CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

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KAMIKAZE DEL NAZIONALISMO

Scritto da juribossuto.it il 1 agosto 2017

Smontare l’Italia, il gioco del nazionalismo kamikaze che nega l’integrazione italiana.
Mio articolo su Lo Spiffero
http://www.lospiffero.com/ls_article.php?id=34790

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Torino capitale della Cultura oppure città sotto devastazione …

Scritto da juribossuto.it il 27 settembre 2014


Nei giorni scorsi abbiamo assistito all’ennesima blindatura della città. La presenza dei Ministri europei della cultura è coincisa con un lampante esempio del “vivace” e stretto legame che contraddistingue sempre più il rapporto cittadino – amministratori eletti. Un unione, quella tra eletti ed elettori, fatto di cordoni di polizia a protezione dei primi; di piazze chiuse al transito anche pedonale (in ultimo piazza Carignano causa spettacolo e conseguente cena lusso al Cambio); controlli capillari ed infinite distanze tra i padroni del vapore e chi li ha messi sul loro scranno.

Abbiamo assistito, durante il summit culturale governativo, alla vera idea di Cultura che lor signori coltivano da tempo tra le pareti dei ministeri: gran galà, spettacoli di lusso e ricevimenti tra stucchi ed affreschi decorativi. In parole povere una visione culturale che si pone all’opposto dell’inclusione.

Mai come ora, al contrario, la Cultura dovrebbe essere popolare, diretta ed aperta soprattutto agli strati più deboli della cittadinanza (coloro che leggono, quando lo fanno, solo la “rete” credendo ad ogni panzana in essa collocata).

Cultura non può trasformarsi in vernissage a corte ed eventi per molti ma non per tutti (emulando uno slogan pubblicitario in voga tempo addietro). Se poi guardiamo a Torino il disorientamento diventa assoluto nel valutare l’assegnazione fattale di “Capitale della Cultura”: titolo che la città stessa con la sua ricca Storia merita ma assolutamente no che la ha amministrata in questi ultimi venti anni.

Il capoluogo piemontese ha assistito negli anni ad un vero e proprio deperimento culturale, paragonabile solamente all’ultimo periodo bellico e le sue vaste demolizioni da bombardamento. Tra incendi (dal Duomo sino alla Cavallerizza), devastazioni da opere pubbliche (gallerie Pietro Micca, piazza San Carlo, piazza Castello  ed in ultimo piazza Carlina) ed uso di fondi quanto meno legati al criterio “ad simpatia” (associazioni private stra foraggiate a fronte di altre private di ogni sostegno pur curando beni unici nel loro genere) hanno annichilito il nostro territorio sino a spegnerlo.

Affermazioni queste avvalorate dalle ultime dichiarazioni provenienti da consiglio regionale che lamenta di non aver potuto vendere palazzo Lascaris (storica e bellissima sede) a causa dei troppi vicoli posti sull’immobile dalle Belle Arti: siamo alla mercificazione pura di tutto, altro che Cultura.

Sicuramente credo che la nostra classe dirigente non meriti di vedere assegnata la Capitale della Cultura a Torino. Per averne prova invito chi legge a recarsi poco distante dalla città pedemontana, ad esempio portandosi a Marsiglia od Avignone: esempi reali di cosa significhi “Cultura”.


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L’Armata dei Sonnambuli: come il potere alla fine è sempre potere

Scritto da juribossuto.it il 29 luglio 2014

“L’Armata dei sonnambuli” (Wu Ming, edizioni Einaudi) è un romanzo storico che incolla il lettore sulle sue pagine sino all’ultima, impedendogli neppure per un attimo di distogliere gli occhi dalle stesse.

L’ultima opera collettiva di Wu Ming, che segue al bellissimo “54”, sembra nata per aprire il sipario sugli eventi storici più drammatici legati alla Rivoluzione francese, focalizzando l’attenzione sul periodo che attraversa il Terrore per giungere alla restaurazione Termidoriana (1793 - 1794).

Quattro personaggi, quattro “cittadini”, sono la chiave d’ingresso alle giornate della “Reazione” che segna la fine di Robespierre oltre a quella di altre figure legate al giacobinismo. Una magliaia, un medico magnetista seguace di Messner, un nobile che crea un’armata di sonnambuli al fine di liberare dalla Conciergerie il figlio di Re Luigi XVI ed un attore bolognese sono i protagonisti su cui ruota l’intero racconto. La narrazione, basata su reali documenti di archivio che ritraggono i quattro e le loro relazioni, tocca spesso sfumature gialle svelando intrighi di palazzo e speranze di un popolo mai rassegnato del tutto pur se dileggiato dagli eventi.

Il libro sembra volerci confermare un adagio a cui siamo da tempo abituati, in Italia più che altrove, il quale recita “Tutto cambia perché nulla muti davvero”: una morale che l’Armata dei Sonnambuli sembra voler consegnare ai suoi lettori, ben rappresentata dalla festa delle Vittime organizzata dai nobili superstiti in memoria dei loro ghigliottinati all’indomani del colpo di stato Termidoriano.

Lotta, barricate, umiliazione, sospetti, passioni si mescolano in un mare in burrasca a causa di politici sempre più orientati al ribasso ed affidata ad un potere assembleare, nella Parigi rivoluzionaria, che si fa beffa di chi ha sfidato le baionette monarchiche di Versailles.

Il grande protagonista del romanzo è, in realtà, un potere che ieri come oggi guarda alle elité economiche anziché alle legittime ispirazioni del popolo piegato in due da monarca (oggi diremo finanza) e miseria.

 

 

 

 

 

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FACCE E FACCINE VUOTE CHE SI SOSTITUISCONO ALLE IDEOLOGIE: IL CROLLO DI UN SISTEMA COSTITUZIONALE E LA CORSA VERSO IL REGIME DELLE PRIMARIE

Scritto da juribossuto.it il 21 novembre 2012

In un autodefinitosi “Paese democratico” vige una Costituzione varata all’indomani di una guerra mondiale in cui perirono milioni di persone in tutto il mondo. Quel conflitto fu la sommatoria e sintesi delle scelte, economiche misto razziste, maturate nella Germania nazista ed in nazioni rette da dittatori fascisti, a cui il Paese di cui sopra aderì con convinzione grazie al tiranno dalla mascella volitiva.

Finita la guerra molti cittadini che ebbero il coraggio di opporsi al regime, pagando il prezzo della tortura e della galera, ritennero giusto fare voltare pagina al Paese che era stato di quel duce e fondarono una democrazia, seppur borghese, dotandola di alcune regole che la preservassero da nuove guerre ed oppressori.

Dalle speranze maturate nella tragedia precedente, prese forma la Costituzione su cui i “padri” lavorarono alacremente per trovare una sintesi tra ideali socialisti, liberali e cattolici.  Un’opera complessa e difficile fatta di compromessi, certo, e qualche bilanciamento di interessi partitici, ma le cui fondamenta si posavano su principi e certezze politico sociali di stampo comunque progressista: l’assoluto opposto del personalismo e del clientelismo elettorale.

Per anni lo scontro politico in Italia (la parola “scontro” non deve fare paura, anzi) si è disputato sulla contrapposizione tra idee forti: da una parte comunisti e socialisti, dall’altra la democrazia cristiana ed i fascisti. Un confronto aspro e non sempre pulitissimo da parte di alcuni gruppo politici (ricordo le bombe nere in piazza e la corruzione bianca), ma basato spesso su basi ideologiche chiare in cui si dibattevano proposte antagoniste per l’Italia. In questo quadro la Carta fondamentale non è stata rispettata nelle sue linee di governo di carattere sociale, però almeno è stato istituito il sistema sanitario nazionale e, anche grazie alla discesa in piazza di lavoratori e studenti, si è varato lo Statuto dei lavoratori  .

Da qualche anno molti opinionisti si rallegrano per la scomparsa, dalla scena politica nostrana, delle ideologie evidenziando al contempo il gran bene collettivo legato al loro presunto decesso. Non resta che guardare al bene collettivo e valutare se la sostituzione del personalismo alle idee, abbia comportato un miglioramento sociale e culturale dell’Italia.

La risposta risiede nella politica attuale. La troviamo nei privilegi, nelle politiche dirette esclusivamente alla clientele ed alle lobbies, quelle piccole delle feste di via e quelle grandi delle banche, nello sfascio di valori e proposte, nei faccini e faccioni che in televisione dicono le stesse cose, nell’interesse tutto rivolto ai grandi imprenditori (ideologici e vittoriosi) ed alle proprie tasche. Abbiamo riscontro negli stravolgimenti delle norme elettorali non attuati per garantire rappresentanza e democrazia diretta, ma  esclusivamente per decidere chi deve stare dentro e chi fuori dal Parlamento; nella voglia di dittatura da regime che pian piano si fa strada tra i muri di Palazzo Chigi e del Quirinale.

La risposta sta nell’impreparazione della classe politica, nella sua arroganza e grassa ignoranza; nelle liste individuali personalistiche e nelle primarie falso democratiche; nell’essere lontani dalla realtà e dai problemi della gente comune. La risposta la riveliamo infine nelle loro risatine nel rivolgersi ai comitati spontanei dei cittadini oppure nel dare risposte a cui non corrisponde mai la soluzione dei problemi, ma la soluzione nel risolvere problemi in capo ai gruppi di potere.

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Lettera a mia firma pubblicata su Torini Sette del 5 aprile 2012

Scritto da juribossuto.it il 16 aprile 2012

    Torino: una città che sembra voler dimenticare il passato rinunciando a cultura e turismo. Un’affermazione scontata se pensiamo alla cappella del Duomo distrutta da un incendio qualche decennio scorso e su cui solo da pochi giorni si è siglato l’appalto per la sua ricostruzione; restauro comunque non garantito per mancanza di fondi.
Non garantita è stata anche la salvaguardia del sottosuolo di Piazza San Carlo, le cui antiche vestigia sono state demolite per edificare un parcheggio al cui interno sarebbe stato garantito, a detta della giunta dell’epoca, un percorso archeologico oggi visibile: una colonna anonima in mattone tra auto e cemento. Neppure si sono risparmiate le Gallerie di Pietro Micca, sventrate dai lavori di Porta Susa, e tanto meno il sottosuolo di piazza Vittorio o i resti romani delle porzioni del quadrilatero destinate, tanto per gradire, ad altri parcheggi.
Al triste elenco si aggiunge ora la Galleria Sabauda, chiusa e danneggiata da un riscaldamento impazzito, e presto lo scalone juvarriano del Museo Egizio, sacrificato per migliorarne l’ingresso al pubblico.
Un elenco che consentirebbe senza dubbio di attribuire il premio “Attila” ad alcuni amministratori cittadini ed a qualche funzionario dei beni architettonici, ma che invece culla dolcemente Torinesi ed intellettuali, incuranti del vizio, destinato a sempre meno persone e certamente meno redditizio del Gratta e Vinci, chiamato Cultura.
Mi pongo solo una domanda finale: perché non trasferire la Galleria Sabauda alla Reggia di Venaria, per cui invece i milioni si sono trovati e pure i buchi, oppure a Stupinigi. E’chiedere troppo conservare il nostro patrimonio per le generazioni future e, magari, per dare lavoro a qualche persona in più?

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I piatti di “Vietti”: ossia l’arte tagliata anche nella libera espressione, oltre che nei fondi. Buon 1012!!

Scritto da juribossuto.it il 31 dicembre 2011

      Venerdì 23 dicembre ero nei pressi di via Maria Vittoria nel momento in cui polizia e carabinieri la blindavano, a causa di un’emergenza non bene specificata sul momento. Ho assistito, con una certa non celata curiosità, ad una situazione paradossale che ha avuto quale scenario un centro città bloccato per alcune ore e gli stessi servizi del trasporto pubblico deviati su altri tragitti. L’arrivo degli artificieri ha destato in me preoccupazione comprendendo che in quel luogo, lo stesso palazzo Carpano davanti a cui era normale vedere auto di scorta sostare ogni giorno, era forse la sede di qualche autorità a me sconosciuta ora gravemente minacciata da trame oscure.      

 Solo il giorno a seguire i media, non tutti, hanno riportato la scansione degli avvenimenti: il minacciato era il Vice Presidente del CSM Vietti e la minaccia consisteva in alcuni piatti attaccati al muro di quel palazzo ove aveva sede il suo ufficio. Sono rimasto allibito ancor più quando ho letto della performance artistica che in realtà risiedeva in quelle ceramiche e dell’accusa, conseguente, di procurato allarme formulata agli artisti autori dell’opera.    

Pur consapevole del mio andare in controtendenza vorrei esternare la mia solidarietà a Petracci, Delmastro, Betolami: artisti vittime di un clima nazionale cupo e pieno di paure. Quei “piatti” infatti erano appesi al muro di palazzo Carpano, ed anche in via Roma angolo via Maria Vittoria, da alcuni giorni. Tutti coloro che li hanno osservati, compreso chi scrive, traducendo al contempo le scritte in esse contenute hanno pensato ad un’azione puramente d’arte. La buona fede del cittadino comune ha collegato quelle istallazioni ad una espressione di libertà di opinione (art. 21 Costituzione) seppur dal sapore vagamente situazionistico. Sinceramente non so come sia stato possibile costruire un teorema che legasse le ceramiche alla A di anarchia, appartenente ad una scritta da tempo presente su quel muro, sotto la quale sono state ritrovate.     

E’ agghiacciante osservare come si costruiscano ipotesi di attentato alla incolumità di politici su  basi che sembrano tratte dal “Quesito con la Susy” della Settimana Enigmistica, più che da fatti reali. E’ triste ricordare che tre giovani artisti rischiano il processo per un tentativo di libera espressione, e denuncia sui tagli alla cultura, che Torino non ammette più da tempo.     

Pubblicità gratuita quindi per l’on. Vietti e tanta amarezza, mista disgusto, per noi comuni mortali. Sensazioni  unite ad un insegnamento importante: prima di sostare innanzi ad un palazzo storico accertarsi prima su chi risiede al suo interno, poiché questa è la premessa per capire se sarete assoggettati, o meno, a pesanti limitazioni nella vostra libertà di espressione. Il sistema feudale dei signorotti è tornato con buona pace delle libertà costituzionalmente garantite (ma non sempre e con qualche deroga qui e là).     

 Buon anno 1012! 

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Genitori separati: approvata la legge che aiuta chi versa in difficoltà (proposta Bossuto-PRC)

Scritto da juribossuto.it il 2 gennaio 2010

Esprimo soddisfazione per il voto unanime che oggi ha accompagnato l’approvazione della proposta di legge, di cui ero primo firmatario, inerente il sostegno ai genitori separati. 

La legge pone fine al disagio che tante persone soffrono quotidianamente, un disagio conseguente ad uscite di casa repentine che comportano spesso una vita fatta di abitazioni improvvisate, scarsità economica e poche possibilità di poter incontrare i propri figli. Per tanti genitori, madri e padri, la separazione apre le porte alla solitudine ed all’abbandono economico, la legge, approvata oggi, consegna agli stessi la posibilità di anelare ad un ritorno alla normalità tramite una abitazione temporanea, un sostegno psicologico ed un contributo una tantum. Naturalmente restano esclusi coloro che possono contrare su propri redditi alti e chi si è macchiato di reati contro la persona. 

Quando ero presidente di circoscrizione rimasi stupito dalla quantità di automobili abbndonate usate quali case da genitori separati: oggi abiamo messo la parola fine tale ingiustizia.   

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Sconcertante proposta, quasi da sciacallaggio, ai danni del Gabrio.

Scritto da juribossuto.it il 23 novembre 2009

 

E’ sconcertante la proposta avanzata dall’associazione sportiva Cenisia di inglobare, nelle sue pertinenze, i locali oggi gestiti dal Gabrio.
 
Sconcertante poiché priva di un qualsiasi atteggiamento solidale tra realtà che gestiscono spazi pubblici: Cenisia non è padrona di casa, ma guarda a facili ampliamenti sulle disgrazie politiche di altri. Sconcertante poiché bene evidenzia i meccanismi con cui il Comune privatizza da tempo gli spazi pubblici.
 
Le associazioni sportive sorgono in aree comunali date in concessione; in seguito a tale atto le piccole sopravvivono a fatica nella dimenticanza comunale, mentre quelle grandi – che portano voti tramite la vecchia pratica clientelare – fanno proprie le strutture e i campi impiantando bar, attività varie e costosi corsi: il tutto quasi sempre esente tasse.
 
Così spariscono aree verdi ed impianti sportivi di base (quelli veri) in cui si fa lo sport gratis ed ora spariscono così i centro sociali.
 

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Rivoli: diamo aria ai salotti, bando internazionale.

Scritto da juribossuto.it il 14 ottobre 2009

Preso atto che la sede artistica di Rivoli ha visto il rinnovo del suo consiglio di amministrazione, espresso dai soci fondatori, nominando figure istituzionali e di cultura al suo interno. Considerato che il nuovo consiglio di amministrazione inizierà presto a lavorare in attesa della nomina del direttore stesso del Castello di Rivoli, attrezzandosi per operare nella cura di iniziative destinate a guardare ben oltre i nostri confini nazionali.

L’ordine del giorno del Consiglio regionale chiede alla Giunta di operare al fine di costruire ed indire un bando di carattere internazionale, tramite cui procedere alla nomina del nuovo Direttore del Castello di Rivoli.

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Attenzione a non viziare troppo l’aria nei salotti belli!

Scritto da juribossuto.it il 2 ottobre 2009

Sono “stupefacenti” le dichiarazioni a mezzo stampa di Antonella Parigi a seguito dell’ultima edizione di “Torino Spiritualità”, con le quali autovaluta il festival come meritevole di essere esportato, lamenta la mancanza di risorse e prefigura, se non vi saranno più le condizioni, di portarlo altrove, quasi fosse cosa sua.Non è paga di aver condotto un format finanziato dalla Regione, che alterna molte belle conferenze ad altre che poco c’entrano con l’idea (ampia e laica) di spiritualità. Non è paga di poter disporre – con piena discrezionalità, pur orientata dalla Giunta – di notevoli risorse (sembrerebbero almeno 1,2 milioni di euro annui) attribuite al Circolo dei Lettori attraverso la Fondazione Teatro dei Ragazzi. Non è paga di poter decidere in autonomia compensi e contributi ad artisti, associazioni, compagnie teatrali, spesso al di fuori di procedure di evidenza pubblica. Non è paga di poter disporre di un aulico palazzo profumatamente affittato. Ora apprendiamo che, dopo le automobili e i gianduiotti, potremmo anche esportare (e trasferire) “Torino Spiritualità”. Sinceramente, in questo periodo di crisi, siamo preoccupati di altro.

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