CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

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La voglia di privato non si ferma davanti ai Referendum

Scritto da juribossuto.it il 15 giugno 2011

 Il risultato del referendum del 12 e 13 giugno non ammette repliche nella sua chiarezza. I quesiti su cui si sono espressi i cittadini consegnano, alla politica, risposte che si sottraggono ad ogni tentativo di manipolazione: l’interpretazione non può che essere autentica togliendo fiato a chi, subdolamente, tenta strade creative a proprio comodo e somiglianza.

L’abrogazione referendaria delle norme inerenti il nucleare e la questione acqua è il frutto, l’unico possibile, di una volontà popolare espressa nella sola  modalità accettata dalla nostra Costituzione. Il SI è stato inciso a chiare lettere, quasi a fuoco, sulla data di decesso riguardante due privatizzazioni autoritariamente avviate dal governo: la distribuzione dell’acqua e la produzione energetica.

Il piano di privatizzazione dei servizi, trasversale politicamente ai due schieramenti, ha subito un duro colpo dal responso delle urne. Il business che si stava profilando all’orizzonte, dedicato ai gestori del bene essenziale acqua e del nucleare, è da considerarsi quindi annullato e non, come qualcuno inizia a sperare, solo rinviato. Da questo punto di vista preoccupano assai le prime dichiarazioni rilasciate dal dirigente PD Rosy Bindi, la quale parla di un voto che grazia le privatizzazioni ed affonda, al contempo, solo delle brutte leggi malfatte.

Un’affermazione preoccupante poiché apre ad una caparbia difesa di quanto affossato dagli elettori, uno sfregio a quel voto espresso nella cabina referendaria. Occorre quindi vigilare, non abbassare la guardia poiché la voglia di affari non appartiene solo ad una matrice politica berlusconiana, ma purtroppo anche alla casa cosiddetta democratica.

Del resto la decisione repentina di confermare la costruzione dei parcheggi sotterranei nei pressi della Gran Madre in Torino, tramite concessione ai privati, conferma la tendenza poco pubblica, nonché svilente verso chi ha firmato contro, dell’amministrazione di Fassino: tipica creatura politica del PD. Un segnale di come si possa fare a pezzi la volontà dei cittadini per obbedire al profitto di mercato.

 

  

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Carcere: una questione insoluta da sempre!

Scritto da juribossuto.it il 4 marzo 2011

Periodicamente la carta stampata, e conseguentemente l’opinione pubblica, si occupa del tema carcerario dimostrando, ogni volta, stupore e meraviglia per come si caratterizza quel lontano mondo.

A lunghi periodi in cui il silenzio sull’argomento regna sovrano, interrompendolo solo grazie a eccellenti arresti che spingono ignoti politici a recarsi in cella sotto lo sguardo dei media, si alternano brevi periodi in cui la popolazione sembra prendere coscienza di quegli edifici racchiudenti i “devianti”.

Una coscienza non sempre mossa da motivi di carattere umanitario, ma al contrario spesso partorita da allarmi sociali dedicati alla sicurezza, oppure al fenomeno dell’immigrazione clandestina. Il ritmo tramite il quale ci si occupa del pianeta carcere, sembra dettato dalla grandi campagne di sensibilizzazione alla difesa sociale: ossia la ricerca del nemico che si annida nella società, e da allontanare con rapidità, collega il suo agire alla conseguenza diretta che essa produce tramite la consegna, di questi, al penitenziario di riferimento.

Ogni periodo storico pare recare in sé i propri nemici, le prassi avverse, gli atteggiamenti da normare in difesa di nuovi interessi, la soluzione di isolamento per chi viola la vita comunitaria: sembrano mutare solo le categorie vittime della repressione, ma i meccanismi all’origine del tutto rimangono immutabili e radicati nella società.

Nei secoli scorsi Torino era flagellata da vagabondi che dormivano sotto i portici, e l’immigrazione dalle campagne portava nel capoluogo subalpino disagio e miseria. Lo sviluppo industriale necessitava di mano d’opera e minor uso della forca, mentre il furto diventava il reato che maggiormente intaccava gli interessi della nuova borghesia imprenditoriale. Lo stato doveva allora garantire, i suoi migliori cittadini, dalle azioni dannose provocate da quei soggetti che turbavano economia e tranquillità: vennero così moltiplicate le misure in via economica contro “i giovani oziosi” ed i penitenziari si attrezzarono ad imprigionare immigrati e ladri, sottraendo quelle braccia potenzialmente operose al boia.

Foucaul, nella sua opera “Sorvegliare e punire”, scrive che le riforme penitenziarie non maturano alcun frutto, rimandando sempre ai soliti sette punti di intervento ripetuti all’infinito, ossia: la detenzione quale occasione di trasformazione del detenuto, la pene modulate in base all’individuo reo, la classificazione dei detenuti, lavoro quale strumento essenziale alla socializzazione ed alla trasformazione del condannato, educazione del carcerato quale azione prioritaria del sistema pubblico, uso di personale specializzato in settori della struttura penitenziaria ed, infine, misure di assistenza per riadattare il detenuto stesso.

Il legislatore, quando redige proposte di legge sul carcere, sarebbe come una mosca impazzita imprigionata in un bicchiere di vetro, incapace di uscirne seguendo pensieri logici e razionali cosicché non entrarvi più una seconda volta.Garland individua il motivo determinante l’inefficacia delle riforme carcerarie, succedutesi nel tempo, nella dialettica libertà / controllo”. Tale dialettica, secondo il giurista, ha letteralmente caratterizzato gli anni che viviamo, condizionandone le scelte legislative. La liberazione sociale degli anni ’60 e la libertà di mercato diffusa negli anni ’80, hanno fatto crescere controllo sociale e repressione penale. Il mercato impone il controllo serrato sugli esclusi, che neppure sono attraenti in veste di consumatori, stabilendo il principio per cui “la criminalità è una decisione, non una malattia”.

Il quadro che emerge è quello di un immobilismo che perdura da decenni: la carenza di fondi, l’assenza di approfondimenti in merito, la difesa dello status quo sembrano impedire ogni ragionamento oggettivo sul sistema penale.Un esempio ulteriore viene fornito dal dibattito sull’ergastolo. La pena detentiva perpetua, che al 31 dicembre 2004 coinvolgeva 1.161 cittadini, si avvale di un nuovo modello ad uso burocratico che sostituisce la vecchia dicitura “fine pena: mai”. Oggi, gli ergastolani, vengono indicati quali persone libere nel 99/99/9999: una soluzione informatica che sembra farsi beffa di quei detenuti che vivono, in cella, le loro giornate senza porsi speranze o mete di recupero sociale.  Agli scritti del recluso Mele, impegnato nella denuncia dell’istituto ergastolo, si alternano quelli di Mario Gozzini il quale, nel 1988, affermava che l’ergastolo “di fatto non c’è più”. Nel 1981 il referendum popolare ha bocciato la sua abrogazione, mentre la Corte Costituzionale ha ritenuto legittimo il suddetto istituto penale poiché non in contrasto con l’articolo 27 della Carta costituzionale.

Il recupero sociale del detenuto, previsto dalla norma costituzionale, è garantito dalla possibilità di accedere alla libertà condizionata dopo 28 anni di reclusione, oppure alla semi libertà in seguito all’aver scontato 20 di prigionia. Secondo Gozzini le citate garanzie nella pratica forniscono un incentivo di libertà al condannato alla reclusione perenne, eliminando di fatto l’ergastolo: la difesa sociale dalle offese criminali sarebbe garantita in base al dominio delle norme scritte. Altri obietterebbero che il carcere quale luogo di segregazione in cui controllare i devianti, i diversi in quanto nemici della società onesta o presunta tale, è regolato da norme non sempre scritte, e la libertà condizionata non sempre viene emessa su basi certe.

Scorrendo i titoli dei giornali di questi ultimi anni emerge quanto affermato all’inizio. Il quotidiano “La Repubblica, del 22 settembre 2010, in un articolo denunciava 32.000 nuovi ingressi all’anno negli istituti penitenziari e le condizioni difficilissime vissute da chi vi entrava per la prima volta. Il giornalista scriveva, in chiusura al suo pezzo: “sicurezza e giustizia rendono le carceri simili ad una tonnara nel giorno di mattanza”. Seguivano i dati dei suicidi, 54 nel 2010 a settembre, e la superficie destinata ad ogni detenuto in cella: 2,66 metri quadri, al di sotto dei 3 definiti limite di guardia per non definire la reclusione quale tortura.

Quadro disperato di una situazione richiamata già il 15 novembre 1990, quando la rivista “ASPE” intitolava una sua inchiesta “Carcere indietro tutta”: al fine di evidenziare la distruzione attuata sulla legge Gozzini dai vari testi normativi su criminalità organizzata, immigrazione e tossicodipendenza.

Il quotidiano “Il Manifesto”, l’11 luglio 2004, prendeva atto della crisi del sistema detentivo e informava sulle nuove misure dirette solo alla costruzione di nuovi edifici carcerari. La mancanza di fondi, secondo il giornale, faceva prendere in considerazione l’idea di istituti privati oppure strutture in leasing fornendo ai costruttori la gestione stessa.

Notizie ed affermazioni che indicano la paralisi che insegue il sistema penitenziario da secoli, e da cui sembra impossibile trovare una via di uscita: poiché schiacciati tra luoghi comuni e qualunquismo.

Il direttore della casa circondariale Lo Russo Cotugno, già “carcere delle Vallette”, Buffa cita in un suo lavoro letterario Goffman, sottolineando in tal modo le difficoltà che prova chi, vivendo nel mondo libero, tenta di comprendere le dinamiche interne di un’istituzione coatta. Goffman si era detto convinto che un buon modo per apprendere qualcosa fosse quello di partecipare alla vita “internata” pur sapendo che “ogni carcere è una repubblica autonoma”. Le differenze che infatti caratterizzano le strutture detentive sono tra le medesime, a livello di organizzazione e regole, enormi e variegate: spesso la qualità della vita, di chi risiede in prigione, è determinata dalla professionalità in capo al direttore ed alla sua sensibilità.  Direttori, magistrati di sorveglianza, ministri del governo sono figure determinanti nell’esecuzione penale, a tal punto che a condanna simile non sempre segue identità di percorso punitivo.

Due reclusi potrebbero paradossalmente essere soggetti ad identica condanna, derivante da identica fattispecie di reato, ma percorrere strade molto diverse sino ad una parziale riduzione della stessa in capo ad uno dei due, e la piena esecuzione in capo all’altro.

La Rivoluzione francese ha avuto la capacità di modificare il rapporto corpo del condannato- Stato, creando una prassi che si è evoluta lentamente tra regole di mercato e voglia di sicurezza. Oggi, come ieri, contraddizioni e confusione sembrano essere i soli elementi su cui si incentra il dibattito sulla sempre annunciata riforma carceraria.

La Costituzione repubblicana in questo caso, come in tanti altri, rappresenta la punta più avanzata di una legislazione normativa mai portata a pieno compimento. Una Carta fondamentale a cui segue il nulla di un dibattito che non pone all’ordine del giorno il superamento del carcere, ma che si incentra solo sul “punire”  riabilitando desideri di vendetta che, sinceramente, speravamo relegati ad un profondo passato storico.   

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Appello per una nuova Torino!

Scritto da juribossuto.it il 1 giugno 2010

TRa poco più di un anno si voterà per l’elezione del sindaco di Torino. Da giorni, da settimane, sui  quotidiani cittadini assistiamo al solito balletto uso media, in cui danzano nomi e piroettano indicazioni per  chi dovrà occupare la poltrona del primo cittadino.

NOn si contano suggerimenti reciproci, indicazioni, prospettive, richiami: il tutto all’interno della solita cerchia, quasi familiare, in cui volti noti e sorridenti si scambiano vicendevoli inviti a  fare passi avanti oppure a proporre candidature idonee al governo della Città.

SEMbra quasi un clima da tramonto della monarchia, oppure semplicemente il quadro di oligarchie che non vogliono mollare il potere, preparando a tavolino successioni al trono rassicuranti per i soliti illustri personaggi.

DOPo la pesante sconfitta elettorale delle regionali, sconfitta in cui arroganza e presunzione hanno avuto il loro devastante ruolo, credo sia giunto l’ultimo momento utile, forse già fuori tempo massimo, per voltare pagina. I cinque anni di presidenza al centro sinistra del Piemonte hanno lasciato, in eredità, delusioni derivanti dall’operato di una giunta in gran parte debole  e priva di caratterizzazione politica davvero “di Sinistra”.

CHi sperava in un dopo Ghigo di rottura è rimasto a bocca aperta osservando come poco cambiasse, guardando al passato,  nei giorni della giunta Bresso e la disillusione del cittadino cresceva innanzi ad un immobilismo politico raccapricciante.

SONo passati gli anni in cui chi si rivolgeva a noi, della Sinistra doc, lo faceva sapendo che eravamo diversi poiché ci differenziavamo, decisamente, dal decadentismo in cui scivolava di giorno in giorno la politica tutta.

ARRivismi, pressappochismi, ottusità, interessi privati, clientelismi, cecità politica e progettuale hanno intaccato gravemente anche i nostri spazi gettando molti compagni nell’astensionismo o nel voto di protesta.Torino in questi anni è diventata meno operaia e più da bere, lo testimoniano i tanti fantasmi legati ad opere olimpiche già abbandonate a se stesse, così come lo dimostra l’essere sempre più lontana l’amministrazione pubblica dai problemi del territorio, delle periferie dei cittadini.

LA svendita del patrimonio comunale immobiliare, il voler far cassa usando spazi pubblici ed aree verdi,i favori ai soliti salotti buoni , sono elementi che narrano di una sinistra davvero lontana da piazze e mercati; una sinistra o presunta tale più capace a sedere nei salotti che sulle pubbliche panchine.

ANChe dal punto di vista della tenuta democratica, Torino sta cedendo pericolosamente alle tentazioni di una involuzione modello “ordine e disciplina” che ha come nemici ed obiettivi unici i disagiati ed i giovani “ribelli” della città antagonista:  un’azione politica che sembra nascondersi dietro il facile  dito della demagogia (di destra) per distrarre su ciò che davvero sono i problemi che attanagliano il tessuto urbano. Lavoro, casa, diritti, giovani, lotta al degrado, integrazione: i temi su cui tornare a lavorare con serietà e da Sinistra.Questo è un appello, uno dei tanti (vero), rivolto a tutti i sinceri democratici, a tutti coloro che appartengono alla cultura della Sinistra che ha le sue radici nelle speranze sociali e comuniste degli anni in cui questi termini avevano un senso concreto e reale. Un appello a uscire dal buio, a liberarsi dalle catene imposte da chi ama le stanze nascoste del potere, per decidere e costruire.

PROviamo a costruire dai quartieri, dalle piazze una alternativa a ciò che i soliti noti vogliono propinarci. Proviamo a reagire a scrivere tutti insieme un programma e scegliere i candidati alle presidenze di quartiere ed a Sindaco che eliminino dall’orizzonte clientelismi e favori, arrivisti e faccendieri. Non lasciamo tutto in mano alla farsa di grillini e di pietristi: noi siamo la Sinistra, riprendiamoci i nostri spazi, le nostre verdi infinite praterie.

DIAmo vita immediatamente a luoghi di partecipazione e confronto in cui costruire, insieme, il futuro di questa nostra Città, sottraendola a salotti buoni e poteri forti.

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CIE di corso Brunelleschi: paradossi di uno Stato che dice di essere democratico.

Scritto da juribossuto.it il 1 marzo 2010

Se la struttura è notevolmente migliorata rispetto alle precedenti visite,  in quanto le persone rinchiuse non vivono più in container ma in “case” di muratura, permangono tutti i problemi politici legati alla legislazione di emergenza voluta dal governo delle destre, al reato di clandestinità e alla grave carenze di servizi sociali e di strutture sul territorio atti a sostenere una migrazione di massa che tende a crescere. Sono i motivi per cui crediamo che la struttura dei CIE debba essere superata.

Tra i paradossi osservati, frutto di questa legislazione, la vicenda di un maghrebino 23enne da 21 anni in Italia, diplomato, e prossimo all’espulsione in Marocco per un reato minore, cosa a dir poco assurda e disumana.L’incontro con le migranti e i migranti presenti al CIE ha evidenziato la necessità di mediazione culturale, di maggiore contatto con gli avvocati e con le associazioni dei migranti.

Anche per questo  è un fatto negativo che la nostra e altre proposte di legge regionali sulla migrazione non siano state discusse in questi anni e siano state “rimandate” al prossimo Consiglio Regionale.

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Solidarietà a Laura Orsucci.

Scritto da juribossuto.it il 17 febbraio 2010

Esprimiamo vera preoccupazione per il grave atto intimidatorio che ha colpito la nostra compagna consigliera di Gassino Laura Orsucci.
Oltre alla nostra solidarietà il pensiero va subito alla similitudine tra la tipologia di attentato di cui è stata vittima e ciò che è avvenuto nei presidi valsusini.
L’impressione è che di questi tempi amministratori e cittadini schierati contro le faraoniche grandi opere siano soggetti a attacchi che non esito a definire di intimidazione  di stampo mafioso.
Richiamo la politica alla responsabilità del momento in cui valgano le scelte migliori per la collettività che dovrebbero, ricordo, essere al riparo da pressioni lobbistiche e interessi speculativi.

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Banca Italia svende tra sprechi e incuranza verso il destino delle attività commerciali.

Scritto da juribossuto.it il 3 febbraio 2010

 Gentile ed Illustrissimo Presidente,Gentile Governatore, 

con la presente è mia intenzione segnalare alla Vostra attenzione il mio personale disagio nell’osservare le scelte, gestionali, attuate da Banca Italia Torino. La medesima ha sede in via Arsenale, in un palazzo storico che, in passato, era anche residenza di affittuari, parti contrattuali con Banca d’Italia, privati e commerciali. Lentamente Banca d’Italia non ha rinnovato i contratti di locazione e l’edificio si è lentamente svuotato riducendosi ad ospitare, oltre la Banca, due attività commerciali a cui è già stata comunicata l’intenzione di non rinnovare il patto, giungendo in un caso al proprio e vero sfratto esecutivo. 

La piccola impresa sfrattata è un bar, la cui licenza è stata acquisita da non molto tempo dalla famiglia che lo conduce, la quale è sull’orlo della disperazione in seguito alla cessata attività forzata verso cui va incontro. In tempi di grave crisi economica, come gli attuali, ritengo paradossale che Banca d’Italia crei altri tre disoccupati almeno, così come è assurda la collocazione di un ponteggio a ridosso della facciata aulica del palazzo che da quattro anni ne caratterizza i contorni: ponteggio elevato a causa di un tema architettonico pericolante il cui costo di messa in sicurezza, probabilmente, era minore del noleggio dei tubi in ferro medesimi.

Il tutto sembra sempre più un grande spreco di risorse pubbliche: alloggi ed esercizi vuoti da anni con il mancato introito conseguente, si sommano al costo del ponteggio stesso. Suggerirei, con umiltà, che sarebbe cosa opportuna evitare gli ultimi sfratti almeno sino all’alienazione effettiva dello stabile: un piccolo gesto di umanità ed intelligenza in mezzo a tanti atti incomprensibili e, ritengo, opposti al concetto di chi amministra da “Buon padre di famiglia” i beni pubblici. 

Ringrazio per l’attenzione prestata a questa mia e, con l’occasione, porgo i più cordiali saluti.     

 

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Il Piemonte vara la legge che istituisce il garante per i detenuti.

Scritto da juribossuto.it il 24 novembre 2009

Finalmente approvata la legge regionale che istituisce il Garante delle persone sottoposte a restrizione di libertà personale.E’ grande la felicità per il voto favorevole del Consiglio nei riguardi di una proposta di legge che giaceva da anni negli ordini del giorno. 

La legge approvata racchiude anche il nostro testo depositato come primo atto del gruppo nel lontano 2005. Non ci speravamo più, ma per fortuna l’idea di recupero sociale di chi incontra le case penitenziarie, ha avuto la meglio sull’oscurantismo che caratterizza questi ultimi anni del nostro Paese. Il garante è un mediatore super partes (o difensore civico “specializzato”) che può efficacemente intervenire al fine di migliorare una serie di interventi, posti in essere dagli enti operanti nella realtà degli istituti di pena.

Si tratta di uno strumento in più per garantire i diritti di cittadinanza anche nella realtà difficile e drammatica del carcere e va a favore sia dei detenuti sia della polizia penitenziaria sia di tutte le associazioni di volontariato che operano in carcere.  

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Sconcertante proposta, quasi da sciacallaggio, ai danni del Gabrio.

Scritto da juribossuto.it il 23 novembre 2009

 

E’ sconcertante la proposta avanzata dall’associazione sportiva Cenisia di inglobare, nelle sue pertinenze, i locali oggi gestiti dal Gabrio.
 
Sconcertante poiché priva di un qualsiasi atteggiamento solidale tra realtà che gestiscono spazi pubblici: Cenisia non è padrona di casa, ma guarda a facili ampliamenti sulle disgrazie politiche di altri. Sconcertante poiché bene evidenzia i meccanismi con cui il Comune privatizza da tempo gli spazi pubblici.
 
Le associazioni sportive sorgono in aree comunali date in concessione; in seguito a tale atto le piccole sopravvivono a fatica nella dimenticanza comunale, mentre quelle grandi – che portano voti tramite la vecchia pratica clientelare – fanno proprie le strutture e i campi impiantando bar, attività varie e costosi corsi: il tutto quasi sempre esente tasse.
 
Così spariscono aree verdi ed impianti sportivi di base (quelli veri) in cui si fa lo sport gratis ed ora spariscono così i centro sociali.
 

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Lettera a “La Repubblica”: tra disattenzione e populismo spregiudicato svanisce la libertà di opinione.

Scritto da juribossuto.it il 23 novembre 2009

Avendo letto e condiviso in gran parte il servizio apparso su “la Repubblica”, a firma Massimo Novelli, ritengo opportuno un contributo personale al dibattito.   Ho rispettato un periodo di silenzio prima di esprimermi in merito alla recente polemica che, dopo i fatti avvenuti presso la sede locale della PDL, avvolge ancor più centri sociali e movimenti, studenteschi o no TAV essi siano.

Un silenzio dedicato al far placare animi ed intemperanze, nonché all’osservazione di ciò che accadeva nell’opinione pubblica collettiva mentre si aggiungeva, al quadro già di suo disastroso, il commissariamento politico del PD in Valle Susa. Oggi posso affermare che quel che leggo ed osservo allarma la mia mente e le mie attenzioni politiche, poiché sono certo che quella a cui assistiamo rientra nella pericolosa demonizzazione, trasversale, di ogni movimento o realtà non allineata, una demonizzazione che salva solo le aggregazioni della destra estrema le quali hanno dignità piena ed assoluta, per le nostre democratiche istituzioni, di espressione ed occupazione degli spazi cittadini. 

E’ chiaro il lavoro lento, ma inesorabile, diretto a screditare tutto e tutti coloro che si muovono per denunciare opere assolutamente inutili ed immorali, quali la Tav, o riforme assassine per cultura e sapere oltre che per il lavoro come la presunta riforma scolastica ed universitaria. E’ altresì chiaro l’agire assolutamente trasversale, ribadisco, in moto su tale direzione: agire avente l’obiettivo liberticida di zittire tutto quello che disturba il manovratore.  Con questo non mi sottraggo alla critica verso chi provoca ed, al contempo, verso chi cade nelle provocazioni; ed anche nei confronti chi crea, ad arte, climi da caccia alle streghe, vedi alcuni onorevoli legati all’ex area AN, ed a chi rischia di avallarli con atti a volte un po’ troppo emotivi e frutto spesso di trappoline ben congeniate. 

La Libertà, quella vera, nasce da drammi e sacrifici umani: fatiche immense per conquistarla, ma in Italia rischiamo di perderla, seppur senza averla conosciuta appieno, tra atti di disattenzione generale e populismo spregiudicato.  

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Approvato odg omofobia: primo passo verso la legge regionale contro ogni discriminazione?

Scritto da juribossuto.it il 21 ottobre 2009

“L’ordine del giorno – dice Juri Bossuto –  impegna la Giunta a manifestare pubblicamente la più assoluta indignazione nei riguardi delle aggressioni avvenute ultimamente e, al contempo, la piena solidarietà alle numerose vittime delle aggressioni. Ed ancora ad esercitare tutte le pressioni istituzionali possibili perché il Parlamento riavvii al più presto l’esame della proposta di legge che introduceva un’aggravante ai reati commessi “per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato”.      “Mi auguro – conclude Bossuto - inoltre che l’ordine del giorno apra la strada all’approvazione della legge regionale contro le discriminazioni che è fortemente attesa. In ogni caso il Consiglio regionale dimostra, per fortuna, di andare in controtendenza rispetto ad una cultura sociale e politica che tende a escludere e non riconoscere diritti uguali per tutti”.

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