CARTA STRACCIA – Il blog di Juri Bossuto

Referendum in Scozia: la dimostrazione che non esistono scelte “obbligate” da parte dei governi europei.

La vicenda referendaria scozzese credo abbia avuto un pregio enorme: quello di riportare governi nazionali ed autorità europee alla realtà svelando che le azioni politiche sono tutte realmente “possibili”, non esistendo di fatto scelte dal carattere obbligatorio.

Da decenni siamo abituati a sentire affermazioni del tipo: “Non possiamo che privatizzare poiché l’Europa lo chiede”; oppure siamo messi innanzi all’ineluttabilità del doversi adeguare agli inviti del FMI (Fondo Monetario Internazionale) o dei potentati locali.

Su questa “ineluttabilità” abbiamo assistito alla privatizzazione, o meglio al saccheggio, del sistema sanitario pubblico inglese ad opera del governo Thatcher. Devastazione che si univa, all’epoca, alla demolizione della rete ferroviaria nazionale ed a migliaia di licenziamenti tra gli operai delle miniere di carbone. La politica della “Dama di ferro” purtroppo ha avuto parecchi emuli in Europa sia tra le fila di Destra che in quelle, sempre più disorientate di Centro sinistra.

I risultati di opzioni politiche dettate dal mondo industriale, sempre più in via di estinzione, e soprattutto da quello finanziario dei grandi speculatori sono sotto i nostri occhi traducendosi,  quotidianamente, in tagli di servizi alla cittadinanza e riduzione macroscopica di spazi di libertà e diritti sociali.

Gli inglesi negli anni ’80 hanno reagito votando i loro carnefici ma recandosi in Scozia per usufruire ancora della sanità pubblica mantenuta, con tutti i mezzi possibili, da Edimburgo. Un ennesimo meccanismo paradossale di questo curioso sistema democratico che vede il cittadino, spesso poco informato e con scarsa coscienza, dare il proprio consenso elettorale a chi gli riduce i diritti fondamentali (il diritto alla salute è tra questi) per poi però, sempre inconsapevolmente, osservarlo ad usufruirne disperatamente laddove altri garantiscono ancora quanto da lui negato a se stesso. Un paradosso in crescita che ha portato numerose simpatie alla voglia secessionistica scozzese.

Il referendum indipendentista della Scozia non sembrava avere le caratteristiche egoistiche, bieche e nazionalistiche a cui ci hanno abituati i nostri padani ed i nostalgici monarchici del nostro Sud. Al contrario è parso come un tentativo estremo di resistenza al volere dei veri poteri europei: sempre più arroganti ed a difesa degli arricchiti a suon di speculazioni realizzate sulla pelle della gente. La prova risiede nelle dichiarazioni del premier inglese Cameron il quale, improvvisamente, viene colto dall’illuminazione della giustizia affermando, mentre guarda preoccupatissimo ai ribelli del nord, che tutto sommato welfare e sanità nazionale possono essere rafforzati e non solo garantiti agli attuali scarsi livelli.

Il miracolo del referendum voluto da Edimburgo è proprio questo: scoprire che volendo tutto è possibile e che non esistono ricette sociali inviolabili ed inevitabili. Innanzi ad uno stato che rischia di spezzarsi in due le politiche neoliberiste si scoprono opzionabili, ossia una possibilità e non “la” scelta unica senza altre alternative. Di colpo la privatizzazione si trasforma in una valutazione tra le tante a cui poter contrapporre la nazionalizzazione ed il sistema di tutela pubblico.

Rivelazioni dal sapor divino che si schiudono mentre il Italia al contrario si riscopre, nelle dirigenze partitiche di tutto l’arco costituzionale, il tatcherismo quale panacea di ogni male. Non passa anno in cui i governi, che si succedono a palazzo Chigi (da Berlusconi sino a Renzi), dedichino la loro azione amministrativa all’elogio delle “dismissioni” oppure alla grande voglia di privatizzare lo Stato. Il tutto sotto la pressione non nascosta di Confindustria e proprietari di grandi yacht ormeggiati in Costa Azzurra, che alla peggio vanno a farsi curare a pagamento in Svizzera.

La Scozia ha voluto alla fine dimostrare che l’agenda politica può essere dettata anche dal popolo e non solo da ricche famiglie in adunata nei salotti buoni. Conferma, al contrario, che giunge in Italia nel momento in cui, per l’ennesima volta, un premier tenta l’affondo contro diritti conquistati a fatica negli anni della ribellione sociale. Mi riferisco alla modifica, o meglio abrogazione, dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Ancora una volta assistiamo ad un Presidente del Consiglio che vanta la ricetta giusta ed ineluttabile: togliere garanzie per favorire assunzioni, come dire che si permette di licenziare con maggior facilità per sostenere l’occupazione. Una tesi che stride con la verità degli intenti già solo descrivendola in queste poche righe. Come si può creare flessibilità (termine in voga quando si trattano diritti) nel lavoro permettendo di espellere lavoratori anche quando solamente osano dissentire; come si può creare impiego nuovo favorendo i licenziamenti facili; come diventa possibile parlare di rilancio dell’economia favorendo lo sfruttamento dei salariati e lo svilimento dl lavoro salariato stesso.

Decenni di erosione delle norme di tutela della parte debole di un rapporto contrattuale sbilanciato, che vede da un lato il ricco proprietario e dall’altra chi vive solo del proprio stipendio, hanno prodotto solamente miseria e disoccupazione anziché rilancio dell’industria (oramai all’estero dove ancora qualcuno redige politiche industriali nazionali) e dell’economia: fatti sotto gli occhi di tutti.

Eppure malgrado il dramma che il nostro malato sistema sociale vive continuamente c’è chi ancora suggerisce tagli, privatizzazioni e misure contro le riforme (quelle vere e degne di tale nome) attuate negli anni ’70. Incuranti della povertà disseminata ovunque i governi senza idee, ma con suggeritori provenienti dai mercati speculativi finanziari, proseguono nella loro folle corsa: eliminazione di spazi democratici quali Senato e Provincie, oramai eletti dagli “eletti”; ridefinizione della Costituzione considerata dai potentati troppo democratica ed antifascista; azzeramento delle protezioni verso i più deboli. Un ritorno al XVII secolo ma con una grande differenza: le vittime (i cittadini) votano e sostengono i loro carnefici sociali salvo poi disperarsi nel momento in cui misurano, sulla propria pelle, il frutto del loro incauto voto.

La Scozia quindi ha dimostrato che le strade della democrazia sono svariate e non a senso unico obbligato. Ha insegnato a noi tutti l’esistenza in vita della “scelta”. Certamente il risultato della vittoria del “No” era scontato grazie ad una partita elettorale giocata sul terrore del crack economico in caso di secessione, oltre a ragioni di Stato di carattere internazionale che impedivano un diverso esito, ma aver tenuto sul filo del rasoio per mesi tutti i governi europei è stato, di per se, un grande successo.

Quando penso ai promotori del referendum scozzese non mi viene in mente l’On. Borghezio, che con tutto questo non ha nulla a che fare poiché diametralmente all’opposto, ma al nervosismo provocato in chi da decenni comanda su tutto e tutti nell’incontrastato potere assolutistico. Penso ai volti imbellettati delle foto scattate ai consessi del G8; penso ai benestanti lineamenti curati dei dirigenti del FMI e di tanti altri organismi sovranazionali; penso agli arroganti ministri che regnano, letteralmente, negli stati europei. Dittatori in erba che per un attimo hanno tremato e che dovremmo invece più spesso obbligare all’ascolto di chi ogni giorno paga per le stolte scelte dagli stessi portate a compimento sulla base di un consenso “viziato” ad arte.

 

 

 

 

19 Settembre 2014 Scritto da juribossuto.it | Diritti | , , , | Nessun commento

CONSEGNATE 25 COSTITUZIONI AI CONSIGLIERI DELLA IX CIRCOSCRIZIONE TORINO

Questa mattina ho consegnato 25 copie della Costituzione della Repubblica Italiana al Presidente della Circoscrizione IX della Città di Torino, Giorgio Rizzuto.

Il mio non vuole essere assolutamente un atto di provocazione politica, ma solamente rimarcare, con questo, l’importanza di una Carta costituzionale che si annovera ancora oggi tra le più belle d’Europa e non solo.

La Costituzione, nata dopo il crollo del liberticida e disumano regime Fascista, ha sostituito ai manganelli i diritti assoluti; alla repressione del cittadino il diritto pieno alla dignità; alla dittatura un sistema democratico, seppur stravolto negli ultimi anni.

Una Legge fondamentale sorta dalla volontà anche dei tanti socialisti e comunisti che hanno preso parte alla lotta di Liberazione, prima, ed alla Costituente poi. La testimonianza vivente di una Storia, quella italiana repubblicana, molto differente dall’ordine del giorno votato dall’assemblea della Circoscrizione IX il 25 marzo scorso (nel quale oltre a voler criticare profondamente la sezione ANPI di area ha portato un attacco violentissimo alle componenti di Sinistra del C.L.N.).

Senza alcuna vis polemica nel consegnare queste copie della Costituzione, distribuite gratuitamente ai cittadini dall’URP del Consiglio Regionale Piemonte, voglio celebrare il 25 aprile e, contemporaneamente, fornire uno strumento utile ai Consiglieri della Circoscrizione IX che potranno sempre tenere a portata di mano la Carta fondamentale. Utile specialmente quando si formulano ordini del giorno la cui redazione necessita la conoscenza della nostra Storia recente.

24 Aprile 2013 Scritto da juribossuto.it | Diritti | , | Nessun commento

Grillo vs Sinistra… e Fassino adotta la strategia dei formaggini!

Un mio amico, sostenitore PRC da molto tempo, mi ha scritto un paio di giorni addietro: “non ho mia sentito la Rivoluzione così vicina”.

Il suo riferimento era legato al recente risultato elettorale. Nel suo discorso mescolava lo sconforto per il risultato ottenuto da Ingroia, alla speranza per un M5S che travolga, portandoselo via, il sistema attuale.

Sono tanti a pensarla in questo modo. Per molti commentatori politici invece il fenomeno Grillo è solamente un mix di populismo, superficialità e protesta fine a se stessa; qualcuno indica addirittura il Movimento 5 Stelle quale una semplice espressione narcisista.

Per decenni la Sinistra ha sognato stravolgimenti di classe che regolarmente non sono avvenuti. Nelle sue varie evoluzioni, o meglio involuzioni, si è sempre caratterizzata nel gettare via il bambino tenendo l’acqua sporca. Tensioni, spaccature, scissioni unite a richiami immancabili al partito di massa, che lentamente evaporava, hanno segnato l’allontanamento della classe di riferimento che sembrava preferirgli la Lega, dando però contemporaneamente la fiducia alla Fiom. Qualche lavoratore ha guardato ancora al PD, un partito attento, tra una bocciofila ed una clientela, a non smentire il passato PCI nel solo momento di richiamare il suo popolo alla disciplina elettorale.(quella del voto utile).

Precarietà, povertà, solitudine e mancanza di riferimenti ideali hanno scavato solchi profondi sotto i piedi dei partiti storici della Sinistra. Questi perdevano credibilità ed autorevolezza tra fuoriuscite ed appoggi a governi locali e centrali inutili nei risultati politici. Uno sforzo politico, quando presente, che non si è manifestato all’esterno (raramente) con risultati tangibili di cambiamento.

I sistemi elettorali hanno certo delle colpe, il maggioritario soffoca ogni minoranza del Paese, ma non sono immuni da responsabilità neppure le classi dirigenti politiche della Sinistra, solitamente troppo impegnate in tatticismi spiccioli, ma distratte nel loro dovere di guardare nella società che le circonda.

Viene da chiedersi cosa credevano di poter fare, o realizzare, i tanti compagni che lasciavano Rifondazione per dare vita a partiti “di massa” autonomi. Così come viene da domandarsi quale miracolosa conseguenza potevano portar con se le varie vittorie (di Pirro) conseguenti a congressi, al coltello, che segnavano i conflitti politici interni facendoli languire verso l’infinito.

La legge Treu e le guerre mai portate ad una ritirata entro i confini di casa dell’esercito italiano, disegnavano i frutti di quelli che alcuni da tempo iniziavano a definire “i guasti dei baroni della Sinistra”. Una baronia non invadente come le altre, ma perniciosa e che specialmente in Torino consegna nomi e cognomi legati a vere e proprie dinastie finto rosse (sia nella politica che in associazioni e coop).

Oggi, dopo lo shock elettorale, Fassino si accorge che privatizzare l’acqua non è obbligatorio, malgrado l’esito referendario contrario, ma anzi nulla vieta di tenerla pubblica in Smat. La rabbia coglie da dentro se la mente torna a tutta la retorica pro privatizzazione fatta sino a ieri dalle giunte Chiamparino e Fassino. Le vicende legate alla recentissima decisione di fare gestire a privati nove asili cittadini fanno venire i brividi lungo la schiena. Una privatizzazione difesa con forza anche innanzi alle tante manifestazioni di lavoratori che ogni lunedì si presentavano davanti al palazzo di Città.

Proprio la storia degli asili e dei precari nidi e materne ha gettato un’ombra nera sulla Sinistra torinese. L’assessore che ha aperto questa nuova stagione di concessioni al privato è di SeL, partito schiacciato nelle dimensioni dall’ultimo voto, atto contro cui la Federazione si è battuta raccogliendo un migliaio di firme sulla richiesta di un consiglio comunale, aperto alla cittadinanza, mai accolta dalla giunta stessa.

Un diniego di stampo autoritario, una Federazione che purtroppo certifica la sua inutilità, a cui si somma una notizia non provata del tutto, ma che circola da tempo nei corridoi del palazzo comunale: la Città pare abbia stilato una lista nera contenente i nominativi di precarie da non fare assumere alle coop, subentrate nella gestione della materne e degli asili. Nel caso la “voce” venisse un domani confermata saremmo innanzi ad un’azione di puro stampo fascista, autoritario, indifendibile e bieco.

La decisione del Sindaco in merito all’acqua, guardando al vicino passato, sembra più che una scelta ideale, l’azione di un’azienda che produce formaggini la quale si accorge di un calo di vendite dovuto alla qualità dell’articolo. Questa, come ha fatto la giunta torinese, per tornare ad una fabbricazione vincente cambia la confezione del prodotto che rimane uguale nella sua composizione.

La rabbia maturata da molti scenari come quello appena descritto, ha creato un onda di indignazione pure che ha sommerso più di una generazione. L’alta marea ha coperto tutti, ancor più chi non ha saputo in questi anni interpretare i movimenti sociali ed i desideri che li animavano.

Non ho idea di dove porterà il fenomeno Grillo. Certamente ora ha assestato uno schiaffone a “cinque” dita ai poteri di sempre. Vedere in TV, la sera del lunedì elettorale, il volto teso di un Virano (responsabile realizzazione TAV) normalmente sempre beffardo e sicuro di se, è stata una soddisfazione impagabile. Basta questo ad un proletario per essere felice? Temo di no.

Il M5S pare non abbia al suo interno temi di classe e neppure lotte sociali nel suo DNA. Il tema dell’Euro trattato da Grillo fa scattare il dubbio che sorga da voglie populiste. Fu populismo anche la nascita della moneta unica nel 2002, poiché non si disse alla gente che in un sistema del genere è il Paese forte che traina, mentre gli altri possono solo stringere i denti. L’Europa del mercato unico, della banca centrale, del piegarsi alla volontà della finanza non poteva far presagire un futuro diverso da quello che viviamo oggi. Ignorare equità, solidarietà e diritti significa divario tra ricchi e poveri, sempre più poveri, con un Euro che certifica lo stato delle cose. Tornare alla Lira, però, sarebbe altrettanto micidiale (forse di più) per salari e piccoli risparmi. La soluzione deve essere un’altra e non facile come un referendum che consegnerebbe l’Italia ad un percorso argentino.

Sul tema della Costituzione si assiste ad altri svarioni, come l’eliminazione della libertà di mandato dei parlamentari (senza vincolo di mandato): una norma di democrazia, senz’altro usata male da molti, che se eliminata aprirebbe ancor più a lobbies e strapotere dei partiti.

Dimezzare parlamentari aumenta la casta, sempre più piccola, e riduce la rappresentanza popolare, non certo i costi da cui occorre partire con forza. Anche il tema risorgimentale tende, nel M5S, a ridurre tutto in un abbraccio ai vari movimenti scissionistici e non alla verità di quanto accadde (nel male e nel bene, tra ideali ed interessi economici di classe) in quell’epoca.

Ricordo bene la censura che mise a tacere Grillo in Rai molti anni fa. Comprendo la rabbia e l’astio che l’attore genovese, ora leader politico, ha maturato su questo regime fatto a sistema. Sarà questa rabbia rivoluzionaria?

Una domanda impossibile da evadere, certamente nulla potrà più essere come prima del 24 febbraio. I partiti della Sinistra, con percentuali mai così basse, devono fare entrare molta aria nuova al loro interno ed evitare il vittimismo autolesionistico del tipo: “la colpa per cui abbiamo perso è di chi ha votato Grillo”. Oppure: “la responsabilità è di Crozza”. La colpa, se la cerchiamo, è loro (nostra) e di nessun altro. L’entropia ideale, e non solo ideale, si è impossessata di partiti e loro dirigenti (spesso anche della base).

Quando ero giovane mi raccontavano che a Cuba mentre i barbudos combattevano sulla Sierra, il partito comunista dialogava con il dittatore Batista ed osteggiava il movimento del Che. Un errore che sembra ripetersi all’infinito in l’Italia e non solo. Bisogna stare attenti a non trasformarsi esclusivamente in storici del Comunismo, come abbiamo fatto sino ad ora, ma aver ben chiaro che avremmo dovuto essere gli attuatori del potere al popolo, il vero popolo: un proposito che appare molto distante anche oggi.

5 Marzo 2013 Scritto da juribossuto.it | Carta straccia: appunti vari, Diritti, No Tav e trasporti | , , , | Nessun commento

Le Catene dei Savoia: dalle ricerche che abbiamo fatto è nato un libro, ve lo presentiamo!

 

Torino,  una mattina domenicale del 1814: Giulia di Barolo udiva le imprecazioni provenienti dalla carceri Senatoriali  e vi entrava per osservare le pietose condizioni di vita in cui scontavano le loro pene i carcerati. La vista delle donne e degli uomini custoditi nella prigione le cambierà la vita per sempre, consegnandola a “quell’oscuro mondo” per portarvi un po’ di luce.

Nello stesso anno in cui la Marchesa di Barolo prendeva coscienza del mondo carcerario, a Fenestrelle i piemontesi riprendevano invece il possesso del forte. Da quell’anno la più grande fortezza d’Europa diventava il luogo carcerario, un bagno penale, in cui rinchiudere forzati, discoli, prigionieri politici e giovani da correggere su invio parentale. Agli inizi degli anni ’50 dell’Ottocento, diventarono protagonisti tra quelle mura i Cacciatori Franchi, corpo disciplinare, ed i prigionieri delle varie guerre risorgimentali (papalini, borbonici, austriaci e garibaldini).

“Le catene dei Savoia” si pone lo scopo di aprire una seconda finestra su quella variegata società sette -  ottocentesca, e sull’apparato di controllo costruito nei decenni in cui si affacciava l’industria nel regno Sardo. Anni di disagio per tutti i non abbienti (come ben narrato ne I Miserabili di Hugo) che si riversavano, dalle campagne del circondario, in Torino facendone dei suoi portici i loro giacigli. Immigrati che giungevano in città da territori che oggi definiremo della provincia, uomini e donne che ci riportano alla nostra quotidianità fatta di lavavetri ai semafori e poveri dal colore della pelle diverso.

“Le catene dei Savoia” permette di confrontare nomi, vicende, luoghi e date. Scrutare tra direttori carcerari e comandanti di fortezze aventi a cuore le sorti dei loro detenuti, seppur nei panni di rigidi carcerieri (personaggi quali Caorsi, Suor Eufrosina, ) e le scelte della classe dirigente monarchica pedemontana, sempre a metà strada tra il futuro ed il passato più remoto.

La lunga ricerca d’archivio da cui è nato il libro consegna una possibilità per ricostruire alcune pagine di Storia prendendo le distanze da facili strumentalizzazioni, quali le recenti scaturite da non celate voglie secessionistiche al Nord come al Sud che puntano il dito su immaginari e mai provati genocidi avvenuti a Fenestrelle, ed avvicinandosi alla comprensione dei motivi per cui gli atteggiamenti delle Istituzioni verso quel mondo degli esclusi sembrano mai cambiare davvero nel corso dei secoli.

 

12 Settembre 2012 Scritto da juribossuto.it | Diritti | , , , , , | 5 commenti

ASILI NIDO: UN BANDO CHE SVELA IL VERO VOLTO DELLA PRIVATIZZAZIONE ED IL SILENZIO DEI PRESIDENTI DI CIRCOSCRIZIONE.

La lettura del bando, pubblicato in questi giorni, riguardante l’affidamento a privati di nove nidi ex pubblici, conferma tutti i dubbi più volte manifestati in questi mesi sulla privatizzazione stessa.

L’atto di affidamento non pone garanzia alcuna sui lavoratori, precari o dipendenti del comune essi siano,  e sembra voler consegnare il sistema solo a quelle centrali cooperative dalle caratteristiche che potremmo definire tipiche della grande impresa.

Inoltre l’affidamento ai privati sembra durare ben più di un anno, giungendo sino a quattro, contraddicendo anche in questo caso le promesse della giunta fatte nelle settimane precedenti alla redazione del bando medesimo.

Il criterio del prezzo più basso nell’assegnazione della gestione dei nidi, prioritario a qualsiasi altro parametro, conferma come sia stato inteso quale elemento secondario il riavvio al lavoro dei precari. Aver richiesto nel bando un’esperienza nel settore infanzia all’aggiudicatario, esclude altresì ogni tentativo di autorganizzazione delle medesime al fine di un affidamento al comitato fondazione “Zero Sei” di almeno un lotto del succulento appalto concesso al mondo imprenditoriale.

L’impressione è quella che verranno assunte solo le precarie dei nidi privatizzati, mentre il bando consentirà alla cooperativa vincente di disporre di proprio personale che abbia maturato esperienza soprattutto nei nidi privati, permettendo alla medesima di avviare nei nidi altre attività, sempre di carattere privato, legate al tema ludico e dell’educazione (naturalmente a pagamento degli utenti).

Le garanzie in mano a lavoratori e genitori sono davvero blande e quel che sconcerta ancor più è il fatto che una scelta di questo genere, ossia di grande impatto sul territorio e nel servizio alle famiglie, sia stata varata senza la formalizzazione di alcun parere da parte delle circoscrizioni. I quartieri infatti hanno taciuto totalmente su uno stravolgimento del sistema nidi che li riguarda tutti.

Nessun Presidente di circoscrizione, che ricordo essere anche il Presedente delle Commissioni Uniche Nidi nei quartieri, ha fatto sentire la sua voce. Solo la lista civica La Piazza insieme ad una manciata di consiglieri circoscrizionali della FdS e del M5S hanno osato manifestare le molte perplessità che la delibera comportava.

Un silenzio in realtà molto rumoroso, poiché butta con fragore una lapide sulla partecipazione democratica dei cittadini alla gestione della res pubblica ed, inoltre, certifica l’inutilità di circoscrizioni sempre più erogatrici di contributi ad personam e sempre meno luoghi di confronto nelle scelte cittadine.

Forse era meglio non licenziare le precarie dei nidi e, a maggior ragione dopo questa dimostrazione di inutilità,  risparmiare togliendo ai quartieri  i capitoli di spesa: si sarebbe così ottenuto un mantenimento del servizio pubblico negli asili e, al contempo, la trasformazione delle circoscrizioni in ritrovati luoghi del decentramento e della  partecipazione.

 

18 Giugno 2012 Scritto da juribossuto.it | Diritti | , , , | 1 commento

Due lettere a Specchio dei Tempi mai così “Specchio” di questi tempi medioevali fatti di clientele e privato.

La Stampa in edicola ieri riportava due interessanti lettere contenute nella rubrica “Specchio dei Tempi”.

La prima narrava la cinica, insopportabile, insistenza di una compagnia telefonica che è riuscita prima ad imporre il cambiamento del gestore ad una signora afflitta da Alzheimer, quindi non titolata a farlo, e poi ad impedirle di recedere dal nuovo patto poiché necessaria la dichiarata volontà della medesima. 

La seconda lettera invece conteneva una lamentela di una cittadina nei confronti dell’agenzia trasporti torinese, di cui un addetto ha verbalizzato una sanzione non dovuta, ma a nulla è valsa l’opposizione alla multa se non nel comportare il pagamento, alla fine del faticoso percorso burocratico di difesa, del doppio della contravvenzione stessa. 

Le due lettere hanno destato la mia attenzione poiché credo che bene ritraggano le conseguenze derivanti dalla privatizzazione dei servizi alla collettività: l’abbandono delle persone a se stesse ed il loro continuo soccombere innanzi al privato.

Con l’uscita della gestione pubblica dal cosiddetto mercato, il cittadino non è stato più considerato tale dagli erogatori delle prestazioni, ma semplicemente un papabile cliente a cui prendere il più possibile. La corsa ad accaparrarsi un nuovo utente, sia nella telefonia che nel settore energie, non conosce limiti di decenza giungendo a proporre, attraverso canali strettamente impersonali, presunti vantaggiosi contratti a cui accedere con un semplice “si” dichiarato alla cornetta telefonica. Un sistema che facilita truffe e ricerche persecutorie nei riguardi dei cittadini soprattutto anziani. Idem per i trasporti che hanno il compito di fare cassa senza assolutamente affidarsi alla comprensione oppure alla pietà umana: chi non paga viene punito pesantemente, ogni appello viene reso difficile nella sua trafila burocratica, cosicché anche chi può dimostrare le sue legittime ragioni, come nel caso descritto nella rubrica “Specchio dei Tempi”, si vede costretto a soccombere. 

Eppure mai come oggi continuano a dirci che la privatizzazione è giusta nonché bella, anche se sfido tutti a farmi un solo esempio di privatizzazione utile agli utenti ed all’economia pubblica.  

Gran parte della politica sembra non voler vedere cosa sta accadendo intorno a se stessa. Diritti assoluti, personali e decenza sembrano affondare ogni giorno di più sotto il tallone dell’interesse di mercato. Chi viene eletto nelle pubbliche istituzioni si adatta molto bene al contesto sprezzante, verso ogni buona fede, che è venuto a crearsi nelle pieghe della società connessa agli affari facili. 

Lo testimonia il fare politica unito a doppio filo con il sistema clientelare. In questi giorni un esponente del mondo politico cittadino sembra abbia consegnato, ad alcuni suoi elettori, una decina di posti di lavoro legati ad un nuovo centro commerciale collocato a Torino Nord, nei pressi dell’ex stadio delle Alpi, mentre un altro (dello schieramento opposto) si dice sia riuscito ad inserire ancora una volta associazioni e consorzi, a lui vicini, in assegnazioni di immobili appena ristrutturati a spese del capoluogo piemontese. 

Stare sul territorio non credo voglia dire fare regalie ai propri amici, ma comprendere le difficoltà in cui si vive quotidianamente e combattere per l’affermazione dei diritti violati. Purtroppo vige il contrario a favore di valvassori e valvassini feudali, introducendo nuovamente un sistema dove progetti pubblici ed assunzioni avvengono quasi solo più per raccomandazione e voto di scambio: ombre di un terribile medio evo su cui nessuno accende lumi, neppure chi dovrebbe ordinare indagini ed invece guarda solo a chi manifesta dissenso in valle Susa.  

29 Novembre 2011 Scritto da juribossuto.it | Diritti | , , | 2 commenti

Agonia Italia: siti inutili di interesse nazionale e lavoro negato.

COMUNICATO STAMPA

Agonia Italia: siti inutili di interesse nazionale e lavoro negato

    Evidentemente il crollo di un sistema Paese viene annunciato da alcuni sintomi quali l’incoerenza, l’informazione deformata, la scomparsa di ogni etica nei più della classe politica, l’impossibilità di una visione sociale a lungo periodo ed il nepotismo clientelare, che pervade ogni piega del pubblico e del privato.

    Segnali di una patologia annunciatasi quale inevitabile in Italia, a prescindere da Centro Destra e Centro Sinistra al governo, e che hanno ancora una volta denuncia nel lavoro e nella TAV  il segnale del degrado imminente. La Lear “dismette” letteralmente i suoi lavoratori, che si aggiungono ai tanti impegnati a presidiano cancelli chiusi, mentre Pininfarina,Ilmas e decine di altre aziende proseguono nell’opera di abbandono del territorio e della produzione. Un collasso di diritti in capo al lavoro ed alla fattura materiale sembrano dare vita al sogno “dell’Italia da bere”.

    L’asso della manica, la Panacea di ogni cosa, rimane il TAV: la promessa di sviluppo e lavoro da qui a 20 anni. Una follia che sembra partorita da un autore di fumetti anziché dal potere politico economico di casa. Gli industriali a novembre metteranno sulle televisioni nazionali il loro spot, modello famiglia del Mulino Bianco, che narrerà una linea ad alta velocità serena e da favola. Intanto il sito del cantiere ferroviario viene dichiarato “di interesse nazionale” e chi lo varca non autorizzato rischia da una fucilata a qualche anno di galera: una serie di contraddizioni sintomo di quanto annunciato.

    I lavoratori  nel silenzio di ministri (ed assessori vari) attenderanno il miracolo Tav e certa informazione certificherà, trasformandolo in verità, lo spot del TAV tracciato Bianco. Altro sintomo: i telegiornali, compreso il regionale RAI, quando scoppiano gli contri trasmettono a iosa le bandiere della Federazione della Sinistra, ma quando va tutto bene come domenica scorsa se ne guardano bene dal farlo. Un’agonia lunga quella politica italiana, una malattia che uccide la libertà di popolazioni intere nel nome di pochi pasciuti Baroni di potere.

26 Ottobre 2011 Scritto da juribossuto.it | Diritti | , | Nessun commento

Bigliettaio sui mezzi GTT: da proposta antieconomica, a servizio appaltato a terzi.

    Ieri sera, prima di saperlo dai giornali di stamane, ho avuto modo di incontrare i nuovi bigliettai sulla linea 4. Innanzi a loro mi è giunto lo stupore, poiché mi trovavo davanti alla realizzazione pratica di quanto da me ipotizzato qualche tempo fa. All’epoca, saputo di un’ennesima aggressione subita dall’autista di bus,  proposi di dotare di bigliettai i mezzi pubblici torinesi, al fine di garantire la sicurezza dei conducenti e fornire, agli utenti, la possibilità di acquistare il documento di viaggio a bordo del mezzo stesso.

 

   La risposta che ottenni, proprio da GTT e comune di Torino, all’indomani della  mia proposta in merito alla reintroduzione dei bigliettai, fu negativa e venne motivata adducendo l’antieconomicità dell’iniziativa. In campagna elettorale, comunale, non ci arrendemmo e rilanciammo l’idea anche al fine di garantire nuovi posti di lavoro presso l’azienda dei trasporti torinesi.

 

   Oggi tutto sembra cambiato. Quella che ieri era una proposta maturata nella testa di un comunista sognatore, diventa realtà, ma solo in parte. Poiché l’occasione non fornisce opportunità di nuovo impiego in GTT, ma diventa momento di gestione affidato a cooperative e società esterne.

    Lo stupore riguarda quindi il curioso ripensamento della direzione GTT,  il cui amministratore delegato è nel frattempo cambiato, la quale dopo averlo definito antieconomico si ritrova, al contrario, ad apprezzare il progetto dei bigliettai a bordo. Lo stupore ritorna nella scelta GTT di affidare il servizio all’esterno, anziché valutare se tra i suoi dipendenti ve ne fossero disposti a dedicarsi a tale attività, oppure puntando sull’assunzione di nuovo personale.

 

    Chissà a quali altre sorprese dovremo prepararci nel prossimo futuro, magari tra questa l’affidamento a cooperative anche del sistema educativo cittadino, nel nome del risparmio presunto e della sicura precarietà con salario da sopravvivenza.

       

12 Ottobre 2011 Scritto da juribossuto.it | Diritti | , , | Nessun commento

Una città sacrificata alle voglie della Giunta, e del salotto buono: calano le ombre della sera su precari e cittadini “comuni”.

   Dal sito del Sindaco, http://www.pierofassinosindaco.it/doc/1539/prima-giunta-delibera-per-risparmiare-700-mila-euro-lanno.htm, leggiamo:  

    “Assegnati i compiti Fassino ha voluto lanciare un segnale, ai suoi assessori e ai torinesi. Come primo atto dell’amministrazione ha fatto approvare una delibera predisposta dall’assessore al Bilancio Gianguido Passoni che taglia del 40 per cento i fondi a disposizione degli assessori per reclutare gli staffisti: 90 mila euro l’anno ciascuno contro i 120 della scorsa giunta. Morale: «Spenderemo un milione l’anno anziché 1,7», fa i conti Passoni. E Fassino chiosa: «È un segnale di sobrietà e rigore». (omissis)
Ancora da fissare - ma sarà comunque questione di ore - il faccia a faccia con l’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne. Ieri, intanto, ha confermato quel che già era trapelato nei giorni scorsi: il City manager Cesare Vaciago resterà in carica fino al termine del 2012, quando maturerà i requisiti per la pensione
”.  

   Credo che queste poche righe bene indichino il mondo parallelo in cui la politica di governo, insieme ad alcuni salotti che contano, vive quotidianamente.   Come avrebbe detto Nick Carter qualche anno fa: “Mentre le prime ombre della sera calano su Torino, una losca figura si aggira nella città”.

   Le ombre della sera noi le raffiguriamo con il disagio che, di giorno in giorno, sale tra i giovani e le famiglie torinesi. Un dato conferma quanto raffigurato nell’immagine cupa, del tramonto Torinese, ossia la percentuale di disoccupati giovani che ha raggiunto in questo anno il 20%, un punto in più della percentuale greca, lo stato a rischio fallimento, dove la mancanza di lavoro interessa “solo” il 19% dei suoi cittadini.   

   A questo possiamo aggiungere il destino incerto, appeso ad un filo, dei tanti precari che impegnano la loro opera nel pubblico come nel privato: persone a tutti gli effetti che vanno a riempire, virtualmente, la casella degli “occupati”, seppur per un giorno o per un mese. L’esempio più eclatante giunge ancora dal Comune, dove i giovani precari reggono le sorti dei nidi e delle scuole materne, in una continua condizione di ostaggi in mano alla macchina comunale, la quale punta alla loro tempia una vera pistola: arma caricata con la ricerca di mobilità interna di personale da altre mansioni, al fine di fare a mano dei precari stessi e della loro professionalità, e dalla scelta della Città di far scadere il contratto ai medesimi prima di Natale cosicché non pagare le ferie (Buon Natale direi).   

   Non solo, potremmo sommare la vicenda dei lavoratori CSEA. L’ente formativo, che vive sui trasferimenti del pubblico a questo consorziato e che qualcuno vuole uccidere per fare posto ai privati, non ha i soldi per pagare circa 200 dipendenti i quali da mesi vedono il loro stipendio modello “macchia di leopardo”. I tagli tolgono a 200 famiglie la speranza di un futuro certo, e la dirigenza, di nomina anche comunale, sembra non essere in grado di voler trovare una soluzione al disastro annunciato.   

    Vorremmo infine, a titolo di esempio, ricordare anche sciagurati aumenti di tariffe decisi dalla giunta, tra questi l’uso della parte museale comunale delle Nuove. L’associazione composta da volontari che gestisce l’ex carcere, deve pagare cinque volte tanto per accedere nei locali in proprietà della Città (da 100 Euro al mese a 500) per accompagnare i visitatori nella struttura.   

   Ed ecco che nelle ombre torinesi c’è chi vanta i 90 mila Euro annuali agli staffisti di assessorato (7.500 Euro al mese per assessore), ed il mantenimento del posto conservato dal City Manager (stipendio da super manager) al fine di accompagnarlo alla pensione (poverino).   

   Mentre calano le prime ombre della sera su Torino, alcuni marziani con i nasi a trombetta, purtroppo chiamati dal voto dai torinese stessi, invadono la città per farne ciò che vogliono: portano nomi strani quali giunta Fassino e salotto Chiuso, ed hanno un solo punto debole, seppur difficile da raggiungere, che si chiama PIAZZA. 

28 Settembre 2011 Scritto da juribossuto.it | Diritti | , , | Nessun commento

La voglia di privato non si ferma davanti ai Referendum

 Il risultato del referendum del 12 e 13 giugno non ammette repliche nella sua chiarezza. I quesiti su cui si sono espressi i cittadini consegnano, alla politica, risposte che si sottraggono ad ogni tentativo di manipolazione: l’interpretazione non può che essere autentica togliendo fiato a chi, subdolamente, tenta strade creative a proprio comodo e somiglianza.

L’abrogazione referendaria delle norme inerenti il nucleare e la questione acqua è il frutto, l’unico possibile, di una volontà popolare espressa nella sola  modalità accettata dalla nostra Costituzione. Il SI è stato inciso a chiare lettere, quasi a fuoco, sulla data di decesso riguardante due privatizzazioni autoritariamente avviate dal governo: la distribuzione dell’acqua e la produzione energetica.

Il piano di privatizzazione dei servizi, trasversale politicamente ai due schieramenti, ha subito un duro colpo dal responso delle urne. Il business che si stava profilando all’orizzonte, dedicato ai gestori del bene essenziale acqua e del nucleare, è da considerarsi quindi annullato e non, come qualcuno inizia a sperare, solo rinviato. Da questo punto di vista preoccupano assai le prime dichiarazioni rilasciate dal dirigente PD Rosy Bindi, la quale parla di un voto che grazia le privatizzazioni ed affonda, al contempo, solo delle brutte leggi malfatte.

Un’affermazione preoccupante poiché apre ad una caparbia difesa di quanto affossato dagli elettori, uno sfregio a quel voto espresso nella cabina referendaria. Occorre quindi vigilare, non abbassare la guardia poiché la voglia di affari non appartiene solo ad una matrice politica berlusconiana, ma purtroppo anche alla casa cosiddetta democratica.

Del resto la decisione repentina di confermare la costruzione dei parcheggi sotterranei nei pressi della Gran Madre in Torino, tramite concessione ai privati, conferma la tendenza poco pubblica, nonché svilente verso chi ha firmato contro, dell’amministrazione di Fassino: tipica creatura politica del PD. Un segnale di come si possa fare a pezzi la volontà dei cittadini per obbedire al profitto di mercato.

 

  

15 Giugno 2011 Scritto da juribossuto.it | Diritti | , , | Nessun commento

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