CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

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Fondi all’Università privata a scapito della Pubblica: atto assurdo!

Scritto da juribossuto.it il 29 settembre 2009

In data 7 settembre ’09, la Giunta Regionale, DGR n. 10-12072, ha approvato una variazione di bilancio dall’accentuato sapore anacronistico. Tramite la delibera citata, sono stai tolti 500.000 Euro ai finanziamenti diretti alle università, destinati all’attuazione di programmi scientifici e formativi, per indirizzare la somma all’ Associazione “Amici dell’Università di Scienze Gastronomiche”.Ancora una volta la scelta è stata quella, anche in Piemonte, di sottrarre importanti fondi all’università pubblica per dirottarli alle sedi universitarie di nicchia e, soprattutto, private. Pur riconoscendo l’importanza anche culturale, oltre che enogastronomica, delle attività svolte dall’istituzione di Pollenzo, si ricorda che il corso di Laurea in Scienze Gastronomiche beneficia anche dei contributi destinati alla manutenzione delle sedi universitarie ed, inoltre, le rette di accesso al corso sono decisamente dal costo elevato (circa 15.000 Euro annui salvo smentite).Il contributo ulteriore erogato dalla Giunta, rischia di veder gridare vendetta a fronte dei venti lavoratori precari lasciati a casa dal Teatro Regio per mancanza di fondi; rischia di far gridare allo scandalo innanzi ai tanti precari della scuola che la riforma Gelmini lascia senza lavoro; rischia di far inorridire tutti coloro che assistono ogni giorno alla chiusura di fabbriche ed aziende.Mi aspetto che questa erogazione destinata ad una realtà che, nelle sue molteplici vesti ed azioni, spesso lavora per e con il Piemonte, sia ripristinata alla sua funzione originale. Mi aspetto che la stessa cura con cui si è onorato l’impegno con l’Associazione “Amici dell’Università di Scienze Gastronomiche”, sia mantenuta per i lavoratori (dal Regio alla scuola passando per le fabbriche) senza salario ed occupazione.    

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Reggia di Venaria: fondi e commercio per uno sviluppo a senso unico.

Scritto da juribossuto.it il 25 settembre 2009

Il Consiglio Regionale è stato informato – tramite stampa - dei prossimi impegni progettuali che vedranno nuovi impulsi diretti all’uso sempre più “moderno” della Reggia di Venaria, tra cui la riproposizione virtuale del Tempio di Diana e tre punti ristoro all’interno delle pertinenze del castello.

Nella prospiciente via Mensa molte realtà di ristoro di qualità hanno aperto la loro attività in questi ultimi anni, raccogliendo coraggiosamente l’invito ad investire nel centro storico: cosicché coglier l’opportunità di rilancio territoriale offerto dai soggetti promotori della Reggia stessa.

Per i locali di Via Mensa la concorrenza è però viziata dal notevole investimento pubblico che accompagna l’apertura di esercizi commerciali all’interno della Reggia medesima. E le novità prossime interessanti la Reggia sono venute a conoscenza dei residenti, ed operatori, di Venaria Reale, nello stesso modo in cui le ha apprese il Consiglio: ossia tramite stampa.Per questo si interroga la Giunta regionale per sapere qual è stato il grado di coinvolgimento di residenti, operatori e amministrazione di Venaria in merito alle ultime scelte progettuali inerenti la Reggia, soprattutto per quanto concerne l’apertura di altri tre punti ristoro; se la Reggia deve essere anche un occasione di sviluppo del territorio circostante, oppure davvero questa debba porsi quale circuito, dal sapor esclusivo, nonché concorrenziale alle attività ospitate nella città; se il poderoso investimento pubblico legittimi l’eventualità che la Reggia diventi un parco storico esclusivo, di cui il parco della Mandria ne diventi pertinenza  in un’ottica di autoreferenzialità quasi autarchica; le modalità tramite cui si sceglieranno i gestori delle attività interne alla Reggia di Venaria, a partire dai punti ristoro e dalle attività commerciali; se vi siano reali, ed interattivi, confronti periodici tra i responsabili della Reggia ed il Borgo storico di Venaria Reale.   

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Chivasso: si oscuri ciò che non garba al Sindaco.

Scritto da juribossuto.it il 13 settembre 2009

  “La decisione del Sindaco di Chivasso Bruno Matola di vietare la rappresentazione su Mara Cagol provoca inquietudine e disagio. Il comune dimostra di avere un rapporto ambivalente con la cultura: da una parte il Sindaco accoglie e promuove iniziative con una matrice decisamente di destra, dall’altra pare meno sensibile laddove l’attività culturale del suo comune si pone più lontana dal suo punto di vista ideologico. Al punto di dare vita ad atti dal sapore inquisitorio”.“Purtroppo, visti i precedenti, non stupisce che la forbice censoria del sindaco sia caduta su di un opera teatrale dal sapore storico e non certo apologetico, su una vicenda che narra i fatti avvenuti in anni in cui questa Italia era attraversata da fenomeni di rivolta armata. Tra questi si innesta sicuramente la vicenda di Mara Cagol, tra le protagoniste delle Brigate Rosse, che in teatro si voleva narrare tra sfaccettature storiche e personali e non solo politiche”.“Il fatto di sbarrare la porta del teatro dà l’idea di una amministratore che gestisce il suo teatro con metodi medievale e feudali. Non possiamo che augurarci, proprio in una data significativa come l’8 settembre, che anche su Chivasso scenda la luce della libertà di espressione e parola sancita dall’articolo 21 della Costituzione”.   

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Tagli al Regio: tutelare precari, arte, e ridurre sprechi.

Scritto da juribossuto.it il 13 luglio 2009

BOSSUTO (PRC): TAGLI AL REGIO, NON DEVONO PAGARE I PRECARI – RIDURRE LE ESTERNALIZZAZIONI E I GRANDI ALLESTIMENTI

“Il Sovrintendente del Teatro regio Regio Walter Vergnano - sottolinea Juri Bossuto, Consigliere regionale del Prc - ha lanciato ieri il giusto Sos “Salvate il teatro Regio dai tagli di Bondi”. La situazione era nota da tempo e il nostro gruppo aveva presentato diversi ordini del giorno già alla fine del 2008 per segnalare l’insensatezza dei tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo. Degradare il Regio sarebbe commettere un delitto alla cultura, così come la scelta governativa di puntare tutto sulla Scala di Milano è una prospettiva di una miopia unica”.

“Mi auguro però – continua il consigliere – che i tagli previsti non vadano, come sempre accade, a cadere sulla testa dei lavoratori precari. La stabilizzazione degli stessi, ed il mantenimento degli attuali posti di lavoro, sono le priorità assolute, ed essenziali, che devono essere garantite da Stato ed enti pubblici”.

“Ritengo - continua ancora Bossuto - che si possano operare una serie di risparmi invece limitando di molto la politica delle esternalizzazioni che oggi più che mai manifesta la propria oggettiva debolezza. Si potrebbero ad esempio invertire la rotta internalizzando i lavori, sia per la manutenzioni sia per la gestione di spettacoli esterni”.

“Credo inoltre, come sottolineato anche dai sindacati, che programmare le stagioni teatrali con grandi allestimenti, non abbia favorito un aumento della produzione e quindi della produttività interna. Infatti, allestimenti faraonici, non solo sono troppo costosi, ma impediscono un aumento della produttività del palcoscenico. Inoltre si possono sfruttare al meglio i ricchi magazzini scenici che il regio possiede”.

“Infine, pur riconoscendo l’attività didattica che il teatro svolge in particolare sul programma scuole, mi pare che il teatro debba farsi promotore di iniziative destinate in particolar modo agli istituti scolastici, alle università della terza età o alle famiglie in fascia debole promuovendo produzioni a prezzi più popolari, magari utilizzando un’altra struttura (Palasport o altro)”.

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Comunicato stampa di Saragnese.

Scritto da juribossuto.it il 12 maggio 2009

Con la revoca delle deleghe da parte del Sindaco a partire da oggi cessa il mio mandato come Assessore alle Risorse Educative.Desidero ringraziare tutti coloro che operano all’interno dell’Assessorato, i Dirigenti Scolastici e gli insegnanti delle scuole statali, che hanno collaborato proficuamente nelle molteplici iniziative che hanno accompagnato il mio lavoro. Sono stati questi anni molto difficili a causa di risorse economiche più limitate e alle cattive riforme governative che stanno segnando negativamente la scuola e l’amministrazione pubblica.Ritengo tuttavia che l’azione svolta sia stata utile per mantenere e in alcuni casi accrescere l’offerta educativa e i servizi dell’intero sistema educativo e d’istruzione della nostra città.La stabilizzazione delle insegnanti e delle educatrici precarie, la revisione del Regolamento Nidi Comunali, la costruzione di nuovi nidi pubblici, l’aumento dell’offerta dei posti in detti servizi sono alcuni risultati positivi raggiunti.Quando ci si riferisce a ciò che si è fatto di buono in questi anni ritengo che si debba parlare non solo di qualche grande opera urbanistica ma soprattutto della capacità della Città di continuare ad offrire servizi pubblici per tutti i cittadini, continuare a dare possibilità di integrazione e opportunità per tutte le bambine e tutti i bambini qualunque sia la nazionalità, la lingua o la religione.Spero che questi orientamenti continuino a guidare l’azione dei Servizi Educativi, nell’interesse dei cittadini più piccoli e delle loro famiglie, che saluto con viva cordialità.  Luigi Saragnese 

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Amici, digitale e Piazza San Carlo: elementi di riflessione.

Scritto da juribossuto.it il 12 maggio 2009

Siamo alla vigilia del passaggio da analogico a digitale del segnale televisivo: tra pochi giorni si compirà la rivoluzione tecnologica, portando con se tutto il suo gravoso carico destinato, pare, a ricadere sulle schiene dei cittadini piemontesi.

Al fine di favorire l’informazione in merito all’evento, Mediaste porterà in Piazza San Carlo, Torino, un concerto di raro e gran pregio: canteranno gli “AMICI” di Maria De Filippi.

Non voglio entrare in merito alla qualità del programma televisivo “Amici”, se dovessi farlo potrei optare alla rinuncia del beneficio di qualsiasi segnale tv, ma all’uso discutibile che ancora una volta si attua della piazza “cuore” di Torino. Viene da sorridere pensando all’esborso pubblico, e collettivo, impegnato al miglioramento delle opportunità di segnale offerto, quasi gratuitamente, ai tanti programmi “spazzatura” che oggi intasano l’etere demaniale, sorriso amaro se si vuole riflettere sul fatto che in futuro saranno più numerose le frequenze da occupare con palinsesti da delirio mentale, ma aumenta ancor più lo sconcerto meditando su un dato importante: il fatto che il salotto buono torinese non sarà, neppure minimamente, interessato  dalla Fiera del Libro nei giorni dello svolgimento della stessa, bensì messo a disposizione di improvvisati cantanti posti innanzi a ragazzini strillanti. 

Molti amministratori pubblici dicono che Torino ha le carte in regola per diventare la Città della Cultura, malgrado i gravi tagli contributivi che il Regio sta subendo, non concretizzando però tale intenzione anche con un coerente uso di Piazza San Carlo. Un turista che voglia attraversare l’agorà barocca del Caval ‘d Brons, potrebbe facilmente perdersi tra mostre di nuovi modelli automobilistici o motoscafi; potrebbe perdere il suo orientamento in mezzo allo svolgimento di concerti Karaoke; potrebbe inorridire nel bel mezzo di una festa modello pro loco di un piccolo comune.

Forse la martoriata Piazza San Carlo, o meglio la trasformazione in brutta vetrina che se ne fa rappresenta bene questa nostra metropoli. Una citta’ legata alla sagra paesana, incapace di spiccare il volo evitando, al contempo, i salotti asfittici della Torino che conta. Una citta’ in cui il cuore e’ scosso da chiusure di locali storici, in seguito a verifiche della Finanza, ed eventi la cui assenza sarebbe, addirittura, salutata con piacere.

 

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Grinzane: una classe politica con il bignè in mano.

Scritto da juribossuto.it il 6 maggio 2009

Un fulmine a ciel sereno, frutto di una tempesta che molti, prima o poi, sapevano sarebbe giunta con la sua implacabile forza: con queste poche parole potremo descrivere cosa è stato, ed è, il caso Grinzane.Un fulmine a ciel sereno poiché giunto a sorpresa nei modi e nei tempi; una tempesta annunciata a causa delle brutte sensazioni di cui erano vittime molti operatori culturali, nell’attimo in cui veniva citato il Premio.Il ciclone Soria è certamente la massima rappresentazione di tutte le contraddizioni espresse, con forza, dal sistema quando i rapporti tra pubblico e privato si esprimono, senza troppi misteri, in termini di sudditanza del primo nei confronti del secondo.Durante l’audizione, svoltasi in sede di commissione regionale speciale, il revisore dei conti, in capo al Grinzane, affermava: “ facevamo controlli a campione verificando non la congruità delle spese, ma la correttezza della contabilità…….tutto sembrava in regola…….e poi il Grinzane era il Grinzane!”. Grande lo sconcerto tra coloro presenti all’audizione, unito anche ad una sorta di inconsapevole ipocrisia, dovuta alla conoscenza generalizzata di quel clima di superiorità “baronale” creato ad arte, da Soria, nei riguardi del mondo politico: clima devastante ottenuto tramite regali e pranzi di gala, magari uniti ad un piccolo assaggio del senso del potere elargito, a gran mani, dal padrone di casa.Un metodo certamente efficace al punto che, in pochi anni, il premio Grinzane ha generato decine di filiazioni nel mondo (conosciuto) accreditandosi sempre più all’estero: genesi di un Moloch davvero imbattibile.Mentre le locandine del premio letterario, facevano capolino nelle vetrine ricche di New York, suo padre assisteva ad un vorticoso, ed incredibile, giro di contributi provenienti anche da stati non europei (Cuba compresa): un vortice di denaro facile da distrarre poiché dalle più disparate provenienze, facilmente occultabile in più conti ed attività.Nella disattenzione generale altrettanto facile è stato versare migliaia di Euro, per consulenze, alla ultra ottantenne madre del patron, oppure il noleggiare un aereo per recarsi tutti a Parigi al fine di scegliere preziose tappezzerie per arredare gli immobili del Premio. Altrettanto facile, in questo quadro di cieca ammirazione, comprare alloggi ovunque addebitandone il costo all’associazione letteraria, ma rendendoli ad esclusivo uso privato.Ecco come nasce un grande patrimonio: tramite quella che sembrerebbe  una circonvenzione di incapaci a tutti gli effetti, in seguito alla quale andrebbe messa sotto tutela gran parte della classe politica (esclusi coloro che già all’opposizione di Ghigo redigevano accurate interrogazioni in merito, oltre a chi le ha fatte in questa legislatura) e chi comandato a fare i controlli dell’uso dei contributi pubblici erogati nel tempo. Le indagini sono in corso ed ipotesi non voglio farne, ma questa premessa non riesce a distogliere il mio pensiero da quella miriade di associazioni, territoriali, che bussano ai vari assessorati, in cerca di mecenati, e che trovano spesso poche manciate di denaro in cambio di capillari verifiche. La constatazione amara che per qualcuno i controlli vigono, mentre gli stessi sono in perenne manutenzione quando dovrebbero interessare i mostri sacri.La vicenda Grinzane è dannosa, negli effetti nefasti, sotto molteplici punti di vista: legittima i tagli alla cultura; svilisce il mondo culturale quasi annullandolo; getta ulteriore discredito sulla politica, danni non risarcibili da alcuna sentenza giuridica.I salotti buoni torinesi hanno nel tempo generato “intoccabili” ben pasciuti e protetti dalle istituzioni oramai in piena fase di decadenza medioevale: tra lustrini, sfarzo, bignè e tacchi a spillo è affondata la cultura con la “C” maiuscola, e proprio nel momento in cui tutti ne avrebbero un gran bisogno.La sensazione, che speriamo rimanga tale, è quella diretta a temere che l’affare Soria sia il primo grande tassello di un domino molto più vasto nelle dimensioni: un domino traballante, dove molti altri “pezzi” nobili del salottone asfittico, ed antropico, torinese potrebbero rovinosamente cadere a terra da un momento all’altro. Il tutto mentre chi deve dare indirizzi politici, o eseguirli, si  toglie con il tovagliolo la panna dalle labbra, dopo averla gustata e conquistata, a fatica, in un “solito” ricevimento esclusivo  riservato agli stolti ed ai distratti.   

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Un’idea: rilanciare il premio Grinzoso Balurd.

Scritto da juribossuto.it il 24 febbraio 2009

Mi è giunta una proposta che nel suo essere provocatorio ha però una fondatezza e dunque, ritenendo interessanti gli spunti, la faccio mia e la invio. “La mia proposta è che il Premio Grinzane Cavour per il 2009 sia assegnato a Hemratjing Dabeedin alias Nitish, il ventottenne delle isole Mauritius, che con il video del telefonino e la sua denuncia ha dato un sostanziale contributo alla letteratura dello sperpero e ha  fatto quello che Assessori alla Cultura, bancari e banchieri, Ministri dei Beni Culturali, intellettuali, scrittori e scrittrici, critici letterari e cinematografici, addetti ai lavori ai sapori allo scrocco e allo sbafo non hanno mai trovato il tempo di fare: dare un’occhiata oltre i lustrini, le tavole imbandite, i battimani e le targhe onorifiche”.“Propongo inoltre che al medesimo Nitish,  in quanto “…negro di merda…nato per fare lo schiavo” [parole del Presidente del Grinzane, Giuliano Soria] sia assegnato anche il neo costituito Grinzane for Africa e allo stesso Presidente il Premio Grinzane - Terra d’Otranto che è “un premio internazionale sul tema del dialogo, della tolleranza, della solidarietà e dell’integrazione“.“Propongo altresì che al solito Nitish siano assegnati anche i seguenti premi Grinzane: Civiltà delle minoranze [Mauritius luogo di molteplici minoranze],  Scrivere la notizia. Comunicare la notizia [un vero scoop], Scrivere il futuro di Torino [il futuro, il presente e il passato], Cinema [un video d’impatto], Cene letterarie [in quanto maggiordomo del Presidente].“Indìco ipso facto il Premio Grinzoso Balurd da assegnare  a chi scoprirà - sulle numerose Photogallery del sito ufficiale www.grinzane.it - chi si sia sobbarcato l’oneroso compito di seguire il Presidente nelle cerimonie di premiazione in Africa, Uruguay”.

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Caso Grinzane: cambiamo aria al salotto della cultura.

Scritto da juribossuto.it il 17 febbraio 2009


Pur nella cautela dovuta che bisogna usare quando un’inchiesta della magistratura è in corso, ritengo che la questione di Giuliano Soria e del Grinzane Cavour possa servire a mettere in discussione l’architettura di molti “professionisti della cultura” che operano nella nostra Regione.Mi pare innanzitutto vada fatta chiarezza su chi usa la facciata dell’associazionismo per creare vere e proprie società/industrie della cultura. Bisogna invece valorizzare al meglio l’associazionismo diffuso, reale, portatore di idee nuove ed innovative, quello che non è solo facciata o, peggio, un riferimento politico.Inoltre non si può permettere quello che emerge con forza dagli articoli giornalistici ovvero che in in una grande associazione come il Grinzane Cavour i lavoratori siano pagati in nero o non pagati del tutto. Le persone che diffondono saperi e cultura devono essere integerrimi nei confronti dei propri dipendenti e collaboratori, devono avere una spiccata qualità morale e sociale. Dobbiamo davvero porre attenzione su un mondo che rischia di diventare baronale, un salotto dove gli invitati sono i soliti noti. Infine si impone una riflessione sulle politiche culturali attuate negli anni recenti tanto a Torino quanto in Regione. La verità è che oggi un intero modello di politica culturale mostra la corda. E cioè la politica culturale basata sui “grandi eventi”, sulla progettazione di manifestazioni costosissime e che riducono la cultura a “spettacolo”, facendone un bene di investimento come un altro. La nostra idea di cultura è diversa. Per noi la cultura è costruzione di coscienza civile, di sapere critico, possibilità di lavoro non basato sullo sfruttamento, in un mondo della cultura a cui è giunta l’ora di fare cambiare aria al “salotto”.    

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CONTRIBUTI ALLE SCUOLE DI MONTAGNA, LA RISPOSTA DELLA REGIONE ALLA GELMINI

Scritto da juribossuto.it il 14 ottobre 2008

Il mondo della scuola si sta mobilitando contro il decreto Gelmini e il progetto di legge Aprea (dal nome della deputata Pdl, presidente della Commissione Cultura).  I due testi, di cui il primo passato con la fiducia alla Camera, riportano la scuola indietro di molti anni. I principali punti critici sono il taglio di 87.000 docenti porterà a classi super-affollate e all’abolizione di fatto del tempo pieno. Con il maestro unico infatti ci saranno pomeriggi a pagamento. Il taglio di migliaia di ATA (amministrativi, tecnici ed ausiliari) avrà come conseguenza minor sicurezza e vigilanza e una difficile gestione della macchina amministrativa.  

Per gli insegnanti si punta all’eliminazione del contratto nazionale, concedendo aumenti di stipendi solo sulla base dei “punti” dati dal dirigente, saranno tagliate ore e verranno eliminate intere classi di concorso. Inoltre il pdl Aprea apre alla privatizzazione della scuola: i finanziamenti pubblici, in barba alla Costituzione, andranno sempre di più verso le private e il federalismo porterà alla regionalizzazione della scuola con conseguente disequità tra regione e regione. 

Studenti, insegnati e genitori non sono certo stati a guardare. Venerdì 10 sono scesi in piazza: 300.000 mila in tutta Italia, 40.000 a Torino, tantissime le iniziative sui territori. Da tempo non si ricordava una partecipazione così alta.  

Ma i danni di Gelmini&co continuano con il decreto legge 154. All’interno delle disposizione urgenti per il contenimento di regolazioni contabili con le autonomia locali si prevede infatti la riduzione delle istituzioni scolastiche sottodimensionate, con chiusura delle scuole con meno di 50 allievi ed accorpamento di quelle che non arrivano a 500 (300 se sono in montagna).

Nella nostra provincia le scuole interessate sarebbero 816 in Piemonte, di cui 258 in Provincia di Torino dislocate su decine di Comuni. Bastano questi dati per capire la gravità del decreto che intacca le peculiarità e le specificità delle scuole piccole e di montagna, presidi essenziali di coesione sociale e di identità del territorio e fattore determinante per evitare lo spopolamento delle valli. 

Un segnale positivo e che va in tutt’altra direzione giunge dalla Regione Piemonte che, in base alla legge sulla montagna del 1999 ed alla nuova legge sul diritto allo studio 2007, assegna contributi alle scuola di montagna per 1.016.000 euro. I contributi serviranno a sostenere, come già avvenuto negli anni passati, le situazioni di pluriclasse con l’aggiunta di personale docente, l’ampliamento dell’offerta formativa con progetti mirati e le scuole in criticità.

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