Chiude d’autorità l’ateneo torinese, per timore dei black: ma feve furb!

17 Maggio 2009

La scelta del rettore di chiudere Palazzo Nuovo per diversi giorni è assolutamente grave, insensata ed inopportuna.
Da una parte si interrompe un servizio pubblico: gli studenti sono costretti a rinviare esami e lezioni programmate da tempo; i docenti, le segreterie e il personale tecnico vedono imporsi una sosta forzata, assolutamente non concordata e in alcuni casi anche non retribuita.
Dall’altra la decisione è insensata e pericolosa perché, con la scusa della prevenzione, si cerca in ogni modo di ostacolare le numerose pacifiche iniziative di protesta, come il Turin Sherwood Camp, che da mesi collettivi di studenti stanno mettendo in piedi per porre all’attenzione pubblica un’altra idea di università rispetto a quella dei rettori.
Inoltre  vi è il rischio che la chiusura possa creare esattamente l’effetto opposto: abbiamo già visto nel recente passato che delimitare zone rosse o aree invalicabili produca risultati piuttosto negativi.

Insomma, i rettori sebrano voler imitare coloro che tengono, purtroppo, in mano i nostri destini: un’imitazione pericolosa nelle premesse e nei metodi. Per farli tornare alla realtà basterebbe gridare, loro, un bel: “MA FEVE FURB!” (fatevi furbi). Uno slogan che potrebbe aver la capacità di riportare i magnifici al loro ruolo di salvaguardia nei confronti di studenti, studio, sapere, università.

Un grido, MA FEVE FURB, di ritorno alla realtà!!


Scontri all’Università di Torino: gli atenei devono essere aree libere da uso armi!

10 Marzo 2009

Nella mattinata del 9 marzo nella sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino, presso Palazzo Nuovo, veniva allestito un banchetto di raccolta firme e propaganda da parte della forza politica FUAN; considerato che:un nutrito gruppo di studenti presidiava l’area intorno al banchetto FUAN, poiché ritenevano quella forza politica vicina ad idelogie di matrice fascista, attivando una democratica contestazione;preso atto che:le forze di polizia sono entrate nell’edificio universitario, dove la tensione in seguito aumentava, mettendo in atto ripetute “cariche” di sgombero, (o alleggerimento), cariche che hanno causato numerosi feriti tra gli universitari contestatori e le forze dell’ordine stesse;considerato ancora che: in seguito alle suddette cariche sono stati prodotti tre fermi di polizia tra i giovani della sinistra, di cui uno tramutato in arresto, evidenziando così un preoccupante clima repressivo nell’università come oramai nella società stessa, come dimostrato le numerose cariche effettuate ai danni dei lavoratori nelle scorse settimane.

                  Il Consiglio regionale,

 ESPRIME: 

·        piena solidarietà a tutti coloro che hanno riportato ferite in seguito agli eventi elencati in narrativa,  lavoratori di polizia e studenti;

 

·        viva preoccupazione per gli eventi accaduti, considerando che l’Università deve essere luogo di libera circolazione di sapere ed idee, ed in cui ogni opinione, non legata all’apologia di fascismo e nazismo, deve poter trovare casa: in un clima dove dovrebbe essere bandito l’ingresso a qualsiasi arma, da qualsiasi persona portata.

 

           


Se si perde la chiave della cassaforte, come si esce dalla stessa?

8 Febbraio 2009

 Quando ci si chiude in cassaforte è importante avere con sé la combinazione per uscirne quando si vuole. Può capitare che si chiuda la porta blindata alle spalle, magari in seguito ad un attacco di panico, e poi si scopra di non avere a portata di mano la chiave per tornare alla libertà: in questo caso o arrivano i fabbri o si rischia la morte per asfissia, per entropia. In Italia noi ci stiamo chiudendo nella camera blindata, a presunta prova di scasso, senza verificare l’esistenza di una via di uscita, una fuga di emergenza. Il pacchetto sicurezza al varo del Parlamento regala l’idea di protezione, ma senza avere negli optional antidoti funzionali nel caso il sistema impazzisca.Certo l’opinione pubblica, stimolata a dovere con maestria da politici molto più bravi di noi a sinistra, può dichiararsi soddisfatta, ma cosa può accadere cittadino per cittadino. Nei secoli scorsi il controllo sociale era affidato a carceri disumane e presenza militarizzata delle forze dell’ordine nelle città. Malgrado ciò la delinquenza non diminuiva, anzi, vivevano solo peggio le persone: i controllati come i controllori. Sono modificando alcune condizioni di equità tra le classi, si è giunti ad una relativa sicurezza generale.Il ritorno al passato non curerà il male, molto meno acuto di come viene raccontato, nelle nostre metropoli, ma aprirà ferite nel corpo delle nostre comunità umane difficilmente curabili e pesanti negli effetti a lungo- medio periodo.Pensateci tutti. Un quadro fatto di immigrati irregolari, comodi all’industria ed ai caporali, che continueranno a fare affari, i quali malati non andranno a farsi curare per paura della denuncia a cui si vincola il medico, andando così a morire nelle cantine, nei sotterranei cittadini e trasmettendo probabilmente ceppi virali a chi incontreranno senza sapere neppure di esserne vittima.Al contempo le ronde, spesso composte da cittadini con voglia di “fare” magari anche per apparire e scaricare le frustrazioni dovute ai capo ufficio, si prenderanno cura delle nostre strade: fermando giovani sospetti per gli abiti o perché gioiosi disturbatori su pubbliche panchine. I guardiani della rivoluzione neo fascista interverranno, ma come? Allontanando, strattonando, facendo scappare uno schiaffo o un pugno? Come interverranno, e quale dei vostri figli sarà la prima vittima della presunta sicurezza?Temo che ne riparleremo presto. Temo però che quando cercheremo la chiave per uscirne, potremo inciampare su stivali neri e fez: il nuovo look a protezione dalle misure per la sicurezza. Così la cassaforte sarà la nostra tomba, anche senza decreti fuorilegge firmati da Berlusconi diretti ad assicurare la Chiesa sul fatto che non trattasi di eutanasia, ma solo strage ai danni della libertà.    


Mutui e precarietà: intervento in aula martedì 18 nov.

27 Novembre 2008

  Abbiamo letto sui giornali di oggi del problema che scuote il mondo delle cooperative, che vedono parecchi posti a rischio, con l’alternativa di ridurre un po’ il lavoro per ognuno di loro e, conseguentemente, anche lo stipendio, che già non è dei più elevati. Credo che il quadro che si delineerà - come risposta utile, giusta e anche come prospettiva - sia un quadro che vada tenuto sotto controllo continuamente, perché i dati che passano sotto i nostri occhi si modificano in una maniera piuttosto rapida e anche sorprendente.Ho scoperto (faccio un po’ di campanilismo) che in un territorio come quello dove abito io, che è Mirafiori nord, la Parrocchia e la Caritas aiutano 1.500 famiglie su 5.500. È un dato che mi ha strabiliato nel momento in cui lo riportavano, ma ha strabiliato anche coloro che hanno tirato giù dei conti, qualche sera fa, per arrivare a quel dato. Anche loro sono rimasti increduli.Queste sono famiglie che spesso non sono aiutate dai servizi sociali, oppure, se sono aiutate, è solamente in maniera non globale, in quanto le famiglie non riescono a soddisfare tutte le esigenze. Sono famiglie che si aggiungono a tante altre che non chiedono nulla, perché sono sicuro che se giriamo un po’ per i nostri territori scopriamo che, a fronte di 1.800 famiglie che chiedono aiuto, lo ripeto ancora una volta, ne abbiamo almeno 300 che non chiedono, che arrancano, che fanno fatica perché non è nella loro cultura chiedere. Magari perché non sanno come chiedere, non sanno dove chiedere. Perché dico che vanno monitorati i dati? Perché alcuni campanelli di allarme, purtroppo, li abbiamo già avuti in passato. La Giunta li ha accolti bene ma non sempre; purtroppo, lo abbiamo fatto anche noi.Li abbiamo avuti quando le statistiche del 2006 ci dicevano che ogni anno, in Piemonte, si prospettavano centomila posti di lavoro nuovi. Noi abbiamo raccolto un dato secondo cui il 10% erano posti di un giorno. Quindi dieci posti di un giorno per dieci contratti, per dieci posti di lavoro. Sono dati reperibili, non me li sto inventando in questo momento. Basta consultare l’Osservatorio del lavoro, basta andare sul sito della Provincia di Torino per scoprire quei dati. Pensate che reddito può comportare il lavorare un giorno ogni tanto per una persona. Non è alto!Un altro dato - lo ripeto per la seconda volta perché l’ho già detto in un altro Consiglio - è quello degli alloggi vuoti solo nel Comune di Torino. Alloggi vuoti consegnati alle banche; alloggi vuoti di famiglie che non sono riuscite ad onorare i mutui che erano (lo ripeto ancora e non mi stancherò mai di ripeterlo) 13 mila nel 2005. Non ho più avuto aggiornamenti, purtroppo, perché nessuno ci ha più fornito aggiornamenti, non da parte della Giunta perché questi sono dati che dovrebbe darci l’ABI, o la Commissione di emergenza abitativa del Comune di Torino, che ogni settimana va ad incrementare i numeri di casi di persone che non riescono più a far fronte agli affitti e ai mutui.Dobbiamo tentare di capire cosa è avvenuto, dobbiamo tentare di capire cosa è stato questo tracollo, che non è solo una bolla finanziaria, ma un sistema culturale che non ha aiutato e che spesso ha permesso di far piovere sul bagnato. Non voglio fare il profeta di sventura, perché sono i dati a dircelo. Siamo di fronte ad un’emergenza che il Pubblico non sempre è attrezzato per affrontare. Il fatto che debba intervenire il Banco alimentare o la Parrocchia di zona per far fronte a queste richieste è un dato a mio giudizio grave. Questo vuol dire che non bastano i soldi che abbiamo dato, e sono tanti, e che l’Assessore bene ha evidenziato, ma vuol dire che c’è una richiesta a cui non si dà risposta non per colpa nostra ma per colpa di una serie di misure complessive che ci sono sfuggite di mano.Forse non abbiamo tenuto conto di tutto. Non abbiamo tenuto conto del fatto che mentre alcune banche lavorano in un certo modo, altre provano ad inventarsi il microcredito, a favore di chi ha idee ma non soldi. I Governi si sono tolti gli strumenti addossando queste responsabilità all’Europa, a misure europee. Temo che la volontà implicita in questa scelta, magari un po’ nascosta, fosse un credo comune, quello del mercato che regolava tutto all’insegna di un liberismo sfrenato che ha sfiorato anche consistenti settori della sinistra. Dicevo prima che si sono tagliati le unghie e le mani, ma occorre dare un minimo di regia pubblica a quello che il mondo economico finanziario e dell’assistenza stanno facendo.Quindi, quando si dice che occorre fare qualcosa, non si fa altro che guardare a Paesi poco distanti e non rivoluzionari come la Spagna, dove si aiutano i disoccupati non sotto forma di assistenzialismo. È logico che se io vado ad offrire il lavoro… In passato era così, in passato il lavoro forzato nei campi di lavoro, quindi nelle colonie carcerarie, era concorrenziale al lavoro libero, ossia, per alcuni lavoratori era più utile lavorare nelle patrie galere che fuori, perché le condizioni delle carceri erano migliori di quelle del libero mercato del lavoro. Pensate, parliamo di 80 anni fa!Occorre in qualche modo rivedere o costruire il welfare della Regione Piemonte. Occorre rivedere tutto e metterci gli occhiali, che sono quelli dell’attualità, non quelli delle ideologie, perché non siamo noi gli ideologi e coloro che fanno sempre riferimento all’ideologia, ma forse altri settori. Infine - il mio intervento non è stato breve come avevo preannunciato - ricordo che gli immigrati sono i primi a cadere, perché, man mano che le industrie chiudono, naturalmente, licenziano gli immigrati, che, grazie alla legge Bossi-Fini, il giorno dopo, prendono armi e bagagli per tornarsene a casa. Pertanto, non è alimentando la guerra tra i deboli che si risolvono questi duri momenti di crisi.   


Cossiga: quale democrazia nel nostro Paese?

1 Novembre 2008

Ritengo gravissime le dichiarazioni rilasciate dall’ex Presidente Cossiga, in merito alla repressione del movimento studentesco che, in questi giorni, riempie atenei, scuole e piazze con spontaneismo e fantasia.Il Senatore a vita ha replicato alla già grave affermazione data alla stampa dal Presidente Berlusconi, il quale annunciava l’invio della polizia nelle sedi universitarie occupate dagli studenti. Alle critiche sorte in seguito a tale affermazione si aggiunge quella “costruttiva “ del Senatore Cossiga, il quale ne contesta la proposta invitando più semplicemente a fare uso di “provocatori pronti a tutto” cosicché le sirene della polizia siano sovrastate da quelle delle ambulanze. Agli occhi di chi ancora si illudeva di vivere in un Paese democratico temo si spalanchi, oggi, uno scenario da shock: uno scenario che ci riporta all’Argentina dei militari o al Cile di Pinochet.La cosa però ancora più grave è l’ammettere, neanche troppo tra le righe, come in passato il senatore, quando era ministro agli Interni, abbia fatto di tale suggerimento una prassi cancellando così di fatto movimenti politici ed una intera generazione di giovani.Quando alcuni gridavano nelle piazze il nome di Cossiga indicandolo tra i responsabili morali della morte di Giorgiana Masi, la replica era sempre contenuta nel tacciare i medesimi quali faziosi; così come era ritenuto quasi eversivo lo scrivere il nome del senatore con la doppia s nazista.Oggi le sue dichiarazioni possono andare in due direzioni: parole di un ex “picconatore” dal fare stravagante; o ammissioni di un ex, anziano, ministro in merito alle proprie colpe in un clima di terrore alimentato ad arte. In ogni modo, non riferendoci neppure all’istigazione di reato contenuta in tali dichiarazioni, sarebbe bello che la Magistratura su queste ammissioni aprisse un doveroso fascicolo di inchiesta almeno per quanto concerne il passato    


CACCIA AI CLANDESTINI SUI MEZZI PUBBLICI A TORINO

7 Ottobre 2008

Il mio intervento in Consiglio Regionale. 

Sull’ordine dei lavori, con particolare riferimento alla richiesta del Consigliere Bossuto in merito all’organizzazione di un incontro della Giunta regionale con il Prefetto di Torino per chiarimenti relativamente ai recenti controlli, effettuati dalle Forze dell’Ordine, sui mezzi pubblici a carico di passeggeri extracomunitari     

Grazie, Presidente. Utilizzerò pochissimi minuti.Abbiamo letto tutti sui giornali di domenica - con un po’ di brivido da parte di alcuni, magari da parte di altri no - dell’abitudine ormai diffusa a Torino di fermare, in nome della sicurezza, i convogli tranviari, far chiudere le porte degli stessi e vedere le forze di Polizia entrare all’interno dei tram e controllare i passeggeri, ma non tutti, soprattutto il controllo diretto ai passeggeri extracomunitari riconoscibili per il colore della pelle o per i lineamenti somatici del viso.Abbiamo letto questi articoli e ci hanno un po’ sconvolto perché abbiamo notato che sono stati presi, dopo queste retate, anche richiedenti asilo.Arrivo al dunque della richiesta che avanziamo noi come Gruppo: noi vorremmo, se fosse possibile, che gli Assessori competenti in materia di immigrazione e di sicurezza (mi riferisco, quindi, all’Assessore Migliasso e all’Assessore Ricca) potessero avere un attimo di interlocuzione col Prefetto per capire se queste retate molto particolari, che ricordano quelle di un Paese occupato, siano in regola con le normative costituzionali ed anche con le normative di difesa dei diritti individuali delle persone, perché so che sono stati fermati anche dei cittadini extracomunitari in regola e che qualcuno addirittura ha detto: “Il biglietto l’ho pagato, lo giuro, e non capisco il perché di questa azione”.Quindi, va bene la sicurezza dei cittadini, per carità, però possibilmente nella non violazione dei diritti altrui. Ci piacerebbe che i due Assessori interloquissero con il Prefetto e, non dico oggi, ma magari martedì prossimo, relazionassero in Aula sull’idoneità di questa prassi ad essere conferme soprattutto al diritto costituzionale, cosa di cui qualche dubbio noi l’abbiamo. Grazie, Presidente.


CON L’ART. 40 DEL DECRETO LEGGE DEL 25 GIUGNO, SI DISCRIMINANO GLI INVALIDI ED ALTRE CATEGORIE PROTETTE

3 Ottobre 2008

Il comma 5, dell’articolo 40 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione. La competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, dispone che sono soppresse al comma 1 dell’articolo 17 della legge 68/99 le parole: “ nonché apposita certificazione rilasciata agli uffici competenti dalla quale risulti l’ottemperanza alle norme della presente legge.

In base a questo, ed al comma 4 del medesimo decreto, il datore di lavoro non è più tenuto ad inviare annualmente il prospetto dal quale risultino il numero ed i nominativi dei lavoratori computabili nella quota riservata agli invalidi ed altre categorie protette;

Se tale norma venisse mantenuta, entrando in vigore, si aprirebbe di fatto alla possibilità di discriminare nelle assunzioni proprio quelle categorie più esposte al disagio sociale.

Il Consiglio regionale, impegna il Presidente della Giunta ad attivarsi presso la conferenza Stato– Regioni per sensibilizzare gli altri enti regionali su quanto esposto in narrativa; ad attivarsi presso il Governo al fine di giungere all’abrogazione dell’articolo 40 decreto legge 25 giugno 2008.


SCUOLA, LA PROPOSTA DI GHIGLIA PUNTA ALLA GHETTIZZAZIONE DEI BAMBINI IMMIGRATI

29 Maggio 2008

La proposta di mozione presentata in Consiglio Comunale di Torino a firma di Agostino Ghiglia e altri è sconcertante. Inquietano le parole usate in un atto formale, termini che sembrano richiamare spettri di stampo xenofobo di cui credevo ci fossimo definitivamente liberati molti anni fa.

 

L’idea stessa di definire un limite percentuale alla composizione delle classi su base etnica contraddice la richiesta di attuazione di politiche di integrazione menzionata nella mozione stessa e, di fatto, punta alla ghettizzazione dei bambini immigrati.

 

Decisamente anomala è poi la richiesta di fornire alle direzioni didattiche un insegnate di sostegno ogni due bambini stranieri, ritenendo quindi gli stessi bisognosi di particolari forme di supporto di norma previste per soggetti svantaggiati. Una proposta del tutto inopportuna anche perché sarebbe molto più utile avere insegnanti di lingua e/o mediatori culturali ed inapplicabile visto che vi è carenza di insegnanti di supporto.

 

Ho l’impressione che la mozione voglia sollevare un polverone ed insista sul concetto di creare classi ad hoc per bambini stranieri separate da quelle dei bambini italiani. Un discorso pericoloso che però ben si inquadra con i gravissimi episodi di insofferenza verso gli stranieri degli ultimi giorni. Una mozione che rischia di gettare ulteriore benzina sul fuoco dell’intolleranza che dilaga spaventosamente nel nostro paese. Mentre il Presidente della Camera condanna senza reticenze un vecchio articolo di Almirante sulla razza, i suoi consiglieri sembrano andare in senso opposto.


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