23 Febbraio 2010
Innanzi all’ennesima sciagura industriale riguardante la nostra provincia, ossia la vicenda Lyri di Nichelino, auspichiamo che la Giunta regionale possa addivenire ad una soluzione che salvaguardi i lavoratori, i lori diritti e i territori coinvolti.
Ci amareggia scoprire dai media che le rassicurazioni pervenuteci - in seguito ad una nostra interrogazione - nei riguardi del futuro dei dipendenti stessi, vengano smentite dagli annunci di una proprietà assolutamente cinica nel decretare la cassa integrazione dei lavoratori oppure il costringerli a trasferte di 140 km quotidiani per recarsi dall’attuale loro sede di Nichelino a quella, per ora solo annunciata, di Pont Canavese.
Ancora una volta imprenditori faciloni mettono a rischio il futuro di lavoratori.
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17 Febbraio 2010
“Lo sciopero che ha interessato il 119 di Telecom Italia – dice Juri Bossuto, Consigliere regionale del PRC - è nient’altro che l’ennesima conferma di quanto ormai sia diventato grave il fenomeno delle delocalizzazioni d’impresa. I dipendenti Telecom stanno vivendo fasi drammatiche, toccate prima di loro da moti operai dell’industria e dipendenti di grandi banche quali san Paolo e Unicredit”.
“Nel dramma, apprendiamo con soddisfazione delle dichiarazioni rilasciate dall’Assessore Bairati che si dice preoccupato e pronto a intervenire sul fenomeno. Innanzi a questi intenti da Giano bifronte (doppia faccia di chi in campagna elettorale promette e da assessore non ha mai dato seguito agli intenti annunciati), è bene che si sappia che lo stesso assessore e il suo partito di riferimento (insieme al centro-destra) ha da poco bocciato una nostra proposta di legge che poteva davvero dare una mano per porre fine al drammatico fenomeno delle delocalizzazioni”.
“Chiediamo a tutti coerenza e di evitare annunci elettorali che si infrangono regolarmente nelle scelte concrete fatte dagli stessi in questi anni”.
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28 Gennaio 2010
“Sono profondamente deluso – dice Juri Bossuto, Consigliere Regionale del PRC Piemonte - per come si è chiusa la verifica svolta oggi in Prefettura in merito alla cassa integrazione, e prossimo licenziamento, dei 24 dipendenti di Aviapartner aeroporto di Caselle.
Sia in comune a Torino, che in Regione è stata votata una mozione che prevede il reintegro dei lavoratori in conseguenza ai grandi investimenti pubblici che si dirottavano sullo scalo torinese.
Il mandato, diretto alle giunte, era chiaro, ma non è stato assolutamente perseguito. Non è questa una vicenda da lasciare solo agli ammortizzatori sociali, tra l’altro il settore era presente alla riunione in cui spiccava però l’assenza di chi doveva proporre un rilancio del lavoro e non del solo welfare, ma va presa in carico da chi può e deve intervenire per dare seguito al volere del Consiglio Regionale.
Francamente mi sconcerta tanto disinteresse in merito, a cui però corrisponde un interesse a tutto piano esclusivamente per la TAV. Credo sia questo il segnale della necessità di uscire dagli slogan utopistici per tornare ad occuparsi dei problemi reali.
Con un po’ meno fiducia di ieri, attendo risposte ed azioni congrue alla gravità della situazione, che non si limitino a dire ai lavoratori, assunti a tempo indeterminato, di accettare l’ingresso in una cooperativa di servizi.
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21 Gennaio 2010
Secondo quanto deciso dal Consiglio regionale, la Regione potrà anticipare il salario ai lavoratori in organico ad aziende in grave crisi e di conseguenza privi di stipendio da mesi.
Questa operazione si basa su una certificazione del datore di lavoro, in seguito alla quale il sistema bancario convenzionato anticipa,lo stipendio sotto forma di prestito garantito, e coperto negli interessi, dalla Regione medesima.
Alcuni lavoratori non hanno modo di rintracciare il proprio datore di lavoro al fine di certificare l’anticipo di stipendio stesso, ed inoltre dovranno a febbraio già rimborsare prestiti aperti tramite altri enti locali, come ad esempio i lavoratori Phonemedia, mentre tra dodici mesi sarà loro dovere rimborsare anche l’anticipo.
Per questi motivi Il Consiglio regionale,invita la Giunta a individuare, tramite i mezzi dispositivi, regolamentari, giuridici a propria disposizione, un metodo di erogazione ed anticipazione dei salari che tenga conto di questi aspetti. Ed inoltre la Regione dovrebbe assumersi il mutuo in caso di impossibilità di onorare il debito verso il sistema bancario da parte dei lavoratori e deve definire urgentemente la proroga dei termini per la restituzione agli Istituti bancari per quei lavoratori che, allo scadere dei 12 mesi previsti dalla normativa, non fossero in condizioni di provvedere a causa del mancata erogazione delle spettanze.
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2 Gennaio 2010
Il Consiglio Regionale ha approvato una mozione, di cui sono primo presentatore, che impegna la Giunta ad attivarsi, in tutti i modi possibili, per il reintegro immediato dei lavoratori di Caselle messi in Cassa Integrazione da Aviapatner.
L’approvazione della medesima può risovere e fare luce su un situazione difficile ed imbarazzante per le Istituzioni pubbliche, le quali hanno assistito quasi immobili alle gravi vicende che hanno segnato i lavoratori dedicati ai servizi dell’aeroporto: vicende che vedono il loro avvio nel 2001, anno in cui sono stati liberalizzati i servizi presso l’aeroporto “Sandro Pertini”, ed il loro triste epilogo oggi con la collocazione in cassa integrazione straordinaria 24 suoi dipendenti da parte di Aviapatner, a causa della scelta di esternalizzare a cooperative la propria attività. Una ricerca di profitto ancora una volta attuata sulle spalle dei lavoratori, e proprio nel momento in cui l’aeroporto incrementa voli e passeggeri.
Alla luce della scelta operata dalla Regione Piemonte di investire 6 milioni di euro in tre anni, per il rilancio dello scalo di Caselle, ritengo opportuno vincolare qualsiasi investimento pubblico anche alla salvaguardia di tutti i livelli occupazionali esistenti: a tale obiettivo ieri il Consiglio ha vincolato nel suo agire la Giunta stessa.
Mi auguro che il nuovo anno porti ai lavoratori Aviapatner di Caselle la speranza in un futuro possibile per loro e le proprie famiglie
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27 Dicembre 2009
Apprendiamo, con ennesima grande preoccupazione, che il Gruppo Marzotto ha costituito una joint venture con l’azienda tessile Pettinatura di Verrone (Gruppo Schneider) e Simest, per la realizzazione di un impianto produttivo di pettinatura e carbonizzo della lana a Sadat City, in Egitto.
Il valore complessivo dell’investimento supera i 15 milioni di euro, mentre quello delle merci lavorate è stimato a circa 50 milioni di euro. Con questa operazione finanziaria, importanti aziende tessili del biellese, vicentino e pratese si preparano a localizzare una parte consistente delle loro produzioni all’estero: ancora una volta assistiamo, impotenti, alla chiusura di stabilimenti ponendo di conseguenza i lavoratori in Cassa Integrazione o in mobilità, mentre gli stessi imprenditori investono all’estero milioni di euro.
Lo scopo dichiarato dagli stessi manager, protagonisti dell’operazione stessa, è quello di rincorrere più bassi costi altrove. Per il Pubblico, inattivo di fronte alla catastrofe, si preannunciano solo i costi di ammortizzatori sociali uniti alla beffa di passati aiuti economici destinati alle imprese, coinvolte nella delocalizzazione, volatilizzati anch’essi all’estero insieme alle aziende.
Qualcuno ci accusa di essere statalisti per aver proposto una legge, in Regione Piemonte, che pone concretamente freni a questa degenerazione, salvando al contempo lavoro ed imprenditori seri.
Crediamo sia ora di affrontare il problema uscendo da illusioni, presenti anche nel PD, liberiste pure, per approdare al semplice buon senso: cosa da noi sempre AUSPICATA.
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13 Dicembre 2009
L’azienda Liri, specializzata nel trattamento di laminati, opera tramite alcuni stabilimenti siti nel torinese ed all’estero. Nella Provincia di Torino l’azienda Liri opera a Nichelino, dove l’attività è in osservazione da parte del Ministero dell’Ambiente poiché considerata a rischio ambientale e sanitario, e a Pont Canavese dove la lavorazione pare essere di minor impatto pur essendo una delle aree in cui si smaltiscono gli scarti di lavorazione. Gli Enti Locali da sempre annunciano l’espletarsi di monitoraggio, effettuato da agenzie a questo dedicate, che si focalizza sulle conseguenze ambientali causate dalle attività di cui al punto precedente.
Pare sia in corso una ristrutturazione di Liri che preveda il trasferimento delle attività dallo stabilimento di Nichelino a quello di Pont Canavese, decisione di cui la popolazione, ed i lavoratori, ne hanno appreso la notizia solo tramite i media e non certo in seguito ad un’azione trasparente di informazione pubblica.
Il trasferimento della produzione potrebbe comportare uno spostamento dei lavoratori dalla sede di appartenenza a quella del Canavese, costringendoli a percorrere 150 chilometri circa al giorno, determinando inoltre ad un sovraccarico ambientale nella qualità della vita di Pont Canavese.
Per tali motivi si interroga la Giunta Regionale per sapere:
· quale piano industriale ha presentato alla Regione l’azienda Liri per sostenere la chiusura della sede di Nichelino;
· quali sostegni siano previsti in favore dei lavoratori destinati ai lunghi percorsi derivanti dalla ristrutturazione aziendale;
· i dati inerenti l’impatto della produzione Liri sull’ambiente in zona Pont Canavese;
· quale sarà il futuro dei lavoratori Liri, in qualsiasi sede essi lavorino;
· qual è il piano di insediamento di Lira a Pont Canavese ed il grado di coinvolgimento dell’Amministrazione Comunale e di trasparenza nei riguardi dei cittadini.
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1 Dicembre 2009
Esprimo la piena solidarietà ai lavoratori delle Ferrovie in sciopero oggi. Le motivazioni di questo sciopero sono legate all’incertezza del loro futuro e di quelle del servizio ferroviario piemontese, determinato anche dalle discutibili scelte della Giunta regionale in merito alla liberalizzazione. Ad oggi sono 2.500 su 8.000 i lavoratori delle ferrovie interessati dalle scelte regionali: lavoratori le cui prospettive sembrano destinate a peggiorare come del resto il servizio stesso.
Se alla fine delle manovre finanziarie si venisse a scoprire che la somma destinata alle gare dovesse superare quella chiesta da Trenitalia per fornire un servizio efficiente, allora avremmo la certezza che nel nostro Paese è obiettivo condiviso sacrificare il pubblico a vantaggio di una privatizzazione dei servizi collettivi (dall’acqua ai trasporti, passando per la ghiotta sanità).
Sono certo che i cittadini sapranno valutare motivi e necessità da cui scaturisce la protesta, gli stessi cittadini e pendolari che purtroppo quotidianamente patiscono le fatiche di un sistema saccheggiato e svenduto.
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24 Novembre 2009
La crisi ha colpito e sta colpendo in maniera pesante i lavoratori. I dati sono allarmanti: quasi il 10 per cento dei contratti a termine, nella prima metà dell’anno, non sono stati rinnovati, scende il lavoro dipendente, 100mila under 34 in tutta Italia hanno perso il lavoro. Le imprese, soprattutto le medie e piccole, sono anch’esse in situazione di forte debolezza.
Le politiche messe in atto dalla Regione nei confronti delle PMI, come la moratoria di un anno per la restituzione dei contributi concessi al sistema produttivo piemontese, sono sicuramente positivi e danno una boccata d’ossigeno.
Dettò ciò bisogna distinguere tra imprese “buone” e imprese “cattive”, da chi è in obbiettiva difficoltà per la contrazione del mercato e il problema dell’accesso al credito e tra chi approfitta dalla crisi per licenziare e/o delocalizzare.
Per questo come Rifondazione abbiamo presentato diverso tempo fa una proposta di legge che prevede di porre delle regole di erogazione ai contributi pubblici per le aziende, rendendo gli stessi realmente utili allo sviluppo ed alla crescita economica del territorio, al quale devono rimanere legate per un numero consistente di anni.
Mi auguro che nella discussione in corso venga prese seriamente in considerazione e possa rientrare nel “pacchetto anti-crisi.
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15 Novembre 2009
La vicenda Aviaptner è emblematica di un modello attuale di gestione aziendale tutto proteso a risparmiare esclusivamente sulle spalle dei lavoratori. Aviaptner è stata senza scrupoli nello scrivere un nero futuro per i 24 lavoratori, alcuni già Sagat, che la medesima ha deciso di lasciar a casa nel quasi assoluto silenzio delle istituzioni.
Tutto era pronto in Aviaptner per esternalizzare il servizio ad una cooperativa poi rilevatasi non nella possibilità immediata di farlo, ed allora ecco che i dipendenti ritornano ad essere utili all’azienda e li si richiama in servizio.
Ancora una volta non si può che evidenziare il senso di responsabilità dei lavoratori che, solo volendolo, potevano bloccare Caselle per settimane. Al contempo però non si può evitare di sottolineare anche l’ottusa cecità di chi, Aviaptner ed istituzioni pubbliche, ha permesso un atto immorale di questo tipo. Oltre al futuro di 24 famiglie si va a compromettere l’immagine della nostra Città e della Regione.
Molte di più sono, invece, le famiglie coinvolte nella dismissione di Eutelia. Dismissione voluta ed attuata ad hoc da una sorta di società taglia teste, ossia un’azienda quasi fantasma che acquista il ramo d’azienda Eutelia con il solo fine di chiudere e licenziare i lavoratori.
Da mesi i dipendenti Eutelia non vedono lo stipendio e neppure si sa a chi chiederlo: i fondi internazionali mascherano la proprietà che di fatto diventa non rintracciabile: situazione paradossale e senza senso frutto di leggi altrettanto assurde.
Intanto i lavoratori Eutelia, con Phomedia ed altre ditte legate alla telefonia, in Piemonte, come nel resto del Paese, occupano le sedi di lavoro guardando con apprensione ad un probabile taglio di luce nelle strutture o, peggio, un incursione squadristica come è avvenuto a Roma.
Non è più tempo di guardare altrove, occore guardare negli occhi chi consente situazioni di questo tipo.
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