini del Castello di Rorà;

-      se la stessa Giunta sia a conoscenza che tra gli alberi abbattuti vi fossero essenze di particolare pregio;

-      chi sia il tecnico individuato - per l’assistenza archeologica continua -, come previsto dalla nota citata in premessa.